A.M.Farabbi – NELLA CRUNA DI UNA TESI CON… Bruna Coppolino

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L’opera di Bruna Coppolino ci permette di entrare nel sistema pubblicitario, per cogliere aspetti che in questi anni sono diventati fondamentali da un punto di vista sociale, culturale, linguistico, economico, condizionando i nostri bisogni consumistici.

Tra gli argomenti Bruna Coppolino ha nominato: il profilo del nuovo consumatore, la pubblicità come discorso sociale, il discorso pubblicitario come scenario comunicativo; verso un nuovo linguaggio del consumo.

STORIE PUBBLICITARIE IN CERCA D’AUTORE.
I LINGUAGGI DEL CONSUMO IN TEMPI DI CRISI

Laureanda  Bruna Coppolino

Relatore  Prof.ssa Stefania Scaglione

Università Per Stranieri di Perugia

Facoltà di Lingua e Cultura Italiana

Corso di Laurea Triennale in Tecnica Pubblicitaria

Anno Accademico 2010/2011

1)    Perché questo tuo interesse per la pubblicità?

Si dice che gli unici interessati a lavorare in pubblicità siano coloro che non sanno fare altro nella vita…  (compare qui, nella risposta, uno smile, in questo sito non è ammessa la  simbologia degli emoticon in sostituzione della parola) A parte gli scherzi, mi piace la pubblicità perché mi piacciono le persone: la pubblicità riflette – e nei casi migliori anticipa – umori, gusti, tendenze, storie, abitudini, costumi. Stimola, insomma, ad essere costantemente curiosi.

2)    L’architettura della tua tesi è stata creata da te o tratteggiata dalla tua professoressa?

Ho “condotto” io tutti i lavori per la tesi, ma la prof. è stata un’eccellente editor!

3)    La prima domanda fondamentale che mi sta a cuore è: possiamo considerare la pubblicità figlia del consumismo? Non solo, ma promotrice, generatrice della necessità del consumo fine a sé stessa?

La pubblicità ha senz’altro avuto un ruolo importante nella spinta al consumo in una fase di boom economico in cui, comunque, lo scenario socio-economico stava cambiando radicalmente, a prescindere dalla pubblicità stessa. Dal momento in cui la società dei consumi si è definita come tale, il ruolo della pubblicità ha assunto funzioni diverse: non più motore del consumo, ma ponte tra il prodotto e un consumatore ormai “maturo”. Non più incoraggiare all’acquisto, insomma, ma orientarlo, rendendo il prodotto conosciuto, interessante, divertente, affidabile, utile.

4)    Credi che il linguaggio pubblicitario, attraverso mezzi di comunicazione sempre più sofisticati, aiuti la cultura dei cittadini o piuttosto la orienti, imponendo in modo subdolo desideri, comportamenti, espressioni linguistiche?

Emanuele Pirella, uno dei più grandi copywriter che abbiamo avuto in Italia, diceva già negli anni ’80 che “tra committente ed esecutore le campagne vere le fa la gente, e i pubblicitari hanno il compito di prestare l’orecchio e capire i claim che la gente borbotta, e riscriverli in modo creativo”. Adesso più che mai, anche grazie ai “mezzi di comunicazione sempre più sofisticati” cui lei fa riferimento, il compito della pubblicità è farsi interprete di desideri, comportamenti ed espressioni che, già propri del pubblico di riferimento, abbiano una carica di senso non ancora pienamente esplosa. La pubblicità non ha più il potere di imporre nulla, il rapporto tra emittente e destinatario è perlomeno reciproco, l’uno influenza l’altro e viceversa. È vero, ci sono slogan così fortunati che entrano a far parte del linguaggio comune: ma che differenza c’è rispetto a frasi celebri di film, battute dei comici o stralci di brani musicali?

 5)    Secondo te, la pubblicità non istiga un processo di continua insoddisfazione, proiettando un quotidiano individualistico materialismo?

