Fernanda Pivano: asole per Teneri Bottoni di Gertrude Stein

Catherine Alexandre

.

Una scatola
Dalla gentilezza viene la rossezza e dalla rossezza viene rapida la stessa domanda, dall’occhio viene la ricerca, dalla selezione doloroso bestiame. […]

Un vestito lungo
Qual è la corrente che fa la macchina, che la fa scoppiettare, qual è la corrente che presenta una linea e una necessaria vita. Qual è questa corrente.
Cos’è il vento, cos’è.
Dov’è la lunghezza serena, è là e un luogo scuro non è un luogo scuro, solo un bianco e rosso sono neri, solo un giallo e verde sono blu, una rosa è scarlatta, un arco è ogni colore. Una linea lo distingue. Una linea lo distingue appena.

Gertrude Stein – Tender buttonsTeneri bottoni
1914

way lay vegetable

Leaves in grass and mow potatoes, have a skip, hur-

ry you up flutter.

Suppose it is ex a cake suppose it is new mercy and

leave charlotte and nervous bed rows. Suppose it is

meal. Suppose it is sam.

vegetale da assalto

Foglie in erba e pota patate, fai un salto, affrettati

frullìo.

Metti che è un’ex-torta metti che è recente pietà e

lascia charlotte e filari nervosi. Metti che è farina. Met-

ti che è sam.

*

cream

Cream cut. Any where crumb. Left hop chambers.

panna

Panna tagliata. Briciola d’ovunque. Stanze saltate
a sinistra.

*

dining

Dining is west.

cenando

Cenando è occidente.

Tratti da Teneri Bottoni, Liberilibri, 1989. Traduzione dall’inglese di Marina Morbiducci e Edward G. Lynch.

