TEMPIQUIETI – Intervista di Vittoria Ravagli: ANNA SANTORO, CICALA OPEROSA

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Anna Santoro è nata a Napoli nel ’45, dove ha vissuto per molti anni. La sua vita avventurosa l’ha portata a conoscere molti luoghi e molte persone e sempre è rimasta affascinata dai tanti incontri interessanti che l’hanno coinvolta. Da circa dieci anni, pur legata tantissimo alla sua città da un rapporto in bilico tra odio e amore, si è trasferita ad Arezzo, dove ancora vive. Ma dice di non avere radici, di essere aperta al viaggio, al cambiamento.
E’ sempre stata ed è partecipe alla vita sociale e politica. Lo è in modo appassionato. Negli anni ’60 ha partecipato all’occupazione delle case, ha militato come extraparlamentare di sinistra, poi come femminista.
E’ madre di Francesco, figlio amatissimo, musicista, giovane uomo in sintonia con lei. E’ nonna entusiasta di Emanuele, un piccolo di cinque anni.

Crede nell’arte, nei linguaggi creativi, nella cultura, nella comunicazione e nella poesia che fanno crescere, che sanno trasformare e migliorare chi è alla ricerca del cambiamento.

 Ripercorrendo la propria vita dice che il motore delle sue azioni è stata la ribellione nei confronti dell’ingiustizia.

Scrive:..Quando ho scoperto la bellezza di ciò che più tardi è stato chiamato il “partire da sé”, che per me allora significava soprattutto “capire chi sono e come sono e cosa voglio”, ho iniziato a  guardarmi molto attorno e a fare scelte sempre più coerenti, ricerche ricche e vitali per me, percorsi entusiasmanti e complessi che mi hanno obbligato a “fare politica”, nel senso ovviamente lontanissimo da ciò che oggi comunemente si intende. E dopo la militanza nei gruppi spontanei e poi extraparlamentari, ho scelto di incontrare tantissime altre e, assieme a loro, di dare vita al Movimento femminista…”

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–  Come è iniziato il tuo coinvolgimento nella vita sociale e politica attiva?

L’occasione specifica che mi ha coinvolto nella politica attiva è stata l’occupazione delle case da parte dei cosiddetti baraccati. In seguito entrai in un gruppo extraparlamentare e, ancora dopo, nel Movimento femminista. Ma già da prima la mia città e la mia famiglia sono stati elementi fondamentali nella formazione del mio sguardo e delle scelte che via via ho compiuto. Anzi: delle strade che ho intrapreso. Non avevo scelta.Napoli èuna città importante, che ti segna, in ogni senso. E soprattutto, se da lei sai imparare, t’insegna: a guardare e vedere gli altri, a essere curiosa degli altri, a “impicciarsi” dei problemi degli altri, a farli propri. In quanto alla mia famiglia, da sempre ho amato la dolcezza e la forza di mia madre, la sua pietas, la sua cura per gli altri, la sua capacità di crescere con me, e invidiavo la cultura di mio padre, capace, mi pareva, di collegare tutto (ma io avrei usato il sapere in altro modo, mi dicevo). Grazie a tutto ciò  ho saputo “leggere” i problemi della città e della scuola (da studentessa e poi da giovanissima docente), quelli del vivere in modo nuovo l’amore, l’amicizia, le relazioni, e cioè sono arrivata alla pratica della ribellione (a volte diretta e immediata, altre più faticosa) a schemi, a vie segnate, a comportamenti convenzionali e “borghesi”. Accanto alla ribellione, c’erano, magnifiche,  le “visioni”: la bellezza del vivere, l’energia, il desiderio di usarsi. Da allora, la curiosità per il mondo la capacità immaginativa e creativa e lo scontento per ciò che vedevo (e vedo) attorno, si sono intrecciati.

 –  Quali sono i  percorsi fondamentali del tuo  fare  poesia-politica-ricerca? 

