COMETE PER LA CODA- Inediti brevi di Valeria Serofilli

elisabeth lecourt

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Da  COMETE PER LA CODA- raccolta di racconti inediti brevi per adulti che si sentono ancora bambini

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IN PRIMA ELEMENTARE

                                       “Il bambino è padre dell’uomo

                                        W. Wordsworth, My heart leaps up

Il grembiulino della “scuola dei grandi”

 Scusi per la prima il grembiule è blu? –
Si, azzurro –
Azzurro? Ma allora azzurro o celeste? –
Più chiaro del nero. Nero no, assolutamente –
Lo so! Nero no, ma se non è neanche blu può andar bene un blu tendente al nero?-
Direi piuttosto celeste tendente al nero -.

Il primo giorno di scuola Daniele indossava il suo grembiulino celeste, con la cartella comprata per l’occasione in America da suo padre durante uno dei  numerosi viaggi all’estero.
Non fu molto difficile distinguerlo in una fiumana di grembiulini blu e di enormi zaini (tutti uguali di identico formato anche se dai soggetti più diversi). L’unico con grembiule celeste e cartella.
Anatroccolo fra cigni? Perché poi c’è la componente psicologica da non sottovalutare.
Va a capire che turbe può scatenare in un cervellino infantile l’avere il grembiule diverso dagli altri.
Anzi: grembiule e zaino: più specificatamente, grembiule celeste e cartella, contro un mondo di grembiuli blu e zaini.
Forse la risposta l’avremo tra dieci anni.
O forse la risposta me l’ha data qualche giorno dopo, quando all’uscita dalla scuola si è presentato senza zaino e senza grembiule e alla mia richiesta di spiegazione, con molta non chalance mi ha risposto:
–  la maestra mi ha detto che potevo lasciarli a scuola e io, che sono fesso a non farlo e a portarmi dietro tutto quel peso ? –

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Troppa fantasia

                                                                                              “L’immaginazione è il primo fonte  della felicità umana”
G. Leopardi,  Zibaldone, I, 274

Le mura della classe non erano rivestite da carta da parati ma da infiniti piccoli disegni tutti abbastanza diversi tra loro. E uno completamente diverso dagli altri.
Eppure il tema assegnato dalle maestre era uno solo e uguale per tutti: casa mia in una bella giornata di sole.
– Questo è di Francesco, quest’altro di Matteo, questo di Davide… – tutti per lo più raffiguranti un prato verde, una casa-cubo in perfetta confezione regalo con mura candide e tetto rosso, un sole giallo, un cielo blu con al massimo una nuvoletta ed una rondine.
– Belli. E questo chi l’ha fatto?
– Suo figlio –
Non sapevo se ridere o piangere. Una tela del fiammingo Bosch è sicuramente meno affollata.
La fantasia in lotta con la realtà. E che fantasia!
– Troppa – mi fu detto.
Si. Il sole c’era. E anche la casa. Ma dal tetto al sole svettava una specie di rastrello. – E’ la scala che permette ai mostrini di raggiungere il sole – mi spiegherà in seguito Daniele.
Nel disegno comparivano anche l’albero e il prato. Solo che nel prato c’erano anche funghi e scoiattoli a far baldoria e nel tronco pullulava tutto un microcosmo di gnomi, intenti ad inseguire i passeri che abitavano i rami più alti e l’immancabile Talpa.

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Ne è passato di tempo da quel giorno. Un intero anno scolastico. I mostri nei disegni di mio figlio non ci sono più. Ma proprio ieri un foglio con una grande rosa.
– E’ casa nostra mamma: i petali sono la casa, il gambo è la scala per accedervi, le foglie le camere e le spine la tv in ogni stanza! – Se avesse visto questo disegno, chissà cosa gli avrebbe detto invece la maestra.

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elisabeth lecourt

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Figli della password

                                                                                                                      “I computer sono inutili:
possono solo dare le risposte”

                                                                                                                      Pablo Picasso

Quella mattina la laringite, se impedì a Daniele di andare a scuola, in compenso gli fornì una <chiave di accesso>> molto più gradita: il dominio virtuale della telematica.
Davanti al video, né più né meno nella posizione dell’unica volta in cui aveva lavato i piatti, Daniele sedeva con l’austera convinzione di un pilota nella cabina del proprio velivolo.
Le dita, tanto piccole e nervose per quanto veloci, cliccavano sul mouse percorrendo l’ipertesto in ogni suo meandro. Ecco che eserciti di lancieri iberici contro cavalieri teutonici, si andavano accavallando a draghi e a  pterodattili, in un arabesco ottico tra realtà e iperrealtà. Perché un computer è quasi umano: la sua parte disumana consiste nel fatto che, una volta programmato e messo in funzione, si comporta in maniera perfettamente onesta, spacciando per vere le immagini più fittizie.
Giochi, colori, forme, movimenti conditi da suoni ed onomatopee affollavano la schermo riversandosi nelle cornee curiose e attente del piccolo navigatore raffreddato. Un giorno le macchine riusciranno a risolvere tutti i problemi, ma mai per fortuna nessuna di esse sarà in grado di porne uno.
La gatta, non meno determinata, saltava a ritmo di clic, nell’affannoso e testardo tentativo di afferrare il telematico pterodattilo.
Quando alle otto e trenta mi affacciai nella stanza, incuriosita e attratta da suoni e risolini, mezza vita era già trascorsa: davanti a un video surriscaldato, il non così piccolo Daniele con l’agguerrita gatta mi accolsero <<Mamma, è questa l’ora di alzarsi?>>.

 Valeria Serofilli

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3 pensieri su “COMETE PER LA CODA- Inediti brevi di Valeria Serofilli

  1. deliziosi questi raccontini miniaturizzati di Valeria che sprigionano freschezza e affettuose scintille. Bravissima!
    Grazie a te e grazie a Ferni
    lucetta

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