“Qui c’è il sole!”- Valeria Serofilli

sergio albiac

Sergio Albiac

(A mia madre)

Un uomo percorre il mondo intero in cerca di ciò che gli serve e torna a casa per trovarlo”

G. Moore, The Brook Kerith, 11


Da qualche anno hai smesso di uscire. Proprio tu che una volta in pensione avevi programmato di andare missionaria in Africa.
Infinite le motivazioni, dalla perdita del marito alla frattura dell’anca che ti ha reso non indipendente, alle scale dai troppi gradini.
Ma nella tua casa, dici, hai tutto: il gatto in tinello, i piccioni sul davanzale e sui cornicioni del terrazzo, le orchidee in veranda.
E ogni cosa a portata di mano, sul piccolo tavolo tondo vicino al frigo: il cordless, gli occhiali, il blok notes col lapis, il telecomando e la guida TV, il tutto condito dal libro di turno della scuola di tuo nipote. Dando conferma a Le Corbusier, la tua casa “è una macchina da abitare”.
Mi consigliano di venire a vivere con te, noi di sopra e te al piano di sotto. Chi parla non sa che spostarti sarebbe la fine. Toglierti dal sole, vista Torre, vista giardino, vista vita.
Una gabbia dorata per altri ma non per te, che continui ad alzarti alle cinque come quando avevi da organizzare l’intera giornata, conciliando gli impegni scolastici e me piccola.
E se adesso territorialmente la tua visuale è ampia quanto la vista dalla finestra di un tinello, la tua apertura mentale ti permette ben più ampi raggi, gestendo i miei appuntamenti, scadenze, impegni e ricorrenze, con positivo solare ottimismo.
La tua casa è il tuo castello, con tanto di appuntamento domenicale con la tombola delle 17, a Natale come a Ferragosto. A tombola si gioca in tre, numero perfetto. Ogni altro elemento risulterebbe superfluo, se non di disturbo. E tra un ambo e una quaterna, il pretesto per parlare della vita di ogni giorno, con i suoi problemi e le piacevolezze, i battibecchi, i contrasti e le piccole soddisfazioni, chiedendo ogni tanto con finto ingenuo stupore, quasi al termine del gioco <<l’ambo è stato fatto?>>.
Ultimamente ami mettere dieci euro di posta alla cinquina, ma non la segni se esce il tuo numero per non togliere la vincita a noi.
Perché una madre è quella persona che vedendo solo quattro pezzi di torta per cinque persone, prontamente annuncia che non le sono mai piaciute le torte.
Chi ti conosce o meglio, non ti conosce, ti dice generosa fino all’autolesionismo, direi piuttosto di quella generosità che consiste più nel dare per la gioia stessa di dare, appagata nell’immaginare la felicità del destinatario.
Da qualche anno hai smesso di uscire. Proprio tu che una volta in pensione avevi programmato di andare missionaria in Africa. Ma ora sei missionaria in casa tua.
Sei tu ora la casa, il motore della casa, il cuore che per sempre vi pulserà, il tempo, sia cronologico che meteorologico.
Dove abiti sembra un paramondo.Si può parlare della nuvola di Fantozzi al contrario: non di pioggia ma di capsula sole.
E se ieri pioveva molto forte tanto da riprendere l’impermeabile, dall’altro lato del telefono la tua voce squillante: – “Qui c’è il sole!”.

Valeria Serofilli

4 Comments

  1. Novalis aveva scritto ” Dove andiamo? Sempre a casa”.
    ……
    Grazie, Valeria, per questo testo dedicato a una persona come tua madre e come era stata la mia. Me lo sono “goduto” con l’emozione che richiama.
    E sono anche contenta di riuscire a scriverlo qui(da un po’ di tempo la mia password veniva respinta e non potevo mai commentare.I miei commenti non hanno nessun valore, ma solo quello della testimonianza, dell’interesse.
    E ci tengo a dimostrarla.
    Un abbraccio a te, cara Valeria e uno anche a Ferni e ai frequentatori di questo bel blog.
    lucetta

  2. Una bella lettera alla madre e per la madre.
    Semplice e generosa carica di affetto incondizionato ed unico.
    Le madri son donne che in parte rinunciano a se stesse. Sempre a dare e mai chiedere.
    Un abbraccio
    .marta
    PS: ricambio i saluti a Lucetta e a te di una buona giornata

  3. ogni giorno faccio esperienza dell’accoglienza di mia madre
    (anche se poi lei dice di ricevere da me, da noi figli, il suo dono)
    da lei ho imparato la profondità delle cose, il senso di quelle piccole cose che fanno ogni giorno “più luce”
    cammino sempre verso casa e sono “tornata” a casa per “trovarmi”…
    quanti pensieri arrivano leggendo una pagina fatta di bene e fatta bene
    ringrazio l’autrice di questo incontro nel racconto

    un saluto a Lucetta, marta, a te ferni

  4. Una bella pagina d’amore che scalda il cuore alle madri e alle figlie. Grazie Valeria e grazie anche a Ferni che offre la voce.
    Giovanna

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