Ci sono donne – una ballata di Graziella Poluzzi

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Ci sono donne che come unico problema non sanno che compere fare durante lo shopping quotidiano. Ci sono donne che lavorano di giorno e di notte per mantenere una famiglia con talmente tanti guai che nemmeno piangono e ci sono donne che combattono una battaglia solitaria  e dura contro un male che le prende alla sprovvista e che richiede tutta la loro intelligenza, l’astuzia,  la tenacia e perché no anche una  buona dose d’ironia. A queste donne Graziella Poluzzi ha dedicato una ballata che non nasconde nulla dietro le parole,tutto si mostra alla luce del giorno, con impietosa volontà di sconfiggere quel male, che accerchia troppe donne , troppe giovani, troppe ragazze.

f.f.

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La Ballata delle Oncoresistenti (dedicato alle compagne colpite al seno)

Donne colpite al seno da un destino crudele, sono divenute Amazzoni. Dall’avversità traggono la forza e il coraggio di combattere una lotta lunga e difficile, sono tante e agguerrite: un esercito. Donne di tutte le età, spesso troppo giovani. Un elmo sulla testa rasata, persi i capelli…Iniziano a cadere alla chetichella, un po’ alla volta, poi a orde, platealmente, ti abbandonano a ciocche, ma ricresceranno piano piano a incorniciare il volto come un tempo, risorgeranno.

Pensa positivo: sei mesi di risparmio di tempo e di danaro sulla spesa della parrucchiera!

Una corazza da indossare per chi è costretto ad una guerra di sola difesa di fronte agli attacchi del nemico, alle paure cupe, che s’infiltrano ed accerchiano la mente, le scacci con fermezza, ma tornano nelle ore notturne come aggressivi uccelli rapaci. Il tuo corpo ti ha tradito, è passato al nemico, s’è spezzata l’armonia, non ti fidi più. Un corpo da monitorare costantemente.
La pallina nel seno, la mano la sente, la palpi, laceranti brividi di paura, non è un giorno come un altro, non saprai con certezza fino all’ecografia, che ti darà il responso, ma a quel punto inizi a correre tra prenotazioni, visite, ricerche d’ informazioni, non hai tempo per piangerci sopra o imprecare alle Parche, sei già lanciata nella mischia.
E’ nella notte, nel sonno inquieto, che arrivano i sogni dalle tinte fosche, angoscianti, le cadute nei pozzi, volti deturpati, mostri con zampe, artigli, zanne, draghi giganti dagli occhi di brace. Un vento forte, la bora, cadono le foglie dagli alberi del parco, ti cadono i capelli, volano lontano e resti calva in un freddo e spoglio boschetto invernale.
Fuggi dal bosco, vuoi tornare in città, prendi un autobus pieno di specchi che ti guardano, di pendole che oscillano, affollato di gente compressa e comprimente, arrivata al capolinea davanti a te c’è la brughiera di Cime Tempestose con la grandine e i tuoni.
Poi guardi in alto e d’improvviso tutto si placa, da un laghetto nel cielo grigioazzurro, scende una sirena, ti sorride e canta per te la ballata delle oncoresistenti:
‘Resistere, combattere, armarsi, lottare con le unghie e con i denti.’

La luce del giorno rassicura, una passeggiata è sempre corroborante, ma se incontri un conoscente e ti chiede: ‘Cosa fai di bello?’…
La domanda ti coglie impreparata, incerta tra il dire e il non dire. Sorridi: ‘Bene, grazie e tu?’
Puoi dire ‘Sto bene’ giustamente, dentro a te ringrazi, non hai dolori fisici, salvo i fastidi delle cure.
‘Come va? Tutto okay, a parte il cancro.’
‘Un tumore? Quale? Quello di mamma o della nonna? Quello della zia Tina? Dello zio Mario? Del nonno?’
‘Dove vai per la cura?’
Per fortuna è un ospedale accogliente, pulito, spazioso, bello nella sua ampia e originale architettura a due piani di corridoi esterni con colonne sovrapposte, aperti sull’esteso parco ai piedi di una zona collinare, nei dintorni di Bologna.
L’ospedale è il punto di ritrovo, le ascolti nelle stanze della chemio raccontarsi, parlare, vogliono informarsi, sapere di più per reagire, decise a rintuzzare i colpi bassi della malasorte.
‘Non so cosa preparare questa sera a cena. Un brodino?’ ‘Qualcosa che almeno sia facile da vomitare.’
‘Come te ne sei accorta?’
‘Era un giorno di festa. Nel vestirmi ho scoperto la pallina al seno. E’ stato un trauma, che mi ha attraversata come un fulmine. Ho sempre avuto il timore del tumore.’
Vanno agli incontri con la dietologa, la ginecologa, l’oncologo, l’omeopata, al corso dello psicologo sulle tecniche del rilassamento.
Al seno è il più diffuso, mal comune, ma non è mezzo gaudio. E ti chiedi le cause, che nessuno sa, ti trasformi in un detective che indaga: il cibo, i latticini, l’aria inquinata, la vita sedentaria?
Stai bene, c’è ancora speranza di guarire, di vivere, di avere la forza di combattere.
Tante donne marciano in rosa sorridenti insieme sulle strade per dire ‘noi ci siamo’.
Sono forti e determinate, le Amazzoni di oggi.

Graziella Poluzzi Bologna

***

Racconto pubblicato su NOI DONNE – LUGLIO 2013

RIFERIMENTI IN RETE A PROPOSITO DELL’AUTRICE :

www.women.it/umorismo/ 

‘POESIE FIABESCHE’ raccolta ironica scaricabile gratuitamente:

2 Comments

  1. è una pagina che lascia il segno, tocca profondamente, c’è tutto dalla tragedia all’ironia, è personale e corale,
    è densa di paura e di forza, una pagina epica, molto bella, raramente una breve narrazione raggiunge tanta intensità.

  2. E, intanto, pochi giorni dopo l’intervento, venivi alla Scuderia per seguire il seminario di Benni e ti trovavo eccezionale e coraggiosa.
    Intanto, partecipavi ai nostri incontri di “Parole nel cassetto”. Propositiva ed esemplare nella tua ferma intenzione di reagire alla batosta. Come se niente fosse…
    Intanto, tu scrivevi la favola della bambina avventurosa nello Spazio che hai, poi, felicemente pubblicato (l’hai già letta al nipotino o è ancora troppo piccolo?).
    Intanto, tu, continui a scrivere e io ringrazio di far parte della tua cerchia di amicizie e di ricevere i tuoi tam tam elettronici.

    Viva Graziella!

    Stefi

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