DIARIO- Antonella Barina-12 Haiku. Intervista al presidente

Jacob van Walscapelle

Jacob van Walscapelle (1644-1727)

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.Adriana mi dice di raccontare. Ebbene, la sera del 7 giugno dell’anno scorso, 2012, era una sera come tante dietro ad uno dei tanti presidenti che arrivano a Venezia, anzi, questo era IL presidente (della Repubblica). Di solito succedeva che con i suoi fidi andava a cena alla Taverna La Fenice, e tu restavi fuori, in piedi, spostandoti di qua e di là per non essere di intralcio alla scorta, da sola – senza cena – sotto la pioggia, perché io ero di agenzia e i giornali contavano che venisse seguito. Restavi in attesa che quelli uscissero, vedevi le portate arrivare oltre il vetro una dopo l’altra. Io a dire il vero preferivo questo al restare in redazione, perché sono convinta che le grandi umiliazioni corroborano, mentre le piccole indeboliscono. Quando uscivano, di nuovo dovevi seguirli senza intralciare la scorta – si sposti, si metta di qua, non così vicina – e dovevi annotare tutto anche se dopo potevi scrivere soltanto l’essenziale, guai comunque a perdere una parola, e arrivata alla soglia dell’albergo dove lui alloggiava dovevi restar lì finchè non era certo che fosse andato a letto. E la mattina dopo di nuovo tornarci prima che si alzassero, e seguirli così tutti i giorni finchè non se ne andavano da Venezia. Quella sera per me è stata importante perché ho avuto la prova definitiva che la parola poetica è mille volte più incisiva di quella giornalistica e che ero corroborata a sufficienza,
così è stato quella sera che ho deciso di lasciare dopo 30 anni l’agenzia. Perché nella hall dell’albergo, tra le guardie assonnate e il barman sempre gentile, visto che ero lì a fare il palo, ho sentito che dovevo intervistarlo e che lo avrei fatto in haiku, uno dei miei metri preferiti. Così mi sono messa in disposizione medianica ed è uscita questa intervista (immaginaria) al presidente della Repubblica che stava al piano di sopra. Come scrivevo nel 2000 in ‘Canto dell’Acqua Alta’, io più che poesie scrivo ‘piccoli esercizi di scrittura profetica’. Tre haiku – il secondo, il quinto e il nono – sono stati pubblicati in ‘Haiku, tra meridiani e paralleli’ presentato a Roma il 20 aprile scorso, 2013,
ed è stato così che li ho letti al Museo di Trastevere proprio mentre stavano rieleggendo Napolitano. Appena finito ho ricevuto un sms, lo avevano rieletto: al palo ci era davvero rimasto il presidente. Peccato non averli mai potuti avvertire! Ci ho provato tante volte, ma sono sordi, ascoltano soltanto se stessi o i portaborse e vomitano nei registratori parole che si dissolvono in poche ore.

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