Tre proposte di Tomaso Pieragnolo: Teresa Melo – Ana Istarù- Laureano Albàn

nazzareno rocchetti

nazzareno rocchetti

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Teresa Melo, EL TEMBLOR- Las altas horas–  Ed. Letras Cubanas, 2003
En la tierra breve que desgrano
flores de cedro, helechos, abedules:
signos de la transformación.
La gacela de ayer
maúlla en mi caricia
en el sitio cálido de las ropas de sal.
Flores de cedro
que no son la mesa olorosa, la silla torneada.
La mariposa que conoce los cielos aneblados
vuelve pez su sueño para amar al pez:
aman los peces transfigurados
a la luz de la vela.
Son éstas las canciones que canto en la oscuridad.
Otros serán los cantos de la luz
en la voz de mi hija.
Ella no conocerá a los hermosos ahogados
sosteniendo la plataforma marina de la isla.
Ella buscará otra explicación
tan cierta como esta, tan inútil para describir.
Signos de la transformación
agua en canasta es nuestro conocimiento:
escurre por los entresijos de la paja
y vuelve al sitio mineral.
Son las canciones que canto en la oscuridad
para nombrar al hombre
su vanidad espejando,
sus tres metros demás.
La poesía nos viste de diosecillos,
totem.
Guardo el poema. Al poeta
lo acuno junto a los hermosos ahogados
para calmar su llanto infantil
su soledad, su terrenales miedos.
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TERESA MELO -Il Terremoto, da Las altas horas–  Ed. Letras Cubanas, 2003

traduzione e note di Tomaso Pieragnolo e Rosa Gallitelli

.Nella terra breve che sgrano

fiori di cedro, felci, betulle:
segni del mutamento.
La gazzella di ieri
miagola nella mia carezza
nel luogo caldo delle vesti di sale.
Fiori di cedro
che non sono la tavola odorosa, la sedia tornita.
La farfalla che conosce i cieli annebbiati
volge in pesce il sogno per amare il pesce:
amano i pesci trasfigurati
la luce della vela.
Sono queste le canzoni che canto nell’oscurità.
Altri saranno i canti della luce
nella voce di mia figlia.
Lei non conoscerà i leggiadri affogati
che sostengono la piattaforma marina dell’isola.
Lei cercherà un’altra spiegazione
così sicura come questa, così inutile da descrivere.
Segni del mutamento
acqua in canasta è il nostro sapere:
scorre tra le pieghe della paglia
e torna al sito minerale.
Sono le canzoni che canto nell’oscurità
per nominare l’uomo
la sua vanità che si specchia,
i suoi tre metri di troppo.
La poesia ci veste di piccoli dèi,
di totem.
Conservo la poesia. Cullo
il poeta insieme ai leggiadri affogati
per calmare il loro pianto infantile,
la loro solitudine, la loro terrestre paura.
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nazzareno rocchetti
nazzareno rocchetti c

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Ana Istarù- Mi único pájaro- Costarica
Hoy llevo puesto
mi vestido tierno.
Y la casa está dorada
como un jarro de miel.
Hoy,
cuando el cielo ascendía de nuevo
sobre mi árbol
he arrancado de un soplo
el único pájaro que tenía.
Cuando se alejaba,
parecía que el alma se me llenaba de plumas.
Y un solo pájaro atravesó la mañana.
Debe de estar desangrándose
en el tejado oscuro de tu casa.
Esta mañana el único pájaro
que me quedaba
se ha roto hasta apagarse,
aurora que se desgarra.
Esta mañana,
cuando el sol
sembraba de margaritas
todos los rincones.
Tu puerta estaba cerrada.
.
Ana Istarù-   IL MIO UNICO UCCELLO- Costa Rica
traduzione e note a cura di Tomaso Pieragnolo
Oggi indosso
la mia veste tenera.
E la casa è dorata
come un orcio di miele.
Oggi,
quando il cielo nuovamente ascendeva
sopra il mio albero
ho strappato d’un soffio
l’unico uccello che possedevo.
Mentre si allontanava,
sembrò che l’anima mi si colmasse di piume.
E un solo uccello attraversò il mattino.
Si starà dissanguando
sul tetto oscuro della tua casa.
Questa mattina l’unico uccello
che mi restava
si è spezzato fino a spegnersi,
aurora che si lacera.
Questa mattina,
quando il sole
seminava di margherite
tutti gli angoli.
La tua porta era chiusa.
.
 nazzareno rocchetti
nazzareno rocchetti- Paesaggi

