LA VASCA DEI PESCI ROSSI: Anna Maria Farabbi presenta URLA A BASSA VOCE . Dal buio del 41 bis e del fine pena mai

januz miralles

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A trent’anni dall’introduzione del reato di associazione mafiosa e dopo venti anni dall’inasprimento delle leggi per combattere la criminalità organizzata, tra cui il 41 bis, questa è la prima testimonianza collettiva di ergastolani condannati per reati legati alla criminalità organizzata, che hanno scelto di non essere collaboratori di giustizia, in un momento in cui con sempre maggior drammaticità si pone il problema dell’affollamento delle carceri italiane e delle condizioni di chi è detenuto, i loro racconti aprono una riflessione sulla condizione fisica e morale di chi è condannato a morire in carcere. Una riflessione sul senso della pena e sulla necessità del rispetto dei diritti che la nostra costituzione garantisce per tutti, indipendentemente dalla configurazione dei reati commessi.

Cito direttamente la sintesi che l’editore propone annunciando l’opera per presentare la tematica del libro. Voglio aggiungere la mia esperienza di lettura per rendere conto della qualità del lavoro di Francesca de Carolis e, soprattutto, di come e quanto sia drammaticamente importante entrare in questo testo. Siamo scaraventati dentro mura ermetiche dove creature combattono interiormente il non orizzonte, il non futuro.

Colgo due frasi dalla prefazione di Don Ciotti.

Impedire alla giustizia di diventare vendetta.

 Se lo scopo prevalente della pena detentiva è la rieducazione come può farlo quella perpetua?

A scrivere il libro sono gli stessi ergastolani: ciascuno narra il proprio autoritratto, con segni essenziali e forti. Parole scolpite e dolenti come le linee del palmo su cui si schiaccia la tragica irreversibilità della pena. Si aprono e ci aprono ai vari aspetti della vita carceraria. A ogni tema è dedicato un capitolo con introduzione esplicativa: fermoimmagine; l’ergastolo ostativo; il pentimento e la collaborazione; la vita in carcere; la comunicazione; la famiglia, gli affetti, i compagni di carcere, gli amori; i permessi, i benefici, insomma quali diritti; la salute; la rieducazione; morire in carcere; l’opinione pubblica; il perdono; uccidere; giustizia e vendetta; riflessioni.

Il centro focale del destino di questi detenuti è nella loro rinuncia alla collaborazione con la giustizia. In altre parole non fanno nomi. Interrompono, quindi, secondo chi sta fuori, il lavoro della Polizia e dei Magistrati. Eppure le loro risposte diventano inquietanti, mettono i discussione il metodo della carcerazione, ci interrogano. Leggiamole.

Giovanni Lentini: Bisogna capire cosa si intende con la parola “pentimento”… Penso che chi è pentito veramente di ciò che ha commesso non ha bisogno di gridarlo al mondo, o di mettere altra gente in galera continuando a fare dell’altro male, perché anche togliere la libertà ad una persona è sempre fare del male!
Si può essere pentiti del male fatto in passato, impegnandosi a non rifarlo, interessandosi ai problemi sociali, avvicinandosi con la preghiera a Dio, fare qualcosa che non sia male: questo per me è un pentimento vero.

Carmelo Musumeci
: Non credo che Giuda abbia fatto una buona azione vendendo Gesù per trenta denari.
Ho scelto di non collaborare per non rubare la vita e la libertà degli altri.

Pasquale de Feo: Non mi è mai piaciuto fare la spia. Un uomo deve affrontare le sue disgrazie con dignità, senza cercare di sfuggire mettendo altri al suo posto.

Basta toccare questo crogiolo incandescente che non possiamo evitare di bruciarci, non possiamo esserne coinvolti, increspando le nostre certezze cementate.

E’ utile oscillare e chiedersi, scrostando indifferenza e superficialità. E’ urgente riqualificare la nostra vita quotidiana, la nostra coscienza e responsabilità sociale. E’ doveroso rivedere con attenzione le radici su cui è fondata la nostra società contribuendo al suo miglioramento, alle correzioni, al confronto senza pregiudizi e barriere architettoniche culturali e esistenziali.

Questa opera ci propone di attraversare vie del nostro mondo. Ne svela la terribile esistenza in modo sobrio e esauriente. Giuseppe Ferraro, che insegna Filosofia della Morale all’Università di Napoli Federico II, firma la nota in appendice.

Vi propongo di acquistare il libro, meditarlo e lasciare una traccia sensibile su queste carte. La parola è importante. La vostra parola è importante. Scoperchiamo i nervi della nostra sensibilità civile.

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URLA A BASSA VOCE

Dal buio del 41 bis e del fine pena mai

a cura di Francesca de Carolis

Stampa Alternativa

 

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RIFERIMENTI IN RETE:

http://www.stampalternativa.it/libri/978-88-6222-297-6/francesca-de-carolis/urla-a-bassa-voce.html

http://www.carmelomusumeci.com/pg.base.php?id=1&cat=1&lang=

  

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5 pensieri su “LA VASCA DEI PESCI ROSSI: Anna Maria Farabbi presenta URLA A BASSA VOCE . Dal buio del 41 bis e del fine pena mai

  1. ….. Nulla quaestio, riguardo all’urgenza e alla irrazionalità del
    provvedimento affrontato nel testo.
    Avrei scelto due autori diversi per la pre- e la post-fazione: per il primo
    per motivi di saturazione, per il secondo solo per motivi di buongusto….
    Cordialmente
    Stanis

  2. …….. Nel mio precedente commento sono incorso in un errore che desidero correggere, scusandomi con l’interessato: ho confuso il prof. Giuseppe Ferraro dell’Università di Napoli, con un suo omonimo, noto per un fatto avventuto negli anni ’90 s.s. all’Università ‘La Sapienza’ di Roma …
    Confermo, invece il parere espresso sull’autore della prefazione ….
    Cordialmente F. F.

  3. La ringraziamo per la correzione, ci chiedevamo in cosa fosse incorso il professore in questione non avendo, a nostro avviso, nulla a suo riguardo che non fosse che inecceppibile. Per quanto riguarda l’altra figura credo personalmente che ci siano figure molto più “abusate” di quante invece si prodigano e si battanono effettivamente durante tutta la vita. Dunque credo che sia il contenuto ciò che può dare valore ad un pensiero che si svolge in una azione. fernanda ferraresso

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