Percorsi di donne tra bisturi e lenti – Liliana Moro, Sara Sesti

margo selski
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Da Maria Gaetana Agnesi, autrice nel ‘700 di un trattato matematico, ad Anna Kuliscioff, la «dottora dei poveri». Le mille voci del «Dizionario biografico delle scienziate italiane» di Miriam Focaccia e Sandra Linguerri.

Ci sarebbe quasi di che diventare nazionaliste, patriottiche o simili, insomma orgogliose di essere italiane. Il fatto è eccezionale, dato che non sono molte le occasioni di identificazione positiva con i nostri connazionali, ma questa volta sì, alla fine si è davvero appagate di far parte di una simile comunità culturale, tali e tante sono le scienziate presenti nel Dizionario biografico delle scienziate italiane, opera in due volumi (pp. 303 e 365, euro 20 ciascuno) recentemente uscita per le edizioni Pendragon, a cura di Miriam Focaccia e da Sandra Linguerri, rispettivamente assegnista di ricerca e ricercatrice in Storia della scienza presso l’Università di Bologna.

Il Dizionario organizza, secondo ambiti disciplinari, centoventi biografie selezionate dal sito Scienza a due voci (scienzaa2voci.unibo.it) curato da Raffaella Simili, professore ordinario di Storia della scienza e delle tecniche all’Università di Bologna, un dizionario on-line di scienziate italiane, ampiamente consultato anche all’estero, ricco di informazioni, immagini, commenti, che conta oltre 1200 nominativi. Si parte dal Settecento, per approdare al tardo Ottocento con l’apertura delle porte dell’università alle studentesse e, da ultimo, alle personalità di successo del Novecento, quando finalmente cedettero i bastioni delle accademie nazionali.
Nella prefazione ai due volumi, Raffaella Simili ricorda il percorso di ricerca che ha condotto al Dizionario: una serie di incontri e seminari internazionali sul tema Donne, università e istituzioni scientifiche che ha prodotto pubblicazioni, rappresentazioni teatrali, filmati. Nel 2008 è nato poi il sito Scienza a due voci – nome divenuto ormai la sigla del gruppo – dedicato a Aung San Suu Kyi, Nobel per la pace 1991, laureata ad honorem in filosofia nel 2000 dall’Università di Bologna. Secondo la studiosa: «Oggi, preso atto della notorietà che il sito ha avuto, tanto da essere parzialmente “saccheggiato” nei suoi contenuti riversati talora in altri siti, talora addirittura in pagine scritte, si è presa la decisione di fornire al lettore un dizionario cartaceo che faccia conoscere le principali protagoniste della scienza italiana mantenendo, nel contempo, l’impostazione leggera che ha caratterizzato la costruzione del dizionario on-line».
Le prime laureate
In entrambi i volumi le curatrici offrono una approfondita ricostruzione del percorso delle donne nei vari ambiti disciplinari, tra pregiudizi e difficoltà, da cui si rileva che «quella percorsa dalle donne anche in Italia nel campo della scienza e della tecnica è stata una strada tutta in salita sia in campo culturale, sia ancor più in ambito professionale, dove coloro che sono riuscite a conquistarsi uno spazio lo hanno fatto infrangendo molte barriere, a prezzo di grandi sacrifici e in virtù di una determinazione fuori dal comune. Raramente nella storiografia tradizionale si trova un riscontro degli sforzi e delle fatiche, dei primati raggiunti e delle competenze di queste “belle menti”». Le biografie si avvalgono della collaborazione di un gruppo di studiose e studiosi e sono arricchite da ricordi diretti e testimonianze, da testi delle stesse scienziate e da una preziosa ed esauriente bibliografia.
Nel primo volume, curato da Miriam Focaccia, troviamo le architette, le chimiche, le fisiche e le dottoresse. In tutte le discipline, ma soprattutto nella corposa sezione dedicata alle studiose di medicina si incontrano figure di grande rilievo scientifico e sociale. La prima laureata in Italia fu Ernestina Paper, di Odessa, che nel 1877 si laureò in Medicina a Firenze, seguita l’anno successivo da Maria Farnè Velleda, iscrittasi a Torino. Tra le «medichesse» (come si diceva allora) troviamo personalità come Giuseppina Cattani a Bologna, Anna Kuliscioff a Napoli, e Maria Montessori a Roma. L’interesse per la medicina non ebbe ripensamenti, tanto che nel 1921 le donne medico italiane crearono una loro associazione.
Molte delle pioniere che si dedicarono alle scienze mediche furono anche impegnate sul piano sociale e politico. Seguendo lo spirito di rinnovamento e modernizzazione di fine secolo, incarnato dalla sinistra di allora, si spesero non solo per la cura dei meno abbienti ma anche per diffondere i nuovi principi di igiene e di istruzione. Ambito in cui il nome di Maria Montessori rappresenta una svolta epocale. Anna Kuliscioff, la «dottora dei poveri» lottò contro la febbre puerperale, che faceva strage tra le donne, soprattutto se prive di mezzi; ed Emma Modena visitava gratuitamente i più poveri, fondò il periodico «Igiene della donna e del bambino», e insieme ad Amalia Moretti Foggia insegnava Igiene all’Università popolare di Milano. Quest’ultima collaborò con il «Corriere della Sera» firmando i suoi scritti con l’accattivante pseudonimo di Petronilla.
