Vincenzo Anania: tra noi nella parola e nelle scelte

james sommerville

James Sommerville.

E’ morto il 30 maggio e ieri la cerimonia funebre per ricordarlo si è tenuta a Roma al Tempio Egizio del Cimitero del Verano.

Vincenzo Ananìa, di padre siciliano e madre pugliese, è vissuto e ha lavorato a Roma, dove svolgeva la professione di magistrato. Appassionato amante dell’arte poetica, ha organizzato e curato diverse rassegne nazionali di poeti presso case editrici e riviste di poesia. È stato direttore ed editore del quadrimestrale di poesia internazionale Pagine. Bisogna ricordare che, in collaborazione con un gruppo di reclusi nelle carceri di Rebibbia, ha  promosso concorsi di poesia scritta dai detenuti  e ha curato la pubblicazione di quei testi – con il patrocinio della Provincia di Roma – raccogliendoli in tre volumi contenenti le poesie premiate.

Suoi testi poetici sono comparsi su antologie e riviste come Arsenale, Nuovi Argomenti,L’ozio,L’immaginazione, Galleria,Gradiva,Tempo Presente
La sua raccolta di liriche intitolata Nell’arco (Crocetti Editore) uscita nel ’92 ha conseguito il “Premio Alfonso Gatto”nel 1993. Per l’editore Loggia de’ Lanzi di Firenze ha pubblicato nel 1999 la silloge Le ali di Darwin, che raccoglie componimenti dal 1993 al 1998.

Franco Loi  scorge nelle poesie di Anania una malinconia particolare che “non è «un nero della bile» ma  una sottile vena di rimpianto, quasi il contrappunto della meraviglia”. Per Loi  il vero nutrimento dei versi di Anania, commoventi e nostalgici, sono ricerca e speranza.
Anche nei momenti più crudeli o irrecuperabili della sua conversazione con l’esistenza, il poeta sembra sorretto da una fede, forse non sempre consapevole, nell’eternità e, perfino, nell’inconsistenza del male”.

Il 22 settembre 2011 Anna Maria Farabbi lo intervistò per CARTESENSIBILI, ne riportiamo qui il link per ricordare il suo percorso e le sue scelte di vita e poetiche assolutamente nitide, etiche.
https://cartesensibili.wordpress.com/2011/09/23/trasmissioni-dal-faro-n-22-%E2%80%93-a-m-farabbiintervista-a-vincenzo-anania/

Per noi tratteniamo, tra i tanti testi, questi, diretti a tutti.

Questo l’assoluto che venero:
l’ordine rigoroso del precario,
la sua normalità e incanto.

*

Questo innanzitutto: cos’è
importante? l’altezza della fronte?
l’invenzione del fuoco, del vapore,
la mano sul mio cuore quando mento?
O il viaggio dal letto alla cucina
le tue piccole crudeltà primarie
o il dito che imperioso fora l’aria,
la trancia, la ficca nelle gole?

Questo è da chiarire, figlia,
prima che t’insegni la Storia.

Vincenzo Anania

4 Comments

  1. non l’ho conosciuto di persona ma ci siamo scritti parlando di poesia, ovviamente. Molta stima e adesso molto dispiacere per la sua scomparsa.Conservo le sue lettere con affetto e riconoscenza.
    lucetta frisa

  2. Avrei dovuto telefonargli da tempo. Mi aveva invitato a farlo un’amica comune. Mi aveva parlato di lui, del suo lavoro, della sua serietà e bravura, dell’interesse che dimostrava ai gruppi poetici di donne. Ho rimandato più volte non sentendomi all’altezza delle aspettative: presentarsi come gruppo vuol dire essere gruppo e noi – in realtà – non lo siamo veramente, con quell’impegno che immagino si debba ad un procedere insieme con passione e con umiltà con uno scopo comune. L’intervista di Anna Farabbi mi ha confermato l’idea che di lui mi ero fatta: un uomo limpido, particolare, diretto, come i suoi versi. Così l’ho ammirato a distanza. Ora a lui il mio saluto e la mia stima.

  3. Sono tra i tanti che gli debbono gratitudine e stima , come persona e come poeta , certamente tra i migliori della sua generazione . Nel caos ( termine che ripeteva spesso ) può in parte risarcirci l’ironia l’autoironia e il senso del paradosso , la leggerezza e la profondità calviniane , la pulizia ( l’autenticità ) dei rapporti umani , inispecie quelli con gli “scrittori che vanno a capo”. Caro Vincenzo .

    leopoldo attolico –

  4. Ho saputo solo ieri della morte di Vincenzo Anania e ne sono stata sconvolta perché da alcuni mesi ci sentivamo per telefono. Infatti, grazie all’invito di una comune amica, Milena Nicolini, a mandare poesie di donne alla rivista Pagine, è seguita una nostra “corrispondenza telefonica e testuale” (lui infatti non usava né email né computer). Sulla rivista da lui diretta, Pagine, Vincenzo avrebbe ospitato i testi delle poete bolognesi del Gruppo ’98, gli avevo mandato foto, poesie, brevi curricoli di ciascuna. E aveva mostrato interesse anche a fare una recensione di Cuore di preda, antologia di poesie contro la violenza alle donne. Apprezzava la scrittura delle donne, i gruppi di poete, non ho fatto in tempo a conoscerlo di persona, ho conosciuto solo la sua voce e i suoi modi gentili e scherzosi. Ho le riviste che mi ha mandato, lo ricorderò.

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