PUNTO SMIRNE di BRUNELLA BRUSHI note di lettura di Angela Chermaddi

cristina troufa

Cristina Troufa 41

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Brunella Bruschi ci offre un nuovo diario di bordo che viene da lontano e contempla e indica lontano, l’oltre aldilà dell’esperienza della realtà delle cose cui si tiene stretta la sua poesia che niente concede al lirismo. E’ un personale itinerario che, partendo da un’innocente capacità di guardare la realtà con occhi diversi, sempre pronta allo stupore, pur con lucida e dolente razionalità, riesce a rendere luminoso il quotidiano.

La poesia diventa una forza di combattimento e resistenza che scavalca il dolore dell’oggi.

E’ un gesto quotidiano di salvezza” aveva già scritto Brunella Bruschi, autoterapia e ricerca di pacificazione. Anche se non guarisce, non lascia mai soli.

Così la ferita da cui nasce diventa feritoia sull’enigma del canto che ogni creatura stringe.

La raccolta si apre emblematicamente: la città è vecchia (ma salda di pietre e ricca di cattedrali affrescate di secoli). Bastano umili piccioni caldi e vivaci d’amore a un’immagine di festa. La quieta festa della vita in cui la poetessa non si propone di squarciare l’aria, ma un consapevole tubare che tutto vede (dall’alto e mischiata dentro), coglie le più sottili sonorità, conosce e sapiente

asseconda la misura delle cose”.

Poi ecco in tutta la prima sezione immagini di uccelli: merli che cercano nella terra “in silenzio, senza domande” (la poesia si sostanzia di realtà e quotidianità) quasi dimentichi delle ali; il cuculo che col suo martellante canto ti rivela lo spazio angusto del binario della tua partita; uccelli sospesi sul filo della partenza ( i trilli come tracce ), pronti (?) a dimenticare il nido per abitare il rovescio.

Uccelli come noi, nella condizione quotidiana di lotta in cui si può, però, tenere il filo della volontà, imparare a far convivere le istanze con il dolore. Anche i fiori sono nomadi, pazienti, “sanno la pena del seme” e “il perpetuo svanire senza storia”.

E’ questa la saggezza e il messaggio di Brunella: porsi come energia e vita, scambio fertile tra albero e aria. Il fare possibile ci salva.

Malgrado la guerra, la distorsione, “la storpiatura in cui senza tregua / ogni giorno ti imbatti” eroica ci colpisce la costanza di “ricominciare / a raccogliere uno per uno i frammenti del fare”.

In questo puzzle di verità indimostrabili  s’impigliano le ore spezzate che la memoria ritesse e vivifica, palpiti e luoghi custoditi dentro “come abiti di gala che si vorrebbero ancora indossare”, squarci di visioni, viaggi, istanti di tempo assoluto che sboccano su viali fioriti.

Ecco la forza della poetessa che, nella lucida consapevolezza che “la solidità / è inganno della condizione sana”, si pone attiva positiva propositiva. E’ amara la visione del mondo senza consolazioni, “la sua meraviglia / non  ha rivelazioni, non contiene il verbo”, eppure è possibile qualche briciola di salvezza perché  “tutto è di ritmo e suono / di dolore e riso / nel ricamo d’amore”. Brilla “l’aria di un mattino di settembre / che fa felici del respiro”. Si alza luminosa, mitica, la vita essenziale dei pescatori di Mylos.

Sappiamo bene che “il dentro è più nero (più vero) del fuori”, che trema il respiro e dispera le parole, ma sentirsi mare, appartenere al mare “che scorre nelle vene e negli occhi”, è sentirsi eterni e vivi e sempre fiorenti di onde di spume di gabbiani.

Sappiamo bene l’insufficienza delle nostre risorse, la banalità che ci accampa. La fatica del vivere è tutta nel distillare, filtrare la speranza malgrado il sentirsi precipitare e perdere “fino al nulla di una scatola nera”.

La cadenza oscillante di questa poesia approda, nell’ultima delle sei sezioni che compongono il testo, all’armonia e al ritmo di un respiro più rilassato all’interno del movimento dove la nostalgia della consolazione è decantata e l’eco dei temi  rasserenata nel sereno distacco dell’haiku. “ Pervinche a siepe / collana d’ametiste / malinconiche”.

Leggendo i versi della Bruschi non solo ne gustiamo la bellezza, l’eleganza, ma spiamo il battito che li ha resi possibili, entrando in comunicazione profonda con la sua anima. Che è poi, miracolosamente, la nostra anima perché scrive Marcel Proust ne “Il tempo ritrovato”: “Ogni lettore quando legge legge se stesso. L’opera dello scrittore è solo uno strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza il libro, non avrebbe forse visto in se stesso”. Perché la vera poesia è sempre intreccio di privato e universale e in essa ognuno cerca le tracce del proprio cuore, così che, diventando oggetto del mio sguardo, mi conosco.

