TEMPIQUIETI- Intervista di Vittoria Ravagli ad Aldina De Stefano: ALDINA E IL TEMPO

Ildegarda di Bingen – Ruota dell’anno tratta da Scivias

Pensare pensare pensare, non dobbiamo mai smettere di pensare.
Che civiltà è questa che ha perso ogni sensibilità, che ha la vista atrofizzata,
l’udito atrofizzato, il linguaggio atrofizzato, la parola atrofizzata, il corpo atrofizzato?
Non commettete mai l’adulterio del cervello.
Esercitate invece l’interesse per la ricerca, per pura passione della conoscenza.
Virginia Woolf

Il calendario è un oggetto di cui non sappiamo fare a meno, ci tiene legati al tempo, ci dà la misura dei giorni, regola il nostro rapporto con la vita… Quale, Aldina, l’origine del calendario? La sua storia? Il tuo rapporto con il tempo?

Ho letto molti libri, anche noiosissimi e banali, sul calendario. Sembrano un copia-incolla che perpetua un’unica versione! Il nome, calendario, deriva da una parola latina, ed era il primo giorno del mese in cui si pagavano le tasse. L’ossatura principale del nostro più comune calendario si basa, proprio come dici tu, sulle feste civili, religiose, sociali, le lunazioni, la vita di Maria. Ha conservato l’eredità del calendario gregoriano (ca. metà 1500) che a sua volta è costruito sul martirologio, ed è lunisolare. Gregorio sistema anche il martirologio, libro liturgico che è la base dei calendari, una sequela commemorativa di santi e sante testimoni di fede (martiri). Modelli imposti di riferimento, soprattutto alle donne. E’ un elogio ai convertiti al cristianesimo, una memoria esemplare (?) che continua fino ai giorni nostri, con inesattezze storiche, approssimazioni, invenzioni radicali, in cui la storia dei santi (che prevalgono sulle sante) si intreccia alla leggenda, a vaghe testimonianze, a traduzioni ideologiche, a verità parziali. Anche perché elaborato dagli uomini, a loro immagine e somiglianza!

In seguito e tuttora subisce continui aggiustamenti proprio perché è imperfetto anche l’intento di materializzare in lineare un tempo immateriale e ciclico. E’ dunque un’invenzione, una costruzione pratica e simbolica che tende a far corrispondere gli usi della vita sociale, religiosa, culturale, della tradizione agraria di una data comunità umana, e porta con sé inevitabili imprecisioni che nei secoli vengono aggiustate. Senza tuttavia che il nostro sguardo li veda!

Mi chiedi, Vittoria, del mio rapporto con il tempo. E’ stato ritmato sempre dalla ciclicità della natura, dal respiro della natura. Al tempo dilatato dell’infanzia, è seguito il tempo convulso dell’età adulta. Ora, mi godo proprio un tempo quieto. E lo difendo! L’ho tanto atteso! Il mio tempo è riabitare ‘una stanza tutta per me’, che si affaccia sul mutare (bizzoso) della potente e primordiale energia selvatica della natura, che sempre mi sorprende. E scrivo, come adesso, cercando di ridurre all’essenziale ciò che ho appreso in questi anni (sono forse prolissa?). Cosa desideriamo farne, del tempo? Svuotarlo, o riempirlo?

Ogni popolo e ogni civiltà (con l’espandersi esponenziale della multietnicità nel nostro Paese, dovremo fare i conti con i calendari ‘degli altri’!), conta il tempo a partire da un evento, mitico, pagano, della natura, o politico. Il nostro, parte dalla presunta data di nascita di Cristo.

Abitualmente poco ci curiamo dei contenuti del calendario che appendiamo all’inizio dell’anno nuovo: nomi di santi e sante più o meno sconosciuti, indicazioni di festività religiose. Ma i tuoi calendari sono davvero diversissimi, non si smette di interrogarli, si vuole capire di più di scritti ed immagini, di spazi vuoti, di nomi sconosciuti. Poi le citazioni e le lune ed il senso che c’è dietro a tutto questo lavoro che copre secoli e secoli prima di noi. Da che cosa è nato questo tuo interesse e la tua estesa, approfondita ricerca, che ha rivoluzionato completamente il messaggio che il calendario trasmette?

