A.M.Farabbi – NELLA CRUNA DI UNA TESI CON… : Manuela Morrone

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Incursione nel mondo metaforico saliniano

Laureanda: Manuela Morrone

Relatore: Prof.ssa Anne Marie Lievens

Facoltà di Lettere e Filosofia

Corso di laurea in lingue e culture straniere e mediazione linguistica

Università degli Studi di Perugia

Anno Accademico 2011-2012

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Conversando con Manuela Morrone.

Entrare nella tesi di laurea di Manuela Morrone, mi permette di mettere a fuoco la biforcazione tra l’arte intesa come uscita dal reale verso vie di vacuità affascinante e l’arte come approfondimento espressivo del reale, contaminazione con il tempo e lo spazio da cui sorge.

L’architettura di questo studio di letteratura ispanica si dispone sostanzialmente su due piani: la lettura della generazione del ‘27 e l’attraversamento del mondo metaforico di Pedro Salinas, evidenziandone la tecnica del dinamismo, della molteplicità e della personificazione e oggettivazione.

1. Com’è sorta la scelta di questo tema? Ti è stata data dalla docente o l’hai proposta tu stessa? Chiedo inizialmente sempre questa domanda per sondare quanto sia consistente e ascoltata l’iniziativa dei laureandi.

Questo tema mi è stato proposto dalla mia professoressa che, oltre ad essere stata la mia relatrice, è stata per me una finestra aperta sul sogno. Amavo la maniera in cui spiegava. Ho sognato con lei e ho seguito insieme a Bécquer quel famoso raggio di luna che lo seduceva di notte. Per ciò che riguarda Pedro Salinas, non lo conoscevo prima che la professoressa Lievens me ne parlasse. Dopo aver letto alcune sue poesie, ho capito che era l’autore perfetto per me e per la mia tesi di laurea.

2. Nella tua tesi hai evitato la lettura storica: non c’è sfondo alcuno dietro i poeti che citi, né quelli della generazione del ’27 né di Pedro Salinas. Come mai? Ritieni che non sia importante? Che sia di secondaria importanza? Oppure credi sia scontato sapere la tessitura socio culturale e politica al punto da aprire una ricerca puntando solo sugli ingranaggi tecnici?

Non credo assolutamente che sia meno importante la tessitura socio culturale, ma ho deciso, insieme alla mia professoressa, di incentrare la mia tesi di laurea prettamente sulla metafora in Pedro Salinas e non sull’autore in sé. Ciò che ho voluto mostrare è come la metafora, in particolar modo nelle poesie di Pedro Salinas, sia il principale veicolo verso quei luoghi nella mente in cui pensieri, sogni e bellezza indefinita si plasmano. È difficile, spesso, dare forma alle nostre emozioni e ai nostri stati d’animo e la metafora, grazie alle sue caratteristiche associative, permette di collegare ad un’esperienza sensibile una qualsiasi intuizione. Dietro il mio lavoro di tesi c è, però, un intenso studio del contesto socio culturale che fa da sfondo ai poeti del 27, che mi ha permesso di entrare nell’ottica giusta per esaminare le caratteristiche delle loro metafore.

Ho preferito, però, che tale studio restasse solo materiale dietro le quinte di un lavoro la cui protagonista è la metafora.

3. Proprio perché credo sia estremamente rilevante comprendere il panorama storico nazionale e internazionale dentro cui gli artisti vivono e si esprimono, anche per afferrarne meglio le loro qualità, le loro posizioni, i loro rischi o i loro agi, vorrei che tu ci avvicinassi al tuo studio partendo da una narrazione storica.