Tutti siamo Ulisse con l’urgenza di un porto da trovare dentro di noi, e il porto dove Brunella Bruschi ci conduce, attraverso il necessario impegno (vedi la sezione centrale “Punto Smirne”) e l’applicazione seria con precisi criteri, è un porto di accettazione e pacificazione. “La barca che ha appreso ad approdare/ esegue con zelo il ricamo dell’onda”.

Con la fragilità tenace di un filo fissare i punti fermi che danno solidità, e il prezioso lavoro nascosto del rovescio che tutto sostiene. Il fare diventa così sacro e prezioso, conoscenza acquisita grano a grano, e nel ricamo s’intreccia il dolore e il riso.

Anche l’oscurità è tramata di colori.

E malgrado “l’inverno che dentro scava e nevica” , “ la stagione arrogante che massacra…

non estingue la gioia di questo nuovo giorno che nessuno ha mai vissuto prima”.

Oggi che tutti siamo inclini al lamento sulle perdite e le frane che, oggettive, ci sgranano, ecco la nostra autrice cantare il mestiere solitario e arduo di scavalcare il dolore, osservare con distacco la lucida follia del quotidiano, “lavorare sulla memoria / ed anche sull’oblio / per rappresentare la gioia / di essere al mondo”.

E’ una lezione di coraggio. Svuotarsi, “lasciare fluire il vischio che t’impania”, lasciare che gli affetti e i sogni “ricamino notti e giorni”.

E’ la resistenza contro le avversità, che ama l’armonia contro il caos, che leviga le parole e risana la lingua afona, che guarda all’ignoto e prova l’indicibile.

La poesia di Brunella Bruschi, come ogni vera poesia, è la ginestra che s’impegna testardamente a esistere, rivincita contro la morte, lezione preziosa di vita.

Angela Chermaddi

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cristina troufa

Cristina Troufa2

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Da Punto Smirne di Brunella Brushi

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Passi
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Saltellano talvolta sui sentieri

come gallinelle in lutto

o corrono a piedi sull’asfalto

per salvarsi dimenticando le ali

controfigure opache dell’altezza

 i merli sembrano non credere

 al riscatto del volo

e nella terra vanno a cercare

in silenzio, senza domande

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Steli recisi.

Parole divise, steli recisi come i minuti

che non più si susseguono

né si dispongono dentro le linfe dell’essere

a sostenere il fiore

un’elica sfrangiata di acido desossi-ribonucleico

impazzita nell’ossessiva vocazione all’identità

la distorsione diventa abnorme, volto grottesco

la storpiatura in cui senza tregua

 ogni giorno ti imbatti prima di ricominciare

 a raccogliere uno per uno i frammenti del fare

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Steli recisi

Parole divise, steli recisi come i minuti

che non più si susseguono

né si dispongono dentro le linfe dell’essere

a sostenere il fiore

un’elica sfrangiata di acido desossi-ribonucleico

impazzita nell’ossessiva vocazione all’identità

la distorsione diventa abnorme, volto grottesco

la storpiatura in cui senza tregua

 ogni giorno ti imbatti prima di ricominciare

 a raccogliere uno per uno i frammenti del fare

 .

Avversario leale

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Lampeggia il male come un’auto in fila

fa custodire una via preferenziale ai sensi

mentre annotta nelle sere senza luna

e la mente corre dietro al destino dei cani

si spegne come Lucifero in mare

e la sua barca che ha appreso ad approdare

esegue con zelo il ricamo dell’ onda

Gli dai un posto, avversario leale

che crede alla serietà e alla beffa del vivere

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Bollente liquido

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Bollente liquido che strappa le carni

o coperta avvolgente a cui chiedi tepore

 (ma spesso freddo tessuto artificiale)

ed anche l’aria di un mattino di settembre

che fa felici del respiro

metter mano a una penna

sembra un gesto naturale e assolvente

più arduo trovare il modo

di mantenere in vita il fiore colto

esorcizzando con unguenti e oblio

 la penosa ustione, la promessa disattesa

 .

Istantaneità

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Devo ogni tanto penetrare i vicoli

di questa istantaneità

del tempo assoluto che si cela ilare in noi

un conversare più intimo che fa apprendere

 orlature del reale comune e non comunicativo

perché quasi mai il vicolo è cul-de-sac

ma più spesso sbocco sul corso animato di destini

sul viale fiorito che porta sempre fuori

 .

xxx

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dimora d’ali

la scultura d’un tiglio

dolmen di luce

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Brunella Brushi, PUNTO SMIRNE – Morlacchi Editore

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