Anna Maria Curci traduce Christine Lavant .

kriti chaudhary

Kriti Chaudhary.

A proposito di Christine Lavant scrisse Thomas Bernhard: – è la testimonianza semplicissima di una persona che subì la violenza di tutti i buoni spiriti, sotto forma di grande poesia, una persona che non è ancora conosciuta nel mondo come meriterebbe. –
Anna Maria Curci ci ha inviato alcune sue traduzioni della poesia di Christine. Ciò che esce dalla lettura con nitidezza è una carica straodinaria e una visionarietà salvifica, è un puntare il dito su ciò che è importante, perché guarda alle cose da un punto profondamente vivo in sé.  La poesia di Lavant, e la traduzione di Anna Maria Curci la raccoglie e la rende propria, è la porta stretta, quella degli occhi, della pupilla e della retina, che non catturano realtà precostituite ma toccano la sostanza del mondo se davvero si guarda e si ascolta.

f.f.

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C’è odor di neve…

C’è odor di neve, pende il pomo del sole
così bello e rosso ai vetri della mia finestra;
se ora scaccio da me la febbre,
questa diventa una donnola, che il vicino cattura,
e non ci sarà nessuno a scaldare le mie dita fredde.
Forse per il villaggio passan cantando oggi i bimbi come Magi
e certo arriveranno anche dalle mie sorelle.
Sono un po’ più triste di ieri,
eppure mi manca tanto per essere devota. 
Il pomo, mi piacerebbe farlo entrare
e vorrei odorare la buccia di nascosto,
solo per annusare che sapore ha il cielo.
La donnola si rannicchia selvatica e stanata,
e forse ora striscerà dal vicino
perché il mio cuore così stretto si contrae.
Chissà se il cielo si inginocchia,
quando si è troppo deboli per giungere in cima?
Il pomo, l’ha preso qualcun altro…
eppure in fin dei conti la mia stanza è buona
e forse molto più calda di un albero pieno di neve.
Anche a me fa male solo mezza testa
e inoltre nel mio sangue
il sonno va su e giù con un fiore
e solo per me canta i canti dei Magi.

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Es riecht nach Schnee…

Es riecht nach Schnee, der Sonnenapfel hängt 
so schön und rot vor meiner Fensterscheibe; 
wenn ich das Fieber jetzt aus mir vertreibe, 
wird es ein Wiesel, das der Nachbar fängt, 
und niemand wärmt dann meine kalten Finger. 
Durchs Dorf gehn heute wohl die Sternensinger 
und kommen sicher auch zu meinen Schwestern. 
Ein wenig bin ich trauriger als gestern, 
doch lange nicht genug, um fromm zu sein. 
Den Apfel nähme ich wohl gern herein 
und möchte heimlich an der Schale riechen, 
bloß um zu wissen, wie der Himmel schmeckt. 
Das Wiesel duckt sich wild und aufgeschreckt 
und wird vielleicht nun doch zum Nachbar kriechen, 
weil sich mein Herz so eng zusammenzieht. 
Ich weiß nicht, ob der Himmel niederkniet, 
wenn man zu schwach ist, um hinaufzukommen? 
Den Apfel hat schon jemand weggenommen … 
Doch eigentlich ist meine Stube gut 
und wohl viel wärmer als ein Baum voll Schnee. 
Mir tut auch nur der halbe Schädel weh 
und außerdem geht jetzt in meinem Blut 
der Schlaf mit einer Blume auf und nieder 
und singt für mich allein die Sternenlieder.

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kriti chaudhary
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Kriti Chaudhary1.

La ciotola del mendicante

Tendi l’orecchio, è la ciotola vuota del mendico,
per metà ancora di fango, ma già mezza di pietra
e a te ogni volta tamburella
canti di fame tra pane e vino.

Non distogliere lo sguardo e non fare il sordo!
Da tempo le tue dita sussultano vogliose,
incontrollati ti ballan nelle froge
superbia da mendico e furto disdegnato.

Continua solo a spezzare il pane lodato!
In tutto e per tutto è già inacidito
dal sale che mi fa sfregare gli occhi
e minaccia di riempire la mia ciotola.

Quando il tamburo all’improvviso il suono smorza
nessun pasto più sulla terra gusto avrà
e il tuo cuore per moto proprio tondo si farà
nella mano che al mendicar ti forza.

