INTERVISTA ad ANNA ZOLI – Vittoria Ravagli

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Vitt. –  Anna é di nuovo in Australia, dove va ad anni alterni a trovare Valentina, sua figlia.  Si ferma  qualche mese, il tempo per assestarsi in questo passaggio tra due mondi lontani che la portano a vivere due vite parallele in cui il difficile é il passaggio, il ritrovare Anna qua o là,  rientrare in quei panni,  farsi trasportare di nuovo dalla vita: la sua, scelta da lei,  o quella decisa da Valentina anni fa. Se le cose al contorno fossero state diverse quando era giovane, lei stessa  avrebbe potuto forse essere ” una Valentina “.. e’ così Anna?

AnnaIn realtà, in qualche modo lo sono stata – non l’Australia , ma l’Europa con due soggiorni ‘alla pari’ , anche se per motivi di studio in Inghilterra e Germania, per quei tempi – inizio anni 60 – erano esperienze fuori dal comune per ragazze di famiglia piccolo borghese come la mia

Vitt. – Su CARTESENSIBILI…    pubblicammo il testo del tuo bellissimo libro poetico “ “Spaesamenti” (– Giraldi Editore – 2008 –) che dei tuoi stati d’animo in questo passaggio tra mondi, tra vite, racconta tutto, così come del luogo, un vero paradiso, in cui ti sposti quando voli  da Valentina.Là trovi un mondo sognato, un po’ quello sperato nel ‘68, in cui alla natura bellissima, si unisce una grande semplicità di rapporti, una forte umanità.

Mi hai scritto: “…Ti racconto qualcosa della vita qua, così a caso, anche se se ci sarebbero molte altre cose da dire su diversi argomenti.
Dopo il jet lag e lo shock culturale dei primi tempi, mi sono adattata a questa specie di Eden dove il cielo cambia in continuazione – nuvoloni, spruzzi di pioggia, sprazzi di sole e via così, quando non sono acquazzoni violenti. Ma nessuno ci fa caso e tutti continuano a girare in bicicletta, a surfare (lo sport più diffuso per i surfisti attirati dalle onde gigantesche in questa baia). Qui a Byron e dintorni – dagli anni ’70 luogo turistico particolarmente alternativo rispetto al resto dell’Australia (voglio dire le grandi città commerciali e industriali come Sidney e Melbourne, le zone rurali più all’interno e, ancora più all’interno, il deserto di cui so poco e niente) – c’è proprio evidente e diffusa la cultura dell’esercizio, sia fisico che spirituale – quindi cura del corpo con movimento e massaggi di vario tipo, molta meditazione, svariati credi religiosi (buddisti, seguaci di Osho, steineriani, scarsi cattolici) con i rispettivi rituali – ad esempio, l’abitudine a cambiarsi il nome come segno di adesione ad un credo, cosa che mi genera una certa confusione nel collegare un nome a una persona.
Devo dire che mi si stanno confermando le sensazioni che ho avuto nelle mie precedenti visite, sia riguardo al modo di relazionarsi in generale che nella relazione uomo-donna….”

  Qual’ è  l’atmosfera che si respira arrivando?

AnnaLa sensazione generale, già appena si arriva all’areoporto, è di maggior rilassatezza e disponibilità nei confronti degli altri e della vita – poi la si vede sulla faccia della gente, sorridente nei negozi e perfino negli uffici. Ci si saluta incontrandosi per strada e non è proibito guardarsi negli occhi. All’immancabile domanda di rito ‘how are you?’ (come stai?)  difficilmente ci si aspetta un elenco di mali, ma un più generico ‘bene/ottimo/molto bene, grazie’, che non è ipocrisia, come io, da brava italiana, avevo stigmatizzato, ma segno di un atteggiamento mentale positivo.

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Vitt. – Qual’é il rapporto tra cittadini e istituzioni?

AnnaQuello che colpisce, anche solo a un superficiale contatto, è la fondamentale amicizia delle istituzioni, basata sulla fiducia – fino a prova contraria, naturalmente –  nel qual caso si incontra pragmatica fermezza senza possibilità di compromessi. Piccoli esempi di fiducia:  cassette di frutta e verdura con su il prezzo ai margini della superstrada e uno si prende quello che vuole e ..paga!  La stessa cosa nelle piazzole di sosta a pagamento dove  si fermano i camper sulle lunghe distanze e i campeggiatori occasionali. Solita cassettina col prezzo per notte, uso di barbeque spesso elettrici, tavoli, panche e…meraviglia delle meraviglie, servizi igienici pulitissimi, anche se rudimentali,  forniti non solo di carta igienica, ma anche di chiodo per attaccarvi la borsa! All’uscita delle piazzole di sosta possono sì esserci i rangers che controllano la ricevuta, ma, alla domanda ‘quante notti?’ si fidano sulla parola. Alle stazioni di servizio poi si può fare la doccia calda/fredda gratuitamente, cosa particolarmente utile e gradita a chi viaggia sulle lunghe distanze, come inevitabilmente succede in questo continente che, va tenuto presente, è più vasto di tutta l’Europa!