Date le premesse, forse imperfette (la perfezione mi annoia!), vedi allora come il calendario risulta non proprio così ovvio, banale, innocuo? Al contrario, tende a far passare e imporre un’ideologia e una teoria monoculturale e monoprospettica. Tu l’hai già osservato bene. L’hai guardato, come se fosse la prima volta. Prevalgono i santi, che si distinguono per i ruoli sociali, religiosi, civili. Di meno sono le sante alle quali invece viene elaborata la vita e la morte, accentuandone – affinché le donne le somiglino – la loro condizione di vittime silenziose, o la loro condizione fisica virginale. Il giorno della ricorrenza si basa, pur chiamandolo dies natalis (giorno della vita in cielo), sul giorno della morte. Perché non provare a smontarlo e rimontarlo, a decostruirlo per ricostruirlo, a mia immagine e somiglianza? Cambiandolo. Da oggetto mortifero a soggetto biofilo. Mi faceva tristezza, ecco, quello normale. Ed ho cercato, nella ricostruzione, simboli e nomi e dati che avessero a che fare con la nascita, e la vita. Con le donne! Sono andata tanto indietro, nel tempo. E pare che la prima rappresentazione del calendario sia la Venere di Laussel!!!

Venere di Laussel, Francia, Paleol. (part.), regge un corno-luna con tredici incisioni che molti fanno corrispondere ai tredici mesi lunari dell’anno, forse dunque una delle prime raffigurazioni del calendario.

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.Quali sono le tappe del tuo lavoro? della tua trilogia ‘di latte, sangue e grembo’?

Proprio di ‘tappe’, si tratta, non di approdi o mete raggiunte. E’ una ricerca senza soluzione di continuità, che invita, anche chi sta ora leggendo, alla cooperazione. Dovevo tuttavia concentrarmi, per non disperdermi, su ciò che mi appariva nascosto, velato, censurato, spostato. Il non detto, il non visto. L’inizio, con il calendario ‘nel nome delle madri’, è stato esilarante e depistante. Nessuno conosceva o riconosceva nell’arte le Madonne del Latte. Figuriamoci le Dee allattanti. Perché questa rimozione? Sai com’è cominciato il tutto? Ero costretta a letto in seguito ad un incidente stradale. In posizione orizzontale, immobile, cambia tutto. Cambia la prospettiva, la distanza, il tempo. Avevo davanti a me un calendario, che ormai sapevo a memoria. Ma che sequela di commemorazioni, di morte, di sangue, di violenza! Io, di queste manifestazioni mortifere, ne avevo abbastanza. Desideravo immagini e date e nomi che semplicemente mi evocassero la vita, il nutrimento, l’essere per l’altro. E cominciai, per il 2008 (il latte-il bianco) , con il calendario poi pubblicato dalla Kappavu di Udine, accolto dal pubblico con cauto entusiasmo o sorpresa indifferenza. Ma continuai – sai, quell’essere fedeli a un’idea? – perché non si era esaurita in me la voglia di pensare, conoscere, di raccontare un’altra storia. E preparai quello del 2009 (il sangue-il rosso), autoprodotto perché volevo essere libera di gestire tutto, senza pensare al mercato, alla vendita, alla distribuzione, alle presentazioni. Poi ancora, un’edizione direi d’arte, per il 2010, ‘il grembo-il nero’…

Ho davanti a me il calendario del 2008 con le madonne del latte e le dee allattanti. Raccontaci…

Anch’io ce l’ho davanti a me. Mi sembra d’esserti vicina! Che gioia poter condividere! L’ho intitolato ‘nel nome delle madri’ (e specificato come il latte-il bianco). Alle immagini delle Madonne del Latte ho affiancato le Dee Allattanti, a volte così simili nella postura, nella tenerezza dei gesti. Per questo – credenti o no – è fondamentale la Maria dei cristiani perché trascina, se pur capovolti e negativizzati (come le Luna) – i simboli delle sue antenate Dee. Madri che allattano, che nutrono. E non solo fisicamente. Ho pensato con riconoscenza alle tante donne che nel tempo mi hanno nutrito culturalmente, e le ho nominate, specificando – dove trovato – il giorno della nascita (il giorno della morte si sa sempre). Menzionando solo donne, intellettuali, Madonne, Dee, Sante, e nomi comuni di donne, mi sembra di stare in compagnia. E’ un mondo che vorrei non sostituire ma integrare a quello fatto dagli uomini e per gli uomini. Un giorno al mese è bianco, riservato al silenzio, all’ascolto, al pensare. Al camminare, anche. C’è qualcosa d’importante che non ho detto? Mi è sempre difficile, e imbarazzante, parlare di ciò che faccio.


