PEDRO SALINAS – La voce a te dovuta

catrin welz  stein

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Leggere Salinas, ascoltare la voce che in lui si fa portavoce delle mille e più cause indette da amore, e le vittorie e sconfitte subite per cui si ama è, alla fine, sintetizzarne una, che egli stesso descrive e fa luce sulla condizione di chi sente questa forza che si autodichiara, in un presente che non sente ragioni, che non prova vergogna mostrandosi nudo, senza protezione nell’atto di amare, di chi-amare l’amato amore e la via ardua, che sempre si percorre e ci attraversa. Ne La voce a te dovuta Pedro Salinas organizza la sostanza del soggetto, che è la parte cospicua di ciò che è nostro corpo, che spesso non si vuole registrare tra gli atti dell’essere ma appartiene ad amore e ne è la condizione più critica e allo stesso tempo netta, decisiva, tagliente. Scrive Salinas:

«Non voglio che ti allontani, dolore, ultima forma di amare. Io mi sento vivere quando tu mi fai male non in te, nè qui, più oltre: sulla terra, nell’anno da dove tu vieni, nell’amore con lei e tutto ciò che fu. […] La tua verità mi assicura che niente fu menzogna. E fino a quando ti potrò sentire, sarai per me, dolore, la prova di un’altra vita in cui non mi dolevi. La grande prova, lontano, che è esistita, che esiste, che mi ha amato, sì, che la sto amando ancora»

La voce a te dovuta raccoglie tracce e mai risoluzioni di percorsi, non fa meta se non nel percorrere ancora e ancora, sempre nuovo e vivo il tema d’amore e cercando, guardando quale sia il senso dell’amore, meglio ancora dell’amare, che si esprime in ogni attimo della vita in una gestualità spesso non vista, non ascoltata, non letta con la cura dovuta, perché tutto corre dentro la sostanza di amore ma non costruisce porte e barriere, sempre si resta all’oscuro di quel qualcosa che lo trascende e non si ferma ai sottili setacci della logica.
Ogni domanda è alla fine la domanda a sé dovuta come anche  le risposte sono la ricerca che si matura in se stessi, in qualche modo superando la forma della donna amata e facendosi l’essere che (sì) ama, l’altro sé, il tu che è tutta l’umanità nel corpo stesso della  donna amata , desiderata, incontrata, conosciuta.

fernada ferraresso

catrin welz  stein

Catrin Welz  Stein-The Art of Seduction

.

Da Lavoce a te dovuta, di Pedro salinas

[I]

Tu vivi sempre nei tuoi atti,
con la punta delle dita
sfiori il mondo, gli strappi
aurore, trionfi, colori,
allegrie: è la tua musica.
La vita è ciò che tu suoni.


Dai tuoi occhi solamente
emana la luce che guida
i tuoi passi. Cammini
fra ciò che vedi. Soltanto. […]

E mai ti sei sbagliata,
solo una volta, una notte
che t’invaghisti di un’ombra
– l’unica che ti è piaciuta -.
Un’ombra pareva.
E volesti abbracciarla.
Ed ero io.

[IV]
Se mi chiamassi, sì,
se mi chiamassi!
Io lascerei tutto,
tutto io getterei:
i prezzi, i cataloghi,
l’azzurro dell’oceano sulle carte,
i giorni e le loro notti,
i telegrammi vecchi
e un amore.
Tu, che non sei il mio amore,
se mi chiamassi!

E ancora attendo la tua voce:
giù per i telescopi, da una stella
attraverso specchi e gallerie di anni bisestili
può venire. Non so da dove.
Dal prodigio, sempre.
Perché se tu mi chiami
sarà da un miracolo,
ignoto, senza vederlo.

[VIII]
E improvvisa, inattesa,
fortuita, l’allegria.
Da sola, perché volle, é venuta. […]
Così dono a sorpresa,
che non posso credere che sia per me.
Mi guardo intorno, cerco.
Di chi sarà? […]
Ma non importa, ormai.
Sta con me, mi trascina.
Mi sradica dal dubbio.
Sorride, possibile.

[XII]
Non ho bisogno di tempo
per sapere come sei:
conoscersi è luce improvvisa.
Chi ti potrà conoscere là dove taci
o nelle ore in cui tu taci?
Chi ti cerchi nella vita
che stai vivendo, non sa
di te che allusioni,
pretesti in cui ti nascondi. […] Io no.
Ti ho conosciuto nella tempesta.
Ti ho conosciuto, improvvisa,
in quello squarcio brutale
di tenebra e luce,
dove si rivela il fondo
che sfugge al giorno e alla notte.
Ti ho visto, mi hai visto ed ora […]
sei così anticamente mia
da tanto tempo ti conosco
che nel tuo amore chiudo gli occhi
e procedo senza errare,
alla cieca, senza chiedere nulla
a quella luce lenta e sicura…

[XX]
I giorni ed i baci
sono in errore:
non hanno termine dove dicono.
Ma per amare dobbiamo
imbarcarci su tutti
i progetti che passano,
senza chiedere nulla,
pieni, pieni di fede
nell’errore
di ieri, di oggi, di domani,
che non può mancare.