 La Stein propose alla Toklas «Amica mia, vuoi sposarmi?» Nel 1948 avevo raccolto un centinaio di pagine che avevo scritto su Gertrude Stein e Alice B. Toklas, come facevo allora, come una pazza, senza disporre di alcun testo critico su cui appoggiarmi, ma spinta dall’ intervento poetico di Cesare Pavese, che nel 1938 aveva pubblicato, con Giulio Einaudi, l’ Autobiografia di Alice B. Toklas e nel 1940 Three lives, «Tre esistenze»; ed ero andata a incontrare Alice B. Toklas a Parigi, ricavando l’ indirizzo dal libro stesso. Ero arrivata in rue Christine 5, una traversa di rue Dauphine, dove Alice era andata a vivere con Gertrude il 1° febbraio 1938, quando Gertrude aveva lasciato la storica rue de Fleurus 27, dove aveva vissuto dal 1903. L’ appartamento era ancora una specie di museo d’ arte (che oggi si chiamerebbe moderna e allora aveva ancora definizioni incerte, specialmente per noi che in Italia avevamo vissuto decenni sotto una dittatura xenofoba: c’ erano ancora tutti i quadri di Picasso, di Juan Gris e Francis Picabia e c’ erano ancora le due poltroncine ricamate da lei a piccolo punto sui disegni di Picasso. Alice riceveva le «celebrità» di tutto il mondo, gli amici dei tempi di Gertrude (morta il 27 luglio 1946) o gli ammiratori che volevano frugare nei resti della sua leggenda. Quel giorno Alice mi aveva accolto con stupore e indulgenza, un po’ commossa dal mio fanatismo, un po’ indulgente per lacune di cui non mi faceva responsabile. Aveva già 71 anni, portati con enorme coraggio e disperato dolore per la perdita della sua compagna, e mi aveva accettato nella mia posizione di «nuova povera» e aspirante intellettuale in una cultura «liberata». Era stato l’ inizio di un’ amicizia durata per tutta la sua lunga, ma troppo breve, esistenza: ho imparato presto a considerarla una mia maestra di vita, la più grande causeuse che ho mai incontrato, la più sensibile interprete di umori, la più raffinata consigliera nei momenti difficili, quelli dell’ amore ma soprattutto quelli della professione. Lei ogni volta mi dava qualche oggetto sempre più prezioso della sua leggenda, fra cui il preziosissimo coral botton, un cahochon di corallo rosa incorniciato in una minuscola ghirlanda d’ argento dell’ Ottocento che Gertrude ha trovato il modo di portare sempre addosso. Ma il regalo più importante, quello definitivo, che ha tolto ogni velo alla sua fiducia, me lo ha fatto una sera quando mi ha lasciato vedere il letto dove aveva dormito con Gertrude. Sul letto, dalla parte dove dormiva Gertrude, c’ era ancora la sua camicia da notte e per terra le sue pantofoline. «Potrebbe arrivare d’ improvviso – mi ha detto impietrita -. Potrebbe arrivare stanca». Ah, Alice. Era nata a San Francisco il 30 aprile 1877, in una famiglia della borghesia ebraica molto vittoriana, ed era anche cresciuta elegante, conformista, con una governante inglese che l’ ha accompagnata finché ha vissuto in America, pianista fino a fare un concerto con il suo nome stampato nel programma, di una bellezza dichiaratamente ebraica ma ricca di una sua grazia. Alla morte della madre aveva cominciato una vita un po’ avventurosa: tra l’ altro si era trovata ad affrontare l’ incendio e il terremoto storico di San Francisco e a vedere la città in rovina; finché era andata in Europa con Harriet Levy, scrittrice e critica teatrale, facendosi prestare da lei mille dollari. Aveva 31 anni ed era la fine di agosto del 1907. A Parigi, Harriet Levy l’ aveva subito accompagnata da Michael Stein e lì Alice aveva incontrato per la prima volta Gertrude, che aveva 34 anni e non aveva dimenticato la sua prima storia d’ amore, vissuta con la compagna di studi May Bookstaver alla Scuola di Medicina John Hopkins a Baltimora nel 1900 (e conclusa nel 1903). Forse per liberarsene Gertrude aveva scritto già nel 1903 Quod Erat Demonstrandum, una velata descrizione di questa storia, raccontando una traversata di tre ragazze con la loro iniziazione al lesbismo (Alice non faceva parte di quel gruppo perché aveva conosciuto Gertrude soltanto nel 1907, quando Gertrude viveva già in rue de Fleurus 27 col fratello Leo) e non aveva pubblicato la storia, nascondendo il manoscritto nello studio in un mucchio di carte: lo aveva trovato quasi per caso nel 1931 mentre cercava un testo «facile» da pubblicare, ma Alice le aveva proibito di farlo con una serie di scene di gelosia drammatiche, nel corso delle quali aveva bruciato tutta la corrispondenza fra Gertrude e May. Per risolvere la necessità di pubblicare un libro popolare dopo quelli cubisti «difficili», Gertrude nell’ estate 1932 aveva scritto la Autobiografia di Alice B. Toklas, che è