Artemisia Gentileschi (1593-1653), Madonna con Bambino. La Madonna del Latte (o allattante, o Virgo lactans, o la Galaktotrofusa) è un tema molto diffuso nell’arte, ma forse distrattamente non visto o volutamente non visto perché, fin dal primo cristianesimo, immagine considerata ‘sconveniente’, da nascondere, o ritoccare o velare.


Madonna di Gradac, Vinca. Gradac, Valle Morava, 5000 a.C. ca. v. Gimbutas, Il linguaggio della Dea, pag.37 fig. 58 .Il tema del nutrimento fin dal Paleolitico è espresso con l’evidenza delle mammelle. Qui è più caratterizzato simbolicamente con linee sul corpo, che rappresentano il fluire del liquido sacro, non solo il latte, ma l’acqua, il sangue, la pioggia, considerate fonte divina di nutrimento. I ritrovamenti di migliaia di statuette, incisioni, piccoli oggetti a forma di capezzolo, indicano quanto il seno fosse rispettato ed oggetto di culti connessi con la prosperità.

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Ora guardiamo insieme il tuo calendario del 2009 autoprodotto. Nella facciata una bellissima immagine “Il ciclo della natura” in una visione di Ildegarda di Bingen”. Tu lo dici “del sangue”. Perché?

Il ciclo della natura, di Ildegarda, è la ruota dell’anno. Sembra in movimento, vero? Faticosa, e gioiosa, anche la predisposizione per il 2009, l’attesa, che chiamo anche il sangue-il rosso. Lo dedico alla vita delle sante, non mi soffermo sul martirio (testimonianza), fin troppo noto e truculento. Infrango il tabù del sangue e lo reintegro nei simboli di nutrimento e trasformazione. Sembrano, le Sante, donne senza corpo, sangue, umori, sesso. Di certo stuprate, violate, torturate, smembrate. Ridotte al silenzio, o alla parola di altri che su di loro hanno scritto. Ma certo, alcune hanno scritto, spesso però questi scritti venivano edulcorati dalla censura dei loro Padri Spirituali. Spesso odiate, sbeffeggiate, modelli imposti dal patriarcato e quindi da distruggere a colpi di calamaio. Ma è totalmente vero? Unicamente vero? Le ho riguardate con attenzione. Sono spesso madrine e protettrici, a loro ci si affida per la fertilità ed il nutrimento (latte, sangue, grembo) e tutto ciò che riguarda la nascita e la crescita, proprio come, più anticamente, le donne si affidavano alle antenate Dee. Ed è sempre questo che mi affascina. La continuità dei simboli. La loro vita, spesso, è stata tutt’altro che ‘occhi bassi e capo chino’! Hanno saputo aspettare con determinazione il momento giusto per realizzare sé stesse nel mondo.

Apro al mese di gennaio. Sotto l’immagine de “Le ore” di E.Burne-Jones, la scritta “Nome omen” “il nome é un presagio” Poi, per fare un esempio di come hai concepito questo calendario, nella prima settimana, di fianco alla data, leggo: 1 (genn.) – Maria é Madre di Dio, la Deipara, Theotòkos, la Genitrice di Dio.

Per caso, o forse no, nel calendario si è aggiunta la Giornata Mondiale per la Pace. Maria è sempre onorata come Regina della Pace. Anche a molte divinità femminili si ricorreva per chiedere ‘di star bene’, in pace. C’è spesso una sovraesposizione di eventi, da quelli sacri o civili a quelli di sagre paesane. Questo di certo genera confusione, e tende a cancellare gli antichi rituali dedicati al ciclo della natura. Ogni giorno ho messo uno spazio bianco per le considerazioni personali e, naturalmente, le lune.

