FABIANA MENDIA – Degas, i colori del movimento

Edgar Degas

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La drammatica esplorazione del corpo femminile, prima delle tele con le ballerine, le donne alla toilette, le stiratrici, è dichiarata da Edgar Degas nella serie dei “monotipi”, tecnica di disegno all’inchiostro grasso su lastra di metallo, e nei pastelli in cui la forma viene completamente frammentata, sbriciolata e distrutta, in opposizione alla fotografia, rivoluzionaria sperimentazione che a metà dell’800 trasformò il rapporto della pittura con la realtà.“Vorrei essere illustre e sconosciuto”, confida l’artista parigino, protagonista della diciassettesima monografia di Vittorio Sgarbi, da domani in edicola , all’amico e collezionista Alexis Rouart, dichiarando così col paradosso e con lo spirito di contraddizione la matrice del suo afflato creativo costruito gradualmente frequentando, dopo l’abbandono degli studi di giurisprudenza, lo studio di Lamothe, allievo di Ingres e che si conclude nel 1880 con la “Ballerina in bronzo di quattordici anni”, la prima scultura polimaterica. Degas è posseduto dall’amore per ciò che si muove, che aveva notato in modo particolare in Luca Signorelli durante i suoi frequenti viaggi in Italia dal 1854 al 1860 per visitare i parenti napoletani. Le forme della sua arte rivelano negli anni questa passione per la mobilità, per la mimica dei corpi, il tormento di uno spirito impegnato al massimo nel cogliere la successione degli istanti; a rendere l’impressione della vita nelle sue variazioni e nelle sue continue trasformazioni, a tradurre le energie e le forze, le variazioni del colore nella luce. La sua è una pittura per pochi, “è una cosa privata” precisò in occasione dell’unica “personale”, del 1892 allestita da Durand-Ruel. Non ama lavorare per i galleristi o per compiacere il pubblico. E’un solitario, uno sperimentatore rigoroso delle tecniche, dei colori che strofina e graffia. Inventa tonalità intense e mai viste come un certo azzurro che Maurice Denis chiamerà “blue Degas”e applica una straordinaria disciplina pittorica derivante dall’ammirazione delle opere di Ingres. Per questo è il più lontano dei giovani che aderiscono all’Impressionismo e rifiuta la pittura “en plein air”.
“Prima del balletto”, “La lezione di danza”, “La Prova”, “Ballerine dietro le quinte”. Sono rappresentate sequenze come fotogrammi: Degas attraverso l’espressione del movimento anticipa il cinema dei fratelli Lumière. Costruisce un mondo artificiale il cui significato risiede nel suo ordine visibile. Degas dà un rilievo senza precedenti alle zone di libertà semianarchica che apre negli spazi delle sale di danza, dietro le quinte, prima della gara (nelle “corse dei cavalli”), dove si impone il gioco scomposto degli atteggiamenti individuali, della pigrizia, della distrazione, della noia trasognata. Degas gioca con le figure come delle pedine usa un coinvolgente sistema prospettico. Può mettere sulla tela un violinista e un gruppo di ballerine, arretrando o accentuando l’ampiezza della stanza, ogni volta in un modo diverso. Non c’è criterio, non ci sono disegni preparatori. Le sue tele sono una sorta di jazz, tagli e riquadrature, corpi impaginati derivati in parte da disposizioni care alla tradizione

RIFERIMENTO IN RETE:

http://www.arteindiretta.it/articoli/degas.htm

Riferimenti a Edgar Degas e l’ossessione del nudo:

http://www.musee-orsay.fr/it/eventi/mostre/al-museo-dorsay/mostre-al-museo-dorsay/article/degas-et-le-nu-30632.html?cHash=1f90c4da92

Edgar Degas

2 Comments

  1. Veramente chiara disquisizione, precisa , documentata. Questo tipo di articoli sono “utili” proprio perché “didascalici e competenti”. Almeno per quanto mi riguarda; rinfrescano le mie conoscenze, le promuovono…

  2. Poiché c’è a Torino una mostra dedicata a Degas, ho pensato di portare materiale atto a visualizzare le sue opere all’interno di un più ampio sguardo, che allo stesso tempo fosse chiaro e preciso nei chiarimenti di alcuni dettagli relativi alla sua opera. ferni

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