In scena: OFELIA di MILENA NICOLINI

roberta serenari

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Il gruppo FOEMINAE di ARCOSCENICO, per gridare il suo no contro la violenza alle donne, presenta

OFELIA
testo e regia di MILENA NICOLINI
con
Cristina Nuvoli, Silvia Nerini, Pia Bellitti, Daniela Briganti

VENERDI’ 23 NOVEMBRE 2012
TEATRO DEI SEGNI, ore 21
via s.G.Bosco 150 Modena
ingresso a offerta libera
durata: 30′

Ofelia, nella morte, si è svincolata dalla terribile trama shakespeariana che la faceva vittima degli  intrighi e delle passioni dei potenti alla corte di Elsinore. Corte tutta al maschile, perché anche la regina Gertrude non ha mai avuto tenerezze materne né per il figlio Amleto, che metteva sempre in second’ordine rispetto alla sua posizione: anche quando Amleto è stato cacciato dalla Danimarca, per avere ucciso Polonio, ma soprattutto per avere smascherato il suo attuale marito e re Claudio. Smascherato per l’assassinio con cui aveva privato il fratello, precedente sovrano e padre di Amleto, della vita, del regno, della moglie. Né ha avuto, Gertrude, tenerezze di donna per lei, Ofelia:  venuta a conoscenza dell’amore tra lei ed Amleto, non ha esitato ad accettare che le venisse imposto il ruolo di esca per intrappolare le vere intenzioni del figlio; e in seguito, pur sapendola    fuori di senno nello strazio lacerante dell’uccisione del padre Polonio per mano dell’amato Amleto,  vorrebbe rifiutarsi non tanto di consolarla, ma addirittura di vederla. Solo dopo il suo annegamento, in una cerimonia funebre segreta e cupa, dice che l’avrebbe volentieri vista sposa di suo figlio Amleto. D’altra parte nemmeno il padre Polonio o il fratello Laerte si sono mai davvero interessati a lei, preoccupati solo del loro prestigio a corte, del loro ‘onore’. E nemmeno Amleto, che, tra i tanti dubbi,  ha avuto  pure quello di amarla. Sulla sua fossa la zuffa tra lui e Laerte, ed in seguito il loro duello mortale, non hanno davvero avuto lei come motivo, quanto piuttosto la loro rivalità di damerini e spadaccini di corte. Non a caso nessuno dei due, morendo, l’ha ricordata, l’ha invocata. Anzi, il “resto”, tutto ‘il resto’, “è silenzio”. E’ in questo ‘silenzio’ che, lei, Ofelia, l’hanno davvero seppellita. Così come nel silenzio, da parte di tutti a Elsinore, è stata annientata sua madre.
Nella morte è come se Ofelia avesse varcato i limiti di un destino di sopraffazione e violenza: ecco perché la affiancano  poete che,  anche nei loro destini di morte, comunque nei versi aprono alla vita.

Milena Nicolini

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