2 (genn.) – Stefania di Soncino, b.n.1447: la via dell’amore

Mi son letta e riletta, come del resto per tutte le altre, la sua vita che ho riassunto in poche parole: ‘la via dell’amore’. Stefania, nata nel Bresciano, di umili origini, fin da piccola e nonostante le avversità, rimase fedele alla sua predisposizione che era l’amore per l’altro, che perseguì con coerenza e passione, e compassione . L’estrema mia sintesi è un …indizio, un orientamento per chi vuol approfondire.

Questo a conferma di quanto hai già spiegato. Hai altro da aggiungere?

Le ore’, ricordi?, erano le dee greche dell’ordine naturale, del ciclo annuale, poi per estensione finirono per rappresentare l’ordine della società umana. E riguardo alla massima di Plauto, a volte ‘il nome già contiene un presagio’!

Davvero questo tuo lavoro é unico e credo che dovresti proseguire, ripetere attualizzandolo, anno per anno, il tuo calendario.

Temevo questa tua sollecitazione!!! Ma te ne sono grata perché mi sprona a far rivivere e rigenerare molto materiale inedito. Sai, proprio come fa lo scoiattolino che nel grembo dell’albero mette le noci per l’inverno, così io ho messo da parte tanti pezzi di storia e cultura delle donne, per i duri anni che verranno, e prima che le donne scompaiano! In effetti, questi sarebbero calendari-matrioska, uno dentro l’altro. Resta fondante pur nella variabilità della ricerca, il corpo della donna (epifania della Terra), quest’unità vivente fatta di carne e latte e sangue e grembo, e intelligenza creativa, costruttiva.

Giorgione- Madonna leggente 1508

 Maestro di Flemalle- Santa Barbara leggente,1438, Madrid, Prado

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santa_barbara_campin_prado

Maestro di Flemalle- Santa Barbara leggente dettaglio
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Ed ora il tuo splendido lunendario del 2010: “l’indifeso potere”, che tu chiami “del grembo”.

Mi sembra quasi un tuo testamento spirituale. C’è molto di te, dei tuoi affetti, delle tue letture, di quanto hai fatto, scritto. E’ un libro d’arte curato ed amato : ogni pagina in cartoncino é piegata. Tutto é contenuto in una piccola cartella di cartone chiusa con due lacci di cotone. Ogni scritto ha un significato profondo. Al tatto, alla vista, alla lettura, questo oggetto d’arte sa di una vita preziosa.

In questo lunendario ho trovato, credo (per forma e contenuti) la misura giusta, il garbo, la raffinatezza, grazie anche alla collaborazione del grafico Francesco Nistri (sue anche le lune ed i delicati disegni) e di Federico Santini, urbinate, che ha una Stamperia d’arte a Udine ed ha curato la copertina (fatta a mano). Due ragazzi rari, non ancora del tutto razionali o razionalizzati (Zambrano).
L’indifeso potere – un ossimoro! – è il grembo, simbolizzato dal nero (e ancora rimanda alla Terra). L’iconografia è un susseguirsi lieve di Madonne e Dee del Parto, Nere (anche qui la parentela è stretta!), di simboli e Lune e foto di donne che scrivono, e ancora, e ogni giorno, nomino – non a caso – ancora donne che in qualche modo hanno a che fare con ‘il nascere’con ‘ il gettare al mondo… ‘. Sai Vittoria, io da piccola non avevo libri. Erano un lusso! Ricordo solo una vecchia Bibbia, un vocabolario, e un dizionario sui miti. Nella Bibbia la nascita ha … del miracoloso! Molte nascite avvengono ‘nel nome del Padre’ o da Vergini, o sterili. E nei miti è spesso un Dio maschile che genera, come Zeus che partorisce dalla testa Atena. E non mi tornavano i conti. Intorno a me vedevo solo donne che partorivano! Un furto, no? Un trafugamento! Uno spostamento non certo casuale ma ideologico. Togliere il potere che hanno le madri di partorire. Così ho rimesso le cose a posto, e con la ricerca del 2010 ha ristabilito il potere delle Madri, e delle Antiche Madri, e della Terra Madre! Non ho trovato un’immagine che rappresenti un uomo mentre partorisce! Scherzo, ovviamente. Ma davvero dobbiamo sempre stare attenti, alle parole, ai simboli, ai miti! Esercitare sempre lo spirito critico, con un po’ di ironia, che alleggerisce la pesantezza di secoli di patriarcato che escludono la donna da ogni sua naturale essenza.