No, non più. La perenne insoddisfazione è una caratteristica peculiare dell’homo consumens, che è ormai protagonista – direi anche piuttosto consapevole – delle attuali logiche economiche basate sulla produzione che sorreggono i sistemi globalizzati. Il consumo è un fatto identitario e sociale, la pubblicità ne è semplicemente un vettore. Il consumo è un tratto distintivo della società moderna, come lo sono le attuali rappresentazioni del lavoro, delle istituzioni, della famiglia, dei sessi.

 6)    Potresti concepire un mondo occidentale senza pubblicità? O meglio, si potrebbe immaginare un’azienda o una qualunque persona che offra pubblicamente il proprio prodotto, o il proprio lavoro, con onesta trasparenza, narrandolo senza enfasi e luccicanti retoriche?

Direi di no. Ma raccontare la storia di un brand o di un prodotto nel modo più interessante possibile non significa necessariamente raccontarlo in modo enfatico, luccicante o poco trasparente.

7)    Pier Paolo Pasolini indicava il rapporto tra pubblico consumatore e televisione non reciproco: la passività della fruizione condiziona di fatto e determina un ascolto acritico con assorbimento crescente del messaggio. Sei d’accordo?

Sì, sono d’accordo, soprattutto nei casi in cui il messaggio viene venduto come informazione.

8)    Qual è secondo te più efficace: la pubblicità nel settore dei periodici o dei quotidiani, nei manifesti stradali, o attraverso il mezzo radiofonico o televisivo? Perché?

La tv resta un mezzo efficace perché riesce ancora a colpire un target molto ampio e abbastanza definito con relativa facilità, i periodici e i quotidiani molto meno perché l’informazione si sta spostando – per necessità – sul web. In realtà la rivoluzione di Internet sta portando ad un nuovo dominio dei contenuti sulle caratteristiche strutturali di ogni mezzo: una campagna che parli il linguaggio giusto può essere ugualmente efficace su stampa, affissione, tv, web o su media non convenzionali.

9)    Il linguaggio pubblicitario si è più evoluto quando agisce attraverso la televisione o il mondo cartaceo o il mondo radiofonico o in quello dei manifesti? Spiegaci il perché, secondo te.

Si è evoluto insieme ai mezzi di comunicazione: dalla stampa alla tv, dalla tv a internet.

10)   Nella tua tesi non hai narrato la pubblicità progresso, quel tipo di pubblicità che dovrebbe far crescere valori etici e stimolare culturalmente il pubblico.  Perché non hai approfondito questo argomento?

Perché trovo la sfida della comunicazione commerciale molto più interessante dal punto di vista creativo, sociale, economico, culturale.

 11)   Come mai, secondo te, la pubblicità progresso è così rara? Chi la paga?

smile” ( la risposta data è uno smile, come sopra spiegato, in questo sito non è ammessa la  simbologia degli emoticon in sostituzione della parola)

12)  Ti piacerebbe lavorare nel campo pubblicitario? Perché?

Lavoro in comunicazione già da un paio di anni e vorrei continuare a farlo, ammesso che in Italia ci si decida a considerare quello dei “produttori di contenuto” un lavoro come tutti gli altri, e a riconoscere all’industria culturale il ruolo che merita nel sistema produttivo del Paese.

13)   Avresti qualche idea in proposito? In che cosa e dove la pubblicità può ancora evolversi?

Credo che la pubblicità stia imparando, a sue spese, a rivedere i suoi stessi meccanismi. I media, le dinamiche di comunicazione e di consumo, i linguaggi sono cambiati e continuano a cambiare a grandissima velocità. Adeguarsi significa sopravvivere.

14)   In questa crisi economica e culturale internazionale la pubblicità può avere ancora una voce efficace?

Sì, perché in una società da “totalitarismo comunicativo” se non comunichi te stesso sparisci, diventi invisibile.

15)    Avresti un’idea pubblicitaria per carte sensibili affinché aumentino i nostri lettori? Aumentando la quantità e la corposità articolata  dei commenti ai nostri articoli?

