Lucetta Frisa: L’emozione dell’aria- Viviane Ciampi

giulia orecchia- sassi dell’ogliastra

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La lettura di certi libri, non solo ritempra e rende leggeri, ma somiglia all’ascolto di un concerto di Mozart: le note ci regalano le chiavi che hanno condotto il creatore a inventare un mondo. Questo fenomeno, si sa, ha a che fare non soltanto con la poetica ma con la mistica.
L’ultimo nato dalla penna della poeta ligure Lucetta Frisa, L’emozione dell’aria (Ed. CFR) va inteso come un libro “non concluso” e non perché contenente al suo interno dei difetti, delle mancanze o delle approssimazioni; piuttosto perché propone un discorso che si prolunga nel tempo, che produce effetti ondulatori nella mente di chi legge, che non può, non deve avere fine essendo un viaggio nella percezione, in un continuum di “voci / voli / fiato / di chi ama o muore”.
Questo “oggetto non identificato”¹ nasconde tra i versi, il motto De la musique avant toute chose e parecchie domande sottese: come funziona la tastiera della sensibilità umana e come si passa dalla pura sensibilità alla coscienza? Come può la scrittura rendere conto dell’emozione musicale? Come cogliere l’intima musica della natura, la musica cosmica? Come immaginare la nota prima e dopo la prima nota? È possibile aprire il corpo della musica per carpirne il segreto, così come certe bambine spaccano o scuciono il corpo delle bambole per capire con quale interno meccanismo cantano, piangono e ridono? A volte l’effetto è abbagliante: “Si dovrebbe solo obbedire / obbedire a un unico ritmo / bianca linea e nient’altro”.
Sacha Guitry² parlando del più grande dei musicisti usò una boutade diventata famosa: “Ascoltando Mozart, il silenzio che segue è ancora Mozart”. Ma quando parliamo di silenzio, di che silenzio si tratta? Lucetta Frisa, sull’argomento ha una visione molto precisa: “Non esiste il silenzio Risuona anche ciò che è morto / Seme sepolto rifiorisce si farà riascoltare”. Aprendo uno spiraglio del suo laboratorio poetico a Gianmario Lucini, editore e prefatore di questo libro, l’autrice confessa il suo amore per la poesia che “non bara con le parole”, e ancora una volta ce la restituisce autentica: “Dove si va / oltre la verità / si bussa a quelle porte celesti / che non aprono / non possono aprirsi più / perché l’oltre è finito / e tra paradiso e inferno / c’è un millimetro.” Infatti il lettore si trova di fronte non a un poemetto coeso o “a tesi”, bensì dinnanzi a una meditazione, a tratti interrotta da una mise en écoute o mise en dialogue tra poesia e musica. Due arti che si rispecchiano, per meglio smarrirsi e ritrovarsi, che rendono migliore il presente e (si spera) meno fragile la notte. A tratti, la poesia pare farsi da parte di fronte alla musica. Forse, perché Frisa, che è anche traduttrice sa bene che la musica, non ha bisogno del traduttore? No, lei crede troppo in quella cosa strabiliante e faticosa chiamata poesia, che deve contenere oltre al pensiero, ritmo, pause, armonia. Ma è consapevole che troppe parole sono gettate nell’aria mentre, in verità, “il nostro destino è risuonare”. Allora come dimenticare che “La musica / desiderio senza parole / annuncia / allude / elude /spacca l’opaco”. Le voci s’incrociano nello spazio e nel tempo e “spacca l’opaco” ci riporta al famoso verso “Spacca l’allodola – e troverai la musica” scritto da Emily Dickinson (di cui L.F. fu traduttrice anni addietro). La creazione, pare indicarci, fluisce allo stesso modo in cui l’aria passa attraverso il flauto per trasformarsi in nota. E la musica, per chi ha il potere di ascoltarla nella propria lingua interiore, è data come il miglior modo, per un poeta, di affrontare il passaggio, anche se: “Poi ci abbandona / si effonde / ne resta // un po’ nel fiato.” E qui viene ancora in mente Emily Dickinson: “Dying at my music! / Bubble! / Bubble! / Hold me till the Octave‘s run!” (“Morire alla mia musica! / Ribolli ! Ribolli / Tienimi finché l’Ottava corre”). Andando a ritroso nel percorso poetico di Lucetta Frisa, si osserva come ella oscilli simile a un’altalena tra veglia e sonno, vita e morte, racconti d’infanzia e fughe a perdifiato. La sua musica preferita è e rimane quel metronomo chiamato cuore. In un libro precedente³ scrive: “Respiriamo una nota / prima e dopo un suono grande. / La partitura è questa: / il cuore nel battito ha una regola – / tutto il resto è impromptu.” Lasciamo allora che la musica riempia l’aria, che insista come culla di giardini interiori, di vegetazioni mentali… Il poeta (quando poeta è) ne capisce l’assoluta necessità.
Ogni pagina de L’emozione dell’aria comporta non una descrizione musicale (il che farebbe perdere vigore al libro), ma l’esecuzione d’un misterioso spartito (con tutta l’ambiguità che la parola “esecuzione” comporta). Le poesie possono essere lette ascoltando la nostra voce-musica interiore. Oppure, vanno prese come invito alla lettura-ascolto con la musica che spazia da Ravel a Couperin, da Messiaen a Debussy, da Bartòk a Piazzolla, da Coltrane a Monk… Tra l’altro (mi si perdoni l’incursione nella cosiddetta canzonetta) questa larga apertura al Jazz smentisce il raffinato cantautore Paolo Conte che con ironia canta “le donne odiavano il jazz / non si capiva il motivo”.
Il libro obbliga il lettore a porsi una nuova domanda, forse più lieve: per leggere, per creare, occorre il silenzio o è indispensabile la musica? Ognuno darà, immagino, una risposta diversa.
Ciò che importa, in fondo, è il richiamo alla capacità di percepire; una finestra che Frisa spalanca sull’invisibile: “[…] una stanza d’aria ferma / ha il peso specifico / dell’arabesco vaporoso / che non snida nulla / la mia carezza resta a metà – si crea a cerchio la sua aria / foglia che non va / né su né giù / Dove siete anime dei cieli promessi?”.
Va da sé che nulla della bellezza e della profondità si può riassumere. Ma questo libro abbraccia il respiro ritmico della vita in ogni sequenza, nell’ondeggiare dei versi limpidi e sospesi, come scritti nell’aria.
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¹ Definizione di Marco Ercolani durante la presentazione del libro
² Attore, regista, commediografo francese (1885-1957)
³ Ritorno alla spiaggia, Ed. la Vita Felice, Milano 2009

