Anna Maria Farabbi: Di un manoscritto- Ovvero ABSE secondo Sebastiano Aglieco

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Zhang-Zhen-Qi—stampa

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”Io credo che le prefazioni non siano necessarie alla poesia.  A meno che non si radichino come torcia illuminante, innestandosi all’opera con la propria sostanza luminosa”.

Non vuole, dunque, esegesi, la poesia di Anna Maria Farabbi, perché sarebbe come tradirne il progetto di innesto, di  matrice biologica che essa dichiara. E cioè il corpo vivo della parola si riconosce nella radice dell’essere, e costante è l’appello rivolto all’essere a riconoscersi nella capacità di nominazione della parola femmina,  caparbiamente femmina, perché tre sono gli “orci vuoti della cultura maschile: dogma verità e potere”, p. 88.

Questa parola, dunque, chiede al lettore una personale ricreazione partendo proprio dalla natura del fare poesia, “sono pronta, com’è giusto, a rispondere: delle mie scelte, della mia poiesis, interiore e pubblica”, p. 35.

Essere di tutti – ontologicamente, della specie, imparentati con una fratellanza universale iscritta nel codice biologico pronunciato dalla parola –  e nello stesso tempo unici, portatori di una storia testimoniata dal personale divenire, dai racconti  che terra, cultura e filìa ci hanno tramandato.

[…]

PER CONTINUARE LA LETTURA : http://miolive.wordpress.com/2013/09/22/anna-maria-farabbi-di-un-manoscritto/

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Anna Maria Farabbi – Abse
Edizioni Il Ponte del Sale 2013 (La Porta delle Lingue)

ABSE

ALTRI RIFERIMENTI IN RETE:
cartesensibili.- francesco-roat-abse-di-anna-maria-farabbi

LEIÈMARIA in ABSE – Lettura critica di Milena Nicolini | CARTESENSIBILI

http://www.poetidelparco.it/9_856_Abse-di-Anna-Maria-Farabbi.html

1 Comment

  1. sono una girovaga della rete ma anche una lettrice curiosa soprattutto mi affascinano i miti dell’origine e quindi la scrittura originaria, i suoi segni e i suoi significati. Semerano è stato per me una lettura ineludibile e acutissima, mi ha condotto nelle profonde spaccature e nelle sabbie mobili della lingua che poi si fa parola e porta, apertura essa stessa e soma. Perché ne parlo è presto detto. La parola ABSE potrebbe, a mio avviso, avere un’origine antichissima, sumera, in ABZU (si legge in accadico APSU) , mentre nell’originale può anche trovarsi come ZU AB (nella lettura ciclica).[ R. Calasso, in L’ardore dall’Apsu, lo riporta come sumero ZU AB, letto AB ZU e poi combinato nel latino hp. abzu-ordo, fonte di assurdo, da sumero ABZU-URDU. L’assurdo sembra essere l’opposto del ragionamento “razionale” ]
    ABZU oltre ad indicare il vuoto dell’abisso, la profondità oscura, è anche tempio casa delle acque sotterranee , dispensatrici di vita legato ad ENKI che era il custode dei poteri divini chiamati Me, i doni della civilizzazione. INANNA scende agli inferi per appropriarsi di TUTTI I ME e portarli alla luce, agli uomini, come dono comune. Ecco, questo mi sembra anche il percorso che IN ANNA è reso visibile dal suo scendere nelle profondità dell’uomo, un vuoto abissale che contiene il seme di tutti gli altri uomini che l’hanno preceduto e quelli che verranno in un cammino in cui l’origine è sempre presente come riferimento, ed è oro-genesi della forma del futuro.
    ferni

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