Questi poeti non si ribellavano a niente, né contro la poesia semplice che non teneva conto della perfezione formale e tantomeno dell’ erudizione dei concetti espressi e né fu una protesta contro un avvenimento storico come fu con i poeti della Generazione del 98. Nel 1898, infatti la Spagna durante la guerra ispano-americana, perdeva le sue ultime colonie d’oltremare (Cuba, Filippine e Portorico), avvenimento di estrema importanza per la storia spagnola, tanto da essere ricordato come “desastre del ’98”. Agli inizi del 900, la Spagna si trovava in una situazione di grave sottosviluppo, di forte influenza della Chiesa Cattolica che, assieme all’esercito e all’aristocrazia, deteneva il potere. Nel 1909 lo sgomento diffuso esplose durante la cosiddetta “semana trágica”, in seguito alla rivolta contro l’arruolamento forzato nella guerra coloniale in Marocco, poi tragicamente repressa. Nel 1923, a seguito di un colpo di stato, Miguel Primo di Rivera impose un regime dittatoriale che terminò solo nel 1930. Questi anni furono segnati da profonda crisi, la Spagna non riusciva a reggere il passo del resto dell’Europa, inquadrata nel contesto della Rivoluzione industriale. Molti intellettuali vennero esiliati, tra cui Unamuno, le cui poesie sono un grido di disperazione e di storia. Nel 1931 viene proclamata la Seconda Repubblica, dopo la vittoria dei repubblicani alle elezioni amministrative e il re Alfonso XIII fu costretto all’esilio. È questo il contesto storico che fa da background ai nostri poeti, che avvertono così, la necessità di fuggire da una realtà cruda e fredda, e lo fanno attraverso la poesia, che non è una riproposizione del mondo reale, come lo era stato ai tempi dell’Illuminismo e del Positivismo, ma, anzi, è una via di fuga. È nella poesia che i nostri giovani poeti trovano la loro isola felice, un paradiso onirico, sognato e immaginato in cui rifugiarsi. Non è un caso che la loro poesia ricercasse la purezza formale e contenutistica, che altro non forniva che le coordinate di un mondo completamente slacciato dalla realtà, creato attraverso la scrittura. I nostri poeti erano uniti da una forte amicizia e dall’affinità dei gusti estetici e neppure la guerra civile, scoppiata in Spagna nel 1936, li separò. Fu una guerra che fece da preambolo alla Seconda guerra Mondiale, e che vide lo scontro tra i nazionalisti, guidati da Francisco Franco, e repubblicani; a fianco dei primi si schierarono Germania e Italia, i cui leader erano più affini alle idee di Franco; mentre l’URSS si schierò a fianco dei repubblicani. Fu un avvenimento tragico e drammatico per il popolo spagnolo, che terminò con la vittoria dei nazionalisti e con l’instaurazione della dittatura franchista che durò trentasei anni. Con la guerra civile e mondiale la poesia si diresse verso un umanità poetica, intrisa di realismo temporale e storico, diventando sempre più portavoce dei drammi e delle passioni umane. Essa non era più la rievocazione di una realtà altra, ma un grido di disperazione.

4. Chi sono i poeti della generazione ’27 – soffermati pure su qualcuno di loro che ti è particolarmente caro – ? Quanto incidono nel pubblico, nel popolo? Hanno coniugazione con musicisti pittori scultori? C’erano donne tra di loro? Ti spieghi il motivo dell’assenza del femminile?

