Anna Maria Curci e i Dodici distici del disincanto- Fernanda Ferraresso

afarin sajedi

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Dodici distici del disincanto (distratto décalage)

XII

Nel mio scompartimento quotidiano
lavoro ai fianchi e gomitate in guancia.

XI

Si aggiunge un giorno al conto delle farse.
Magri gli ingaggi, al verde le comparse.

X
Esaurite le derrate di sogni,
frugo in dispensa: non ci sono libri.

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IX
Buazzelli-Nero Wolfe con le freccette
sovverte più di tanti iconoclasti.

VIII
Mi strazia lo sproloquio di emozione
che notomizza l’emancipazione.

VII
Sottraggo all’amato la boutade: siamo
da sempre allegri veterosessuali.

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VI
Mi hanno servito carne digerita.
Nel timballo l’hanno chiamata patria.

V
Ho letto alla controra di “rope stylist”.
La funambola in me si è sganasciata.

IV
Non diffido di parole oriunde,
fiuto il lercio di feticci verbali.

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III
Ancora tremo al vano mio sussulto
tè con l’apostrofo, po’ con l’accento.

II
la cura del vocabolo è ceffone
ricamo di pernacchio a mono-ciarle.

I
Finché gli altri staranno a presidiare
la linea netta dell’inconsistenza

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Anna Maria Curci

settembre 2012-maggio 2013

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inveni portum… :  ossia ho trovato il porto, un rifugio, o meglio ancora un approdo, in questo esistere del distacco dalla vita, dalla morte, da me e dagli altri, da ogni cosa  si veda come concausa di questo nostro convulso andirivieni dentro la storia che si è fatta un semifreddo da servire al cucchiaio, senza misura e senza metrica, sul metrò al ritorno, sulla strada di casa che spesso si perde, per una cosa da niente, come un distico, epitaffio a ciò che si era senza rammentare ciò che è stato, ciò che è l’essere.
La nuova proposta  di Anna Maria Curci, non nuova alla messa in scena di un parco in cui i mostri siamo tutti noi, sembra presentarsi proprio così, netta e tagliente, con una struttura, il distico,  che volutamente intende portarci indietro, nello spazio e nel tempo, in un congegno di parole che neutrale non risulta affatto perché, lontano da letterarietà e spiritualismo,  impugna la parola e con quella taglia, di netto, la testa alle bestie che impazzano nei nostri incroci. I toys center. Questo infatti sembra essere diventata la vita, un grosso giocattolo a-tragico in cui c’è tutto fuorché l’essenziale.  Fin dall’esordio sembra di entrare in un anello a due piste, una struttura in cui il due si fa struttura di ricircolo, la cui organicità sembra essere assicurata dall’espediente formale per cui ogni gruppo di distici, come si vede nel raggruppamento che ho proposto, sembra andare a ripescare il contenuto teatralizzante del gruppo in coda, rimescolando le carte e questo avviene con ogni gruppo, imponendo alla messa in scena un cambio di fondali in cui si sviluppano le frecciate a un modello chiuso, alla falsa strategia del sistema odierno della vocabolarizzazione con cui ogni parola è vuota speculazione, pontificato di un dis-guido a cui mancano temi e si teme che qualcuno comprenda il niente che sta dietro ogni faccia e facciata. Nelle diverse scene  l’autrice riesce a dare spazio, nell’arco delle due righe, alle sue creazioni, che sono la chimica titolazione di campioni di (in)civiltà individuale e collettiva, ed esplodono lo spurgo del pozzo nero in cui si è buttata la coltura della parola, come  seme e pianta che nutre e che si deve curare e con sguardo lucido, nel quale Anna è maestra, la ludica ironia dei suoi passaggi, mette in vitro i paesaggi del quotidiano, si fa stuzzicante consumazione delle realtà odierne, con le loro dimensioni metafisiche ( a)temporali come ciliegina del dessert. E’, questo carnet della Curci, un engagement sociale, in cui le valutazioni su storia e tempo che abitiamo, che viviamo e ci rivestono di balbuzie, mostrano l’oppressione antropologica della società in cui la parola viene spesa alla stessa stregua del denaro, in cui la vita è espulsa e risulta morta, lobotomizzata ed esposta in bistrattate forme sottoposte al bisturi di chirurgie estetiche che tolgono ad ogni vocabolo il bolo della voce profonda che le aveva portate sino a noi.

.fernanda ferraresso

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 Riferimento in rete:

http://ws081amcu.wordpress.com/2013/05/04/dodici-distici-del-disincanto-distratto-decalage/

9 Comments

  1. è meraviglioso questo “leggersi”
    Fernanda propone una lettura straordinaria, ricuce e salda ogni “balza”, significando l’asciuttezza sensibile del lavoro di Anna Maria che trovo spaccato vero e autentico abito di questi giorni
    molto interessanti le immagini

    grazie
    elina

  2. Il mio saluto riconoscente va a tutti coloro che si sono soffermati su questa pagina, per le parole e i segni che hanno voluto lasciare qui. Un grazie grande e ‘incantato’ va a Fernanda Ferraresso per la forza e la bellezza del suo percorso di lettura del mio, del nostro disincanto.

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