LA VASCA DEI PESCI ROSSI- Elvira Aglini e una stanza (non) tutta per sé

francoise de felice

Françoise De Felice - una stanza per sé

.

E’ necessaria ancora la stanza tutta per noi? Dov’è? Cos’è diventata? E’ ancora un orizzonte o è solo un vecchio spazio fantasma?

In un tempo di confusione, decadenza, rimozione, ricevo da Elvira Aglini una riflessione appassionata che interpreta la sostanza della rete, confrontandola con la mandorla della propria interiorità e la stanza di Virginia Woolf. E’ bene far di conto: misurando i passi in avanti e indietro di noi donne, le non pari opportunità, l’eccessiva virtualità, la nostra scarsa creatività relazionale, ormai cariata di stanchezza e ferite. Contabilità che tenga presente una società ancora declinata al maschile, nei tempi, negli spazi, nei ruoli, nelle figure del potere.

Scrive Elvira Aglini:

Una pagina liscia, bianca , innocente dove poggiare i miei pensieri. La cercavo nelle mie stanze , tra gli scaffali. Non c’era perché le uniche pagine che ormai usiamo, riempiamo, o leggiamo sono quelle piatte, sterilizzate di uno schermo di computer. Google con la sua schermata d’apertura, è spazio infinito, ingannevole, apparentemente innocente.
L’età discrimina l’accesso alla padronanza informatica, e io per età non sono una nativa della rete, sono un tardiva digitale che non vuole sottrarsi alla inevitabilità della rivoluzione tecnologica, ma che si schiera con quanti ritengono ormai da anni che sorvegliare sia necessario. C’è un neologismo vergine di sapore mitologico per indicare una nuova soggettività femminile, quella delle donne che si muovono nello spazio virtuale.
E allora tanto per raccontare la mia voglia di parlarne, vi dico di quel pomeriggio in cui giravo inquieta tra le sezioni di una libreria con gli occhi ansiosi, bulimici in cerca di una voce che mi aiutasse a parlare.
Il corpo con il suo respiro, il suo sospiro, con il suo caldo , il suo freddo, mi spostava , mi muoveva, avanti, indietro, (è lui che seguo sempre in questi casi, è lui che sceglie e che non sbaglia).
Una donna ispira un’altra donna ed ecco pensieri, discorsi ,idee che cominciano a circolare.
Arrivano sotto i miei occhi, a solleticare il cervello che ha qualche spazio irrequieto da riempire.
E’ Virginia Woolf e il suo celebre saggio “ Una Stanza tutta per sé”, la radice creativa che muove una ricerca, a tratti un po’ astratta, ma con qualche interessante spunto riflessivo.
Com’era necessaria quella stanza privata per la pratica intellettuale e creativa delle donne nello spazio femminilizzato della casa! Si parte da quella immagine di allora carica di significati simbolici, per tentare oggi un aggiornamento di senso.
Oggi la stanza è una stanza irreversibilmente connessa, la rivoluzione tecnologica di Internet, ne ha fatto un luogo fluido, flessibile, che può essere abitato in modi diversi, “ dove lo sguardo osservato, osserva a sua volta, dove è libero di entrare e di uscire.”
La prima cosa che si rileva è che la stanza per sé è un luogo inserito nella casa, ma differenziato da essa. La stanza della Woolf rivendicava un luogo dove iniziare a pensare, a creare, in un ambito familiare che assorbiva tutti i tempi, gli spazi spesi per la cura, l’affetto, la crescita degli altri componenti. Oggi i modelli di organizzazione degli spazi familiari sono notevolmente cambiati nella distribuzione, nelle attività, nei vincoli e nelle alleanze, c’è la possibilità di usare, gestire questo privato criticamente, di attribuire altro valore e significato. E questa, si dice, è un’azione di importanza politica.
In questo nuovo contesto relazionale “la stanza privata si distingue per la sua mancanza di rassegnazione, come luogo per il tempo necessario a ogni attività creativa e a ogni presa di coscienza, mantiene intatto il suo valore trasgressivo, e si trasforma in potenza sovversiva quando è connessa.” Cambiati la disciplina, il dominio degli spazi, si apre un territorio mutevole, indisciplinato, che richiama l’identificazione simbolica di un femminile indocile, mutevole, da controllare di fronte a un maschile regolato, ordinato.
E allora la stanza online, “ come simbolo di emancipazione non può che reiterare quella sovversione, quell’ indisciplinarietà che rende flessibili gli spazi e li risignifica come nuove forme di potere orizzontale, rinegoziando tempi e attività per chi indistintamente esce ed entra nella casa connessa per lavorare e abitarla.”
Altra connotazione, altro aspetto della trasformazione della rete, è “che vincola lo spazio privato al mondo esterno e alla sfera pubblica in forme molto diverse; in questo intreccio la propria stanza connessa come luogo privato costringe a pensare e a immaginare la nuova sfera pubblica come avviene con le stanze private degli scrittori; nella nostra intimità la stanza online innesca possibilità di azione collettiva e sociale che prima avvenivano solo fuori dalla soglia. Nella stanza connessa il pensiero può essere comunicazione, memoria, e azione pubblica.” E allora la stanza tutta per sé, continua a essere ” un luogo particolare per la rivendicazione creativa, ma anche per la riflessione politica estesa alla comprensione delle nuove dinamiche economiche”.
