Attenti! State attenti! Noi siamo GLI UOMINI OMBRA! – Primo incontro

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Andrew Wyeth ice pool

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Attraverso la collaborazione inestimabile di Nadia Bizzotto,  che effettua come volontaria il Servizio Carcere all’interno dell’ Ass. Comunità Papa Giovanni XXIII, tutor e  amica di Carmelo Musumeci, per lui tiene il sito e i contatti di posta via e-mail, si apre una comunicazione tra Cartesensibili e l’interno del  penitenziario, con quegli uomini che si definiscono uomini ombra ma che quasi sicuramente sono le ombre delle nostre inspiegate paure. Avevamo già annunciato questa nostra volontà, questo obiettivo partiva da un precedente percorso all’interno del carcere di San Vittore  e più precisamente dall’ esperienza di una nostra collaboratrice, Anna Maria Farabbi, con le ergastolane di quel carcere. Finalmente ci è ora possibile, grazie  appunto all’intermediazione di Nadia Bizzotto,   rendere accessibile anche alle persone recluse, soprattutto agli ergastolani/e ostativi, il nostro spazio di relazione con tutti coloro che non sanno, qui fuori, e tanto meno si rendono conto di cosa significhi questa “punizione senza fine” e le modalità con cui viene somministrata la pena, le condizioni in cui vivono queste persone, quanto sia il carico che questi esseri umani devono portare senza avere mai nemmeno un filo di speranza, perché a questo le obbliga  la legge: a pensare che non ci sia mai fine alla pena. Il nostro ospite, Carmelo Musumeci, che apre questo rapporto con il luogo inaccessibile della casa di reclusione, e che ci invierà i suoi testi  (a puntate come lui dice) ci spiegherà in questa “apertura” cosa significa Ergastolo ostativo, da cosa derivi. Musumeci, tra l’altro, laureato in giurisprudenza, si batte da lungo tempo per una revisione da parte dei magistrati di questo provvedimento legislativo, per rendere gli OSTATIVI reclusi alla pari degli altri ergastolani e quindi con possibilità di ricevere una grazia, una amnistia, una speranza per vivere.
Il valore dei suoi scritti è dato dalla lucidità e dal rigore delle parole e delle riflessioni, che convivono in semplicità, ma non con superficialità,  in stretta relazione tra loro, all’interno dell’esiguo spazio della cella ma  si dilatano e allagano, dell’ emozione che sanno innescare,  l’ ampiezza dell’anima, che non rimane perciò chiusa, reclusa  in alcuna misura, in alcuna ristretta dimensione che le tenga preclusa l’interezza di cui è composta, sempre.

fernanda ferraresso

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Giorno e notte di un uomo ombra

 Carmelo Musumeci

 

La situazione dei detenuti nelle carceri italiane è spesso una realtà che ci umilia in Europa e ci allarma per la sofferenza quotidiana di migliaia di esseri umani in condizioni che definire disumane è un eufemismo. C’è un abisso fra questa realtà e il dettato costituzionale.

(Giorgio Napolitano, 28/07/2011)

Chi sono:

Sono un “uomo ombra”, così gli ergastolani ostativi a qualsiasi beneficio penitenziario si chiamano fra di loro.

Sono un “cattivo e colpevole per sempre”, destinato a morire in carcere se al mio posto in cella non ci metto qualcun altro.

Sono in carcere interrottamente da ventidue anni, solo una volta, nel maggio 2011,  mi è stato concesso un permesso di necessità di undici ore, per andare a laurearmi da uomo libero.

Sono entrato in carcere con la quinta elementare, ho conseguito la terza media, mi sono diplomato, mi sono laureato in Scienze Giuridiche da autodidatta e l’anno scorso ho conseguito la qualifica accademica di Dottore Magistrale.

Sono un condannato alla “Pena di Morte Viva”, così gli uomini ombra chiamano la pena dell’ergastolo ostativo.

Che cos’è la “Pena di Morte Viva”?