rimasto il suo maggior best seller, e nel 1933 aveva regalato ad Alice il manoscritto di Quod Erat Demonstrandum. Donald Gallup, che nel 1936 aveva avuto tutti i libri di Gertrude in consegna per la biblioteca dell’ Università di Yale, è riuscito a farselo dare solo nel 1947 e lo ha pubblicato, con disperazione di Alice, nel 1950 col titolo Things as They Are, ricavato da As You Like It (atto V, scena 2) di Shakespeare. Gertrude sapeva la storia di Alice: gliela aveva raccontata Annette Rosemshine, un’ amica di infanzia comune che attraeva Gertrude ma era stata subito sosti tui ta nella sua attenzione da Alice: nello stesso giorno del primo incontro Gertrude l’ aveva invitata ad andare a trovarla in rue de Fleurus 27 e a fare una passeggiata. Il secondo incontro era stato quasi drammatico, perché Alice, nonostante si fosse fatta precedere da un Petit Bleu, i famosi telegrammini di allora a Parigi, per avvertire del suo ritardo, aveva provocato il furore di Gertrude: il ritardo era stato di un’ ora e quel giorno avevano fatto una passeggiata nei giardini del Lussemburgo. Poco dopo Alice era andata nel «salotto del sabato» di Leo, fratello mitico della Stein, e così era stata introdotta ai quadri favolosi attaccati alle pareti, Cezanne, Renoir, Matisse, Picasso, Gauguin, Toulouse-Lautrec, Greco e così via; presto Alice avrebbe incontrato a quei sabato pomeriggi anche gli autori dei quadri. Alice aveva perso la testa quando Gertrude l’ aveva portata nello studio di Picasso e la presenza di Alice aveva diradato la frequentazione di Annette Rosenshine e di Harriet Levy. Se dobbiamo credere ai ricordi di Harriet Levy, pubblicati col titolo Recollections, e a quello riportato a pagina 76 da Linda Simon nella Biografia di Alice, un giorno Picasso ha stretto la mano di Alice sotto il tavolo, Alice lo ha detto a Gertrude mentre erano a tavola davanti a Harriet e Gertrude, già gelosissima, si è infuriata, ha lasciato cadere la forchetta e ha detto: «Potrebbe essere amore», terrorizzando Alice. Nel 1908 l’ amicizia di Alice e Gertrude era maturata al punto che Alice era stata invitata da Gertrude a seguirla a Fiesole, affittando la piccola casa Ricci, mentre Gertrude affittava la grande Villa Bardi. Il viaggio fino a Milano era stato scomodissimo. Gertrude aveva fatto poi a Fiesole lunghe passeggiate con Alice, proponendole di sposarla, vale a dire di vivere insieme. Alice, come moglie e lei come marito e protettore; e lì si erano segretamente «sposate». I manoscritti non pubblicati di Gertrude aumentavano e nel gennaio 1913 Alice l’ aveva convinta ad andare a Londra per incontrare degli editori inglesi. Carl van Vechten, che poi era diventato l’ esecutore testamentario di Gertrude, aveva trovato un editore interessato, Evans, che pubblicò nel giugno 1914 Tender Buttons, l’ opera chiave di prosa cubista della Stein e anche rivelativa delle intenzioni erotiche della scrittrice, ormai definita «diversa», perché i buttons del titolo designavano la clitoride. Mentre erano a Londra era scoppiata la guerra, la prima mondiale, e Alice e Gertrude erano rimaste bloccate lì fino al 13 ottobre 1914, finché erano riuscite a ritornare a Parigi con un passaporto provvisorio. Gertrude era sempre più legata ad Alice. Dal loro incontro nel settembre 1907 al loro sodalizio cominciato nel 1908 con l’ azione di dattilografa di Alice e alla convivenza di Alice in casa di Gertrude cominciata nel 1910. Alice e Gertrude erano arrivate alla stabilizzazione del loro rapporto quando il fratello di Gertrude, Leo, si era trasferito e le aveva lasciate sole. Negli anni, anche a opera delle femministe degli anni Ottanta e Novanta, la Stein e la Toklas avevano raggiunto la reputazione di essere la coppia lesbica più famosa del ventesimo secolo. Non è rimasta corrispondenza importante fra loro perché la maggior parte del tempo lo passavano insieme, ma sono rimasti appunti o biglietti per lo più d’ amore che si scrivevano mentre una delle due riposava. La Stein, che si firmava Y.D. (che stava per your darling, il tuo tesoro), la descriveva con adorazione e inconscio desiderio, la chiamava wify (mogliettina) e baby precious (preziosa bambina); la chiamava anche my sweetie dear o my tender sweet (mia dolce tenera o cara), e di lei scriveva: «È piccola, è carina» oppure: «Dorme così dolcemente che fa le fusa (in realtà, a giudicare da un’ altra poesia d’ amore, questo significava che Alice russava), oppure diceva: «È una moglie che amo con tutta la mia vita». Con il tempo è diventato sempre più chiaro che non si trattava di amore platonico, anzi è diventato chiaro che molti versi di Gertrude considerati