Silvio Lacasella: De Nittis – Padova – Palazzo Zabarella

De Nittis- Westminster – 1878

Westminster - 1878

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Non intende creare falsi stati d’animo De Nittis quando, giunto a Parigi poco più che ventenne, nel 1867, inserisce all’interno di una pittura già ben avviata in direzione della modernità, alcune note particolarmente concilianti, quasi fossero rassicuranti maniglie, collocate con sapienza nel percorso in modo da rendere più graduale il passaggio. I primi a criticarne l’andatura prudente furono proprio alcuni suoi compagni di strada, specie i più impegnati nell’opera di rinnovamento. Essi giudicarono quelle concessioni compositive, legate al dettaglio e alle “buone maniere”, come i passi misurati di chi non vuole affrontare fino in fondo i rischi che ogni grande avventura comporta: “Mi viene detto spesso che gli Impressionisti non hanno grande simpatia per me (…) Ho avuto continui rapporti soltanto con Degas e Manet”. Formidabili artisti, Degas e Manet; presenze, non a caso, anch’esse difficili da collocare all’interno del movimento Impressionista. Va pur detto che su quel giudizio aspro, tranchant, di sicuro deve aver pesato il fatto che De Nittis, in anni dominati dalla retorica pompier, fu uno dei pochi a riscuotere grande successo (basti dire che nel 1878, dopo aver partecipato all’Esposizione Universale, il Governo francese decise di conferirgli la Legion d’Onore).
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Egli, in precedenza, grazie ad un prolungato soggiorno fiorentino, aveva avuto modo di assimilare con voracità di sguardo, le esperienze dei Macchiaioli. Ancor prima, però, guidato non altro che dall’istinto, aveva percorso le strade assolate e polverose della Puglia. Aveva portato la sua tavolozza lungo la costa o sino in cima al Vesuvio, pur di trovare un contatto ravvicinato con la luce, anticipando da solo (“da oggi sarò l’unico maestro di me stesso” dirà quando, a causa del suo animo ribelle, verrà allontanato dall’Accademia di Napoli) le intuizioni degli Impressionisti. Una luce diversa, sfaldante, catturata dalla retina e trasferita sulla tela in presa diretta: “L’atmosfera, vedete, la conosco bene; e l’ho saputa dipingere. Conosco tutti i colori e tutti i segreti della natura, dell’aria e del cielo. Oh, il cielo! Quanti quadri ne ho fatto! Cieli, cieli soltanto, e belle nubi, Se ho messo nella mia pittura un po’ di quell’ardente passione per la natura che mi faceva smarrito al suo cospetto, tout est bien”. Sette anni dopo il suo arrivo a Parigi parteciperà alla prima uscita ufficiale degli Impressionisti (che ancora non si chiamavano così), allestita nel 1874 nello studio del fotografo Nadar, e non può essere una coincidenza. Quello che poi si faticò a capire fu che il maggiore contributo che De Nittis poteva dare era rimanere se stesso, prendendo per buone anche le sue apparenti contraddizioni. Ecco perché, riattraversandone il percorso , è ancor oggi possibile delineare il più fedele dei suoi autoritratti.
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De Nittis- Autoritratto – pastello  1884

Autoritratto - pastello  1884

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E quando gli capita di falsare il proprio animo, poi se ne pente: “A quell’epoca io ero vincolato da un contratto con Mr. Goupil ma i nostri rapporti non erano buoni (…) Voleva quadri a soggetto, scene di costume. Io mi ci provavo, ed era proprio questo il punto della questione”, Goupil era uno dei più celebri galleristi parigini. Oppure, quando gli fecero capire che anche per esporre nei Salon avrebbe dovuto ricamare con astuzia la trama del racconto, esibendo al massimo grado il proprio talento, sin quasi a lambire le soglie del virtuosismo. D’altronde, persino Degas mise assieme qualche scena con soggetto storico, pur di ottenere il medesimo risultato.