[XXI]
Che allegria, vivere
e sentirsi vissuto.
Arrendersi alla grande certezza, oscuramente,
che un altro essere, fuori di me,
molto lontano, mi sta vivendo. […]
E quando mi parlerà
di un cielo scuro, di un paesaggio bianco,
ricorderò stelle che non ho visto, che lei guardava,
e neve che nevicava nel suo cielo…

[XXVII]
Il sonno è un lungo commiato da te.
Ma ormai ti ho salutato: sto per lasciarti.
Ti abbraccio per l’ultima volta:
che è come aprire gli occhi.
Ecco. Il mondo funzionerà bene oggi:
ha già ucciso il mio sogno.
Ti sento fuggire, veloce,
dall’aurora, esattissima,
verso l’alto, cercando la stella che non si vede.
il disordine celeste, tua sola dimora.

[XXXII]
Non ti ritrovo più laggiù nella distanza.[…]
Invano potrei cercarti
là dove il mio pensiero tante volte
andò a sorprendere il tuo sonno,
o il tuo riso, o il tuo gioco.
Non sono più lì, che con te li hai portati […]
Tieni la mia anima tutta sospesa sopra il gran vuoto. […]
Ed io, smarrito, cieco
non so come raggiungerti, là dove sei,
se aprendo semplicemente la porta,
o gridando; o se solo mi potrai sentire,
ti giungerà la mia ansia nell’assoluta attesa immobile dell’amore.

[XXXIX]
 Il tuo modo d’amare è lasciare che io ti ami.
Il sì con cui ti abbandoni è il silenzio. […]
Mai parole o abbracci mi diranno che esistevi
e mi hai amato: mai.
Me lo dicono fogli bianchi, mappe, telefoni, presagi; tu, no.
E sto abbracciato a te senza chiederti nulla,
per timore che non sia vero che tu vivi e mi ami.
E sto abbracciato a te senza guardare e senza toccarti.
Non debba mai scoprire, con domande, con carezze,
quella solitudine immensa, d’amarti solo io.

[XLVIII]
La notte è il grande dubbio
del mondo e del tuo amore.
Ho bisogno che il giorno, ogni giorno mi dica
che è il giorno, che è lui
che è la luce: e lì tu.
Mi hai mai amato?
E mentre tu taci, ed è notte,
non so se luce, amore esistono.

[LVII]
Dimmi perché quest’ansia
di fare la possibile
se tu sai di essere quella
che non sarà mai?

[LIX]
Aspetto, passano i treni, il caso, gli sguardi.
Ma io non voglio i cieli nuovi.
Voglio stare dove sono già stato.
Con te, tornare. Quale immensa novità tornare ancora,
ripetere, mai uguale, quello stupore infinito!
E finché tu non verrai, io rimarrò alle soglie
dei voli, dei sogni, delle scie.
Immobile.

[LXX]
Le senti come chiedono realtà
scarmigliate, feroci,
le ombre che forgiammo insieme
in questo immenso letto di distanze?
Stanche ormai di infinito, di tempo
senza misura, di anonimato,
ferite da una grande nostalgia di materia,
chiedono limiti, giorni, nomi.
Non possono vivere più così: sono alle soglie
della morte delle ombre, che è il nulla.
Accorri, vieni, con me.
Insieme cercheremo per loro
un colore, una data, un petto, un sole.
Che riposino in te, sii tu la loro carne.
Si placherà la loro enorme ansia errante,
mentre noi le stringiamo avidamente
fra i nostri corpi,
dove potranno trovare nutrimento e riposo.
Si assopiranno infine nel nostro sonno
abbracciato, abbracciante. E così,
quando ci separeremo, nutrendoci
solo di ombre, fra lontananze,
esse
avranno ormai ricordi,
avranno un passato di carne ed ossa,
il tempo vissuto dentro di noi.
E il loro tormentato sonno
di ombre sarà, di nuovo, il ritorno
alla corporeità mortale e rosa
dove l’amore inventa il suo infinito.

**


Pedro Salinas, La voce a te dovuta- Einaudi editore

5 Comments

  1. Gli amanti non ricambiati sono metaforicamente rappresentati dalle ombre, affamate di corporeità, ovvero di quello amore corrisposto che si nutre di carne. Paradossalmente essi trovano salvezza attraverso la morte che avviene per mezzo della luce che li distrugge, dando loro un corpo. La luce è metafora dell’amata, e solo lei può dare consistenza ad un amore che in sua assenza vive disperatamente nelle tenebre e la cui fine tragica e l’infinitezza incolore del nulla. Amo questa poesia, è stata oggetto di studio per la mia tesi di laurea. Bellissimo questo articolo.

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