La “Pena di Morte Viva” esclude completamente ogni speranza di reinserimento sociale ed è peggio, più dolorosa e più lunga, della pena di morte, perché è una pena di morte al rallentatore, che ti ammazza, lasciandoti vivo, tutti i giorni, sempre un pochino di più.

Pochi sanno che in Italia ci sono giovani ergastolani ostativi che al momento del loro arresto erano adolescenti, che invecchieranno e moriranno in carcere e che solo in Italia esiste la pena dell’ergastolo ostativo: una pena che non finirà mai se non collabori con la giustizia.

Pochi sanno che la pena dell’ergastolo ostativo va contro la legge di Dio e degli uomini, contro l’articolo 27 della Costituzione, “Le pene devono tendere alla rieducazione”, e della Convenzione della Corte europea.

Pochi sanno che in Italia i tipi di ergastolo sono due: quello normale, che manca di umanità, ma ti lascia almeno una speranza, poi c’è quello ostativo, che ti condanna a morte facendoti restare vivo, senza nessuna speranza se non collabori con la giustizia: se parli esci, altrimenti stai dentro, come ai tempi del Medio Evo.

Eppure la non collaborazione dovrebbe essere una scelta intima, un diritto personalissimo e inviolabile, e non dovrebbe assolutamente portare conseguenze penali (o di trattamento) così gravi e perenni.

La non collaborazione dovrebbe essere una scelta morale e non dovrebbe essere punita con una conseguenza penale così grande e smisurata per un ergastolano ostativo, a tal punto che sembra che la non collaborazione sia ancora più grave del reato commesso.

La non collaborazione dovrebbe essere rispettata perché è una vera e propria obiezione di coscienza che nasce dalle proprie convinzioni  morali, religiose o di protezione dei propri familiari.

Non dovrebbe essere la scelta collaborativa l’indice di pentimento o di pericolosità sociale di una persona, perché la collaborazione è una scelta processuale, mentre il pentimento è uno stato interiore che può prescindere dalla collaborazione.

E poi a chi servirebbe la collaborazione, nel mio caso, dopo ventuno anni di carcere, quando tutti i propri computati dell’associazione hanno scontato la loro pena e solo io, unico condannato all’ergastolo, sono ancora detenuto?

Cos’è l’ergastolo ostativo?

È una pena senza fine che in base all’art. 4 bis dell’Ordinamento Penitenziario, con Legge 356/92, nega ogni misura alternativa al carcere e ogni beneficio penitenziario a chi è stato condannato per reati associativi. Ed evidenzia un trattamento discriminatorio fra ergastolano ordinario e quello ostativo poiché il primo può usufruire di un’interpretazione orientata della legge penitenziaria al recupero sociale, cui l’intera normativa penitenziaria è ispirata, l’altro invece è privo di qualsiasi prospettiva di recuperare la propria libertà, ledendo palesemente la dignità della persona,  contrariamente ai principi fondamentali della Costituzione italiana.

Per meglio comprendere la questione bisogna avere presente la legge 356/92, che introduce nel sistema di esecuzione  delle pene detentive una sorta di doppio binario, nel senso che, per taluni delitti ritenuti di particolare allarme sociale, il legislatore ha previsto un regime speciale, che si risolve nell’escludere dal trattamento extramurario i condannati, a meno che questi non collaborino con la giustizia: per questo motivo molti ergastolani non possono godere di alcun beneficio penitenziario e di fatto sono condannati a morire in carcere.

Pochi sanno che l’ergastolano del passato, pur sottoposto alla tortura dell’incertezza, ha sempre avuto una speranza di non morire in carcere e che ora questa probabilità non esiste neppure più.

Dal 1992 nasce l’ergastolo ostativo, ritorna la pena perpetua, o meglio la “Pena di Morte Viva”.

L’ergastolo ostativo è stare in carcere per tutta la vita, è una pena che viene data a chi ha fatto parte di un’associazione a delinquere e che ha partecipato a vario titolo a un omicidio, dall’esecutore materiale all’ultimo favoreggiatore.

Ostativo vuoi dire che è negato ogni beneficio penitenziario: permessi premio, semilibertà, liberazione condizionale, a meno che non si collabori con la giustizia per l’arresto di altre persone.

