TRASMISSIONI DAL FARO N. 44 – A.M.Farabbi: Vasilij Filippov .E’ sempre accaduto

jason moskowitz

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Vado con la lanterna dentro le notti della poesia. L’ago magnetico della mia bussola brilla di luce propria puntando dritto nel cuore della piccola media editoria. Trovo sempre giacimenti preziosi, individui che spingono il proprio petto con coerenza, con la necessità di chi crede nelle maglie della tessitura, paziente, onesta, limpida, di una qualità che odora. Per lavorare così occorre un tempo intenso, denso, di studio, di concentrazione, in cui si percorrono lentamente sentieri aspri, lontani dalle autostrade spettacolari del mercato.

Ecco perché porto qui, tra la luce del faro, il mio incontro con Serse Cardellini, presidente della piccola, pulsante, Thauma Edizioni. Invitandovi a sfogliarne il catalogo, spalanco le porte di un libro di poesia che suona le vene.

Con Vasilij Filippov, si apre la collana poetica internazionale dedicata alla Russia. Scoperchiamo la fornace furibonda di un poeta assoluto, passeggero tragico tra stanze di manicomi e carcere psichiatrico. A tutt’oggi, le sue condizioni di salute rimangono fragili e lo condizionano a una vita appartata. Nasce a Losinka il 23 aprile il 1955, sugli Urali. Studia biologia a Leningrado ma teologia e poesia lo hanno strappato dal compimento della laurea. Negli anni ’80, frequenta il circolo letterario guidato da David Dar. Scrive poesie, racconti surrealisti, articoli filosofici e teologici per la rivista 37 (nome che prende a prestito il numero civico dell’appartamento di via Kurljandskaja a Leningrado, luogo d’incontro di artisti). Malgrado le sofferte difficoltà, la sua poesia è riconosciuta da varie pubblicazioni e dal più celebre premio letterario nell’underground sovietico, Andrej Belyl.

Vasilij Filippov comincia con piccoli segni quotidiani: fatti, minuti, dettagli della propria giornata: come se si avvicinasse alla cronaca interiore del sé da cellule biologiche, dai propri battiti cardiaci. Avanza adagio, poi inventa velocità, sintesi, rovescia piani, innesta parole, crea più che metafore correnti di luce e significati. Erbari e animali attraversano le sue tempie e gli occhielli in cui ascolta il silenzio.

Al mattino c’è silenzio./La giornata è bianca, come panna.//

Entriamo con il corpo nel corpo di questa poesia, sentendo il corpo del poeta. Sfociamo dopo le sue poesie, in un frammento estratto dai suoi diari.
La traduzione di Paolo Galvagni si specchia nel testo a fronte.

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Lenti scorrono i giorni
Il lavoro, le luci.

Ogni giorno bevo caffè,
Perché risuonino nel cervello gli usignoli.
Mi sistemo al lavoro lentamente,
come un barcone che attracca alla riva.

Oggi son stato al dispensario psiconeurologico,
Il dottore col martello degli occhi spezzava la statua marmorea–me.
Attorno alla mia bocca, sibilando, si è avvolta la medicina-serpe.

Le pupille aguzze del calzolaio-medico
Beccavano i chicchi di caffè-efelidi e la polvere dal mio volto,
Palpeggiavano la testa gli occhi-polpi.

Sedevo in poltrona, piegato
Sotto un colpo del pugnale-impermeabile.

Le domande sulla vita passata erano più nuove di un fiore.
Sedevo nella serra delle sue parole e dicevo: “Finché
Non sono ancora brillo per il caffè”.

– Che cosa farete durante le feste?
– Leggerò, certo, come nei giorni normali,
Si colmano col fosforo della vodka almeno le luci notturne.

Il dottore mi ha scottato la schiena con l’acqua bollente dello sguardo,
E mi sono congedato da loro, magari per sempre.
Sul letto ora arde una lampadina, l’ago, una nuvoletta, una stella.

Coricato, leggo dei monaci,
Che entrano nel bosco dei pensieri, buoni e cattivi.
I fori-cielo sulle loro vesti.

Incontrerò la fanciulla sul Ponte Kirovskij,
E l’incontrerò in chiesa, quando vedrò il sangue del chiodo e
andrò verso la Croce.

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copertina -è sempre accaduto a noi

Vasilij Filippov, E’ SEMPRE ACCADUTO – Thauma Edizioni 2012

Traduzione di Paolo Galvagni

www.thauma.net

2 Comments

  1. Brava come sempre, Anna Maria, nel porgere con convinzione e dolcezza le perle che sai scovare. Questa in particolare mi tocca profondamente perchè ho trascorso diversi anni vicino ai malati di mente, o presunti tali, (il distretto veterinario nel quale lavoro ha avuto sede in un padiglione dell’ex manicomio di Sondrio) e conosco la loro capacità di sopportare le umiliazioni più atroci da parte di un personale medico e paramedico insensibile e, poi, di “rovesciare i piani” e di “creare correnti di luce”. Non mancherò di appropriarmi di questa meraviglia.
    Grazie e un abbraccio
    Fiammetta

  2. Adoro la letteratura e la poesia russa. Non conoscevo questo autore e ti ringrazio per avermelo fatto scoprire.
    “Il dottore col martello degli occhi spezzava la statua marmorea–me.
    Attorno alla mia bocca, sibilando, si è avvolta la medicina-serpe.” questi versi mi hanno colpito particolarmente.
    Grazie.

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