TRASMISSIONI DAL FARO N. 50 – A.M.Farabbi: MARGARET BOURKE-WHITE

margaret bourke-white- gandhi e l’arcolaio ,1946

margaret-bourke-white-1946-gandhi-e-larcolaio

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“Senza fotocamera mi sento incompleta, che importa allora il prezzo da pagare?”

margaret bourke-white

Finalmente ripubblicata sulla collana I classici della fotografia e  distribuita come allegato al National Geographic Italia, questa opera permette l’incontro con una delle più grandi fotografe mai esistite, di cui è difficilissimo trovare materiale se non in rete.

Quando si cammina un ponte per accedere alla maestà di un regno, come è appunto l’opera di una creatura maestra, si vorrebbe essere sostenuti da un corridoio didascalico accurato, tale da cogliere la portata dell’espressione raggiunta e il laboratorio che l’ha generata. Ormai, è diventata consuetudine tagliare ogni approfondimento. In questo libro, avrei voluto dettagli, motivazioni, note, migliore bibliografia, passaggi esistenziali e artistici e riferimenti all’autobiografia, tradotta nel 2003 in Italia da Contrasto Due.

Tuttavia, complessivamente, ho apprezzato la scelta delle foto tra gli schizzi di scrittura che fanno intuire il notevole patrimonio civile e artistico che Margaret Bourke-White offre.

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Nasce a New York il 14 giugno 1904. Dall’età di 23 anni si dedica al fotogiornalismo.  Nella sua identità artistica e esistenziale, domina la passione civile, che determina le sue scelte e le detta viaggi verso realtà drammatiche. Nel 1930 fu la prima giornalista  a ottenere il visto per seguire la rivoluzione bolscevica in Unione Sovietica. Scattò celebri foto durante l’invasione nazista in vari paesi europei. Fu la prima fotografa americana corrispondente di guerra autorizzata a accompagnare in volo missioni di guerra. Le sue immagini su Life  narrano gli orrori dei campi di concentramento. Colse anche il passaggio dell’India verso la propria indipendenza. Volle con insistenza incontrare Gandhi.

Folgora il suo ritratto che compone la copertina del libro: dietro il primo piano di uno stellare poverissimo telaio, il maestro siede a gambe incrociate su umili tappeti, avvolto solo ai fianchi da un panno bianco. Legge un libro tenuto con una mano, con l’altra tocca terra. E’ vecchio e regale. Questa foto è stata scattata dopo una conferenza, mantenendo il voto di silenzio. Gandhi accordò l’incontro con la fotografa, dando il permesso di fare solo tre scatti, tre rumori da cui nacque l’immagine  capolavoro che  passò poi alla storia.

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Indipendente, coraggiosa, accesa e tenace, geniale e femminista, simpatizzante di sinistra, Margaret Bourke-White fotografò anche la verticale  della sua malattia negli ultimissimi anni: questa volta utilizzando la scrittura.
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anna maria farabbi

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Un pensiero su “TRASMISSIONI DAL FARO N. 50 – A.M.Farabbi: MARGARET BOURKE-WHITE

  1. Fulminea e arricchente anche questa Trasmissione dal Faro, che, fedele all’idea di sondare ogni manifestazione del pensiero, propone la figura eccelsa di Margaret Bourke White; mi colpisce, tra i molteplici spunti di riflessione, quel ” è diventata consuetudine tagliare ogni approfondimento”, esperienza che capita anche a me di fare cercando informazioni sia in rete che in pubblicazioni a stampa: a maggior ragione dobbiamo difendere gli spazi della riflessione e del silenzio.

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