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Viviane Ciampi

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Lucetta Frisa – L’emozione dell’aria

Edizioni CFR – 2012   

RIFERIMENTI IN RETE:

http://www.edizionicfr.it/Libri_2012/037_Frisa/Frisa.htm

http://www.edizionicfr.it/mailing/00001/11_Ciampi.pdf


9 thoughts on “Lucetta Frisa: L’emozione dell’aria- Viviane Ciampi

  1. Ho letto le poesie di questa raccolta, Lucetta ci ha scritto inviandoci anche degli inediti che ospiteremo al nostro rientro dalle vacanze. Che dire se non silenzio, poiché già è pregna la sua parola e vive, dentro. Grazie fernanda f.

  2. dentro la luce dell’estate sto studiando la luce della poesia di Lucetta Frisa.
    Sono obbligata a farlo, per riconoscenza verso la qualità della sua opera.
    anna maria farabbi

  3. Vorrei qui accludere – e credo faccia piacere all’autrice – una mia lettera inviata a Lucetta meno di un mese fa, appena dopo aver letto questa sua raccolta.

    Cara Lucetta, ho finito ora di leggere la tua Emozione dell’aria e te ne voglio subito dire a caldo:
    ho ancora vertigine per l’intensità di questi tuoi versi, che mi colpiscono anche per la sapientissima leggerezza formale.
    Ho percepito tutti i testi come brani di una musica-silenzio con cui sei riuscita a costruire un unico poema per esprimere quello che mi sembra essere il tuo nodo centrale(che riconosco essere anche il mio): quella domanda metafisica in cui da sempre siamo immersi, il chi siamo, il senso di una nascita dalla profondità del silenzio originario che pure diviene suono-arte nell’effimero della vita, ma che resta eternamente, insanabilmente senza risposta. Forse- sembra trasmettere questa poesia- ci è concesso, attraverso i suoni e i silenzi propri della lingua cosmica, avvertire solo sui bordi una bellezza che sempre sfugge.
    Sento davvero, e davvero mi piacerebbe sapere se ti riconosci in questa mia sensazione, che quella tua incessante ricerca di assoluto, quella tua spiaggia che già conoscevo e che qui ritorna, intessuta delle emozioni dalla vita, ma anche dalla musica-senso di ogni tempo e dei sogni di ogni tua notte, assume qui forma e consistenza di un potente desiderio, dal sapore “finale” : la ricomposizione di quell’ ininterrotto amore fratturato , di cui canti nell’emozionante testo Credo. E’ quell’amore-armonia universale, che ci fa riconoscere tutti come creature intente all’ascolto della stessa oceanica conchiglia, che per misterioso destino resterà sempre suono senza parole, che ci sfiora / ci scavalca / va.
    ti sento sorella, Lucetta, in ascolto e canto.
    con affetto,
    annamaria

  4. questo è ancora un più vivo segno, mette subito in contatto con quanto ci ha colmati e aperti, fatti eccentrici, addirittura sbilenchi, convogliandoci nel luogo della fascinazione che è vertigine dell’ascolto, di sé, di ciò che è il nostro corpo.f

  5. Grazie infinite per la vostra lettura,l’apprezzamento e tutto quanto riguarda la mia poesia e questo mio ultimo libro,in particolare. Sono molto contenta della splendida lettera di Annamaria Ferramosca e di quella “luce” che mi attribuisce Annamaria Farabbi e sempre molto grata a Ferni per la sua generosità.

    Vi auguro una bellissima estate !!!!
    lucetta

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