I poeti della Generazione del 27 erano un gruppo di poeti che condividevano lo stesso interesse verso la ricca tradizione lirica spagnola e verso le avanguardie europee, che agli inizi del 900 stavano stravolgendo l’atmosfera artistica di tutt’Europa. Essi rappresentarono lo strumento di maggiore diffusione della letteratura spagnola del nostro secolo, la cui importanza venne paragonata a quella del Siglo de Oro. Possedevano tutti un alto livello di cultura e molti di loro erano docenti universitari. Tale Generazione fu definita “del 27” in onore del terzo centenario della morte di Góngora, che fu per loro un modello da seguire. Le sue metafore, considerate fino ad allora incomprensibili e difficili, apparirono ai loro occhi come uno spiraglio di luce nel buio della realtà oggettiva. Le loro poesie, caratterizzate dalla ricerca continua della perfezione formale e concettuale, volevano ricreare una bellezza che la realtà quotidiana avevo calpestato; non fu un caso che il loro principale maestro fu Juan Ramón Jimenez che nutriva un forte gusto per “l’inutile” culto della bellezza. Tra i poeti a me cari della Generazione del 27, Vicente Aleixandre occupa una posizione di rilievo. Passò i suoi primi anni a Malaga e studiò diritto a Madrid. Fu lettore di novelle e teatro e solo successivamente scoprì la poesia, appassionandosi a Rubén Darío. La malattia non gli permise un’attività pubblica intensa come quella dei suoi compagni,ma lo costrinse,molto spesso, a stare a riposo. Nel 1934 ricevette grazie a “La destrucción o el amor” il premio nazionale della letteratura. Fu molto amico di Pablo Neruda e Miguel Hernández. Nel periodo della guerra civile in Spagna , a causa dell’aggravarsi della sua malattia, fu costretto al riposo più assoluto, dando vita a veri e propri capolavori della letteratura spagnola, tra cui “ Sombra del Paraíso”. Da questo momento in poi la sua casa divenne un punto di incontro per molti giovani poeti che lo consideravano un importante maestro da cui trarre insegnamenti. Entrò nel 1950 nell’ Accademia spagnola e nel 1977 ricevette il Premio Nobel della Letteratura. Ora vorrei rendervi partecipi di questa straordinaria poesia di Aleixandre:

Unità in lei

Corpo felice che fluisce tra le mie mani,

volto amato dove contemplo il mondo,

dove graziosi uccelli si rispecchiano in fuga,

volando alla regione dove nulla si oblia.

La tua forma esterna, diamante o duro rubino,

brillìo di un sole che tra le mie mani abbaglia,

cratere che mi invita con l’intima sua musica,

con quella indecifrabile chiamata dei tuoi denti.

Muoio perché mi lancio, perché voglio morire,

perché voglio vivere nel fuoco, perché quest’aria di fuori

non è mia, ma il caldo alito

che se m’accosto brucia e dora le mie labbra dal profondo.

Lascia, lascia che guardi, posseduto dall’amore,

arrossato il volto dalla tua vita purpurea,

lascia che guardi il più remoto clamore delle tue viscere

dove muoio e rinunzio a vivere per sempre.

Voglio amore o la morte, voglio morire totalmente,

voglio essere te, il tuo sangue, questa lava ruggente

che irrigando rinserrata le belle membra estreme

sente così la bellezza dei confini della vita.

Questo bacio sulle tue labbra come una lenta spina,

come un mare che volò mutato in specchio,

come il luccicare d’un’ala,

è ancora mani, è un ritorno dei tuoi capelli fruscianti,

un crepitare della luce vendicatrice,

luce o spada mortale che sul mio collo minaccia,

ma mai potrà distruggere l’unità di questo mondo.

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In un contesto in cui la metafora appariva come un processo quasi magico, attraverso cui il poeta diventava l’abitante di un mondo puro e immaginario, non possiamo non menzionare Vicente Huidobro, uno dei più importanti poeti cileni dell’epoca ed ideatore del Creazionismo poetico. Egli sosteneva che il poeta fosse creatore di una realtà nuova, lontana da quella naturale, ma i cui fiumi, montagne, alberi non erano altro che la proiezione di immagini, concetti propri, intimi, creati dalla mente del poeta.

Mi espejo corriente por las noches se hace arrojo y se aleja de mi cuarto.”

È così che fa iniziare la sua poesia “El espejo de agua”, concependo questa realtà nuova come uno specchio, privo di qualsiasi legame con il mondo esterno e che altro non è che la proiezione del mondo interiore del poeta.