Riporto di seguito le dediche…’ per Dario, che era senza calendario 2010, e guarda con stupore le donne-dee-madonne dei miei calendari; per mia madre, Irma, che mi ha regalato il primo vocabolario nel 1961; per mia sorella Tina, che mi ha regalato il primo libro nel 1963; per mio padre, Stefano, che mi ha regalato una Olivetti 32 nel 1965; per mia sorella Ivana, che mi leggeva storie, fin dall’infanzia; per le nipoti, i nipoti, e pronipoti … ‘che un giorno capiranno’; per le amiche ed amici, che mi regalano sempre libri, e spero continuino a farlo…’

Vedi come tutto torna, come tutto, apparentemente dissociato, si unisce, e resiste, e si compie, come la tela di un paziente ragnetto.

La ‘canzone per la luna’…

così lontane sono state oggi, da me
le cose i fiori le persone
e tu, sonnecchiosa dea
così distante dalle mie grida
dal concitato spingermi nel nulla

troppo vicina a me sono io
fino a sentire che in vita mi tiene
solo il respiro corto malato, vicino alla follia, sfinito

ah, se non fosse per questo profumo
a dire che di qui è passato un amore
per questa maglia stesa al buio, a dire di me

no, non passa mai il tempo quando deve passare
nessuno va nessuno torna
nessuno tarda nessuno attende

ma cos’è questa luce che m’invita in cucina
che mi spinge ad alzarmi dal letto
guidata da spigoli e porte

è la luna (quasi tocca i tetti bagnati)
la sua forza trapassa le imposte
ricompone i pensieri e il respiro
ora quieto, ed allegro
e giocando riflette le tende sul muro

tu sei fatta di terra (sembra dirmi sorniona)
di radici e di ali
tu appartieni alla notte che prelude l’aurora
tu appartieni alla luna

Non concepisco una ricerca, o un saggio, senza poesia. La poesia toglie la rigidità di uno studio, si dona per dargli morbidezza, flessibilità, movimento.

La biografia che hai inserita é particolare, interessante, diversa dalle altre tue che ho letto: ‘Sono nata in un quartiere popolare di Chiavris, Udine, il 31 maggio 1950. Ho lavorato studiando, e studiato lavorando. Sono vissuta per brevi periodi a Roma e a Napoli. Ma il Friuli è la terra che più mi rasserena. Ora abito a Lestizza e Raspano (Udine). Le Valli del Natisone esprimono la parte di me più selvatica.
Da nomade sono diventata stanziale. Alterno, alla vita attiva, quella contemplativa. A volte le confondo.
Interro semi. Interro parole. Poi attendo.
Incostante, ribelle non convenzionale lunatica estrosa creativa malinconica allegra solitaria taciturna socievole affabulato ria scontrosa banale anarchica. Gli opposti in me convivono. Quasi armoniosamente. Penso camminando. Parlo da sola. Prendo appunti. Scrivo. Poi perdo tutto. O Dimentico. E ricomincio.”

Mi sento sempre a disagio, quando devo scrivere la mia biografia. La sua struttura, rigida, monotona, prettamente maschile, mi sta stretta perché deve corrispondere ad un preciso canone ed io, sono irrimediabilmente fuori canone! Così ad ogni circostanza la cambio, perché io nel frattempo, cambio… E’ buffo no? Spesso è l’autore stesso che si scrive la biografia, ma in terza persona, come se fosse più credibile se fatta da un altro…

Vedo anche Aldina due lunghi elenchi..Cosa contengono? perché li hai inseriti?

E’ un riferimento ad alcuni libri che ho letto, e che possono esser utili a chi desidera riaprire una tematica (filosofica, religiosa, simbolica, iconografica…) o rivedere con spirito critico gli scritti dei Padri della Chiesa e dei filosofi antichi sulle donne, dove appare chiara e incontrovertibile la misoginia, il disprezzo e la paura delle donne.
Nell’altro elenco, nomino i libri che ho pubblicato. Li chiamo per nome, come per nome, quasi a benedirli, si chiamano i propri figli.