La collaborazione però permette di uscire dal carcere, ma non prova affatto il pentimento interiore della persona, perché in realtà sono gli anni di carcere, nella riflessione e nella sofferenza, che portano ad una revisione sugli errori del passato.

Il Dott. Paolo Canevelli, Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Perugia ha rilasciato questa dichiarazione:

(…) Per finire, e qui mi allaccio ai progetti di riforma del Codice penale, non so se i tempi sono maturi, ma anche una riflessione sull’ergastolo forse bisognerà pur farla, perché l’ergastolo, è vero che ha all’interno dell’ Ordinamento dei correttivi possibili, con le misure come la liberazione condizionale e altro, ma ci sono moltissimi detenuti oggi in Italia che prendono l’ergastolo, tutti per reati ostativi, e sono praticamente persone condannate a morire in carcere.

Anche su questo, forse, una qualche iniziativa cauta di apertura credo che vada presa, perché non possiamo, in un sistema costituzionale che prevede la rieducazione, che prevede il divieto di trattamenti contrari al senso di umanità, lasciare questa pena perpetua, che per certe categorie di autori di reato e assolutamente certa, nel senso che non ci sono spazi possibili per diverse vie di uscita. (Roma 28 maggio 2010, intervento al Convegno Carceri 2010: il limite penale ed il senso di umanità.)

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Pensieri e vita di un uomo ombra,

 di giorno e di notte.

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A volte per tentare di vivere devi saper morire.
Ed io inizio a morire appena mi sveglio al mattino.
Normalmente mi sveglio all’alba.
Non mi alzo subito.
Sto un po’ abbracciato con il mio cuore.
E di prima mattina inizio a parlargli:

-Buongiorno!

La mia tristezza la capisco.

-Giorno!

E la accetto.

-Hai dormito bene?

Non riesco però a sopportare la sua.

-Male!

Per questo tento di ingannarlo, per cercare di nascondergli la mia sofferenza.

-E tu?

E’ però difficile, perché puoi mentire a te stesso, ma è più arduo farlo al tuo cuore.

-Anch’io.

Io però ci provò lo stesso.
Spesso un uomo ombra in carcere è troppo impegnato a sopravvivere.

-Come possiamo dormire bene se dobbiamo vivere nel presente e nel passato per sempre?

E non ha tempo di pensare al male che ha fatto.

-Inutile che ti danni l’anima perché non puoi farci niente.

Piuttosto pensa sempre al male che riceve dai buoni, tutti i giorni.

-La nostra situazione può solo peggiorare.

All’improvviso,quasi per smettere di pensare, mi alzo di scatto dalla branda.

-Non può cambiare.

E inizio la mia giornata da uomo ombra.
Accendo la televisione.
Ascolto il primo telegiornale del giorno.
Bevo un bicchiere d’acqua.
Mangio una mela.
Metto la caffettiera sul fornellino.
Bevo il caffè.
Faccio i miei bisogni.
E inizio a lavarmi i denti.
La barba me la faccio ogni tre giorni.
Faccio le pulizie in cella.
Intanto si sono fatte le sette del mattino.

-Perché lotti? Tanto non potrai mai vincere contro la “Pena di Morte Viva”.

Il mio cuore mi ricorda sempre le solite cose.

-Ti conviene arrenderti perché non potrai mai diventare l’uomo che hai sempre sognato di essere, non hai neppure più tempo e soprattutto non hai un fine pena.

Le guardie iniziano ad aprire i blindati delle celle.

-Rassegnati a essere l’uomo che appari perché per la legge sarai  cattivo e colpevole per sempre non potrai migliorare ed essere un uomo diverso.

Noto che la sera il blindato rimbomba di felicità mentre il mattino scricchiola come se facesse più fatica ad aprirsi che a chiudersi, ma rispondo al mio cuore:

-No! Non mi arrenderò mai.

Ogni volta che le guardie mi chiudono il blindato in faccia provo un brivido di paura nella schiena, invece quando me lo aprono provo sollievo ed è come se mi aprissero la mia cassa da morto.

