SIRIA: cosa significa oggi essere un poeta?

chris gerbaux
Chris Gerbaux
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Syria: What does it mean to be a Syrian poet today?
Siria: che cosa significa oggi essere un poeta?
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October 23 2013 Text: Jasim Mohamed Translation from Swedish: Neil Betteridge

Ghost towns, devastated forests, fire-ravaged fruit groves, refugees in their millions, deaths in their hundreds of thousands, a raging war and a future without prospects. This, in a nutshell, is the Syrian tragedy. In the midst of it all or at the periphery stand the Syrian intellectuals. Some have joined the armed struggle against the regime, others have both feet in the political camp. The pain of the overwhelming losses can silence the most articulate. But, astonishingly, Syrian poets have not been negligent in their mission. Their voices resound, unsilenced, in the midst of the tragedy, producing an endless stream of poems and reflections on the destruction in all its inconceivable magnitude. New, independent newspapers, magazines, books and texts, in Arabic newspapers and on the internet, are spreading wonderfully like never before. It all must have placed the Syrian poet in an unfamiliar situation. So The Dissident Blog has asked some of the poets contributing to this edition: What does it mean to be a Syrian poet today?

23 ottobre 2013 Testo : Jasim Mohamed – traduzione dallo svedese di Neil Betteridge

Città fantasma , foreste devastate , piantagioni di frutta devastate dalle fiamme, milioni di rifugiati, morti a centinaia di migliaia, una guerra che imperversa e un futuro senza prospettive . Questo , in estrema sintesi , è la tragedia siriana. In mezzo a tutto questo o appena alla sua periferia si trovano gli intellettuali siriani . Alcuni si sono uniti alla lotta armata contro il regime , altri sono completamente impegnati in campo politico. Il dolore delle perdite schiaccianti può tacere ciò che è più articolato. Ma, sorprendentemente, i poeti siriani non hanno mostrato negligenze nella loro missione . Le loro voci risuonano , non azzittite, nel bel mezzo della tragedia , producendo un flusso senza fine di poesie e riflessioni sulla distruzione in tutta la sua inconcepibile grandezza . Nuovi, giornali indipendenti, riviste, libri e testi, sia nei giornali arabi che su internet, si stanno diffondendo meravigliosamente come mai prima.  Il poeta siriano deve collacarsi in una situazione non familiare . Così Il Blog dissidente ha chiesto ad alcuni dei poeti che contribuiscono a questa edizione : – Che cosa significa oggi essere un poeta siriano?-

Lina Tibi
Penelope, yes, to me it means being Penelope, weaving and re-weaving the same long burial shroud out of excruciating pain. It means having the same patience as she did as she waited for her love to return. I just swap her beloved’s name for that of my country. At such a time we can but wait, licking our wounds and pursuing hope. Is it not strange that in Arabic, the words hope and pain are anagrams? I must be like Penelope. But Penelope never weaves in silence. Every time she pricks herself she cries out and speaks. Keeping silent is a crime nowadays, a heinous crime. Being a Syrian poet today means living with a pain that twists and turns, multiplying in order to penetrate all its open pores. Being a poet and a woman at a time when women scream in pain means that I have to acquire a different consciousness. Neither the language nor the poetry is enough to re-create what has been obliterated. Being a Syrian poet, woman and mother means that I have to embrace every pain; to be some kind of Jesus bearing his cross. Pain cures pain, wounds heal wounds. It’s the same with death. It means that I have to be a Mary, scouring the forest for something to dress Jesus’ wounds with. Our Jesus has a gaping, bleeding wound. It would take more than an entire forest to heal it. Being a Syrian poet means that I have to re-assess my vocabulary and create a new language; it means that I plug all my senses into to the bloodiness. It means that I write with blood instead of ink. It means that I leave aside my lipstick and makeup. It means wiping the tears that sodden the soil and hiding my own within me in order to fall apart alone.