Dentro queste stanze reali, virtuali, dove tutto si ridisegna, il dentro , il fuori, il pubblico e il privato, dove cambia la percezione del tempo, del corpo, della propria identità, come dice Benedetta Tobagi nella bella prefazione, io che non ho una reputazione online, sto spaesata, stralunata. E allora le riflessioni che mi hanno interessato maggiormente, sono quelle legate ai limiti, ai rischi di questi nuovi scenari sociali.
La stanza di Virginia Woolf era il luogo simbolico della concentrazione, del colloquio con se stessi, oggi è soprattutto il luogo della invasione e della dispersione di un mondo accellerato.
Sono decenni che studiosi della comunicazione, sociologi, evidenziano gli effetti della trasformazione indotta dai nuovi mezzi di comunicazione, potenziati dalle nuove tecnologie.
Il valore primario del mondo sta nella sua rappresentazione, nella sua versione telecomunicata. Ma un mondo ha valore per la sua realtà, per l’esperienza che ciascuno ne può fare, bella, differente e unica; il mondo che i media forniscono è sempre identico e identiche sono le parole per descriverlo. L’etere con le mille voci che si rincorrono, elimina le differenze ancora esistenti fra gli uomini, rendendo superfluo se non impossibile parlare a una sola persona. Questo uomo che vede trasformare i mezzi di comunicazione, non può non accorgersi di quanto egli stesso e i suoi rapporti stiano contemporaneamente cambiando.
M.McLuhan, dice che “ci avviciniamo al conflitto tra vista e suono, tra il modo scritto e il modo orale di percepire e di organizzare l’esistenza.” Il consumo in comune del mezzo non equivale a una reale esperienza comune; quello che Internet scambia quando non è una somma spropositata di informazioni, è sempre una realtà personale che non diventa mai condivisione.
E Gunther Anders, sociologo tedesco, parla di eremiti di massa che comunicano le vedute del mondo quale appare dal loro eremo, separati, l’uno dall’altro, il computer procede a domicilio a una degradazione dell’individualità e al livellamento della razionalità.
La memoria di un computer è stupida ma decisamente superiore a quella dell’uomo, a forza di frequentarla modifica il nostro modo di pensare, traducendolo da analitico, strutturato, sequenziale e referenziale, in generico, vago, da problematico, in binario, possiamo dire solo sì o no, o non so.
Sull’intelligenza sequenziale poggia tutto il patrimonio di conoscenza dell’uomo occidentale, ma oggi le risposte le dobbiamo dare subito e di corsa, e allora è l’intelligenza simultanea, senza la necessità di una successione, di un ordine, che consente di trattare rapidamente più informazioni, quella che prevale, quella più consona all’immagine, che all’alfabeto. Guardare è più facile che leggere, l’homo sapiens ha lasciato il passo all’homo videns che non è portatore di un pensiero, ma di immagini.
Non c’è tempo per capire, per pensare di fronte alla velocità e all’eccesso di informazioni.
Nel saggio si parla di ricezione in stato di distrazione, ricordando l’analisi della soggettività moderna di Walter Benjamin che diceva:” è significativo che alla fine del ventesimo secolo l’attuale crisi sociale di disintegrazione soggettiva sia diagnosticata metaforicamente come una mancanza della capacità di attenzione. “
Gli spazi connessi con il loro carico veloce di dati e informazioni, riempiono il nostro tempo, azzerando quel vuoto, quella sospensione, quella distanza necessari per un atteggiamento critico rispetto alle contaminazioni delle immagini.
Io sono fra quelli che hanno bisogno di silenzio, concentrazione, riflessione, che preferiscono ancora la fatica di leggere, alla facilità del guardare, che se fanno una cosa non pensano a farne altre, che non si eccita “a scoprire cosa dicono in questo momento, le persone e le organizzazioni che ti interessano”, secondo lo slogan di Twitter”, citato da Tobagi.
Non mi piacciono i cantori della rete che osannano a una libertà d’informazione, più illusoria che reale, che si riduce a un bombardamento di schegge, di notizie frammentate che non si possono collegare ed elaborare; non mi piace la commistione tra tempi del lavoro, dello svago e della vita privata, che porta il rischio di una confusione nella gestione della propria identità, di una inerzia del corpo che invece vive di movimento, di vicinanze; e non mi piace questa nuova alfabetizzazione con un linguaggio tecnico, dai suoni freddi che sacrifica la vera lingua, non mi piace la risoluzione di un problema legata alla pressione di tasti. E’ un disagio cognitivo che mi fa venir voglia di stare un po’ in disparte.
Mi piace invece il suggerimento che in chiusura del saggio riporta alla grande Virginia Woolf, alla sua stanza che era innanzi tutto il luogo della concentrazione.
Come ritrovarla? Con il gesto rivoluzionario del chiudere gli occhi. Nella stanza connessa, nell’autogestione del tempo dobbiamo provare a chiudere gli occhi, a interrogarlo insieme al pensiero, una sospensione, una distanza , un vuoto per poter ancora immaginare e sognare, aprire e chiudere le palpebre, “una vera pagina bianca per il pensiero.”

