F. Giuliano: una raccolta di segni, formulari di ore, tra cielo e terre di frontiera…Al di là del mare- Lettura di F.Ferraresso

<< Nel bosco, forse, solo davanti agli abeti e alla betulle, si può parlare d’eternità…>> Così dice appena a pochi passi dall’inizio del suo scritto, mentre ancora raccoglie voci e segni, la penna per ridistenderli tra i luoghi che ancora saltano nelle mappe dei suoi viaggi, diurni e notturni, tra le calate e gli  aggetti degli affetti. Servirebbe aprire una finestra e stare tutto il tempo a guardare, nella mappa celeste trovare vie e stradari dove rivedere gli occhi di chi ancora ci sfiora e ci fiorisce la fronte. E se, per un attimo, lungo quanto un frammento del ricordo, vorrai metterti in cammino ricorda, ci avvisa il nostro compagno,  che è “nel mezzo che ti ritroverai  (di) nuovo”.

“Se ti inoltri nel bosco, – dice Giuliano – scoprirai che il sogno/che fai tutte le notti,/non t’appartiene.– E aggiunge ancora- “Quando rivedrai la luce del sole,/non ci sarà nessuno ad aspettarti/e sarai da solo con le tue parole.”
E, sempre tra i  tracciati delle prime pagine della sua ultima raccolta per ora inedita, Al di là del mare, aggiunge una nota che è guida ai suoi incontri, una specie di vi(r)gil (io) che con lui si cala nei gironi del cuore e della mente, nei luoghi impervi dei ricordi, dove le voci non hanno altro corpo che quello lasciatoci in pegno di una presenza che è anche la nostra, come quelle innumerevoli stelle della via lattea, una scrittura chiara su una pagina che circola tra tutti i viaggiatori di questo circolo di erranti.

L’agenda piena di incontri mancati
basta poco per distruggere
le abitudini di una vita
ci siamo lasciati alle spalle
attese, silenzi, inganni
e adesso procediamo verso il faro
guidati da un angelo in incognito

Anche gli ” angeli” vivono e spariscono, si trasformano, cedono, loro come noi che un tempo siamo stati piccoli poi giovani e infine sorvoliamo il confine, andiamo dall’altra parte della soglia, senza che però il distacco si faccia definitivo. Così capita che Fausta, Agata e Marta, Verunka, Petra, …e altri che sembrano abitare in circoscrizioni del tempo diverse e lontane, si rtrovino annodati allo stesso filo della memoria e con loro, c’è l’infanzia, e l’amo dei giochi, poi l’amore per una donna e anche quello per una madre, per la poesia, per gli amici  e  i luoghi in cui ci siamo sentiti a nostra volta amati. Sempre al confine, i luoghi e noi,  lungo lo stesso tracciato di cielo che ci tiene a custodia in un vasto lucernario di effetti speciali, in uno scenario di affetti che di noi conta i giorni qui, in questo cammino, nel bosco delle mille ombre.

f.ferraresso- ottobre 2012

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Da Al di là del mare, di Filadelfo Giuliano

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Infanzia

Dov’è Fausta che corre sulla spiaggia
e suor Agata che in sogno
mi obbliga a mangiare le unghia?
Il cortile che sa di pane caldo e d’infanzia
è una tana dove si rifugia lo straniero
che ha bisogno di copiare in bella i versi
che forse un giorno scriverà.

*

Marta

La chiamata arrivò all’improvviso.
Non eri pronta.
Per il tuo ultimo viaggio
portasti solo l’essenziale.
Volevano che vidimassi il biglietto
coloro che si affollano
davanti al tabellone degli arrivi e delle partenze.

*

Ho smesso di fissare l’orizzonte
consapevole
che quella lontana macchia d’azzurro
non è il mare
che riportò a casa Ulisse.

*

Casa paterna

Chissà dove ha nascosto
i nostri ricordi e le foto ingiallite
chi è venuto dopo di noi.
La nuova inquilina si chiama Giulietta Capuleti
e riceve i suoi ospiti in giacca e cravatta.

*

Capo Passero 1
Aspettavi con ansia l’arrivo dell’estate
per poter elencare le piante
che crescevano sull’isola:
Chamaerops humilis, Pancratium maritimum.
Tanta precisione botanica celava
la tua paura di non sapermi riconoscere.
A me era toccato un compito più facile.
Cercare qualche divinità
che s’era nascosta nelle grotte.

*

Non ho mai scritto della pioggia
che cadeva sulle domeniche della mia giovinezza.
Allora ci riunivamo nella piazzetta di fronte al porto
parlando della neve che non cade mai da queste parti.
Ieri amici premurosi mi hanno comunicato
che le ruspe hanno abbattuto quel cinema di periferia
dove i sogni costavano solo cinquanta lire.

*

Montaliana

Nella mia lingua materna non c’è il futuro.
E allora dove collocare questo sciame di passioni
che s’accalca sulla soglia dell’indifferenza?
Flavio mi consiglia di nasconderlo nella casa dei doganieri
ma non so dov’è.
La cerco tra Cabo da Roca e la Normandia
tra apre scogliere scoscese
dove il mare gioca a nascondino con il mondo.
Ho lasciato per ultimo il cammino di Santiago.

Solo i pellegrini vivono senza guardarsi indietro.

*

Relativamente all’autore

Filadelfo Giuliano è nato a Catania. Vive e lavora a Vicenza. Si occupa di Letteratura Ceca e ha tradotto in italiano “Siamo rimasti in cinque” di Karel Polacek; lo scrittore Tomas Garrigue Masaryk; e, per Salani, “I ragazzi di velluto” di Sheila Och. Nel 1989 con il volume Sognando di un’estate a venire (Ibiskos) ha vinto il premio letterario “Città di Fucecchio”.

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