-Io lotto perché a differenza dei miei compagni non aspetto che arrivi il mio futuro, perché so che non ne ho uno se non lotto per crearmelo.

 Mentre aspetto l’apertura dei cancelli alle otto e mezzo per andare a lavorare, inizio a parlare di nuovo con il mio cuore:

-Nessuno dovrebbe essere colpevole per sempre.

E passeggio dentro la cella.

-La cosa peggiore per un uomo ombra è continuare a vivere, eppure, non si sa per quale mistero, lo facciamo lo stesso.

Avanti e indietro.

E non è vero che lo facciamo per le persone a cui vogliamo bene, perché con il passare degli anni diventiamo un peso anche per loro.

Indietro e avanti .

-L’unica pena che potrebbe davvero cambiare le persone è quella di amarle perché l’amore è la migliore delle medicine per far guarire i cattivi.

Tre passi avanti.

-Peccato che i buoni non conoscano questa medicina.

Tre indietro.
E osservo la mia cella, dove vivo da cinque anni.
C’è poco: una branda murata al pavimento, un tavolino, uno sgabello e un paio di stipetti attaccati alle pareti.
E poi tanti sorrisi dalle foto nei muri dei miei nipotini.
Le pareti sono grigie.
Odorano di muffa, umidità e di cemento armato.
Invece le sbarre della finestra, il cancello e il blindato, puzzano di ferro.
Il soffitto è giallo, il colore della nicotina.
Faccio il bibliotecario.
Alle nove vado a lavorare.
La Biblioteca è il posto più bello del carcere perché è il luogo dove mi sento più libero, lì leggo e scrivo.
I libri che leggo mi servono per segare le sbarre della mia finestra, quelli che scrivo per scavalcare il muro di cinta.
Leggo molto perché i libri  servono per imparare ad amare anche i cattivi, perché alcuni spiegano perché le persone sbagliano.
Leggo per fare continuare a battere il mio cuore.
A mezzogiorno ritorno dalla biblioteca in cella.
Faccio un pasto frugale.
Leggo i giornali.
A volte vado all’aria a fare quattro passi.
Spesso invece rimango in cella.
Approfitto degli studi fatti in giurisprudenza per fare un po’ di istanze ai miei compagni.
Poi aspetto che passi la guardia che distribuisce la posta.
Accendo la radiolina.
Ascolto un po’ di musica.
E inizio subito a rispondere alle numerose lettere che ricevo.
Alle sei e un quarto chiudono i cancelli.
E non potrò più uscire dalla cella fino all’indomani mattina.
Pochi sanno che quando qualcuno gira la chiave di una serratura di un cancello in una cella è come se girasse un coltello nel cuore di un
prigioniero.
Accosto il blindato per avere un po’ d’intimità.
In carcere siamo circondati da tante persone, ma in realtà spesso siamo soli con noi stessi perché la solitudine è la nostra unica compagnia.
Inizio a cucinarmi qualcosa perché quello che passa l’amministrazione è insufficiente e immangiabile.
Poi accendo la televisione per ascoltare i telegiornali, per sapere cosa accade nel mondo dei vivi e  dei buoni.
Se non c’è niente d’interessante, spengo presto la televisione e mi metto a leggere, a scrivere e a  parlare con il mio cuore.

L’uomo ombra aspetta per niente, perché attende un fine pena che non arriverà mai.

In questo periodo sto finendo di scrivere uno dei miei tanti romanzi, che spero un giorno di pubblicare, dal titolo “La Belva della cella 154”.

E aspettare per nulla uccide il cuore di qualsiasi  uomo.

Scrivo, fra l’altro, come li chiamo io, racconti “noir sociali carcerari”, per attirare l’attenzione sulle carceri e sulle numerosi morti che accadono dentro le loro mura.
Intanto si fanno le undici di sera.

Ci siamo…

Il mio cuore mi avvisa, come fa tutte le sere:

-Un’altra notte da ergastolano…

E dal fondo del corridoio sento che stanno iniziando a chiudere i blindati.

