Anna Raffaella Belpiede: riflessioni e attraversamenti del Libro delle Laudi di Patrizia Valduga

Juan Romero

Juan Romero (10)

..

La tua Milano, amore, fa paura
e mi tratta da esule e sbandita.

E in casa nostra ogni nostra cosa
mi guarda male, come risentita.

Ogni cosa ti chiama, ti reclama,
e mi lascia cosí, sola e spaurita.

E tutto il tempo testimonia il tempo
del dolore indiviso della vita.

E in tutto il tempo trovo tregua il tempo
che ti sto accanto, anima ferita.

.

Ho finalmente letto il “ Libro delle laudi” di Patrizia Valduga.
E’ una raccolta di profonda, dolce, e straziante preghiera. Un opera dolente ma anche un inno all’amore, alla forza salvifica e purificatrice che l’amore può contenere. Un moto oblativo verso il suo compagno, il poeta Giovanni Raboni, la cui “pietà”, umanità, il cui amore, sono entrati nel profondo delle viscere di questa donna, vittima della violenza di questo mondo, trasformandole la vita. Nella raccolta si possono cogliere tre tappe, una prima tappa dove tocca i temi della malattia del compagno, del dolore, della paura della sua morte: “Scritte durante la malattia del compagno, queste prime poesie sono preghiere e invocazioni di una donna che non vuole essere lasciata, che tenta disperatamente di tenere a sé l’amato, che offre e contratta con chi se lo sta portando via…” Che tenta di fare, del suo dolore, un dolore collettivo e comprensibile, : «Signore della morte e della vita, / nessuno più di lui merita vita. // Signore di ogni tempo e di ogni vita, / per la sua vita ti dò la mia vita»..«Mio Dio, mio Dio, Signore dell’amore, / leva la notte agli occhi del mio amore».
Io sempre al limitare del mio niente/ti ho esasperato, ti ho fatto ammalare./Ti ho sperperato i battiti del cuore/per far battere il mio senza tremare./E il tuo amore per me forse è finito, /mentre il mio è ancora tutto da fare./Amore caro, amore malamente,/sono guarita. Vuoi ricominciare?
Una seconda tappa dove “..biografia, psicologia e letteratura danno forma a una sorprendente autoanalisi che è insieme meditazione e rivelazione (Venite, endecasillabi, venite! | Cercate ancora diligentemente… | La ragione si trova ragionando: | razzolate il recinto della mente!)..”1
«Forse dovrei imparare a separare…/Ma tutto è unito… sono tutta unita…// sostanza e tempo sono inseparabili,/come misura e moto, organo e vita…// Avessi mani sopra tutto il corpo/e labbra sulla punta delle dita/ o fossi straripante come i fiumi…// inonderei di ferita in ferita/ la vita che mi sfugge volteggiando/sopra l’infanzia mai finita…//».
Mi ha colpito la capacità che ha avuta questa grande poeta di attraversare in così poche pagine il filo della sua vita dolorosa, mantenendo uno stile poetico formale ineccepibile.
Capisco perché il poeta Zanzotto, in un’ intervista, abbia lodato particolarmente la Valduga, che creando al più alto livello del codice poetico, ha tolto i veli delle pieghe dolorose della vita e del sesso, mettendo in versi ciò che quotidianamente nelle nostre vite nascondiamo all’occhio esterno. In effetti, come ha affermato Zanzotto, Patrizia Valduga è una grande poeta ma anche una donna di grande coraggio. Il libro delle laudi è una massima espressione del taumaturgico che una storia d’amore può produrre ma contiene anche, nella sua ultima tappa, un’ invettiva “politica” della poeta sull’impoverimento culturale della letteratura attuale, che Valduga definisce come fenomeno mediatico manipolato dai giornalisti che fanno della critica una infamia e che hanno il potere di “nominare” poeta chicchessia. (Tutto è prostituzione trionfante, | e ripugnante oltre ogni misura. | Ehi, direttori! io vi denuncio | per vilipendio della letteratura).” Quest’ultima tappa può essere anche interpretata come un ritorno di Patrizia Valduga, dopo 8 anni di doloroso silenzio, un suo riaprirsi al mondo.
La poeta erotica”, come lei stessa si definisce ironicamente, dopo anni di silenzio ci rende un’opera di grande valore poetico e umano.
“Sulle pagine della breve raccolta – quarantacinque poesie – predomina il bianco del foglio sull’inchiostro. Pochi distici, inframmezzati da molti spazi bianchi, che spesso superano la misura dell’endecasillabo ma non hanno un metro canonico. Ricordano il Cantico delle creature di San Francesco perché il ritmo predomina sul verso, puntando accenti e cesure in posizioni non canoniche ma neppure casuali: «Mio Dio, mio Dio, Signore dell’amore, / leva la notte agli occhi del mio amore». Le rime servono da collante tra i versi finali dei distici di una sola poesia: «Tu ci sei, Giovanni, e non ci sei, / e mi tieni davanti alla paura. / Non posso più scappare da me stessa: / mi scova ovunque la tua luce pura».”1

Anna Raffaella Belpiede

.

Patrizia Valduga, Libro delle Laudi , Enaudi, Collezioni di poesia

RIFERIMENTO IN RETE:

http://www.lietocolle.info/upload/una_lettura_del_libro_delle_laudi_di_patrizia_valduga.pdf

2 Comments

  1. La poeta erotica e’ stata la mia mentore da adolescente e regalavo le sue poesie ai miei amori. O i miei amori erano nelle sue poesie ?!?

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