TRASMISSIONI DAL FARO N. 47– A.M.Farabbi: Incontriamo Marina Mazzolani

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Questa volta il faro convoglia la luce nell’officina di un festival, toccando le corde vocali della curatrice Marina Mazzolani, che assieme a Pina Piccolo, ne ha tessuto le trame. Tolta di mezzo ogni abbagliante spettacolarità, ogni sotterraneo mercato di interessi, il significato di tanto lavoro di individuazione e raccolta mira a un altro e alto coinvolgimento. Incontriamo  Marina Mazzolani.

 

1)   Ci racconti come e quando è nato il progetto del festival e chi sono state le persone che lo hanno realizzato.

L’idea di “DDT – Diversi Teatri delle Diversità/Diversi Dirompenti Teatri” nasce nel 2009 e si concretizza per la prima volta nel giugno 2010 come volontà di “occupare” l’area dell’ex istituzione psichiatrica “Osservanza” e i suoi molteplici spazi, al chiuso e all’aperto, con un’iniziativa artistico/culturale annuale continuativa che, partendo dalla dolorosa memoria del luogo e di Imola, “città dei matti”, fosse occasione di incontro ed elaborazione sui temi delle diversità, promuovendo una cultura di inclusione e un nuovo immaginario.

L’idea di “DDT” nasce all’interno dell’Associazione ExtraVagantis, come una delle prime proposte per il territorio, cercando un punto di ancoraggio per le proprie attività di progettazione, in termini di spazi in cui operare e di comunicazione della visione “particolare” che la caratterizza nel panorama del cosiddetto teatro sociale o delle diversità.

ExtraVagantis, nata nel 2008 da un’esperienza di teatro con persone in situazione di handicap e non (2001 – 2008), è ora un gruppo di attori dai diversissimi vissuti, con alcune persone facilmente “catalogabili”, che, assieme, formano un ensemble incatalogabile, per natura interessato a travalicare ogni categoria, a rompere i muri – fuori e dentro di noi – che dividono le persone.

2)   Ci esponga il ritratto del festival.

Ci piace definire “DDT” come festival “anomalo”, anzi, “orgogliosamente anomalo”. DDT” non è una vetrina e non è nemmeno una rassegna: “DDT” è luogo di incontro, scambio, residenza artistica, progettazione culturale. “DDT” è un’opportunità in primo luogo per i teatranti, ma non solo: si pone anche come luogo di contaminazione tra diverse arti. Ambisce ad essere un appuntamento riconosciuto, in primo luogo dal territorio ma non solo, in cui annualmente far confluire o da cui far partire percorsi di produzione artistica, proposte di performance ed azioni collettive.

Un esempio dell’anomalia di “DDT”: alcune produzioni ospiti sono state presentate per più anni di seguito, sperimentandone la ricaduta su pubblici diversi o in contesti diversi, facendo diventare “DDT” un’occasione preziosa per la ricerca di altre compagnie.

3)   Perché avete voluto creare questa identità particolare al festival, tale da scuotere il pubblico con venti (eventi) artistici forti nella loro originalità?

“DDT” corrisponde alla natura di ExtraVagantis e anche a quella del direttore artistico, Marina Mazzolani, caratterizzate da forte inquietudine. La storia di questa ricerca è un continuo misurarsi con il limite, con i limiti. Limiti concettuali, che stabiliscono ad esempio la separatezza tra un certo tipo di teatro e un altro, in una misura di valore che adotta come metro il pregiudizio e l’ignoranza e, così facendo, non riesce a riconoscere il grado straordinario di innovazione che caratterizza alcuni percorsi di ricerca svolti da attori non professionisti, magari assieme a persone emarginate, escluse, svantaggiate, ma anche limiti di spazi, di tempi, di finanziamenti.

Essere viandanti su una strada sempre accidentata, continuare a camminare nonostante il vento contro, è una condizione che alimenta l’inquietudine come pungolo a volgere sempre lo sguardo, a mantenere aperta e vigile la visione, a misurarsi sempre con nuove mete, poiché il viaggio diventa imprescindibile.

In arte e nel teatro l’originalità non è uno scopo, ma il risultato di ogni reale sperimentazione, di ogni autentico percorso di ricerca, anche quando si è all’interno di movimenti artistici di cui si condividono suggestioni, contenuti o metodologie.

Di questo viaggio fa parte il pubblico, che non è dato, non è certo, non è uno. Stiamo a poco a poco “costruendo” i molteplici pubblici delle diversissime proposte di “DDT”: quello distratto delle vie del Centro nei giorni di mercato, quello che si muoverà da casa per raggiungerci, là dove lo inviteremo, quello delle scuole, quello degli studenti di teatro, facendo in modo prima di tutto che di “DDT” si sappia e si tenga conto. Ma siamo coscienti che occorre aver pazienza e non demordere: verrà il tempo dei frutti, e poi dei frutti buoni, che sono tempi diversi da quello della semina.

4)   C’è una reale difficoltà nel reperire i fondi indispensabili?

“DDT” si realizza con un budget chiaramente insufficiente, decisamente impossibile. Questa è un’altra delle “anomalie” di “DDT”: la straordinaria componente di resilienza che lo caratterizza. Anche i limiti di finanziamento sono spunti per ricorrere maggiormente alla creatività, e a questo conseguono idee nuove, spesso basate sulla principale se non unica risorsa delle persone, dei loro talenti non venduti, ma messi a disposizione.

