Raffaella Terribile: Mario Iral e l’ Anima della Forma

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Anima: parola antica, universale, che nella versione greca “psyché” significa “soffio vitale”, respiro, e che nella forma latina “anima” richiama il vicino “anemos”, “vento”. Anima dunque come forza vitale, tensione all’esistere, movimento, energia continua, divenire.

Forma: ciò che è fisso, stabile, concluso in un’immagine che permane “firma”, cristallizzata. Una forma che chiude, rac-chiude, rap-presenta – fissandola per sempre – l’idea che l’artista di volta in volta libera attraverso l’atto creativo.

Il titolo scelto da Mario Iral per l’esposizione delle sue opere intende cogliere il nesso tra l’idea e la sua precisazione nella concretezza dell’opera: l’atto creativo che conferisce vita alla forma attraverso un soffio vitale, metamorfosi della materia attraverso cui un semplice tronco di cirmolo, di larice, di tiglio, diventa occasione per una riflessione attuale sui temi antichi della vita.

“Abbracciando la sua opera, lo scultore scopre di assomigliare ad una madre che culla il proprio figlio”: così Mario Iral riassume il senso di “Culla”, un’opera del 2009 che celebra la creazione dell’opera come riconoscimento attraverso un abbraccio liberatorio che è agnizione di sé nella forma creata.

Un passare oltre attraverso l’analogia, il cui senso non sta alle spalle della forma, ma nella forma come e-nunciato, come tras-gressione dal nascosto. Così, l’analogia che precede la metafora e la parola-forma che porta fuori il nascosto diventano i due aspetti, anima e forma, di un atto creativo che dischiude lo spazio aperto del significato in una forma che dice ulteriorità, che si fa somma di rinvii.

Con il costante, ritmico ritorno delle onde sulla spiaggia, l’artista ripropone temi, snodi cruciali, in cui di volta in volta il senso si rinnova precisandosi, arricchendosi con un’esperienza che, come un ponte, attraversa gli spazi tra le antinomie, gli opposti, le polarità critiche della vita, ricomponendoli in una visione chiara e bilanciata, dove scompare il dramma e la lacerazione si ricompone.

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Antinomie superate nel dialogo della forma con l’idea, unite per fondersi in un’arché, somma di significati su cui lo scultore lavora instancabilmente attraverso la contrapposizione di forze che animano il legno di tensioni e di emozioni: Eros e Thanatos, Giovane e Vecchio, Femmina e Maschio, Limite e Libertà, Intrecci e Geometrie. Come afferma Mario Iral a proposito di “Abbraccio crestato” (2012): “Una trasformazione corre lungo il corpo come conseguenza di una forte emozione”. E questa vibrazione, l’onda lunga di un brivido che pervade l’artista, increspa la superficie del legno, la corruga, la fa vivere di tensioni sotto la superficie della forma.

Ma anche Classicismo e Modernità, Figurazione e Astrazione si incontrano nel percorso artistico di Mario Iral: “E’ stato laborioso liberarsi del classicismo, ma lo è stato ancor di più liberarsi della modernità”. Prescinde dall’antico e dal moderno ma li comprende entrambi, ponendo l’osservatore a dialogare con figure che ricordano la delicata e fragile bellezza delle donne botticelliane, l’irruente forza di un volto o di un corpo michelangioleschi, e la geometria serrata di poliedri che cristallizzano la forma, libera nell’associazione analogica, complicandola, arricchendola di implicazioni profonde, rilevate dal contrappunto del colore. “L’arte di oggi scopre l’arte di ieri, per la prima volta con ammirazione, senza alcun desiderio distruttivo” (M.Iral, a proposito di “Ritrovamenti”, 2010), “Nella metamorfosi tra figurazione e astrazione si svela la forza e la vivacità del carattere” (“Il carattere”, 2012).

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Dialogo di Anima e Forma, dunque, dove la libertà espressiva si fa strumento per ri-conoscersi, per tornare all’anima attraverso sottili equilibri, simmetrie apparenti, forme che si negano per poi svelarsi in un gioco serrato di rimandi, di richiami, meta-morfosi di stati della materia tra cristallo e natura organica dove ogni volta l’interrogativo si pone e il mistero si svela, l’enigma appare e viene risolto nell’atto liberatorio ed emozionante della creazione artistica come ri-generazione e spazio dell’armonia, di ricomposizione, coincidentia oppositorum. Il paradosso si risolve nella chiarezza, la complessità nella semplicità della forma. L’artista si inchina all’opera, la abbraccia, una vibrazione calda lo pervade: Anima della Forma.

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3 pensieri su “Raffaella Terribile: Mario Iral e l’ Anima della Forma

  1. sono “avvicinamenti” le forme e sono sostanza di vita e sua profondità
    ogni opera porta alla luce un “dentro”, come un luogo dentro un altro luogo, un grande corpo abitato già scritto eppure non sempre “leggibile”, comprensibile
    ogni volta mi interrogo mentre gli occhi guardano e restano fermi, in rispettoso silenzio
    ringrazio Raffaella per la presentazione e per aver condiviso la luce dell’ incontro

  2. Pingback: Mario Iral e l’ Anima della Forma | Elichenuove

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