DAI TEMPI – Raccolta inedita di Valeria Serofilli e una nota di Floriano Romboli

dominik jasinsk

dominik jasinski.

Più volte mi è capitato di sottolineare la coerenza della ricerca letteraria di Valeria Serofilli anche quale conseguenza della costanza di alcuni temi, ad esempio la riflessione sul tempo e l’attenzione sistematica ai problemi del senso e del valore dell’esistenza, còlta sovente nei suoi aspetti energetici, nella pienezza vitalistica a buon diritto assimilabile, quando non identificabile con la poesia :

Lascio detto che/ quotidiana messe
pane vita fosse/ per me
questa Poesia ( Il Fornaio, vv. 14-16 )

Ho citato i versi conclusivi di una lirica che segue il componimento incipitario, il cui titolo – dalla non casuale valenza eponima ( Dai tempi ) – focalizza l’essenziale dimensione diacronica del discorso poetico, scandagliata magari allo scopo di porre in risalto ciò che persiste nel mutamento storico e di rivendicare l’universalità morale di quei rapporti sentimentali, di quei legami d’amore che rendono riconoscibile l’uomo:

 

Già ti conosco/ meglio, ti ho riconosciuto
Sei lo stesso/ dei tempi della clava (…)
Lo stesso sei, che stringo a me
dai tempi/ ad adesso ( Dai tempi, vv. 1-2 e 21-22 )

 

Nella nuova silloge mi pare che le considerazioni intorno allo svolgersi del tempo introducano a una condizione di vitalità raccolta e sublimata che sottende idealmente questi testi, caratterizzandone specificamente la strategia elaborativa.

Certo è che in una poesia come L’Anadyomene si legge una celebrazione vibrante del prorompere della vita in tutta la sua captante e tonificante bellezza (“ Divina o umana/ sinuosa nasci/ e indelebile esisti!”, vv.10-12); ma il tratto dominante e la correlativa cifra stilistico-formale delle altre liriche risentono decisamente di una tendenza allo smorzamento, alla concentrazione intimistica, all’evocazione di situazioni personali incardinate in “tuoi/miei sogni/ estranei alla gente”( Aprilia Lunarossa, vv. 5-6 ) e nella ricerca di quiete interiore, di àmbiti privati lontani dalla folla “intossicata di vita”, di sensazioni esclusive e luminose spesso ricostruite e valorizzate tramite il recupero memoriale ( penso alla delicata, commovente, artisticamente felice Lettera a mio padre o alla prosa dedicata alla madre Qui c’è il sole! ).

D’altronde pure nel già menzionato Dai tempi la figura dell’uomo, del compagno si associa alla funzione affettivamente preziosa della tutela rassicurante, della difesa, dell’intesa protettiva:

Sei lo stesso/ (…)
che mi stringe/ al riparo dagli orsi (…)
Sei lo stesso con cui danzo
il minuetto e mi difende
da chi tenta lo sgambetto
Lo stesso che adesso
mi accompagna in ascensore… ( vv. 2, 4, 14-18, corsivi miei )

 

La sublimazione della vitalità non avviene comunque a scapito della qualità dell’esperienza individuale. Le corrispondenze intime costituiscono momenti di impareggiabile intensità etico-sentimentale; e alla fine si potrà affermare con la poetessa:

Si rammarichino gli altri / di ciò che perdono ( Halley, vv. 12-13 )

.
Floriano  Romboli

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dominik jasinsk

dominik jasinski25.

Dai tempi

Già ti conosco / meglio, ti ho riconosciuto
Sei lo stesso / dei tempi della clava
che si ostina con la pietra focaia
che mi stringe / al riparo dagli orsi
Sei l’antico etrusco
che abbraccio sul sarcofago
il bizantino con me nel mosaico
Ti ho riconosciuto
Sei lo stesso / con me steso sul triclinio
mentre sorseggi assenzio e mi accarezzi
Sei il fontanone romano / che mi schizza
e io la vestale che
scherza con il getto
Sei lo stesso con cui danzo
il minuetto e mi difende
da chi tenta lo sgambetto
Lo stesso che adesso
mi accompagna in ascensore
mentre clicca su fb “mi piace” o “commenta”
e che su Marte mi sposerà all’istante
cercando un varco telematico al consenso
Lo stesso sei, che stringo a me
dai tempi / ad adesso.

*

Il Fornaio

Quando il Fornaio / impastò la mia pagnotta
vi mise sale / lievito, sesamo di giudizio / smalto rosso
di zenzero un pizzico
amore molto / vino bianco
e forse un po’ d’inchiostro
La unse quel tanto di sudore / giusto lavoro
la spezzettò in tasche di ricordo
Ne serbò briciole / per piazze di piccioni
e per piccole tese mani di ogni colore
Pezzi più grossi / cartilagine rigenerante
azione/ non azione
o per sgualcite merende sui banchi / ricreazione
Infornò il tutto, indicandone i tempi
di cottura / doratura
Lasciò detto che / quotidiana messe
pane vita fosse / per me
questa Poesia.

*

Lettera a mio padre

(A più sereni cieli)

Ora che più manchi/ più non manchi
e la tua memoria a quest’ora
s’intride di luce
Anche qui, tra la folla/ intossicata di vita
vocii richiami applausi
mi tieni compagnia
Più presente di quando/ al mattino
ti alzavi già stanco e soffermavi
la mente/ prima d’iniziare il giorno
Chissà com’è ora il tuo giorno
che non sia un’andata senza ritorno
un sonno privo di risveglio
Qui nell’aria una strana dolcezza
e non è certo tutto quel che resta
e mentre la calma acqua del Fiume continua a incorniciare Pisa
ho in me il tuo abbraccio/ astratto, ma non per questo meno caldo
Sei tu che più non soffri/ caro
o il ricordo di te/ a rifiorirmi dentro
senza addio?
Ora che ti so quieto/ adagiato sulla parte di me
che t’appartiene
ritorno bambina, fresca e fragile
a scrivere “padre mio, ti voglio bene”.

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dominik jasinski

dominik jasinski

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Ora che l’afa

Ora che l’afa
non cessa il suo morso lento/ ma vorace
ti porterei con me, a toglierti un po’ di smog
di quel catrame trasparente/ sedimento
della vita di sempre
Ti porterei alle Canarie
a ritrovare/ il volo
di quei freschi baci selvatici
Alle Sechelles, ad annegare i pensieri
di te /di me
Mentre qui/ solo l’eco delle foreste
oasi fittizie di un artificiale ferragosto
O non è forse/ il solo
restare qui/ abbracciati
mare monte lago
semplicemente noi
la nostra estate?

(Agosto 2012)
*

A me ti rapirà

Tra non molto/ a me
ti rapirà il sonno
e resterò a parlare col tuo fantasma
Sarà allora che potrò dirgli
tutto quel che taccio
prima del risveglio e di quel tuo “devo andare”.

*

Uomo nuovo
(Ab ovo)

Si rompa il guscio/ di pietra focaia e fionda
il cavernicolo di ripercussioni e invidia
Abbandonare, vorrei/ la crisalide di mattoni vecchi
e rinascere acqua di lago/senza spreco
fondamenta più solide, anche se di palafitta
e poter dire infine
”Evviva, è nato/ l’uomo senza il guscio!”.

SS.Pasqua 2013

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