Siamo convinti che la questione dei finanziamenti potrà essere meglio affrontata se si riuscirà a compiere il passaggio tra “DDT” come proposta di un’Associazione, pur se in collaborazione con le Istituzioni pubbliche, a “DDT” come iniziativa stabile e ricorrente del territorio, e quindi a giungere a una sorta di adozione di questa opportunità e di questa idea da parte della comunità in cui è inserita. Ci stiamo muovendo in questo senso: è un movimento lento, che registra un lento successo, ma lo registra.

5)   Che pubblico frequenta le vostre iniziative?

Il nostro pubblico è vario, come sono varie le iniziative: c’è il pubblico degli studenti medi superiori, che chiamiamo appositamente, in teatro o altrove, c’è il pubblico degli interessati al teatro, ma c’è anche il pubblico che andiamo a cercare là dov’è, nelle piazze, nei mercati…

6)   La cittadinanza di Imola come accoglie il festival?

Il festival non è ancora un appuntamento molto conosciuto, almeno non quanto vorremmo: ma il riscontro è positivo, caratterizzato da una gamma estesa di sfumature, dall’affetto alla sorpresa, passando attraverso una sorta di condivisione, a un atteggiamento di solidarietà verso una proposta culturale e artistica che viene percepita come originale, insolita, coraggiosa.

Questa IV edizione lancia la provocazione, in alcune proposte performative, di abbattere il confine tra pubblico e attori e quello della delimitazione dell’area per il pubblico.

7)   Avete un archivio per custodire una documentazione, una testimonianza di alcuni eventi del festival, nel corso degli anni, da mettere a disposizione di turisti e cittadini per tutto l’anno?

Abbiamo un archivio, ma non abbiamo un luogo stabile in cui operare, dove ordinare i nostri materiali di documentazione: questa è una delle note più dolenti, una lunga e tormentata nota che speriamo si trasformi in altro tipo di musica al più presto.

8)   Che significato ha promuovere cultura nel territorio, malgrado la mancanza di fondi?

Che significato ha la semina anche in stagioni non piovose, in terreni aridi, attraverso anni di carestia, di profonda miseria?

9)   Qualche riflessione sul futuro del festival? Qualche idea per migliorarlo?

Ogni anno usciamo dal festival con moltissime riflessioni e molte idee per migliorarlo, che riguardano l’offerta, il rapporto con il pubblico, lo stabilire connessioni, il gettare ponti. Ogni anno tutto questo si traduce in un altro lavoro di un anno, in un paziente (e molte volte impaziente) lavoro di tessitura di una tela di Penelope che viene disfatta di notte e di giorno dalle condizioni avverse, dai nemici, consapevoli o meno, che occupano la Casa, della Cultura, del Teatro, dell’Arte,  facendone scempio. Vedremo quali pensieri saranno prevalenti dopo il prossimo 3 giugno: quelli tracceranno la rotta per la V edizione di “DDT” nel 2014, sempre attorno al 2 giugno, festa della Repubblica.

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Anna Maria Farabbi

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DDT-depliant programma.
tutto il programma di DDT – 2013 in pdf
Qui

2 pensieri su “TRASMISSIONI DAL FARO N. 47– A.M.Farabbi: Incontriamo Marina Mazzolani

  1. Una bella intervista, fornisce un quadro sintetico ma allo stesso tempo approfondisce lo sguardo sul mondo e sul teatro di Marina Mazzolani. Le siamo molto grati per averci inserito nel programma del primo giugno, che in riconoscimento della necessità di abbattere i muri tra teatro e poesia è stata intitolata La Poetica giornata. Ed è una vera commistione di poesia e teatro: a cominciare dal “non proprio” flash mob con i partecipanti che diventano ripetitori martellanti di poesia improntata al cambiamento- coreografia e movimento teatrale -oralità poetica, poi la maratona poetica che si svolge sopra un palcoscenico in piazza, quindi nel pomeriggio la tavola rotonda che vuole approfondire i temi di poesia e impegno civile stimolata dagli interventi di poeti e poete che portano la poesia in contesti diversi, nelle prigioni, tra giovani che attraversano periodi di disagio, nel mondo del giornalismo online, in festival come Il Porto dei Poeti che cercano di coinvolgere nella poesia un’intera cittadinanza comprese le scuole. Si ritorna poi al mondo della poesia attraverso la prima presentazione in assoluta dell’antologia dei 100 thousand poets for change-Bologna- Primo Movimento, un’iniziativa che lo scorso 29 settembre ha visto più di 100 poeti poeti appropriarsi del centro di Bologna per una giornata in contemporanea con altre 800 località sparse per il mondo. La sera la commistione tra poesia e teatro raggiunge un grado ancora più alto con due rappresentazioni teatrali per la regia della poeta/regista Milena Nicolini che dirige la Compagnia Foeminae di Arcoscenico in Vita e poi La morte dice nella mia lingua, basata su La morte dice in dialetto della poeta Anna Maria Farabbi. Perchè abbia un’impatto la giornata richiede la massima partecipazione, vi preghiamo quindi di diffondere la notizia, la locandina sopra e di arrivare numerosi a Imola, nel segno dei cambiamenti necessari e urgenti e di una riflessione su come poeti e i teatranti possono contribuire.
    Pina Piccolo, per 100 Thousand poets for change-Bologna

  2. Scusami Annamaria, c’è una svista nel titolo dell’intervista Marina Mazzolani non Mazzolari… Ci vediamo alla Poetica Giornata

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