Continuano a essere quelli intrapresi decenni fa, attraversando tutti gli aspetti della vita (sia pure in un crescendo di consapevolezza). In fondo la mia vita, ma l’ho capito più tardi, è stata un poiein, e fare politica, fare poesia, fare ricerca, fare progetti, (e anche fare l’amore, fare un figlio…) hanno coinciso.  Vivere, se sei curiosa e (ahimè!) con più di un pizzico di senso di onnipotenza (che mi si sviluppò quando riuscii a vincere certe timidezze e insicurezze), ha in sé la nozione di evoluzione, cambiamento.  Allora tutto ti va stretto: la D.C e la Chiesa, l’educazione tradizionale, la divisione in classi, i canoni letterari (Il Canone!!!!), le verità indiscusse, l’aria saccente delle persone intelligenti e “informate”, gli autodefinentesi poeti,  i programmi scolastici, le relazioni convenzionali, la cultura tramandata in modo acritico, e così via. Non puoi che investire tutto, e tutto insieme. L’unità che teneva insieme i percorsi era quell’io prepotente chiamato poi la “soggettività”. E quell’io si impegnò prima nella militanza contro la politika (come dicevamo allora): occupazioni di case, disubbidienza civile, impegno militante in gruppi extraparlamentari, lavoro nei quartieri, nelle fabbriche. E insieme nel lavoro culturale e di docenza: la “nuova didattica”  dell’insegnamento (che capovolse i ruoli e mise al centro i ragazzi e le ragazze, la loro crescita e maturazione) fece sì che io stessa (come tante e tanti di noi) mi interrogassi sui modi e sui contenuti del mio insegnare,  che mise al centro la comunicazione e lo scambio con le altre generazioni. Nel privato, poco dopo, misi in discussione la famiglia tradizionale e il senso delle relazioni affettive, della repressione di una piena libertà sessuale, eccetera… Dal privato partirà la mia scoperta (e l’esigenza) del femminismo. Subito dopo, la consapevolezza non solo di essere donna soggetto (che, confesso, per me era ovvio), ma che alle spalle avessimo una storia, quella delle madri, mi spinse alla ricerca letteraria delle scrittrici dei secoli passati e all’operazione di  visualizzazione dei corpi e dei linguaggi, in anni in cui ancora si ripeteva (anche da parte delle prime studiose femministe) che le donne, troppo oppresse e dunque soggetti deboli, erano state assenti dalla storia e dalla letteratura. Infine (ma primo e costante percorso) la passione per la scrittura, la consuetudine di dare forma con parole a confusi sentimenti (il diario e le prime poesie), la curiosità verso ogni forma di creatività e di linguaggi, mi portarono alla completa revisione e al rifiuto della cultura tradizionale (e maschile).

 – Nel 1985 hai fondato a Napoli l’associazione L’Araba Felice, che ha svolto una importante attività culturale. Molto noto e visitato tra le donne il sito, con il Progetto Dominae, che raccoglieva la biografie e gli scritti di donne, un riferimento pressoché unico allora  per poete e letterate.

Cosa ti ha dato, cosa ti ha tolto, questa esperienza con le donne? 

Rispondere a questa domanda è complesso. E spingerebbe a  riflessioni che prima o poi dovremo fare. Tutte insieme. Quelle che vorranno. Riflessioni su come siamo fatte, su come ciascuna di noi è fatta, su cosa ci prefiggiamo, su come lavoriamo insieme, noi donne. Ma sono discorsi complessi, e si sono differenziati lungo il corso degli anni. Fermandomi su Dominae, dirò che il Progetto seguiva, a distanza di anni, il lavoro di ricerca e catalogazione svolto nella Biblioteca Nazionale di Napoli, che aveva dato vita a due edizioni del primo Catalogo delle scritture delle donne dalle origini al 1900, a una Guida al Catalogo, al primo Convegno nazionale sulle scritture delle donne in Italia, e a altri lavori.  Dominae (ora chiusa, come il Sito dell’Associazione, ma da recuperare in altre iniziative future) fu un’assoluta novità a livello internazionale, anche in rete. A differenza del Catalogo, che presenta opere e scrittrici italiane dei secoli passati, Dominae coinvolgeva donne di tutti i tempi, di tutti i linguaggi, di tutte le nazionalità. Fu una scommessa grandiosa. Raccogliemmo circa 600 schede (quelle mandate direttamente dalle interessate più quelle preparate dalle studiose) e ancora ora giovani donne mi scrivono per tesi di laurea, per notizie su qualche nome, per inserire la propria scheda. Attraverso e grazie a Dominae, ho dato lavoro (precario) a qualche giovane studiosa, ho conosciuto poete e scrittrici, musiciste, pittrici, fotografe, studiose… quindi il bilancio è molto positivo e gratificante. Certo, mi è dispiaciuto che non sempre sia stata colta la portata di questo progetto che, tanto in anticipo sui tempi ma coerente con le idee professate, invitava a realizzare insieme iniziative di grande interesse: editare i testi antichi, promuovere i nuovi, realizzare progetti europei eccetera…Ma, ripeto, il discorso è lungo, tocca temi da affrontare con maggiore spazio e con altre modalità: il rapporto tra donne nel “fare”, tra donne e potere e tra donne e Potere.