Intensi gli scritti, rivolti a tuo padre. Uno in particolare: “..di te papà…”

La tua è rara e preziosa sensibilità. Si percepisce la tua profonda partecipazione, condivisione. Questo è lo scritto: ‘Di te, papà, dicevamo che eri ‘indolente’. Eri, invece, un pacifico rivoluzionario. ‘Dovete scrivere, voi, donne, dovete scrivere non per far cambiare idea ad un altro, ma per cambiare la storia. Solo le donne possono salvare le donne. Scrivendo potete cambiare la cultura, e il mondo’. Papà, vedi, tutte le donne che ho nominato in questi calendari, hanno lasciato tracce di sé. Sui muri ruvidi delle grotte, hanno inciso simboli, hanno scritto un’altra storia prima della storia, hanno scritto libri, hanno indicato che è esistito un sistema sociale tendenzialmente pacifico, ugualitario, dove non c’era inimicizia tra uomo e donna, tra umani e natura, e cosmo, e antenati. Ma non è cambiato niente.

Anche per il 2010 apro al mese di gennaio. Leggo:

La cucitrice è la Memoria
e la memoria fa correr l’ago su e giù,
a dritta e manca,
di qua e di là.
Non sappiamo mai quel che viene
né quel che segue poi’.

di Virginia Woolf

E’ proprio così, che è successo per i miei calendari.

Vedo l’immagine di Lisette Model da Leggere donna n.135 del 2008, gennaio

E’ una densa fotografia di una donna non proprio giovane che legge, assorta, in un giardino. Ogni mese c’è un’immagine di una donna che legge. Non foto patinate di modelle nude o provocanti. Il potere delle donne sta anche nel generarsi e nutrirsi di letture. Una partenogenesi culturale!
Le lune sono disegnate dal giovane Francesco Nistri. Così lui vede le fasi della Luna, e così le ho lasciate. Imponenti. Protagoniste. Io ho aggiunto al 30 (gennaio)
“luna piena, bianca, plenilunio. Luna del momento giusto” La più attesa e forse, la più onorata!…

e al 31 (gennaio) leggo: “Mara”

Mara evoca a-mara mare mari (madre). L’etimologia, come spesso accade, dà diverse interpretazioni. Io mi riferisco a ‘Il libro di Mara’poesie di Ada Negri, che di sé diceva: ‘Io non ho nome./ Io son la rozza figlia/dell’umida stamberga;/ plebe triste e dannata è la mia famiglia, / ma un’indomita fiamma in me s’alberga’.
Poi alla fine del mese: “
I libri sono come i figli, e i figli sono come libri. Nascono quando si è compiuto il loro tempo

Nel retro l’immagine della “Madonna nera in trono”…Spiegaci

L’iconografia è dedicata alla Madonna del Parto ed alle Dee del Parto, ma ho compreso anche le Divinità Femminili Nere. Il nero è simbolo della Terra, del grembo, della fecondità. Ora mi accorgo, dalle tue domande, che anche questo calendario esige tempo, pazienza, curiosità. Può interessare a chi non cerca una spiegazione, ma un racconto, una narrazione. Disposta ad entrare nel labirinto, ma fornita di un tenace filo.

E alla fine, nel retro del cartoncino di dicembre, uno scritto di Virginia Wolf:

“Questo è forse il piacere più intenso che io conosca. E’ l’ebbrezza che provo quando scrivendo mi sembra di scoprire i collegamenti precisi: di rendere vera una scena;di dare coerenza a unpersonaggio. Di qui nasce potrei dire una filosofia; o comunque un’idea che ho sempre avuto: che dietro l’ovatta si celi un disegno; che noi – noi tutti esseri umani – rientriamo nel disegno; che il mondo intero è un’opera d’arte: che noi siamo parte di quest’opera d’arte.

Siamo un’unità vivente. Non potremo darci, uomini senza donne, uomini senza Natura. Io credo che ‘la fine del mondo’ non sarà in un dato giorno, ma sarà un lento quotidiano dividerci, fino al nulla.

e poi ancora una poesia densa di messaggi di Reina Maria Rodriguez: “Quando una donna non dorme”

Quando una donna non dorme
la magia si è sparsa sui suoi seni
e c’è da temere questo risveglio
questo mito che comincia
tra il sonno e l’oscurità.

