A proposito di critica- F. Ferraresso a proposito di Donato Di Poce- L’avanguardia dopo l’avanguardia, anche

salvador dalì

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Leggere un libro è percorrere mondi, è aprire muri,  farsi giganti, pronunciare parole come perle. Leggere un libro che presenta l’arte è la cosa più complessa che esista, perché l’arte non parla una sola lingua e di ogni erba non fa un solo fascio ma una moltiplicazione di fili in segni e l’assenza dei segni, produce ombre da molteplici posizioni di stazione in cui la luce non è costante ma varia da attimo ad attimo e curva lungo la sfera dell’istante, è un rubino che ruba la voce del tempo.
Procedere lungo le vie tracciate nelle mappe di Di Poce è trovarsi sempre asserragliati dalle scelte, di procedere per salti, di tuffarsi o galleggiare tra parole ed altre che parole non sono più perché avvicinano la sostanza della materia dell’arte. Dunque è come percorrere non una ma tante vie insieme e ognuna che si divide moltiplicandosi in altri sentieri. Ne nasce un labirinto di luoghi, di suoni di eco in cui ognuno dei presenti si fa specchio che moltiplica tutti gli altri e allunga la profondità di campo recidendo però le soglie, i passaggi numerati.Chi fa questo percorso deve essere consapevole che può perdersi ed è da queste continue perdite che si apre la possibilità di interagire con le scelte dell’autore. CFR edizioni è complice dell’apertura di questo pozzo, in cui chi passa forse non affiorerà più, se ne starà bel bello giusto in mezzo al testo, o ad un quarto del percorso, oppure salterà di punto in bianco all’ultimo trattino di un vocabolo o…Insomma un lavoro da leggere con calma e poi riprendere, ogni volta, come in un viaggo da qui ad un altro tempo o anche in un luogo che non ha recinto e si riapre , si sperde…Dipende, da come gira il vento, da come si tiene in mano la chiave e la porta si dispone ad aprirsi, da come la vista ci sorregge e il cuore ci conforta, perché…Perché c’è sempre un dramma alla base del labirinto di Donato Di Poce e del suo amore: lo spazio ferito, inciso, segnato, strappato  si fa lago di visione a chi partecipa il gesto della creazione, perché ogni cosa non è mai solo vista ma vita, sempre.

fernanda ferraresso- luglio 2012

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Da Mauro Rea: le matrici creative e le forme dell’incompiuto

ATELIER

Per Mauro rea

” Io sono la visione di me che si divide
Io sono la mia memoria e il mio desiderio
Io sono la velatura e il graffio
Io sono la lama che incide e mi recide
Io sono la grazia e l’ossessione
Io sono la solitudine e la gioia
Io sono la matrice di un sogno
Io sono la forma dell’incompiuto
Io sono la terra sporca di sangue e d’amore
Io sono l’oscurità e L’illuminazione
Io sono la materia che grida
Io sono l’idea che cammina
Io sono la pagina di rame dell’infinito
Io sono la stanza di Van Gogh
Io sono la traccia e l’abbandono
Io sono il dolore che resiste
Io sono la genesi della creazione

Io sono la lacrima di uno spazio ferito
Che mi spacca il cuore
E vi spaccherà il cuore”.

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Donato Di Poce

L’AVANGUARDIA DOPO
L’AVANGUARDIA, ANCHE
CFR Edizioni-

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