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–  Poeta, scrittrice, per anni hai organizzato e partecipato a rassegne, convegni e manifestazioni di poesia, lettura, musica come la Carovana di poesia, a Viva Voce….

Quali le iniziative più importanti, che ti hanno lasciato un segno positivo? 

Devo rispondere: tutte. Il progetto A VIVA VOCE, nelle sue varie manifestazioni, ha introdotto in Italia l’attenzione al suono della parola, al piacere della lettura e dell’ascolto. Grazie ai Laboratori (nelle scuole e  fuori) ha insegnato a leggere ad alta voce a docenti, alunni e gente comune (!!). Ha messo insieme cultura e creazione di una nuova professionalità: la lettrice. Ha coinvolto associazioni, singole persone, scuole, Istituzioni. Nella provincia di Napoli si è creata una rete di più di 500 scuole attraverso vari progetti di territorio. In quanto alle Carovane di poesia e musica, a parte quelle ripetute per anni a Napoli e in Campania, la Carovana del 2003    fu una cosa stupenda, che coinvolse e mise in contatto decine di migliaia di persone (poete e poeti, scrittrici e scrittori, musiciste, associazioni….). Ma anche di queste iniziative da parte di tanti non si capì la portata e le possibili evoluzioni. E così, la rete tra tante situazioni si è rotta. Però non è stato sprecato tanto lavoro. Vedo che alcuni progetti oggi lo riprendono e ne fanno tesoro. 

Veniamo ora  al tuo ultimo libro, “La nave delle cicale operose” – una narrazione (Robin ed. 2012), che stai portando in giro per l’Italia con buon successo.

Si sente una forte passione civile, la  saggezza raggiunta, la tua  natura  combattiva che non si arrende. C’è  tanto di  quello che le donne della mia età hanno vissuto, di quanto  oggi le giovani vivono. Ancora presenti e quasi tutti irrisolti però i problemi. E’ anche un romanzo storico, perché dietro  il dipanarsi delle vite dei singoli protagonisti, si vive la storia del ‘900,a partire dagli anni trenta. E’ una storia appassionata e appassionante perché Anna  racconta le emozioni con un’abilità particolare. Si cala nei personaggi e dà di ogni problema i vari aspetti e lo fa con una profondità, una conoscenza umana, particolari. Fa parlare per lei le vite dei protagonisti.

Scrivi: “..Si,tante persone vorrebbero semplicemente amare essere amate crescere bambine e bambini costruire case scrivere poesie fare teatro musica coltivare la terra. Senza che ciò debba significare aggredire. Ancora si ferma annuendo verso l’amica e prosegue, le chiamo le cicale operose. Mipiace, diceAnnamaria, anche noi lo siamo. Già, continua Mita ,cicale, perché innamorate della vita e capaci di goderne anche piccole manifestazioni. Operose, perché operano lavorano costruiscono inventano. Sono queste che a volte finiscono per essere obbligate a forzare la propria natura tranquilla. Quando volevamo trasformare il mondo, mormora a voce bassissima Annamaria, era perché non ci piaceva e avevamo un’idea semplice che sembrava facile da realizzare……. Però ci sono le formiche a buttare tutto all’aria, a rendere tutto difficile, col loro attaccamento morboso al proprio territorio, a quello che via via diventa il territorio, perché si allargano, si allargano, mentre lo spazio delle dolci cicale si fase mpre più angusto….”

 – Anna. ti senti una cicala operosa così come ti ho definita nel titolo?

Certamente. Come lo sei tu e altre carissime amiche e compagne. E anche qualche altro.

Un altro aspetto unico del tuo romanzo è lo stile direi musicale con cui scrivi, del tutto libera, senza  condizionamenti  legati alla punteggiatura. A volte fermi la parola senza concludere la frase, che  così resta sospesa, come un pensiero, come un dire che si interrompe. Questo rende ancor più piacevole lo scorrere della tua scrittura incisiva, coinvolgente, spesso poetica.

 – Hai avuto critiche riguardo lo stile?