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Die Bettlerschale

Horch! das ist die leere Bettlerschale,
halb aus Lehm noch, aber halb schon Stein
und sie trommelt dir bei jedem Male
Hungerlieder zwischen Brot und Wein.

Blick nicht weg und stelle dich nicht taub!
Deine Zehen zucken längst schon lüstern,
eigenmächtig tanzt in deinen Nüstern
Bettler-Hochmut und verschmähter Raub.

Brich nur weiter das gelobte Brot!
Es ist durch und durch schon angesäuert
von dem Salz, das meine Augen scheuert
und die Schale anzufüllen droht.

Wenn die Trommel plötzlich nicht mehr klingt,
wird kein Mahl auf Erden dir mehr munden
und dein Herz wird sich von selber runden
in der Hand, die dich zum Betteln zwingt.

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kriti chaudhary
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Kriti Chaudhary2

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Dov’è la mia parte di luce, Signore? 

Dov’è la mia parte di luce, Signore?
Anche io voglio arrivare a casa!
Il mio bastone da ciechi è andato alla deriva
la luna piena è calata intempestiva
possente cresce il dorso dei monti.
Da lungo tempo passo notti insonni
e, frutto ormai andato per stanchezza,
potrei mettere al mondo la morte
ogni volta che il respiro grida in me,
Fa che non duri in eterno!
Dammi la luce che mi porta a casa
pur se acuta trafigge il cristallino opaco
e la memoria mi affligge.
Sai che non mi serve una casa celeste,
mostrami il rifugio di un topo
prima che mi lapidi il giorno.

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Wo ist mein Anteil, Herr, am Licht ?

Wo ist mein Anteil, Herr, am Licht ?
Ich will doch auch nach Hause kommen !
Mein Blindenstock ist weggeschwommen
unzeitig sank das Mondgesicht
Bergrücken wachsen mächtig.
Längst bin ich übernächtig
und überreif vor Müdigkeit
sooft der Atem in mir schreit
könnt ich den Tod gebären.
Laß das nicht ewig währen !
Verschaffe mir mein Heimweglicht
auch wenn es grell den Traumstar sticht
und mein Gedächtnis peinigt.
Du weißt, ich brauch kein Himmelshaus
zeig mir das Obdach einer Maus
bevor der Tag mich steinigt.

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TUTTE LE TRADUZIONI SONO A CURA  di ANNA MARIA CURCI

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Relativamente all’autrice- Christine Lavant

Christine Thonhauser nasce nel luglio 1915 a Groß-Edling, uno sperduto villaggio carinziano nei pressi di St. Stefan, nella valle Lavant, da cui trarrà in seguito il suo nome d’arte. Ultima di nove figli, la sua infanzia è caratterizzata dall’estrema miseria in cui versa la famiglia – il padre lavora in miniera – e dalla malattia. Nei primi anni di vita sopravvive per un soffio a una violenta forma di tubercolosi, e viene colpita dalla scrofolosi, che la conduce alla quasi totale cecità, deformandole la pelle e il viso. Durante la prima, lunga degenza in ospedale, grazie a un volume di opere scelte di Rilke che le viene donato dal suo medico, scopre la grandezza della poesia e la forza della letteratura. Costretta a interrompere studi regolari, sempre per motivi di salute, e a rimanere a casa, sviluppa una grande abilità nella pittura e nel taglio e cucito – attività quest’ultima che diventerà poi la sua prima fonte di sostentamento – e coltiva da autodidatta la sua passione per la lettura e la scrittura. Il tentativo di suicidio, poco meno che ventenne, la induce a un ricovero volontario nell’ospedale psichiatrico di Klagenfurt, la cui esperienza viene raccontata nelle pagine di Appunti da un manicomio (Aufzeichnungen aus einem Irrenhaus), una delle sue più intense e liriche testimonianze autobiografiche. Il testo verrà edito soltanto molti anni dopo la sua morte. Nel 1949 viene pubblicato il suo primo racconto dal titolo Das Krüglein (La brocchetta). Seguono negli anni cinquanta tre raccolte poetiche grazie alle quali riceverà lo Staatlicher Förderungspreis für Lyrik e il Lyrik-Preis dei “Neue deutschen Hefte”. Nel 1954 si aggiudica il Georg Trakl-Preis per la lirica, che le viene assegnato anche dieci anni più tardi. Gli anni sessanta sono caratterizzati da nuove pubblicazioni – tra cui un volume di racconti e poesie dal titolo Wirf ab den Lehm e altre raccolte di versi inseriti, tra l’altro, nel tomo XI dei prestigiosi Lyrische Hefte – ma anche da momenti di caduta personale e ulteriori ricoveri in ospedale. La sua straordinaria sensibilità poetica e il suo talento letterario ottengono nel 1970 il massimo riconoscimento, vale a dire il Großer Staatspreis für Literatur e la pubblicazione dell’intera opera poetica in un unico volume presso la DTV di Monaco. Tre anni dopo, nell’ospedale di Wolfsberg, nella regione carinziana che non ha mai abbandonato, Christine Lavant muore per un colpo apoplettico.
La narrativa della Lavant, come del resto la sua poesia, considerata una delle maggiori del Novecento, resta sempre fedele al mondo invisibile, il mondo che sta dietro gli oggetti – sia esso il mondo della preghiera e della fede o quello dell’immaginazione infantile che si rifugia in una interpretazione magica della realtà.
Secondo il giudizio di Thomas Bernhard, uno dei suoi più grandi estimatori, la Lavant non trovò mai «né riposo né pace», ma seppe affidare la sua vita tormentata a una prosa dalla chiaroveggenza quasi dolorosa, e narrare con potente suggestione «un mondo distrutto».

