Pochi minuti prima della pietà – Fabio Franzin

fabienne rivory-miroir

ora sono altrove.

Pochi minuti prima dea pietà

 

(per Denis Silvestrin)[1]

Ancora pochi minuti, forse te iera
drio netàr ‘e piastre de chea pressa
màedeta, forse de pressa, pa’assàr
tut a posto prima che sonesse ‘a sirena,
farlo fin in fondo el tó dovér,  chissà
che i te tornesse ciamàr, pì  ‘vanti,
a setenbre…Ancora pochi minuti
e dopo te saràe ‘ndat al bar a béverte
un spriz, ‘na bireta… che ‘e presse va
a zhento e passa gradi, lo so, se suda,
in istà, ‘a sé vien da sóea, ‘a góea arsa…

O forse te iera drio pensar aa tó vita
da precario, un mese qua, dó de ‘à,
co’a va ben, co’l teèfono sona, a come
che sie possìbie farse su un futuro,
cussìta… che te stea ‘ncora co’ i tó
vèci, un banboción che no’ assa ‘l nido,
che ‘l sta ben là, sot’e àe dea mare.

Po’e piastre li ‘à schinzhàdhi, chii
pensieri, insieme a tute ‘e boiàdhe
dite da ministri, paróni, sindacaisti.

Resta ‘l tó corpo soto un nizhiòl, fra
i mùeti e ‘e rulière. Resta chea carne
zóvana al mazhèo de un lavoro can,
bésteme missiàdhe ai segni dea crose
de man cavàdhe via dal domàn. Resta
chea manciàdha de minuti prima che
el contràto finisse, che ‘a pietà rinasse.

 .

miroir

sopra le nuvole.

Pochi minuti prima della pietà

 

Ancora pochi minuti, forse stavi / pulendo i piani di quella pressa / maledetta, forse di fretta, per lasciare / tutto a posto prima che la sirena suonasse, / farlo fino in fondo il tuo dovere, chissà / che ti richiamassero, più avanti, / a settembre… Ancora pochi minuti / e dopo saresti andato al bar a berti / uno spritz, una birretta… che le presse vanno / a cento e passa gradi, lo so, si suda, / in estate, la sete viene da sé, la gola arsa… // O forse stavi pensando alla tua vita / da precario, un mese qua, due là, / quando va bene, quando il telefono squilla, a come / sia possibile costruirsi un futuro, / così… che stavi ancora con i tuoi / genitori, un bamboccione che non lascia il nido, / che sta bene là, sotto le ali della madre. // Poi le piastre li hanno schiacciati, quei / pensieri, insieme a tutte le cazzate / dette da ministri, padroni, sindacalisti. // Resta il tuo corpo sotto a un lenzuolo, fra / muletti e rulliere. Resta quella carne / giovane al macello di un lavoro cane, / bestemmie mischiate ai segni di croce / di mani estirpate al domani. Resta / quella manciata di minuti prima che / il contratto finisca, che la pietà rinasca.


[1] Denis Silvestrin è un operaio di 34 anni morto il 28 giugno 2013, nell’azienda Sarom di Orsago, con la testa schiacciata sotto a una pressa, a pochi minuti dalla fine del turno di lavoro nell’ultimo giorno del suo breve contratto da precario.

3 Comments

  1. Dispiaciuta ma consapevole che questo accade troppe volte e che non è vero che si deve essere pronti a cambiare mestiere perché tutti i mestieri vanno conosciuti a fondo, in tutti c’è una componente di rischio. I ministri sembrano vivere in un altro mondo ma in realtà sanno benissimo. Il fatto è che tengono conto solo del profitto, ma non come condizione comune. Questo sì lo hanno dimenticato o forse non l’hanno mai saputo poiché il potere che credono di avere li acceca: una persona è tutte le altre e viceversa. Ti abbraccio. Con affetto.ferni

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