No, ho anzi verificato, attraverso recensioni, lettere private, presentazioni, che tante e tanti hanno compreso e condiviso la necessità di tale scrittura. Anche per la narrativa, oltre che per la poesia, la forma è parte integrante del contenuto. Certo, c’è stata chi mi ha confessato di preferire nei dialoghi i due punti e il trattino a capo, ma… che dire?

“..Sì..  il tempo è fermo, siamo in uno spazio che si ripresenta di continuo. Come una diapositiva che, inceppandosi la macchina, non va avanti….Sì, qualcosa di sporco ci tiene fermi. Non ci sono reazioni, se non disperate o troppo intelligenti e interessate. (Le persone non sanno come affrontare la valanga di orrore e di pura cattiveria)…Sì, qualcosa è successo…”

Queste righe e tante altre mi riportano a pensare al movimento delle donne, in particolare a SNOQ.

Mi sono chiesta in questi mesi tante volte, ho scritto ad associazioni di donne  perché mai non si tornava tutte in piazza come facemmo chiedendo cose precise, perché non farlo con cadenze ravvicinate per mettere i politici alle strette, come fanno tante donne nel mondo quando i fatti sono troppo gravi e gli uomini non sanno o non vogliono fare.  Partire e dare la forza, muoverci in modo concreto, maturo, pacifico. Non ho ottenuto risposte. 

–  Cosa ne pensi Anna?

Mia cara, che dirti? Amo le piazze e sono stata alle prime manifestazioni di SNOQ. Ho gioito per la quantità di donne che ho visto, per il loro entusiasmo e per la speranza che c’era sui loro volti. Ma la piazza non basta. Sono più interessanti i piccoli gruppi, le associazioni che lavorano con continuità nella propria realtà (e tu ne sai qualcosa). Ma anche questo non basta. Non basta per l’ambizione altissima che nutriamo, di essere davvero capaci di dare forma alla differenza del pensiero e del corpo femminile che necessita di spazi, tempi, modalità inedite. Bisogna forse fare un bagno di umiltà, meglio: ritrovare le ragioni e i modi che tanti anni fa ci spinsero. Forse le giovani troveranno altre strade. Già vedo cose molto interessanti, diverse da me e da ciò che immaginavo un tempo. Aspetto da loro gesti di recupero di memoria. Intanto noi non possiamo che continuare ad agire come sappiamo, sforzandoci di guardare e vedere ciò che intanto si trasforma.  

“…Questo è invecchiare…La loro assenza (delle amiche anche morte) mi lascia smarrita. Eppure, aggiunge pensosa, eppure nello stesso tempo, proprio la loro assenza mi spinge a cercare un senso a cose classificate forse da troppo tempo. Mi sento smarrita ma anche. Anche libera. Sola cioè.

Sì cara, la libertà la paghi con la solitudine, quella intima, profonda.. Capisci? Ma, d’altra parte, la solitudine è ripagata dalla liberta. Ho di nuovo da rivedere tutto…”

– Sento molto e personalmente questo che hai scritto. Quale il tuo rapporto con l’invecchiare?

La curiosità, cui accennavo prima, è la qualità più affascinante che possediamo. Sento che, con l’età, non diminuisce, anzi. Vivere ogni momento come fosse l’ultimo e nello stesso tempo continuare a cercare, a progettare. Potrei chiudere qui. Ma c’è anche altro. Avvertire il tempo passato, e che continua a passare, avere ancora testa e gambe svelte, ma non più quelle di prima, ricordare eventi magnifici, emozioni travolgenti, disillusioni penose, porsi con modalità diverse di fronte a fatti quotidiani, o anche ricadere in consuetudini che mostrano le manchevolezze, scontrarsi con ostacoli apparentemente già superati, leggere all’istante la volgarità e la stupidità che c’è in giro, mi dà a volte la misura di quanto sappiamo. E a volte temo che sappiamo troppo.

– Come vedi il rapporto tra donne e potere?

Ho sempre distinto tra potere (poter fare) e il Potere. Adoro e perseguo il poter fare e continuo a temere il Potere. Per lo meno fino a quando non creeremo un Potere che non sia specchio di quello maschile. E cioè che inventi una nuova nozione di Potere. Maschile e femminile non sono complementari, non sono equivalenti e opposti, simmetrici. Se il femminismo è nato dalla decisione di seguire e rendere reali e praticabili i desideri delle donne, non posso non ricordare (a me e alle altre) che intendevamo ben altro che una sostituzione. 