 

2 pensieri su “LA VASCA DEI PESCI ROSSI- Elvira Aglini e una stanza (non) tutta per sé

  1. anche il suo articolo è qui attraverso le maglie della rete che, come ho scritto nel post relativo a Josè Saramago di recente pubblicato, costa tantissimo:sia come energia sia come vite umane. Sì, vite umane che soffrono la perdita delle proprie terre, l’abuso colonialista degli stati che usano questo e moltissimi altri strumenti e materiali costosissimi, portandoli alla fame o costringendoli al silenzio con mezzi di cui la giustizia e la legalità dovrebbero vergognarsi, per i diritti calpestati.Poi c’è da dire che mai come oggi è possibile raggiungere, alla velocità del pensiero e della battitura di un tasto, una persona qualsiasi, davvero alla fine del mondo e anche oltre, nello spazio. L’intuizione,la meditazione, la scrittura con l’inchiostro non sono arrivati a questo anche se, è certo, la maturazione di quanto si invia con un tasto, abbisogna di tempo, dentro una stanza che ci portiamo sempre dentro, non intorno.f.f.

  2. per me è necessario tenere separato l’uso del computer dal resto dei miei interessi, dalle letture (più volentieri su carta). Per questo i miei luoghi sono due, due le stanze. Il grande regalo che il computer mi fa è il tenermi vicina, attraverso le mail, alle persone lontane con le quali ho scambi anche importanti, personalissimi, vitali. Poi sì, è tutta una corsa, ma non bisogna farsi condurre. Lo sforzo è usare questo mezzo a volte magico, non farsi usare. Non è facile.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...