Non ci saranno congiure né spiriti.
Si sta riempiendo di miele il silenzio
ed è tornata al tempo delle colombe
a riconciliarsi con le nuvole
e tutto intorno sentirà il pericolo dei suoi occhi
cacciatori di stelle.

Stanotte non ho dormito e ti avverto:
quando una donna non dorme
qualcosa di terribile può svegliarti.

Mi ha inchiodata, fin dalla prima lettura. Sembra un manifesto che invita le donne al risveglio, e un monito agli uomini.

Ora Aldina svelaci tu chi é “il nini” che hai indicato in un 31 dicembre di un tuo calendario. Un annuncio? una speranza?

Sì, speranza che inaugura un tempo aurorale. Ognuno di noi può mettere in scena il suo ‘nini’. Come lo immaginiamo, sogniamo, desideriamo? Come lo vorremmo questo ‘bambino simbolico’ che rappresenta il futuro? Ora ti racconto una storia. Mi trovavo a camminare verso il confine con la mia cagnolina. Non so dirti come, ho perso l’orientamento, e non trovavo più la macchina. Ecco, in quel lasso di tempo ho incontrato un campionario umano maschile che vorrei non ereditasse ‘il nini’. Dal bosco, e con mia grande sorpresa, sono usciti degli uomini in tuta mimetica ed armati fino ai denti. Li guardai sorpresa, sbalordita. Non impaurita, né intimidita. Ma annichilita sì. Stavano giocando a guerra! Capisci? Come se non ce ne fossero abbastanza, di guerre…! Mi inoltrai in una scorciatoia trovandomi di fronte un cacciatore di frodo. Aveva nascosto un capriolo, appena ucciso, che scovò la mia cagnolina. . Ancora uomini che uccidono, distruggono, violentano! E sempre, ne incontro, che distruggono alberi, funghi, pesci… con la stessa ferocia che mettono in atto sul corpo della donna. Terra e Donna non li disgiungo. ‘L’uso ad oltranza del ventre delle donne, esattamente come l’uso eccessivo delle risorse del pianeta, porta inevitabilmente con sé la catastrofe ecologica… (da un testo di Ginette Paris). Finalmente ritrovo la strada asfaltata, vedo arrivare un’unica insperata auto e la fermo. Erano tre energumeni, visibilmente alticci. Mi misi rigidamente seduta di dietro. Finsi leggerezza.’ Dove state andando?’ Ghignarono. ‘Oltre il confine’. ‘Ah’ faccio io, come se avessi capito. Invece non avevo capito. Quello seduto vicino a me mi disse che stavano andando a donne. ‘E così lontano le andate a cercare? Non ci sono nel vostro paese?’. ‘Sì, ma quelle pretendono troppo. Dove andiamo noi costano poco, non vogliono regali, non siamo costretti a parlare… e così in poco tempo andiamo etorniamo..’ ‘Eh, sì – faccio io – giusto in tempo per la Formula Uno!’ Questi uomini almeno per sette generazioni dovrebbero scomparire! Scesi, e trovai finalmente la macchina. Rincasai avvilita. Ecco, ‘il nini’ è un bambino che vuole recuperare la sua innocenza anche da adulto, che si ribella a questi padri ed agli antichi Padri (intendo i filosofi, i Padri della Chiesa, quelle che diabolicamente hanno costruito un perfetto meccanismo ideologico che annienta le donne), che li interpella. Un bambino che si espone e finalmente grida ‘non nel mio nome’! E’ il futuro uomo della convivialità, dell’ascolto, della prossimità. Del silenzio e del discernimento. Un bimbo che semplicemente pensa.

E ritorna l’esergo di Woolf a questa tua preziosa intervista… pensare pensare pensare…

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mad. floreani

F.Floreani- Madonna partoriente – Vienna archivio Martincigh

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Maestosa dea del parto- Il linguaggio della dea- M.Gimbutas

 Maestosa Dea sul trono del parto 6000 a.c., Anatolia centrale- Santuario di Catal Huyuk -in Gimbutas “Il linguaggio della dea” Venexia 2008

Buon anno a tutti, e che nascano nel mondo tanti e tanti “nini”!