Opere in italiano
Poesie scelte, a cura di H. Kitzmüller, Braitan, Cormons 1986
La bambina, Gallio, Ferrara 1992
Appunti da un manicomio, a cura di E. Polledri, Forum, Udine 2008
Nell, Zandonai, Rovereto 2009

RIFERIMENTI IN RETE:

http://muttercourage.typepad.com/cronache_di_muttercourage/2011/01/dov%C3%A8-la-mia-parte-di-luce-di-christine-lavant.html

http://www.zandonaieditore.it/autori/autore_25_Christine%20Lavant.html

http://www.forumeditrice.it/percorsi/lingua-e-letteratura/oltre/appunti-da-un-manicomio/christine-lavant-appunti-di-umanita-da-un-manicomio-subito-per-libera-scelta/file

http://www.informadonna.fe.it/index.php?option=com_k2&view=item&id=124:christine-lavant-appunti-da-un-manicomio

http://www.lankelot.eu/letteratura/lavant-christine-appunti-da-un-manicomio.html

http://www.radio3.rai.it/dl/radio3/programmi/puntata/ContentItem-f7e8abca-1c88-414f-9c3a-556acf9009c4.html

11 thoughts on “Anna Maria Curci traduce Christine Lavant .

  1. Testi bellissimi, di grande impatto.Mostrano una sensibilità a cui non si è più abituati e la capacità di un dialogo che credo siano in pochi a intrattenere ormai,anche tra i prelati

  2. è motivo di gioia trovare qui, tra i vostri commenti e l’introduzione di Fernanda Ferraresso, un ascolto così attento dei versi di Christine Lavant, una delle voci a me più care, per nitore e profondità. Grazie a voi, grazie a Fernanda Ferraresso per l’ospitalità e per le sue parole introduttive, che catturano e restituiscono il senso della poesia di Lavant.

  3. Grazie a Lei, gentile Anna Maria, per aver offerto a noi lettori testi così preziosi e densi d’umanità, tradotti, lo si nota subito, con amore e professionalità in un italiano terso e toccante. Penso sia anche questo un contributo prezioso per mettere in evidenza la bellezza straordinaria della lingua tedesca.

  4. Grazie ad Anna Maria, sono andata poi a cercare i testi “più difficili” di Christine eppure anche in quelli c’è una onestà che porta soccorso anche nella più dura e buia tragedia, tutta l’umanità in ginocchio è offerta ed è questa che arriva a toccare e ad afferrare chi l’ascolta.

  5. Pingback: Dai margini # 1 – Christine Lavant | Poetarum Silva

  6. Pingback: Reloaded – riproposte natalizie #9: DAI MARGINI # 1 – CHRISTINE LAVANT | Poetarum Silva

  7. Pingback: Christine Lavant a 100 anni dalla nascita | Poetarum Silva

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