A proposito de LA NOBILTA’ DELL’OMBRA di Valerio Mello- Fernanda Ferraresso

alistair tucker

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Tengo a premettere che il mio cammino attraverso le lettere non è legato ad un percorso curricolare di studi ma al puro interesse e all’amore per la parola e tutti i suoi incantevoli e mutevoli artifici, gli interstizi che essa crea configurandosi in ciascuno di noi con una particolare destrezza e malia, a seconda di quanto ampia o profonda  e attenta sia la nostra navigazione nella vita sua e nostra. Sì perché la parola ci è compagna di (s)ventura e può nascerci o sommergerci, può ucciderci addirittura o tesserci, e-leggerci attraverso ciò che dalle sue trame ESordisce in ciascuno di noi, sua ombratile controfigura. L’ombra della parola, come l’insieme di tutte le ombre che ritraggono l’uomo dall’origine, fino a questi istanti fatti di consumate sillabe, senza perdere un filo del racconto, disegna la “legendaria” acquisizione dei sensi e la manovra che in essa si sottende come architettata topologia di molta parte dei testi che compongono la raccolta. Tutto il libro di Mello si fa infatti indagine amorosa e nitida, non solo dolente, sullo strumento- lente della sua stessa configurazione  che, alla fine, diviene lingua maturando un linguaggio, memoria del passaggio e di un paesaggio che si protrae, raccogliendo impronte facilmente rimovibili, data l’estensione del filo linguistico e dell’umano scorrere tra loro come ombre-opere di noi tutti. Di tutti sono le medesime parole che, a fiumi o rivoli, vengono componendo isole o coste, rilievi o voragini, interi oceani o stellari di decadute o future luci. Eppure questo metodo, del valutare e indagare sullo strumento prima che sul suo contenuto, questo cercarne i punti molli, i valichi senza segnatura, le quote delle rilevazioni, non è diverso da quanto fanno altri linguaggi, che parimenti cercano chi noi siamo, cosa facciamo qui,  per desumerne forse dove stiamo andando. Domande che fino ad oggi sono rimaste inevase e, non avendo tratto risposte sull’obiettivo finale ci si interroga e si appunta l’attenzione sul modo in cui si cerca, attraversando le diverse teorie, ombre anch’esse di quella grotta da cui pensieri si fanno poi comunque parole, nobili, per il fatto di farsi carico, tacitamente, di quanto ancora è oscuro e nostri contrafforti, torri di avvistamento.
Vivo l’interesse di Mello e la sua partecipazione in tutta LA NOBILTA’ DELL’OMBRA, alle corrispondenze, con cui appunto non a caso  sottotila il libro, rimarginando il buio dell’ombra che, disegnando in sé se stessa, strappa noi dal vano di ogni sicurezza.
Corrispondenze, quelle segnalate dall’autore, e certamente anche una affinità del dire cert’une componenti dell’essere a cui personalmente dedico quotidianamente attenzione, che faccio mie e mi hanno portato a leggere questo testo con spiccata partecipazione, come anche le tangibili  memorie che da altri autori affiorano e fioriscono in molte pagine non fanno che nutrire una convinzione che ormai è certezza: nessuno legge  se non ciò che è ma l’esperienza dell’essere, dell’essere umano, è così profonda radice da affrancarsi in territori inattesi, di cui si fa esperienza attraverso il binario di una parola maturata in milioni di altri noi stessi.
Ecco allora che l’ombra che qui prende man mano corpo è questa grandiosa umanità sconvolta dall’indifferenza, in cui  si sotterra la lingua e la sua memoria, ogni giorno, e da qui ogni giorno la parola, humus dell’umano, scava per fare in noi ritorno.

fernanda ferraresso
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alistair tucker

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Da LA NOBILTA’ DELL’OMBRA. CORRISPONDENZE di Valerio Mello

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Ecco il guado nel freddo
viaggio inatteso
e torno con la mente a quella terra
dove azzurro esiste
immenso cielo-dio
sopra la valle
oramai anche tu simbolo non mortale
radice spinta in superficie
fra le macerie e il ferro delle ringhiere
costretta all’inamovibilità
in un lungo luogo di mare distante
e ti rispondo che scrivo
perché la parola è il tessuto
la parola è il prolungamento
è ciò che il mio corpo ha vissuto
questa parola che reagisce agli strappi
si fa per te doppia essenza
per me ossessione
resistenza.

*

Si manifesta la scrittura
sulla pagina bianca
ieri dicevo lontana
scoscesa come pietra di scoglio
nascosta all’ombra del primo verso
lettera minuscola
cosa vorrà oggi l’estro
nella gabbia senza punteggiatura
dove ogni spazio fra i termini
produce vita e ancora più vita
e aquesta punta di matita
obbediente al movimento
demando ogni luce ogni perdita
rivolgo supplici le mie dita
ed è così piccolo l’attimo delle idee
presto un ricordo nella moltitudine
smarrito nel creare vorticoso
oltre il fiume
restano le pause le incertezze
poi altre maledette stesure.

*

A volte perdo le parole.
Le ritrovo nella parte di vita
che precede la scrittura,
durante il tramestio del ricordo.
Ma in questo universo
non esistono leggi per i sopravissuti.

A volte nell’istmo che riunisce
la traccia all’inizio, nell’istmo
che separa dalla massa degli affetti
la radura di un antico buio,
riconosco la particella invisibile
che diede materia alla poesia.

Questo è il bianco della gravità ininterrotta.

Le lettere che seguono
sono identità di un tempo chiuso,
Prigioniere della forma cui appartengono;
le lettere che seguono
parlano per voci già accadute
e ciò che definiamo corrente
è acqua del passato che ristagna,
è lo strato del nulla di cui abbiamo poche notizie.

*
La strada si interrompe sul finire del campo
e fino all’orizzonte è il mio universo,
la strada che conosco ad ogni mio risveglio
è il tentativo di declinare confini e verbo,
la remota possiblità di conoscere il vasto
paesaggio, le combinazioni, il dentro,
ma sempre a capo lo sguardo mi tocca riportare
provando a riscrivere della radice dispersa
e questa ricerca è l’assurdo compimento.

*
E’ incompiuto il dire.
Tu sai perchè il verso non potrà finire.

**

Valerio Mello, LA NOBILTA’ DELL’OMBRA. CORRISPONDENZE- La Vita Felice

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