Laureano Albàn- Prados de la memoria –  “Suma de claridades”, 1989

Voy por un prado.
El mundo tiene un peso de presagio.
Si yo camino y sueño
es porque cruzo días sin olvido.
Porque en mí se equilibran
el espacio y su afán de sombra o flor,
y en torno a mí las cosas
lucen intensamente interminables,
cada una ocupando la perfección deseada
entre el viento de abril.
Si yo camino y hablo
es porque la distancia me llama a su memoria,
y la muerte se aleja de las cosas
recordadas más diáfanas.
Éste es el secreto de los que siempre avanzan
por un prado, soñándolo, como si no murieran.
Cada paso que dan crea un azul y una hoja,
irrevocablemente vivos, como sus llamas.
Si miran, nace el aire
más transparente y alto y deseado.
Y cuando hablan del mar
se oye un río en el fondo
de todo lo mirado por el hombre.
Si se detienen, cae la noche
como un dado que da
la cara oscura al mundo,
y el firmamento extiende
sus ámbitos de mármol
sobre el aire silente.
Voy por un prado, y cada paso
tiene y crea latitudes de lluvia.
Si yo corro por él,
él existe y me llama
a existir en lo diáfano.

Porque es un prado el día
más claro de la infancia,
que nunca se termina de recorrer.
En él todas las cosas
perfectamente vivas como lámparas,
se iluminan a solas, detenidas
en los ojos que vuelan.
Si yo camino sé que las cosas más vivas
conmigo caminando se hacen interminables,
se tornan transparentes
como lo que no cesa.
Éste es el secreto
de lo maravillado,
de lo eterno y lo rápido,
del pacto inagotable
de las cosas del mundo
con los mundos del sueño.
Si yo camino es porque
ambos mundos me llaman.

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Laureano Albàn– Prati della memoria – ( inedito in Italia)- Costa Rica-  dal libro “Suma de claridades”, 1989
traduzione e note a cura di Tomaso Pieragnolo e Rosa Gallitelli

Vado in un prato.
Il mondo ha un peso di presagio.

Se cammino o sogno
è perché attraverso giorni senza oblio.
Perché in me si equilibrano
lo spazio e il suo affanno d’ombra o fiore,
e intorno a me le cose
brillano intensamente interminabili,
ognuna occupando la perfezione desiderata
nel vento di aprile.

Se cammino o parlo
è perché la distanza mi chiama alla sua memoria,
e la morte si allontana dalle cose
ricordate più diafane.

Questo è il segreto di coloro che sempre avanzano
attraverso un prato, sognandolo, come se non  morissero.
Ogni passo che danno crea un azzurro e una foglia,
irrevocabilmente vivi, come le loro fiamme.

Se guardano, nasce l’aria
più trasparente e alta e desiderata.
E quando parlano del mare
si ode un fiume nel fondo
di tutto ciò che è guardato dall’uomo.

Se si trattengono, cade la notte
come un dado che mostra
la faccia oscura del mondo,
e il firmamento estende
i suoi ámbiti di marmo
sopra l’aria silenziosa.

Vado in un prato, ed ogni passo
possiede e crea latitudini di pioggia.

Se gli corro attraverso,
lui esiste e mi chiama
ad esistere nel diafano.
Perché è un prato il giorno
più chiaro dell’infanzia,
che mai si termina di percorrere.
In lui tutte le cose
perfettamente vive come lampade,
si illuminano sole, trattenute
negli occhi che volano.

Se cammino so che le cose più vive
camminando con me si fanno interminabili,
ritornano trasparenti
come ciò che non termina.

Questo è il segreto
di quel che è stupito,
dell’eterno e del rapido,
del patto inesauribile
delle cose del mondo
con i mondi del sogno.

Se io cammino è perchè
entrambi i mondi mi chiamano.

***

RIFERIMENTI IN RETE:

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