Penelope, sì, per me significa essere Penelope, tessere e  ri -tessere lo stesso lungo sudario di un dolore straziante. Significa avere la sua stessa pazienza  mentre aspettava che il suo amato ritornasse. Ho appena sostituito il suo nome amato con quello del mio paese. In un momento così non possiamo che aspettare, leccare le nostre ferite e perseguire la speranza. Non è strano che, in arabo, le parole speranza e dolore siano anagrammi? Devo essere come Penelope. Ma Penelope non tesse in silenzio. Ogni volta che si punge lei  grida e parla. Mantenere il silenzio è un crimine al giorno d’oggi, un crimine efferato. Essere un poeta siriano oggi significa vivere con un dolore che stravolge, e  moltiplica al fine di penetrare in tutti i pori aperti . Essere un poeta e una donna in un momento in cui le donne urlano di dolore significa che devo acquisire una coscienza diversa . Né la lingua né la poesia è sufficiente per ricreare quello che è stato cancellato . Essendo un poeta siriano , donna e madre significa che devo abbracciare ogni dolore, essere una specie di Gesù che porta la sua croce . Dolore cura del dolore,  ferite che guariscono le ferite. E’ lo stesso con la morte. Vuol dire che devo essere come Maria, perlustrando il bosco in cerca di qualcosa per vestire le piaghe di Gesù.  Il nostro Gesù ha la bocca aperta, è una sanguinante ferita. Ci vorrebbe più di una intera foresta per guarirla. Essere un poeta siriano significa che devo rivalutare il mio vocabolario e creare un nuovo linguaggio , significa che inserisco tutti i miei sensi nella sanguinarietà. Vuol dire che scrivo con il sangue invece che l’ inchiostro. Vuol dire che lascio da parte il mio rossetto e il trucco . Significa asciugarsi le lacrime che inzuppano il terreno e nascondere me stessa in me in modo da crollare in pezzi da sola .

Hazem Alazmah
It means reading, writing and living where there’s no room for living or writing. I mean living a normal life where you aren’t a refugee or a mouse, and aren’t persecuted, and which many poets live today along with millions of others. I still live in Damascus. It might be luck, and nothing but, that I haven’t been hit by this war that’s being raged indiscriminately against urban quarters, houses and cities. The life of the Syrian poet is like that of all other poets. We all have war and killing in our faces, every day. We are like all poets who find themselves having to choose sides between life and liberty.

Significa leggere, scrivere e vivere dove non c’è spazio per la vita o la scrittura. Voglio dire vivere una vita normale, in cui non si è un rifugiato o un topo, e non si è perseguitati, e che molti poeti oggi vivo insieme a milioni di altri. Vivo ancora a Damasco. Potrebbe essere una fortuna, e nient’altro, che non sono stato colpito da questa guerra che sta imperversando indiscriminatamente contro i quartieri urbani, le case e le città. La vita del poeta siriano è come quella di tutti gli altri poeti. Abbiamo tutti la guerra e le uccisioni in faccia, ogni giorno. Siamo come tutti i poeti che si ritrovano a dover scegliere da che parte stare tra la vita e la libertà.

Amira Abul Husn
The most important questions today are that of liberty and the continued existence of the dictatorial—including religious—regimes. To me as a poet and a Syrian, this means everything. Being a Syrian poet means that you’ve broken a long-lasting silence. It also means that you’ve conquered your fears. You look yourself in the eye, fully capable of searching your soul so that you can see yourself in a new light. It means breaking out of voluntary isolation to integrate with other people, since they need you and you need them. Maybe the poem is inaccessible to you, but it will return. The dream of a better country greater than the poem. Perhaps it even gives you the incentive to create a better poem.

Le domande più importanti oggi sono quelle della libertà e la sopravvivenza dei regimi dittatoriali – tra cui quelli religiosi. Per me come poeta e come siriana, questo vuol dire tutto. Essere un poeta siriano significa che hai rotto un silenzio di lunga durata . Ciò significa anche che hai vinto le tue paure. Guardi te stesso negli occhi , pienamente in grado di cercare la tua anima così da poter vedere te stesso in una nuova luce . Significa rottura dell’ isolamento volontario per integrarti con altre persone, in quanto hanno bisogno di te e tu di loro. Forse la poesia ti è inaccessibile, ma tornerà. Il sogno di un paese migliore è più grande di quello della poesia. Forse ti darà anche l’incentivo a creare una poesia migliore.

Racha Omran
Being a Syrian poet means conversing with death every day and getting acquainted with sorrow and pain. It means drinking alcohol mixed with despair and with tears. It means inventing simple ways to live. Being a human to prevent your soul from becoming disfigured. It means sometimes pursuing small pleasures like brief romances and laughter. And writing about it all so as not to lose. Not to forget that you’re a poet—a witness.


Essere un poeta siriano significa conversare con la morte ogni giorno e acquisire familiarità con la tristezza e il dolore. Significa bere alcool miscelato con la disperazione e con le lacrime. Significa inventare modi semplici per vivere. Essere un essere umano per evitare che la tua anima  diventi sfigurata. Significa talvolta perseguire piccoli piaceri come brevi storie d’amore e risate. E scrivere di tutto per non perdere nulla. Da non dimenticare che sei un poetatestimone.

( traduzione dall’inglese fernanda ferraresso )

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