Le donne e gli incontri -Vittoria Ravagli: erano in 1000 a Paestum!

Maria Grazia Negrini mi ha raccontato con entusiasmo di queste giornate a Paestum vissute con tante altre donne, in cui la discussione é stata concreta e positiva. Un inizio, con la decisione di non disperdersi, di continuare ad approfondire ed a scriversi, tenendo legati i bandoli della matassa che si é appena iniziata a svolgere, ma già con chiari punti da approfondire. Così ci siamo accordate per tenerci in contatto e subito mi ha mandato lo scritto che segue per segnare la partenza di questo rapporto di aggiornamento sugli incontri delle donne, che vogliono cambiare e, per dirla con lei,”…..per uscire dalla barbarie”.

.paestum.le donne s'incontrano

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MA QUANTE ERAVAMO A PAESTUM!!!!!!!

Primum vivere anche nella crisi: la rivoluzione necessaria. La sfida femminista nel cuore della politica”

E’ con questo titolo semplice, ma nello stesso tempo, denso di significato, che un gruppo di donne, appartenenti al femminismo storico, ha invitato a Paestum il 5,6,7 ottobre 2012 donne singole, gruppi femminili, associazioni, anche istituzionali, per parlare e ritrovarsi dopo 36 anni per chiedersi se “c’è una strada per guardare alla crisi della politica, dell’economia, del lavoro, della democrazia – tutte fondate sull’ordine maschile – con la forza e la consapevolezza del femminismo?” Sono stata a Paestum e affermo che ciò è possibile.

Questo incontro si rifà a quello nazionale avvenuto trentasei anni fa in presenza di alcune di quelle femministe che, insieme all’Associazione Artemide, hanno pensato e organizzato questo primo week end di ottobre. Si tratta, quindi, di un ritorno in un luogo simbolico, per riprendere o meglio continuare a ragionare insieme su temi che interrogano le donne di ieri e di oggi in merito alle loro vite: nella crisi in maniera rinnovata e urgente.

I lavori hanno preso il via all’insegna della “buona politica” con interventi ad alzata di mano per assecondare il “pensiero che nasce dall’ascolto dell’altra, di là da ogni competizione e aggressività”, per dirla con le parole di Lea Melandri, una delle firmatarie dell’invito.

Mi prendo lo spazio che mi concedete per descrivere la mia emozione, gioia, commozione nel verificare che eravamo circa un migliaio. Erano anni che non provavo queste sensazioni assieme ad altre donne. Molte di noi ci rincontravano dopo anni, alcune con i capelli bianchi, altre con qualche chilo in più, ma tutte con il sorriso sulle labbra e gli occhi lucidi per l’emozione. Erano presenti molte ragazze giovani, quelle che già avevamo incontrato al corteo di Milano “Uscire dal silenzio”, quelle che avevano popolato la piazza il 13 dicembre 2011. Eppure qui, a Paestum, era diverso. Nessuna, neppure le organizzatrici, si attendevano così tante donne. Credo che non dimenticherò mai quei momenti, rimarranno scolpiti nella mia mente e nel mio cuore nei pochi anni a seguire. Abbandono l’emozione e ritorno alla cronaca.

Cercherò di affrontare le questioni più rilevanti delle tre giornate, perché lo scambio di pratiche politiche, di nuove e originali riflessioni, sono state talmente tante da poter scrivere un libro. C’è chi lo farà; per ora, ancora prese dall’evento, le più veloci mandano ogni giorno attraverso i social forum, le sensazioni, le proposte e i commenti. Quelle che erano presenti e quelle che mancavano. Questo la dice lunga sull’importanza dell’incontro, anche se, come sempre accade, mi è stato detto che la tv e i mass-media hanno dato pochissimo risalto all’evento. Avevano paura? A mio parere sì, perché la domanda iniziale che invitava le donne all’incontro, ha un riscontro reale, e ne sono certa, risultati positivi, perché probabilmente costituiscono l’unica strada da percorrere per donne e uomini riflessivi cui sta a cuore il nostro futuro e quello delle giovani generazioni. E’ una domanda – c’è una strada per guardare alla crisi della politica, dell’economia, del lavoro, della democraziacon la forza e la consapevolezza del femminismo?- che supera il concetto del valore aggiunto che si è attribuito alle donne fino ad oggi. Questa domanda viene superata dalle donne che si rappresentano, finalmente, come protagoniste di un percorso che non può più essere cancellato.

Il programma prevedeva un’assemblea unica, dove s’interveniva per alzata di mano, che è terminata alle 13.30. Si sarebbe dovuto riprendere dividendoci in gruppi che affrontavano questi diversi argomenti per approfondirli:

  1. Voglia di esserci e di contare.
  2. Economia e lavoro di cura.
  3. Auto rappresentazione e auto rappresentanza.
  4. Corpo sessualità violenza e potere.