In un mondo così che, pur con i suoi difetti e mancanze, è socialmente e individualmente più impostato all’onestà, trasparenza e rispetto umano del nostro,  è inevitabile che anche la situazione della donna sia più accettabile. Infatti non si avverte a nessun livello discriminazione nei confronti delle donne, tanto meno mancanza di rispetto e nessun segno di maschilismo evidente o, per lo meno, percepibile dalle mie pur sensibilissime antenne. Per incominciare, nessun cartellone pubblicitario con corpi
di donne discinte e ammiccanti lungo le strade o i muri dei paesi.

A livello politico, già il primo ministro dello stato centrale è una donna e ci sono innumerevoli donne nelle istituzioni e amministrazioni locali. Qui a Byron, per dire, è stata sindaco per due mandati una simpatica signora del partito dei ‘verdi’ che si definisce ‘eco-femminista’. Mi è piaciuta questa definizione, per lo  stretto collegamento che suggerisce fra il rispetto per l’ambiente e la natura e la valorizzazione/sacralità del ‘femminile’.

Vitt. – In un mondo così la distanza con l’Italia diventerà, immagino, siderale. Avrai certo seguito queste nostre recenti vicende…Le donne sono più usate  che considerate davvero. Trovo che siamo, qui in Italia, troppo silenziose.

  E’ sempre inevitabile fare confronti con l’Italia, tanto più in questi giorni di manifestazioni in piazza contro la violenza sulle donne (mi arrivano molte mail di ‘one billion rising’ contro l’odioso fenomeno del femminicidio – ogni tre giorni una donna uccisa da un compagno/marito/ex marito) .  Qui non ho mai sentito niente del genere né sui giornali né sui media – e spero non sia solo per la naturale riservatezza degli anglosassoni o perchè mia figlia per scelta non possiede il televisore. D’altra parte  ho potuto constatare che è proprio la comunità stessa nel suo insieme che condanna ed emargina chi ha comportamenti, anche solo vagamente offensivi nei confronti di una donna. Questo è successo ad un uomo di origine italo-tunisina,  conoscente di mia figlia che è stato evitato ed emarginato per anni da amici e conoscenti per aver rivolto, dopo aver bevuto un bicchiere di troppo, una frase volgare nei confronti di donne in coda davanti a una toilette pubblica!

Sempre sull’onda dei confronti con l’Italia, spesso si sente dire, con un certo tono di accusa, che le donne italiane non hanno voglia di fare figli – troppo egoismo, troppa ambizione, troppa voglia di fare carriera. Ebbene, qua le donne anche molto emancipate fanno figli e ne fanno tanti – tre è la media- E li fanno anche  molte ragazze senza marito/compagno le cosiddette -‘single mothers’. Ce ne sono alcune amiche di mia figlia con figli magnifici, felici e liberi e anche loro sembrano tranquille e serene. Mi sono fatta raccontare le loro storie e, sorprendentemente, le ho trovate abbastanza simili.  Alla base c’è la consapevolezza che la maternità viene incoraggiata e supportata – e non solo a parole- dalla comunità/stato sociale/welfare. Insomma, le donne, sposate o non, non vengono lasciate sole. Ci sono contributi economici, asili, assistenti sociali, associazioni che le fa sentire appoggiate e riconosciute, per il semplice fatto di fare figli. Quindi sono tranquille e possono seguire la corrente e, se ce l’hanno, la spinta naturale alla maternità. Niente drammi e niente grossi problemi. Se c’è una coppia funzionante e un padre presente, bene – se non c’è, ci sono gli amici e la comunità nel suo insieme che compensano la mancanza.

Venendo alle storie, quella di J., una cara amica di mia figlia, mi sembra esemplificativa.  Lei, rossiccia e timida, originaria di Victoria, è andata  a fare un viaggio in Asia – India , Indocina, come molte fanno dopo le scuole superiori – Lì si è innamorata di un ragazzo indocinese e, al ritorno, si è accorta di essere incinta. Non ha pensato neanche un attimo ad abortire, ha piuttosto provato a farsi raggiungere dal ragazzo, ma ha dovuto lasciar perdere per le difficoltà che l’ immigrazione pone in questi casi. “Meglio così, dice, non devo chiedere permessi a nessuno e mi gestisco bene per conto mio con l’aiuto del governo” Adesso ha una magnifica vivacissima   bambina di 10 anni dalla pelle ambrata che è stata portata in visita al padre qualche anno fa e che sembra molto orgogliosa di essere definita il ” delizioso souvenir” di quel primo viaggio.