Più che una campagna pubblicitaria, comincerei a scrivere articoli SEO friendly, semplificherei il linguaggio, integrerei una presenza sulle piattaforme social e migliorerei il layout per facilitare l’esperienza di navigazione. J Leggo che tra i vostri obiettivi c’è “promuovere la conoscenza, la cultura e la lettura”; a questo proposito, vi rimando ad alcune considerazioni di AnnaMaria Testa http://nuovoeutile.it/campagna-per-la-lettura-poveri-librie-poveri-non-lettori/ 

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4 pensieri su “A.M.Farabbi – NELLA CRUNA DI UNA TESI CON… Bruna Coppolino

  1. Sono piuttosto insoddisfatta dell’accettazione dei contenuti di base da parte della intervistata. Penso che ogni settore sia responsabile di quanto avviene a livello globale anche quando si tratta di comunicazione. Sempre per quanto mi riguarda la pubblicità dovrebbe gestire il suo settore vagliando e gestendo il miglior prodotto, non più sulla base di un consumo, che ritengo illogicamente e ottusamente fine a se stesso, ma del consumo delle risorse, ivi comprese le risorse umane. Tutti siamo chiamati in causa a questo riguardo. Ricordo un bel film visto ormai tanti anni fa, in cui un responsabile del settore pubblicitario, uomo brillante di una grossa ditta americana, veniva ricoverato in una clinica psichiatrica, causa stress da lavoro e lì, proprio lì ritrovava una strada assolutamente impensata e impensabile che ha innescato il vero capovolgimento del senso e del valore di un prodotto e del lavoro del pubblicitario. Poiché ritengo che nulla sia a parte, isolato in un sistema preferenziale, ma tutto ECONOMICAMENTE sia corpo di un solo mondo, anche questo, che ora è a mio parere un “settore settario e ghettizzato” sulla superficie di ogni prodotto, farebbe bene a studiare cosa significhi spreco di risorse e di vite che alle prime sono strettamente collegate. fernanda f.

    I ps: “Ciò che noi chiamiamo progresso scientifico non è nient’altro che l’espansione delle scienze specializzate, le quali si scindono sempre di più e ci rivelano sempre di meno”- Raimund Panikkar
    .
    II ps: “Come funziona la ricerca? Oggi il ricercatore autonomo che ha una grande idea, magari anche di grande interesse sociale, come può accedere ai fondi per la ricerca?” chiese Milena Gabanelli, giornalista, a Giuliano Preparata, fisico teorico: “Praticamente non ha nessuna chance”. “Ma allora sbagliano tutti? Qualcosa di giusto ci sarà?” “No. La scienza, nel corso di questo secolo, è diventata un fatto socio-economico importantissimo, cosa che non era all’inizio di questo secolo […]. Il vero aspetto della scienza, che provoca poi tecnologia, è che è filosofia naturale, è investigazione della natura e io spesso dico ai miei studenti che l’investigazione della natura, la ricerca scientifica non può essere una carriera, deve essere una sorta di missione. Perché se uno ha in mente la carriera ha in mente altre cose per cui, giustamente, se una cosa dà fastidio ai grandi poteri non si fa”.

  2. Sono completamente d’accordo con l’intervento di Fernanda. Ognuno di noi ha il dovere di assumersi precise responsabilità nell’ambito professionale di sua competenza e, in quanto cittadino ed essere pensante, conservare un atteggiamento critico nei confronti di tutto quello che costituisce o influenza il proprio stare dentro la comunità.
    Temo che attualmente la pubblicità veicoli bisogni indotti che, nei fatti, gravano su quelle parti dell’umanità e del pianeta che vengono sfruttati e, appunto, consumati. Mi lascia basito la risposta dell’intervistata circa la cosiddetta “pubblicità-progresso”.

  3. Pingback: TRASMISSIONI DAL FARO N. 47 – A.M.Farabbi: ATTORNO E DENTRO LA PUBBLICITA’- Intervista a Roberto Caselli | CARTESENSIBILI

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