La tradizione prosegue nel dopoguerra. Ricordiamo la perseveranza di Ida Bianco che mette a punto con il marito Ezio Silvestroni il progetto contro la talassemia e il coraggio di Laura Conti nelle sue battaglie ecologiste e in particolare nel denunciare e combattere le conseguenze del disastro di Seveso del 1976.
Posizioni d’avanguardia
Anche coloro che si sono dedicate alla chimica hanno spesso mostrato come non si tratti necessariamente di una scienza distruttiva e pericolosa, infatti molte furono impegnate nel campo farmaceutico. Piace ricordare in particolare la vicenda di Maria Bakunin, figlia dell’anarchico rifugiato a Napoli, che difese coraggiosamente i laboratori dell’ateneo napoletano durante il secondo conflitto mondiale.
Sovente le donne si pongono in posizioni d’avanguardia nelle discipline che coltivano. Ciò era valido nel passato, si pensi alle intellettuali che contribuirono nel ‘700 alla diffusione della scienza cartesiana e newtoniana come le napoletane Eleonora Barbapiccola, Faustina Pignatelli, Maria Angela Ardinghelli e le bolognesi Laura Bassi e Anna Morandi Manzolini. Ed è vero anche in tempi recenti. Citiamo il caso delle fisiche Rita Brunetti e Zaira Ollano, l’allieva con cui collaborò e visse: il loro sodalizio produsse ricerche sul magnetismo che aprirono la strada ai vincitori del Nobel nel 1977. E il settore dell’architettura, che per le donne italiane non ha significato solo design ma anche attività imprenditoriale e progettazione di spazi pubblici in Italia e all’estero e bastano due nomi – Lina Bo Bardi e Gae Aulenti – per dare un’idea del livello a cui si sono mosse.
Nel secondo volume, curato da Sandra Linguerri, troviamo le matematiche, le astronome e, più numerose, le naturaliste. La lettura delle loro biografie mette in luce alcune caratteristiche che contrastano i pregiudizi e i luoghi comuni sul rapporto delle donne con la scienza: la genialità riconosciuta e valorizzata da un ambiente adatto, la capacità sia di accettare maestri e collaboratori che di sostenere e guidare discepoli; la necessità di contribuire alla divulgazione del sapere scientifico.
Prima dell’apertura delle università alle donne, spiccano figure come la matematica Maria Gaetana Agnesi autrice nel 1747 delle Istituzioni analitiche ad uso della gioventù italiana, la naturalista Marianna Spallanzani coadiuvatrice del fratello Lazzaro, celebre biologo, nella cura della imponente raccolta zoologica privata, l’astronoma Caterina Scarpellini fondatrice col marito Erasmo Fabri nel 1848 della rivista «Corrispondenza scientifica in Roma per l’avanzamento delle scienze».
La presenza di mariti, fratelli o maestri al loro fianco è una costante dovuta alle difficoltà, in assenza di possibilità di una formazione scolastica, di raggiungere un’idonea preparazione scientifica attraverso canali che non fossero legati unicamente ad un contesto famigliare favorevole. È anche da qui che discende quel ruolo di «manovalanza scientifica» che sembra caratterizzare, secondo studiosi come Loria, Mantegazza, Lombroso e altri, molte pioniere, specialmente del Settecento. Queste ultime – in astronomia le Suorine della Specola Vaticana che contribuirono alla realizzazione del primo catalogo stellare La Carte du Ciel – stilavano cataloghi, compilavano tavole ed effettuavano calcoli. Nel campo delle scienze naturali aiutavano nell’allestimento e nel funzionamento di laboratori, di solito collocati nelle abitazioni private, o provvedevano alle illustrazioni scientifiche e alle traduzioni di testi, corredandoli spesso con note esplicative.
Alterne fortune
Dopo l’unità d’Italia, a partire dall’apertura dell’università alle donne, passando per il 1969, quando fu liberalizzato l’accesso alle facoltà universitarie, fino ad oggi, i percorsi delle studiose in campo scientifico sono stati variegati e molteplici. Come osserva giustamente Sandra Linguerri «molte si dedicarono all’insegnamento, alcune proseguirono le proprie ricerche grazie al supporto di maestri illuminati, altre abbracciarono la carriera accademica con alterne fortune: la biologa Rina Monti, la chimica Maria Bakunin, la matematica Pia Nalli, la fisica Rita Brunetti, l’astronoma Margherita Hack, il Premio Nobel Rita Levi-Montalcini. Ripercorrere modi e tempi delle conquiste realizzate dall’intellettualità e dalla professionalità femminili costituisce dunque una fondamentale esigenza per ricostruire una storia della cultura scientifica corretta e completa».
Riferimento in rete:

1 Comment

  1. Davvero interessante questo post; mi permetto solo di aggiungere che Maria Bakunin era la zia di una personalità straordinaria come il matematico Renato Caccioppoli e che c’era un forte legame affettivo ed intellettuale tra i due, per cui Maria riveste un ruolo determinante anche nella formazione umana, intellettuale e politica (antifascismo militante già durante il ventennio) del nipote.

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