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12 Comments

  1. Bellissima intervista e meraviglioso quanto prezioso il Calendario “creato” dalla nostra carissima Aldina.
    Ad entrambe ed a Fernanda un augurio di cuore per un creativo Anno nuovo. Un saluto e un abbraccio da Mariella Bettarini

  2. E’ sempre un piacere lavorare con Vittoria e Fernanda!
    Un caro augurio a tutte/i ‘in salute e gioia’.
    Uno speciale a Mariella.
    aldina

  3. Eccoti qui! Tanti AUGURI, per tanti altri incontri e nuovi sguardi dentro un mondo che di volta in volta si fa nostra storia comune, Grazie di tutti i tuoi passi.Un abbraccio cara Aldina, fernanda

  4. Ho letto “a rate” questa intensa intervista. Con atteggiamento di reverenza di fronte a questi stralci di un trattato filosofico quale è la ricerca di Aldina, non solo nei calendari. Calendari anti convenzionali. Come Aldina. Testi di profonde ricerche e di proposte per guardare oltre ai codici.

    Sei sempre tu
    inquieta e calma
    ossimori dentro te

    edbe
    3 gennaio 2013

  5. Grazie ad Aldina De Stefano “lunarista”! Anch’io ho avuto tra le mani uno dei suoi calendari (quello nel nome delle madri, con le madonne del latte). Vado a memoria (era il 2008, vigilia di natale). Mi colpì la sua restituzione di un tempo ciclico, biofilo, come lei dice, che si dilata per offrire varchi e respiro al tempo individuale che ciascuna/o vi può inscrivere, partecipando allo svolgersi di quella ciclicità. Il riferimento alla nascita e al corpo della donna come “epifania della terra” è costante. Buona parte delle grandi narrazioni, monoteiste e non, si sforzano di placare le ansie escatologiche: le genealogie e il “politeismo” femminile di Aldina, laico e sincretico, senza rimuovere l’ineludibilità degli orizzonti ultimi, ci riportano a un nucleo essenziale: la vita come continuo nascere a noi stesse/i. Nei calendari, come nell’intervista, ritrovo l’Aldina che si dà con generosità e immediatezza, offrendo spunti, indizi e sollecitazioni, “scanonicata” e armoniosamente contraddittoria, che elabora e dona i vastissimi repertori della sua ricerca. Lavoro tanto appassionato che ormai, credo, elementi e contenuti (le noci!), oltre che essere cercati, la cerchino.
    Un abbraccio
    Luisa G.

  6. Finalmente si sono accorti di queste tue preziose creature!
    E’ pur vero che scrivi per te stessa e non per gli altri, però è bello e significativo condividere i tuoi pensieri e le tue conoscenze.
    Io ti sono grata per avermi fatto conoscere la dea madre, le krivapete, gli haiku…e per essere la mia guida in montagna.
    Ciao Albi

  7. da coro a due voci, ecco un coro a più voci. potente. la scrittura diventa dono, scambio, condivisione. in questo luogo, e spazio, conviviale.
    grazie!
    aldì

  8. Ho scoperto Aldina per caso attraverso una ricerca personale sulla mitologia in Friuli, in particolare su quelle figure legate alla natura che con essa sono in sintonia e ne custodiscono da sempre i segreti. E sono rimasta folgorata: “Le Krivapete delle Valli del Natisone”, dopo una lunga ricerca ha illuminato il mio cammino proprio là :”…dove tutto si rinnova e dove tutto è come un tempo”. Piccole dee, piccole madri che compaiono nelle nostre leggende e nei nostri racconti, spesso nel tempo hanno assunto una valenza negativa, quasi esoterica o folklorica. Decontestualizzate, hanno perso la loro originaria dimensione metafisica e, soprattutto, la loro vicenda esistenziale. Il perchè poi il silenzio e l’oscurità sono calati per secoli su tante donne che hanno scritto la storia o che l’hanno rappresentata nell’arte, nella poesia e nella cultura in genere “rappresentano uno di quei buchi neri che continuano a inghiottire le presenze femminili della nostra cultura passata (…e contemporanea)”. La passione ( e l’entusiasmo) che Aldina trasmette nei suoi scritti, nelle sue ricerche e nel suo calendario scandaglia i territori più nascosti dell’anima e della natura attraverso la musica della poesia, delle immagini e delle parole. Un calendario che guarda “oltre”, che unisce alla dimensione filosofica e antropologica la tela della memoria che attraversa i territori del sogno e della vita.

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