GROUNDUNDERTHIRTY- Veevera: LE CITTA’ DEL FUTURO SONO ISOLE MIGRANTI AUTOSUFFICIENTI

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L’architetto belga che le ha progettate le chiama ‘Lilypad’ cities’, isolette artificiali ecologiche che ospitano città in miniatura. Saranno i ‘rifugi climatici’ del futuro, quando il livello delle acque si alzerà di 88 cm, e non oltre il 2100 molte isole del Pacifico rischieranno di scomparire.
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 Le Lylipad, spiega Vincent Callebaut al Dailymail, rappresentano una soluzione affascinante e per ora soltanto immaginaria: costruite attorno ad un lago che raccoglie e trasforma l’acqua piovana, non sono ferme ma si muovono seguendo le correnti oceaniche e le maree.
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All’interno delle isole dei cambiamenti climatici, l’architetto belga colloca tre spiagge e persino una piccola catena montuosa, per consentire agli abitanti, messi in salvo dai capricci dei mari, di cambiare scenario e passare dalla sabbia ai boschi.
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isola

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Ma non finisce qui, Callebaut prevede un sistema di alimentazione elettrica da fonti completamente pulite e rinnovabili: con centrali solari, termiche, eoliche e originate dalle maree. A vedere il disegno c’è da restare senza parole: simili a dischi volanti, le colorate Lilypad esploreranno i mari galleggiando come pioniere degli oceani.

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Ciò a cui penso, guardando queste meraviglie, è un insieme di strutture aggregabili ma anche esportabili, come le case tende dei nomadi, perché questo è lo spazio da vivere: la terra gli oceni o il cielo. Fino ad oggi ci si è tenuti sempre raso terra, e la migrazione è stata fatta con grandi sprechi derivati dalla proprietà e dal mantenimento di questa mentre servirebbe non restare più legati a questo metodo d’uso contraffatto da false idee di proprietà. La vita si vive alla giornata e ciò che resta da fare è costruire futuro per dare giorni, e poi ancora altri giorni… a tutta la comunità umana e non solo, ma a tutto l’ecosistema di cui dovremmo essere per davvero parte integrata ed integra.

Ma non è finita! In Sud Korea la città del futuro si chiama Gwanggyo e nemmeno questa è l’ultima spiaggia!

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E’ Gwanggyo la città del futuro, in Sud Korea, disegnata dallo studio olandese MVRDV. Il progetto, che ha vinto la competizione per la realizzazione del centro metropolitano, prevede la costruzione di impianti a torre ricoperti di giardini e spazi verdi. Il tutto per soddisfare l’alta densità urbana e i futuri sviluppi del “Power Centre”. La città autosostenibile, di 77mila abitanti, a 37 Km a sud di Seoul, disporrà di 200,000 mq di appartamenti, 48,000 mq di uffici, 200,000 mq di piazze con piccoli centri commerciali, musei e aree dedicate alle attività culturali e 200,000 mq di parcheggio. Sulle terrazze e sui tetti, giardini e aiuole creeranno un parco naturale sovrastante il centro urbano, per migliorare le condizioni della qualità dell’aria.

Che cosa ve ne pare?

Veevera

RIFERIMENTO IN RETE:

http://blog.libero.it/VitaNelFuturo/5825497.html

http://www.viaggidiarchitettura.it/news/archivio-news/dettaglio-articolo/articolo/la-citta-del-futuro-in-sud-korea-gwanggyo/

3 Comments

  1. Le città galleggianti e migranti di Callebaut non solo recuperano il lato migrante che contraddistingue noi esseri umani, ma anche l’attrazione per il bello in noi connaturata e le nostre origini acquatico-marine; riflettendo sul bellissimo post ho pensato che tali città esigeranno rapporti economico-sociali basati sulla solidarietà e sulla collaborazione tra gli individui, un modo radicalmente rinnovato di stare con gli altri e di stare nell’ambiente.
    Grazie per questo squarcio positivo sul futuro (visto che il nostro presente è spesso così angosciante).

  2. Le idee degli architetti hanno spesso incrementato i racconti di fantascienza e viceversa la seconda ha contaminato la prima. Penso che il costo elevato di queste costruzioni debba essere messo a conguaglio con le dispersioni che oggi, in terra, si effettuano con grave dispendio di vite, non solo umane, ma di esseri che aiutano gli umani a vivere e sostentarsi. Serve un riesame profondo di quanto significhi relazione, non solo desiderio. ferni

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