La loro scrittura difficile e artificiosa implicava un pubblico prettamente elitario; le loro sono poesie molto complesse sia concettualmente che strutturalmente, e la loro comprensione non era semplice. Le loro poesie mancavano di quella sottile linea melodica tracciata sull’esperienza, erano frutto di intellettualismo ed irrazionalità, e ciò creava spesso confusione nel grande pubblico. Per ciò che riguarda i cultori della poesia di quel periodo, le loro opinioni a riguardo erano contrastanti. Così Borges sosteneva che mai poeti come Salinas e Guillén sarebbero stati popolari, a causa della difficoltà delle loro metafore.

Non bisogna dimenticare che questi poeti sono immersi nell’esplosione magnifica delle avanguardie artistiche europee e tantomeno della perfetta coniugazione tra poesia e pittura, così Cernuda, ad esempio, scrisse “Retrato de poeta”, dedicato al suo amico pittore Gregorio Prieto, anche lui considerato appartenente alla Generazione del 27. Gerardo Diego si cimentò, invece, nella raccolta di parte della sua produzione in prosa e in versi dedicata a 28 artisti in ordine alfabetico, “28 pintores españoles contemporáneos vistos por un poeta”, e alcune sue poesie sono la rievocazione scritta degli oggetti che abitavano i “Collages” di Juan Gris; Federico García Lorca scrisse “Ode a Salvador Dalí”, suo grande amico e maestro del Surrealismo. Molti altri artisti facevano parte della Generazione del 27, anche se la critica è solita ridurla a dieci poeti, tra questi, caduti nell’oblio, ricordiamo Óscar Domínguez, scrittore e pittore cubista; i pittori Ramón Gaya, Manuel Ángeles Ortiz; i compositori Jesús Bal y Gay, anche musicologo, e Ernesto Halffter, direttore d’orchestra ,appartenenti al “Gruppo degli otto”, ovvero la corrispondente in musica alla letteraria Generazione del 27.

Le uniche donne che compaiono all’interno della Generazione del 27 sono la pittrice e scultrice Maruja Mallo e la poetessa Ernestina de Champourcín. La spiegazione della quasi assenza della donna all’interno della Generazione del 27 è rintracciabile nella condizione della stessa nella Spagna degli anni 20. La Spagna stava inseguendo faticosamente l’Europa, cercando di liberarsi da quel peso ingombrante che pesava sulla figura della donna, ricalcata sul modello ottocentesco; ovvero quello di una donna assente dalla vita pubblica e culturale, indaffarata unicamente con le faccende domestiche, priva di capacità decisionali e sottoposta alla famiglia e al controllo delle istituzioni religiose. Solo successivamente, con la guerra Civile spagnola (1936-1939), la donna inizia ad affermarsi anche culturalmente.

5.Perché la loro arte agisce prevalentemente nella metafora e non in altre tecniche della retorica?

La loro arte agisce maggiormente sulla metafora perché permette di creare delle corrispondenze tra il mondo reale e quello immaginato; attraverso di essa, essi riuscivano a materializzare pensieri ed intuizioni in modo tale da renderli comprensibili agli altri. I poeti della generazione del 27, come disse Guillén, parlavano attraverso immagini e la metafora rappresentava il miglior strumento di purificazione della poesia, al fine di giungere all’autenticità assoluta della stessa.

6. Condividi l’interpretazione che l’arte pura, fine a sé stessa, proponga una via d’evasione dalle contraddizioni e dalle problematiche società?

Si. Penso che l’arte pura, intesa come figlia dell’immaginazione e priva di qualsiasi legame con la realtà, possa essere un guscio nel quale rifugiarsi per sfuggire alla routine quotidiana. Attraverso di essa possiamo essere davvero liberi, siamo noi gli artefici di tutto, e siamo noi ad avere l’unico potere decisionale, aldilà delle contraddizioni sociali e del caso. In un mondo puro e candido, creato per mezzo di una poesia distaccata dalla contesto reale, anche il caso sembra perdere il suo originario significato di imprevedibilità, per cedere il posto ad un destino affine al sogno. Come foglie nell’aria, svolazziamo in paradisi metafisici, raggiungendo l’estasi, quella che si prova solitamente in uno stato di ebbrezza o incoscienza. Si tratta di un’incoscienza sana, i cui effetti non sono pericolosi; siamo liberi di volare assieme al polline, di cullarci sulla luna, di innamorarci, come il nostro poeta Salinas, della luce di una lampadina, che lo abbraccia in una stanza fredda e al buio. L’essenza ultima delle cose non si può capire se non tuffandoci ad occhi chiusi in un oceano metaforico, le cui onde perdono ogni tipo di connotazione oggettiva per trasformarsi in oggetti che la nostra fantasia abilmente disegna. Attraverso l’arte pura possiamo dare sfogo a quegli istinti solitamente repressi, possiamo aggrapparci alle nuvole e scoprire cosa si celi sopra di esse.