Nel pomeriggio del sabato la discussione è continuata in nove gruppi di confronto, non incentrati sui temi prestabiliti, perché l’enorme complesso alberghiero che ci ospitava non poteva contenere tutte le partecipanti in quattro sale per confrontarci con le quattro tematiche indicate. Quindi si è continuato a discutere in nove stanze (rimediate all’ultimo minuto dalle organizzatrici perfette!) in gruppi aperti alle sollecitazioni e alle istanze delle presenti. Diversi temi sono emersi. La rappresentanza con riferimento alla formula del 50 e 50: invocata e irrinunciabile per alcune, superflua e inefficace per altre. La relazione con le istituzioni e le donne che ne fanno parte. L’andamento carsico del femminismo. Il rapporto tra diverse generazioni di donne e femminismi. La precarietà endemica e l’incertezza del reddito e del lavoro. La mancanza di riconoscimento reciproco e di contaminazione fra i diversi movimenti delle donne. “Assumere la necessità del conflitto” è per molte un percorso necessario per giungere a un confronto profondo e un’elaborazione condivisa.

Domenica mattina ha avuto luogo una nuova riunione dell’assemblea plenaria, per tentare di condividere, attraverso interventi brevi, le riflessioni emerse dagli incontri del sabato. Largo spazio ha trovato la discussione sulla questione della rappresentanza riducendo il tempo di approfondimento degli altri temi, ma rispondendo a un’esigenza diffusa. E’ emersa la necessità di aprire un dialogo con le donne delle istituzioni, di ridisegnare i margini della contrattazione politica. La presenza delle donne nelle istituzioni – viene rilevato da Alessandra Bocchetti, va ridefinita in termini di responsabilità collettiva, più che di desiderio individuale. La formula del 50 e 50 è stata interpretata da molte non come fine, ma come mera tattica. Diversi interventi hanno convenuto sul fatto che è importante trovare un nuovo modo per portare i temi delle donne anche nei luoghi decisionali. In altre parole, chi ha desiderio di essere presente nei luoghi istituzionali, dovrebbe praticare il “dentro e fuori”. Ciò significa non lasciare che il partito di appartenenza sia il luogo prioritario del proprio lavoro, ma mantenere continuamente rapporti con le donne “fuori”, quelle del “movimento”, attraverso una relazione continua.

La relazione fra le generazioni sembra funzionare meglio nella pratica del “fare cose” insieme, piuttosto che nell’elaborazione del pensiero. Primaria la questione del precariato. E le giovani presenti hanno proposto una visione universalistica che descrive tutte le femministe come “storiche” perché partecipi dello stesso tempo, indipendentemente dal fattore anagrafico.

Diversi sono i temi riportati all’attenzione dell’assemblea come mancanti o non approfonditi a sufficienza: la sessualità, la violenza sulle donne, il rapporto con altri movimenti femminili, la legge 194, il diritto all’autodeterminazione, l’attacco ai luoghi delle donne. Verso la fine dell’assemblea si è tentato di restituire risposte concrete, tra cui la proposta di dare vita a spazi di confronto – fra cui il blog “paestum2012” – e a un’agenda politica largamente condivisa, per immaginare nuovi sentieri da percorrere insieme, anche attraversando il conflitto, ma senza negare le molteplici differenze che intercorrono tra le donne, che non possono esaurirsi nella “norma” che in questi incontri è, per dirla con le parole usate da Mercedes Frias, unica donna nera e migrante presente, la “bianca sessantenne”. Parole che aprono la sfida per l’agenda futura in nome dell’apertura alle differenze e a tutte quelle donne rimaste altrove.

Ci si è lasciate ripromettendoci di organizzare in futuro, in vari luoghi e città italiane, seminari di approfondimento sui temi proposti nel documento d’invito. Seminari tematici, ai quali le donne che desiderano partecipare, devono arrivare preparate, riportare le loro “buone pratiche” o proporne nuove da discutere insieme.

Per terminare questo mio scritto, aggiungo, infine, che ringrazio tutte le donne, presenti e assenti, di averci regalato queste giornate, ma soprattutto di avere prodotto, nella pratica quotidiana del femminismo, valore, pensiero, riflessione, dalla quale il postpatriarcato non può più prescindere. Non potrà più ignorare che il pensiero femminista, e le donne tutte, pur nella diversità e spesso anche nel conflitto, sono la leva essenziale per uscire da questa crisi economica, sociale, collettiva. Cioè è l’ unica speranza per uscire dalla BARBARIE.

Maria Grazia Negrini – Tavola delle donne sulla violenza e sulla sicurezza della città – Bologna

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