Il finale del tuo bellissimo libro è  felliniano: i protagonisti di tutte le generazioni si ritrovano insieme per scegliere un futuro possibile, una fuga dalla realtà, divenuta insostenibile e allora si stringono per avere più forza, per partire forse, per prendere la nave….

“…La nave, prendiamo la nave, si diranno l’un l’altra. Una nave grande come un paese intero come un pianeta nuovo come un pallone che vola via, risorsa della testa, dimora del cuore, da abitare sperimentando il vivere di quelle cicale operose che siamo e ancora meglio che saremo…..”

 – Anna,  lo vedresti ancora così oggi il finale? e tu saliresti su quella nave? 

Io sono su quella nave. Come te e tante altri. E il finale non può che essere quello. La nave è la vita. Anzi: il vivere. La vita è complicata, dolorosa, difficile, ma vivere è stupendo.

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Vittoria Ravagli

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Riferimenti in rete:

http://www.universitadelledonne.it/cicale.htm

http://www.womenews.net/spip3/spip.php?article11193

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Note sull’autrice

Nata a Napoli nel Settembre 1945, da qualche anno vive tra Arezzo e Roma.

Poeta e scrittrice, in volume ha pubblicato: Sestessenze, (raccolta di poesie) Tam Tam, 1985; In altro modo? –romanzo- Altri Termini, 1986; Tra gangli, bulbi e vene, (raccolta di poesie) Periferia, 1987; Per corsi, (raccolta di poesie) Forum/ Q.G., 1990; Album, -racconti- L’Araba Felice, 1992; La ballata delle sette streghe e altri versi, (raccolta di poesie) Colonnese, 1998; Le amiche di Carla, –romanzo- Filema, 1999; Pausa per rincorsa, -romanzo- Avagliano, 2003; certincantamenti, (raccolta di poesie) Marsilio 2005; La nave delle cicale operose. Una narrazione. Robin 2012. Per anni ha portato in giro per l’Italia sue performances, partecipando e organizzando Rassegne di poesia, lettura e musica. Ha collaborato a vari video.

Studiosa di letteratura italiana, si è dedicata al recupero delle scrittrici italiane dei secoli passati. Il primo importante lavoro è stato la compilazione del Catalogo della produzione femminile italiana a stampa presente nei fondi librari della Biblioteca Nazionale di Napoli (dalle origini della stampa al 1860), ora in dotazione dell’Università Federico II di Napoli. Ha successivamente curato la stampa del Catalogo nel 1984, e, come seconda edizione, nel 1990, rivista e aggiornata fino al 1900 e corredata di una Guida al Catalogo con saggi di studiose su percorsi di lettura della miniera femminile giacente in Biblioteca. Ha pubblicato saggi su varie riviste. In volume si veda almeno: Narratrici italiane dell’800, Federico e Ardia 1987; Il Novecento. Antologia di scrittrici italiane del primo ventennio. Roma, Bulzoni, 1997; Piccola Antologia di scrittrici campane, Napoli, Intramoenia, 2001), I secreti della Sig. Isabella Cortese, Napoli, Massa, 1999; Adelaide Bernardini, L’altro dissidio, Napoli, Filema, 2000;  M. Pia Lombardi, Nei vortici del 2000, commedia, Napoli, 2000; Impressioni e ricordi, Il Diario di Grazia Mancini Pierantoni, L’Arabafelice, 2006.

Ha fondato a Napoli L’Araba Felice, associazione culturale oramai chiusa, è stata socia fondatrice della Società delle letterate (e ne è uscita).

2 Comments

  1. Ho incontrato Anna dopo aver letto il suo romanzo e ho ritrovato in lei tutta la forza e l’energia di quello che avevo letto. Il romanzo di Anna è denso di emozioni, crescita interiore, dubbi che si dipanano attraverso scelte dolorose, ma tuttavia essenziali per raggiungere la consapevolezza di sè e dei propri desideri.: salti nel vuoto, cesure violente che hanno il sapore della rinascita consapevole, del guardarsi nello specchio e, finalmente, riconoscersi.
    Un abbraccio ad Anna, a Vittoria e a Fernanda, che spero un giorno di incontrare.

  2. Direi che l’intervista di Vittoria Ravagli ad Anna Santoro, realizzata nel caldo di luglio con sincero affetto e molto impegno, sia chiaramente il frutto di uno scambio tra cicale operose. Complimenti e grazie. Sarà da rileggere e meditare anche a settembre.

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