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Vitt.Sei già andata più volte in Australia. Che tipo di vita fai, con quali rapporti umani e sociali?

Anna-Personalmente faccio vita di casa con Valentina che cucina molto e ha sempre amici a pranzo o a cena e passo la giornata fra il giardino, la veranda e il mio studio. Alla spiaggia andiamo in bicicletta.

…Qui dove c’è natura, natura, natura, sento il bisogno di equilibrare con un po’ di cultura la dimensione principalmente fisico- psico- spirituale in cui si è immersi: natura, sport, relazioni, ambiente, benessere, cibo… Questi gli interessi attorno a cui tutto ruota.

C’è molta musica per strada, nei mercati e nei locali, soprattutto per i più giovani.  Tamburi e dijeridoo gli strumenti più diffusi. E qui, ‘tutto il mondo è paese’, c’è un problema per i residenti, specialmente di notte con l’abuso di alcool/birra, anche se i locali non chiudono più tardi di mezzanotte.

Per noi più grandi per fortuna c’è il tango –  qua si riesce a ballare anche se non si è giovani e belle (a differenza dell’Italia) – il tango che è diventato un linguaggio globale senza limiti di età: si entra in relazione senza parole e, fra chi balla, si crea una piccola comunità dove ci si conosce condividendo la stessa passione. Questa la mia esperienza. E da qui nasce anche la poesia che per la prima volta ho scritto in inglese e poi tradotto in italiano ….

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A TANGO VISION

Tango is more than a dance
“es un pensiero triste che se baila”
a famous poet once said
“it’s a sad thought you dance”

Though it is more than that
it’s body particles
moving together
dragged by the melody
dropped by the beat
posture and harmony
the body steady in balance
legs swinging free
————the air vibrating
————with tormenting passion

The tango teacher watches
absorbed      a tango vision

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UNA VISIONE DEL TANGO

Più di un ballo è il tango
‘è un pensiero triste che si balla’
un famoso poeta un tempo ha detto
ma è molto più di questo

è connessione di corpi in movimento
le particelle prese per magia
corpi sincronici portati dalla musica
trascinati dal battito
note vibranti di struggente passione
——————–postura ed armonia
——————–gambe guizzanti libere

mentre il maestro osserva assorto
del tango                    una visione

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Ci sarebbero tante altre cose da descrivere, aspetti del costume, delle abitudini, dell’identità multiculturale, della vita politica della piccola comunità, dello stile di vita, delle condizioni economiche privilegiate di questo grande paese e delle condizioni svantaggiate dei nativi aborigeni. Io vado a mettere il naso un po’ dappertutto e ogni tanto scopro qualcosa – come, alla biblioteca comunale, il personaggio straordinario di Eva Johnson.

Ho mandato all’ ‘Enciclopedia delle donne on line’ la scheda di Eva Johnson, donna coraggiosa aborigena femminista lesbica che ha scritto per il teatro battendosi sempre per i diritti della sua gente, gli aborigeni. L’ho scoperta per caso nella biblioteca comunale e ho pensato che fosse giusto farla conoscere al mondo attraverso internet. La trovate su:  Eva Johnson    enciclopediadelledonne.it
http://www.enciclopediadelledonne.it/index.php?azione=pagina&id=358

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6 thoughts on “INTERVISTA ad ANNA ZOLI – Vittoria Ravagli

  1. Francamente per molti elementi ho provato una forte invidia per chi abita là… Bella intervista per le domande e le risposte esaurienti e la poesia… Grazie.

  2. Naturalmente, un immenso grazie a Vittoria che ha prestato ascolto alle mie considerazioni/ riflessioni e, anzi, me le ha stimolate, permettendomi di condividerle in questo modo così discreto attraverso la rivista.
    Sì, ci sono molti aspetti della vita a Byron Bay e dintorni che attirano e affascinano e io, è evidente, ne sono rimasta affascinata. Per circa tre mesi ho respirato ottimismo e positività che qua non trovo, è vero. Ma tutto questo, lungi dal voler essere una svalutazione delle potenziali immense qualità di noi italiani, della nostra cultura e del nostro bellissimo paese, vorrebbe invece fosse di stimolo ad evolvere facendo perno proprio su quelle qualità – istituzioni permettendo!

  3. il micro del nostro paese e il macro dell’Australia mostrano, secondo me, le stesse sostanze, solo che le mostrano come quando si usano lenti di occhiali con gradazioni diverse. Ciò che si vede è comunque lo stesso elemento costituente, è che si allarga o si restringe la visibilità. Grazie a voi per lo sguardo attraverso questo mondo, unico, nel senso pieno del termine.ferni

  4. Ho apprezzato come Anna nella valutazione di gradimento del paese ponga in primo piano la positività della gente.

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