7. Narraci Pedro Salinas, fanne un racconto biografico, in modo che chi non lo conosca possa incontrarlo. Traccia uno sfondo storico e sociale dei luoghi e del tempo in cui ha vissuto.

Pedro Salinas nacque il 27 Novembre 1891 a Madrid, dove trascorse i primi anni della sua vita. Dopo gli studi superiori, decise di iscriversi alla facoltà di legge, che abbandonò dopo due anni, iscrivendosi alla facoltà di lettere e filosofia e laureandosi nel 1913 in letteratura spagnola. Dopo la laurea si iscrisse ad un dottorato di ricerca, collaborando alla traduzione di alcune poesie francesi. Già nel 1911 egli aveva pubblicato dei versi, che rinnegò qualche tempo dopo, considerandoli “ raccapriccianti”. Nel 1914 conquistò la cattedra di lettorato spagnolo alla Sorbona di Parigi, in questo periodo della sua vita egli si appassionò a Marcel Proust di cui tradusse “Alla ricerca del tempo perduto”. Nel 1915 incontrò Margarita Bonmatí, da cui ebbe due figli, Soledad e Jaime. Per due anni, Salinas scrisse ogni giorno, per lei, una lettera d’amore, tra le quali ne scelse alcune che pubblicò nel libro “Lettere d’amore a Margarita Bonmatí” nel 1915. Tornato in Spagna, ottenne la cattedra di Lingua e Letteratura Spagnola a Siviglia ed ebbe come allievo Luis Cernuda, che nutrì verso di lui sempre una grande stima. In questo stesso periodo, egli entrò in contatto con i circoli intellettuali e con le principali riviste letterarie e scrisse alcuni saggi di letteratura contemporanea. Sono questi gli anni più importanti della sua attività poetica, di cui sono frutto “Seguro Azar”, “Fábula y signo”, “Amor en vilo” e “Razón de amor”. Viaggiò in tutt’Europa e tra il 1922 e 1923 insegnò spagnolo a Cambridge, poi lavorò presso l’Università di Murcia tra il 1923 e 1925 per poi tornare a Madrid nel 1926, dove fu professore di letteratura presso l’Universidad Central de Madrid. Successivamente venne nominato segretario e professore presso la Scuola Centrale di Lingue della stessa città, dove incontrò Katherine R. Whitmore, con cui ebbe un’intensa storia d’amore e alla quale scrisse un gran numero di poesie. Nel ’36 partì per gli Stati Uniti per un temporaneo incarico, ma non tornerà mai più in patria. Insegnò letteratura spagnola a Berkeley, Northampton e Massachusetts e tenne nel territorio statunitense diverse conferenze riguardanti la poesia. Morì a Boston il 4 Novembre 1951 e venne sepolto nell’antico cimitero di Santa Maddalena, a San Juan di Porto Rico.

