TRASMISSIONI DAL FARO N. 53- Anna Maria Farabbi- Intervista a Anna Setari

charles anderson

Charles Anderson.

Incontro Anna Setari, primo Premio Oreste Pelagatti 2013, cercando oltre il suo libro, l’opera di insegnante poeta, cosciente della decadente situazione socio culturale italiana. Mi chiedo se poeti insegnanti abbiano più strumenti per poter trasmettere poesia, più colore, più coscienza.

La particolarità del suo poema è anche nell’ architettura complessa, nella forma versificatoria scelta, in una continuità dialogante tra due interiorità in tensione e disposizione l’una verso l’altra. Ci sono delle opere che l’hanno ispirata?

Non saprei dire se mi hanno ispirato delle opere e quali. Ho scritto le poesie-epistolario di “Fratelli D’Amore” quasi per gioco, inizialmente. Mi interessava dare voce al contrasto tra due figure legate e contrapposte. A poco a poco queste hanno assunto una loro realtà autonoma sempre più prepotente, di cui era difficile liberarsi. Solo alla fine mi sono accorta che in fondo non erano che due aspetti della mia interiorità e che, credendo di parlare di altri, di due personaggi d’invenzione e di vicende che niente avevano a che fare con le mie personali, avevo parlato di me stessa.

Lei è un’insegnante in pensione: ha qualche consiglio per trasmettere ai ragazzi, ma anche a un pubblico più vasto possibile, l’amore per la poesia? Per l’arte? Per la cultura?

L’amore per la poesia e in generale per la cultura credo che si trasmetta per contagio. Come insegnante, ho sempre ritenuto che uno dei miei compiti principali fosse quello di invogliare i ragazzi alla lettura. Cioè di sconfiggere i loro pregiudizi circa la noia dei libri e  farne scoprire il piacere, sia proponendo testi adeguati all’età, agli interessi ecc., sia inducendoli a scoprire la freschezza e la attualità anche dei classici.  E mostrando le varie interconnessioni , i legami che inviano da un libro all’altro, da un argomento ad altri, la rete  che connette tra loro le arti, la scienza, le credenze, gli eventi storici ecc.  Questo non è possibile farlo se non attraverso il proprio stesso piacere, la propria curiosità e – aggiungerei, per quanto riguarda la letteratura – anche attraverso letture  ad alta voce che mettano in risalto la vitalità dei testi. Credo insomma che a scuola un insegnante comunichi soprattutto la passione che lui per primo ha per le cose che insegna. Se non è lui stesso appassionato  oltre che competente, non ci sono esercizi e analisi del testo che possano sostituire quel contagio che dicevo.

Naturalmente il discorso non è semplice: viviamo  in un paese dove l’analfabetismo funzionale riguarda il 70% della popolazione e dove regna  la perversa pedagogia televisiva,  mentre al suo fianco cresce un tipo di comunicazione semplificata e approssimativa, dispersiva e molto superficiale. Non è facile contrastare tutto questo. Ma non bisogna stancarsi di proporre alternative.
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anna maria farabbi

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