Non va dimenticato che parte da Barletta, Giuseppe (Peppino) De Nittis, dal bacino della valle dell’Ofanto, dov’era nato nel 1846. E’ una terra asciutta. La pioggia la si vede un paio di mesi all’anno. L’aria è calda e secca, soffiando alza un pulviscolo che De Nittis porterà con sé, prima a Parigi e poi tra le nebbie londinesi. E questo lo si vede nel momento in cui, avvicinandosi alla tecnica del pastello, egli trasformerà quel pulviscolo in delicato polline. Grande, grandissima era la sua capacità di assorbire le atmosfere del luogo: “Le rive della Senna mi incantarono (…) amo la Francia appassionatamente, più di un qualsiasi francese, e se tutto ciò non appartiene alla mia terra natia, appartiene al paese che uno sposa per amore”. Altrettanto capiterà a Londra, dove anche era molto amato: “E’ proprio il cielo, il terreno, l’aria di Londra. Io non conosco maestro contemporaneo che sia mai riuscito a rendere meglio il carattere e il movimento di una città e di un popolo” affermerà Juliel Claretie, pensando ai suoi quadri.
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De Nittis- Giornata d’inverno – Ritratto della moglie Leontine

Giornata d'inverno - Ritratto della moglie Leontine - 1882 - pastello

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De Nittis è sincero dunque. Lo è anche quando, orfano sin da bambino, nel 1868 incontra Léontine Gruvelle, tre anni più vecchia di lui, anch’essa orfana, e dieci mesi dopo la sposa, creando una sensazione di enorme stupore nei parenti che rividero nel volto di Leontine i medesimi lineamenti della madre, morta quando il pittore aveva appena tre anni. Gli unici veri “falsi” furono i numerosi quadri “non autentici”, sovente realizzati da mani molto esperte. Si racconta che, nel 1883, durante un suo soggiorno napoletano, (tre anni prima della morte, a soli 38 anni), venne portata all’artista una tela per riceverne l’autentica. Essa raffigurava “Place des Pyramid”, soggetto che egli aveva effettivamente dipinto nel 1875. Dopo averlo identificato subito come falso, De Nittis scriverà nel Journal: “Di questo quadro (oggi al Museo d’Orsay) non esiste che un solo studio: e stava in casa mia, perché mia moglie aveva desiderato tenerlo per sé. Feci dunque un’inchiesta… (durante la quale scoprì che un solo artista ne possedeva ventidue esemplari)”. Quello studio, tanto caro alla moglie, è ora e sino al 26 maggio a Padova, alle pareti di Palazzo Zabarella, all’interno di una mostra dedicata, finalmente, solo a De Nittis, uno dei massimi protagonisti dell’Ottocento (Catalogo Marsilio, a cura di Emanuela Angiuli e Fernando Mazzocca). Mancano alcuni quadri importanti, ma è, questa, la rassegna più completa sino ad oggi organizzata in Italia.
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De Nittis- La National gallery e la chiesa di S.Martin a Londra

LA NATIONAL GALLERY ET L'EGLISE SAINT MARTIN A LONDRES - VERS 1878

Pittori falsari. Collezionisti spesso “non raffinati”, ma ingordi, che paiono quasi chiedore di essere imbrogliati da mercanti senza scrupoli, capaci persino di cancellare la firma dalle tele di un pittore di sicura qualità, quale Corcos (1858-1933), la cui biografia lambisce in alcuni passaggi il percorso di De Nittis (anche lui soggiornò a Parigi, anche lui ebbe contatti di lavoro con Goupil, anche lui fece numerosi ritratti femminili e scene di vita quotidiana), per sovrapporre quella dell’artista la cui maggiore celebrità ne determina una diversa quotazione nel mercato. E anche questi episodi vengono documentati a Padova. Una delle tele in questione si intitola “Donna col cane”. Dopo essere passata per l’asta di Christie’s a Londra, nel 1975, a firma Corcos, le sue tracce si persero, per poi ricomparire come opera di De Nittis, tra i quadri della collezione di Callisto Tanzi. Sì, proprio lui, il Tanzi della Parmalat. Mai come in questo caso vale il proverbio “chi la fa, l’aspetti”

 Silvio Lacasella
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2 Comments

  1. davvero emozionante questo viaggio
    ritrovo qui alcune opere che ho guardato con sempre diversa attenzione presso la Pinacoteca di Barletta
    una nota ricca di spunti e immagini che ho molto gradito

  2. Uno dei più grandi pittori italiani, lasciato per tanto, troppo tempo in un angolo ingiustamente. La mostra un crescendo di emozioni dal primo fino all’ultimo dipinto.
    grazie padova, stupenda mostra, la più bella che abbia mai visto
    Francesco

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