incomprensibili sono rimasti tali fino a quando è stato scoperto il significato allusivo di alcune sue espressioni. La più famosa, ormai, di queste espressioni è cow (mucca) che nel linguaggio di Gertrude significava orgasmo, o organo femminile, o desiderio. Questa scoperta ha permesso di capire poesie oscure, per esempio i versi: «I cow sono molto carini, stanno fra le gambe», oppure: «Sì, la tenerezza cresce e riempie un cow. E quando lo fa esce fuori. Esce fuori come i Cesari. E il cow esce dalla porta. Adorami», oppure: «Hanno un dovere i Cesari? Sì, il loro dovere è verso la cow. Faranno il loro dovere accanto alla cow? Sì, adesso e con piacere». Per anni, l’ unica persona a capire l’ opera della Stein è stata la Toklas. Un’ altra parola chiave, come si è detto, era il button del libro ermetico di prosa cubista che l’ ha resa famosa nel 1914, dove button significava clitoride; e la terza parola chiave, che torna innumerevoli volte nella sua prosa è Cesare, l’ imperatore del quale per esempio la Stein aveva adottato la pettinatura amata da lui nelle trasgressioni omosessuali e che la ispirava a dire: «Un fico, una mela e dell’ uva fanno un cow. Come i Cesari sanno come. Ora», ove il senso più che altro è dato dalle assonanze tra cow e how, o know how, now (cow e come, o sanno come. Ora). Ho dato pochissimi esempi, ma sarà facile trovarne decine di altri e capire perché molti possono dire che in realtà Gertrude Stein non sarebbe esistita senza Alice Toklas. Nel formidabile volume Gertude Stein in parole e fotografie di Renate Stendhal c’ è una fotografia a pagina 65 che descrive il loro viaggio di nozze a Venezia nel 1908; Gertrude lo ha ricordato in una breve composizione senza risonanza che dice: «Venne e vide e venendo gridò sono la tua sposa». Come sposa Alice ha ricevuto innumerevoli dichiarazioni di amore dalla Stein, che ricambiava con appassionate scene di gelosia: famose quelle contro Hemingway che le pareva insidiasse l’ intangibilità di Gertrude. Per esempio: «Baby prezioso, baci e abbracci fanno / sapere a Baby che la sua sigaretta funziona e… beato il baby che ne ha bisogno adesso… e il risultato è / un bel cow, senza dolori, senza pene / nessun disturbo dietro ma solo / un bellissimo facile odoroso cow adesso»; Alice ha ricevuto una volta un biglietto tenerissimo inteso a produrle un cow: «Quanto ti amo, prezioso baby, ti amo / così tanto che un cow verrà fuori»: una richiesta che agli occhi delle femministe rispecchia la preoccupazione che dovrebbe avere qualsiasi marito devoto per il benessere di sua moglie. I PROTAGONISTI La coppia lesbica più famosa del Ventesimo secolo Gertrude Stein nasce ad Allegheny City, in Pennsylvania, nel 1874. Di ricca famiglia ebraica di origine tedesca, approda alla letteratura e all’ arte dopo aver studiato psicologia sperimentale e medicina alla Johns Hopkins University. Dal 1903 si stabilisce a Parigi, dove vive prima con il fratello Leo, poi con l’ inseparabile Alice B. Toklas. La sua casa di Parigi è il luogo di incontro di artisti e scrittori americani, da Copland ad Anderson, da Hemingway a Fitzgerald insieme all’ avanguardia europea (Braque, Matisse, Picasso). Audace sperimentatrice, rivoluziona il linguaggio attraverso un’ opera di decostruzione del verbale. Con Teneri bottoni (1914) annulla il divario tra letteratura e arti figurative, la scrittura si fa cubista. Pubblica C’ era una volta gli americani (1925), il trattatello Come scrivere un romanzo (1931), l’ operina Quattro santi in tre atti (1929) musicata da V. Thompson. E poi l’ Autobiografia di Alice B. Toklas (1933), L’ autobiografia di tutti (1937) dove esprime l’ intreccio di identità tra lei e la sua inseparabile compagna e la Storia geografica dell’ America (1936). Muore a Parigi nel 1946. Alice Toklas nasce a San Francisco nel 1877 in una famiglia ebrea della borghesia vittoriana. Dopo aver affrontato l’ incendio e il terribile terremoto che ha distrutto la città statunitense, la Toklas arriva in Europa nel 1907 e a Parigi incontra Gertrude Stein. È la loro lunga amicizia a renderla celebre. Incomincia a scrivere dopo la morte di lei. Prima pubblica due libri di ricette, il più famoso Il libro di cucina di A.B. Toklas, 1954. Poi scrive una sorta di risposta all’ Autobiografia di Alice B. Toklas scritta dalla Stein, in Ciò che resta, 1963. Muore a Parigi nel 1967. Postume appaiono le Lettere (1975). PASSIONI D’ AMORE

Pivano Fernanda

*

Gertrude Stein  Teneri Bottoni

TRADUZIONE E CURA DI MARINA MORBIDUCCI E EDWARD G. LYNCH

http://libreriadelledonnefirenze.blogspot.it/2011/02/gertrude-stein.html

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