Pedro Salinas non si dedicò solo alla poesia, ma scrisse anche opere teatrali e narrative. Jorge Guillén, suo grande amico definì la sua poesia passionale e sensuale. Scrisse diverse poesie sul mare, dalla cui contemplazione ritrovava la pace interiore, “El contempaldo” fu una di queste. La sua produzione poetica comprende: “Presagios” (1923), “Seguro azar”(1929), “Fabula y signo” (1931), “Razón de amor”, “La voz a ti debida” e “Largo lamento”. Quest’ultima opera è un gemito disperato per la fine della sua storia d’amore con Katherine R. Whitmore. Durante il suo esilio egli scrisse “La mirada”(1946), “ “Todo más claro y otros poemas”(1949), “Confianza” che venne pubblicato dopo la sua morte nel 1955. Scrisse, inoltre, delle opere in prosa, tra cui “Vispera del gozo” (1926), “El desnudo impecable y otras narraciones” (1951), “La bomba increìble” (1951). E scrisse 12 pezzi per il teatro.

8. Indicaci un’essenziale bibliografia italiana.

BODINI, Vittorio, Poesie, di Pedro Salinas, Milano, Lerici Editori, 1958.

NARDONI, Valerio, Ragioni d’amore, Firenze, Passigli Editori, 2006.

NARDONI, Valerio, Sicuro azzardo, Firenze, Passigli Editori, 2006.

SCOLES, Emma, Procedimenti correlativi nella poesia di Pedro Salinas, in “Studi di letteratura spagnola”N. 28594, (1968), pp. 237-256.

SCOLES, Emma, La voce a te dovuta, Torino, Giulio Inaudi, 1979

9. Che tipo di lingua usa Pedro Salinas accompagnando le sue scie metaforiche, che sonorità privilegia, dissonanze o liriche melodiose?

Le poesie di Pedro Salinas abbelliscono il foglio bianco, regalandogli la voce di un canto soave e dolce, per mezzo della scrittura. Non vi è dubbio che esse sono delle liriche melodiose, che accompagnano il lettore come su di un pentagramma poetico, le cui note sono parole e la cui musicalità rende la creazione poetica un volo verso l’Infinito. Il lettore è piacevolmente coinvolto in questo danza di colori, luci ed ombre, creata per mezzo di sinestesie particolarissime. Ci troviamo coinvolti nel volo delle parole poetiche che, come fiocchi di neve, danzano nel vento allontanandosi dalla nostra consapevolezza

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10. Scegli una sua poesia a te particolarmente cara, magari con testo a fronte.

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11. Credi ti possa essere stato utile questo studio? In che modo ti può avere arricchito?

Si. Questo studio mi ha arricchito tanto. Sin da piccola la mia immaginazione mi portava ad allontanarmi dalla realtà. Bastava poco per farmi sognare, il passaggio veloce di paesaggi guardando fuori dal finestrino durante le gite, le nuvole nel cielo che sembravano abbracciarsi, l’anima di cui immaginavo fosse dotato l’albero di more nel giardino di casa dei miei nonni in campagna. Studiare le poesie di Pedro Salinas ha reso più forte la mia immaginazione, nel senso che, non ho avuto paura a farla emergere. Spesso mi perdo nella mia immaginazione, e non sempre il richiamo alla realtà quotidiana è dolce e desiderato. Salinas è andato alla ricerca del significato ultimo delle cose, ha cercato l’ignoto, non si è accontentato dell’apparenza, per lui la realtà era così vera e oggettiva da essere menzogna. Era nel sogno che lui trovava l’essenza ultima dell’amore. La sua era una ricerca affannosa e disperata verso quel más allá azaroso que es el Infinito. Il suo è un amore cosmico, che abbraccia tutti gli elementi del creato, è per questo che leggere le sue poesie vuol dire guardare al mondo da un’altra prospettiva, vuol dire innamorarsi di tutto ciò che ci sta intorno, fare di un oggetto la nostra musa ispiratrice. Vivere una storia d’amore immaginaria con un cartello stradale o immaginare carezze da parte delle foglie non è, secondo me, sintomo di pazzia, ma è semplicemente sfuggire all’apatia, che a mio avviso è la malattia del nostro secolo. Ed è in questa dimensione che risiede la felicità, nel sapere apprezzare la bellezza delle piccole cose quotidiane.

12. Vuoi dare qualche consiglio alla nostra redazione? Qualche impressione?

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