-Non fare come al solito…

Tutte le volte che vedo che mi chiudono il blindato provo una stretta che mi gela il cuore.

-Cerca di addormentarti subito, perché ti avviso che non ho voglia di confortarti.

Odio il rumore del ferro.

-Lo so…

La chiave che gira nella serratura.

-La giustizia per essere giusta dovrebbe portare al perdono sociale…

E il rumore del metallo sul metallo.

-E tu mi domandi come fa una pena ad essere giusta se non finisce mai?

Spengo la luce.

-Non so rispondere a questa domanda e neppure a che cosa e a chi serva una pena a vita.

Mi metto a letto.

-Io sono solo un povero cuore che mi tocca di battere nel petto di un uomo ombra.

Di notte ci si accorge di più di quanto si è infelici.

-Purtroppo i buoni fanno finta di non sapere che quando chiudono qualcuno in carcere lo imprigionano nell’odio.

Soli.

-Lo so…

E smarriti.

-La morte non è la cosa peggiore che può capitare a una persona.

La notte è l’ora del dolore.

-L’ergastolo ostativo è più doloroso e dura più della morte.

Ed è il momento più brutto della giornata.

-Il perdono sarebbe la peggiore ma più efficace condanna, perché ha il potere di farti uscire interiormente il senso di colpa che ti fa autopunire.

Dei sogni persi.

-Invece l’odio sociale di una pena che non finisce mai ti fa sentire assolto di tutti i crimini che hai commesso perché gli altri ti sembrano criminali come te.

E del buio.
Quando non riesco a dormire subito, mi alzo dalla branda.
Accendo la luce.
Nello stesso momento parlo a voce alta al mio cuore.

-Siamo solo ombre che continuiamo a respirare.

E inizio a passeggiare.

-Per molti uomini ombra la morte è una scorciatoia, per questo i buoni ci vogliono far vivere.

Un passo, prima uno, poi l’altro.

-La cosa peggior da sopportare per un uomo ombra è di essere un sepolto vivo.

Un giorno dietro l’altro.

-E che non può morire…

Un passo, un altro, un altro ancora, uno dietro l’altro.

Né vivere…

Da un muro all’altro, da una parte all’altra, su e giù per la vita, giù e su per la morte, verso il nulla.

-Può solo respirare.

Un giorno dopo l’altro.
Ogni tanto mi affaccio dalle sbarre della finestra.
Per vedere se nel cielo ci sono le stelle.
E se c’è la luna.
Spesso afferro le sbarre con le mani.
Le stringo con tutta la mia forza per vedere se riesco a spezzarle.
Non ci riesco e allora ritorno nella branda.
Intanto s’è fatta mezzanotte e dico le ultime parole al mio cuore.

-Sogna anche per me un fine pena e per una volta accontentami…

Ogni ora passa la guardia a controllare, per sapere se siamo vivi, se siamo morti, o se siamo scappati.

-Questa notte smetti di battere, perché solo tu mi puoi dare la libertà, perché domani inizierà tutto da capo.

Incomincio a sentire i passi della guardia molto prima che arrivi davanti al mio blindato.

-E sarà peggiore di oggi…

Spesso faccio finta di dormire, ma con gli occhi socchiusi la vedo aprire lo spioncino e dopo qualche secondo richiuderlo.

-Ed io vorrei tanto non esserci.

Poi mi addormento perché non posso fare altro.

 

 Carmelo Musumeci- inedito

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RIFERIMENTI IN RETE:

http://www.carmelomusumeci.com/

http://www.ristretti.org/Gli-uomini-ombra-rispondono/risposte-alle-domande-della-psicologa-della-casa-di-reclusione-di-padova

http://urladalsilenzio.wordpress.com/2011/10/20/gli-uomini-ombra-di-carmelo-musumeci-2/

1 Comment

  1. Grazie per la qualità dell’articolo, per la nascita di questa collaborazione e la luce che lascia intravedere, per le testimonianze nascoste nell’ombra colme di un’umanità spesso perduta. Paradossale, si toglie e si ritrova umanità.

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