9 ottobre 1963: VAJONT, 50 ANNI DOPO – Arroganze di ieri (e di oggi) contro la sicurezza della vita delle persone, delle comunità, dell’ambiente – PERCHE’ IL RICORDO delle vittime sia rispettoso, non un mero anniversario (E QUEL CHE E’ ACCADUTO NON ACCADA PIU’)

Disastro_Vajont

DOPO 50 ANNI RICORDARE IL DISASTRO NON AIUTA AD AGIRE A FAVORE DEL TERRITORIO

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Geograficamente

   Accade a tutti quelli che visitano la Valle della Piave presso Longarone, la Valle del Vajont (la diga…), la Valcellina (Erto e Casso fra le due valli, poi Cimolais, Claut…) di essere affascinati da quel paesaggio così “ruvido”, roccioso, particolare… suggestione, tristezza, fascino, di quello che mette assieme le tre cose essenziali di un luogo: la “natura” (come esso è all’origine), l’ “artificio umano” (i segni dell’intervento dell’uomo…la diga, i paesi di Longarone, Erto, Casso…), e infine gli “accadimenti storici”… l’evento tragico della sera del 9 ottobre 1963 (1917 vittime, a Longarone una persona su tre morta!…). Cognizione terribile e difficile da somatizzare, ma che l’asprezza di questo paesaggio della Valle del Vajont, di questi luoghi e dei centri “originari”, “prima della tragedia” (Casso ed Erto, pur adesso quest’ultimo ristrutturato, ma quasi deserto, trasferito allora qualche centinaio di metri più su…), sembra voler dare questo triste ma solido paesaggio…

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