TEMPIQUIETI- V.Ravagli: ”Dell’invecchiare e della morte”. A Ca’ Vecchia le donne s’incontrano parlano si raccontano e …: Tutte le poesie dell’incontro e sintesi. [Quinta parte]

anke merzbach

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A Pippa- di Alda Merini

Abito bianco
per andare a nozze con la tua morte
e con quella di noi tutti.
Ti sei vestita di bianco
ma siccome la tua anima mi sente
ti vorrei dire che la morte
non ha la faccia della violenza
ma che è come un sospiro di madre
che viene a prenderti dalla culla
con mano leggera.
Non so cosa dirti
io non credo nella
bontà della gente
ho già sperimentato tanto dolore
ma è come se vedessi la mia anima
vestita a nozze
che scappa dal mondo
per non gridare.

*

Da Solo dieci pani–  Anna M. Farabbi

andrò dalla vecchia
consegnandole il mio tempo
in una ciotola d’argilla

al mio fianco il fiume scende
con dentro la montagna liquefatta

cercheranno la mia essenza acustica
e la migrazione della mia rondine interiore

*

Gas- Iole Toini, inediti

Sulle scale c’era odore di gas.
Era stesa sul divano come l’avevo vista tante volte;
la stanza ferma dentro la tazza di latte, briciole di pane,
il lavandino colmo di piatti del giorno prima.
Era diventata pigra, diceva; da vecchi non si ha più
voglia di niente, niente consola l’apatia delle giornate.
Ho spalancato le finestre, chiuso il rubinetto del gas.
Da quando suo figlio se n’era andato, dimenticava le cose.
“Hai lasciato aperto il gas, nonna! “ Non ha detto niente;
si è sollevata sui gomiti; si è messa seduta.
Ha sfregato l’occhio morto che lacrimava tutto il tempo.
Ho alzato le persiane, aspettato che mi guardasse per parlarle
di una cosa qualsiasi.
Il biglietto era sul tavolo, un pezzo di caos dentro il peso
di quel luogo che cercavo di trattenere mentre stava franando
dal foglio – il tavolo la tazza il divano – sul pavimento
dove tutto finiva come un tonfo.
Poche righe in una calligrafia tremante: “troppo vecchia cieca sola”.
Così feroce la vita.

*

.

LA ROSA BIANCA di A. Bertolucci

Coglierò per te
l’ultima rosa del giardino,
la rosa bianca che fiorisce
nelle prime nebbie.
Le avide api l’hanno visitata
sino a ieri,
ma è ancora così dolce
che fa tremare.
E’ un ritratto di te a trent’anni,
un po’ smemorata, come tu sarai allora.

*

Da The Complete Poems-  Tutte le poesie, Emily Dichinson

Presentimento – e’ quell’ombra sul prato –
lunga – a indicare che il sole tramonta –
Avvertimento all’erba sbigottita
che la tenebra sta per cominciare.

*

Da Inventario delle cose certe, Joyce Lussu

Quando prenderò la rincorsa                                        
per il grande tutto nell’aldilà
non è detto che arrivi tutta intera
secondo regole sportive
delle gare di velocità
Magari nel tragitto avrò perduto un occhio
o il timpano di un orecchio o l’uso di un ginocchio
o qualche altro pezzo
di me
ma pazienza! perché
tanto si arriva lo stesso.
Ma quello che non perderò per strada
sicuramente
è una lampadina saldata dentro le costole
che emetterà luce e calore
finché il cuore continuerà a pompare
magari in modo fiacco e irregolare.
E’ la luce e il calore del mio futuro vivente
qualcosa di specifico e speciale
all’interno della simpatia generale
per la natura e per la gente
è l’amore per te, figlio tanto amato
certo maldestramente
ma come si fa
ad amare correttamente
senza fare un mucchio di sbagli chi sa
chi ci riesce io so soltanto
che quando il tuo sorriso
da un silenzio serioso di buon ascoltatore
sale improvvisamente a tutto il viso
luccicante d’affetto e d’allegria
anch’io
mi gonfio d’allegria
come quando mi hai sorriso la prima volta
non solo coi petali rosa della bocca sdentata
ma anche con gli occhi color nocciola
con le guance di pesca e il nasino a patata.
E per te dolcissima Paola
spiga di grano susina dorata
figlia femmina molto desiderata
che mi hai detto migliaia di volte
vogliamo farci un caffè?
E ogni volta sono perfettamente felice
quando prendo un caffè con te
per voi Pietro e Tommaso appesi
a un mio cordone ombelicale
molto forte e particolare
per cui quando piangevate da piccoli
o qualcosa vi rende infelici
sento dentro uno strazio cocente
ma quando siete contenti
e le cose vi vanno bene
non c’è limite
alla mia gioia di vivere.
Tutta questa felicità
non potrà sparire dal mondo
anche dopo il gran tuffo nell’aldilà
continuerà a svolazzarvi attorno
travestita da lucciola o da farfalla
o saltellando sulle stelle
o giocando allo scivolo con le sibille
giù per l’arcobaleno o sul crinale
di un raggio di sole al tramonto
o magari danzando sulle punte
lungo una nota musicale.

.

anke merzbach

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Un giorno, forse-  Antonietta Langiu

Un giorno, quando non sarò più,
non cercatemi in questa terra non mia
ma laggiù tra gli scogli del mare tra le onde
schiumose sospinte dal maestrale.
Laggiù tra i massi concavi dei graniti
ove i sibili del vento hanno
nei millenni scritto la loro storia.
Riposerò sotto una quercia in preghiera
o un mirto amaro in fiore.
Sarò tra le radici contorte di un lentisco
col mio cuore di pietra, in silenzio.
Ascolterò le preghiere non dette
le parole rubate a una nenia lontana.
Ritroverò le origini perdute
i volti dimenticati le voci spente.
Allora forse, nel silenzio dell’universo,
innalzerò il mio canto e sarò di nuovo libera.

*

La giovinezza chiama la vecchiaia- Dylan Thomas. Da Poesie inedite e altri scritti.

Anche tu hai visto il sole, un uccello di fuoco,
avanzare sulle nuvole nel cielo dorato,
hai conosciuto l’invidia dell’uomo e le sue fragili passioni,
hai amato e perduto.
Tu, che sei vecchio, hai amato e perduto come me
tutto quello che è bello ma nato per morire,
hai tracciato i tuoi segni nell’incalzante gelo.
E hai passeggiato di notte sulle colline,
ti sei scoperto il capo sotto il cielo vivo,
a mezzogiorno hai camminato nella luce,
assaporando la mia stessa gioia.
Ci separano anni, ma non conta: la govinezza
chiama la vecchiaia attraverso gli anni stanchi:
“Che hai trovato – le grida – che hai cercato?
“quello che tu hai trovato – risponde la vecchiaia lacrimando –
quello che tu hai cercato”.

*

La porta che si chiude (testo tràdito)-  Antonia Pozzi. Da La vita sognata

Tu lo vedi, sorella; io sono stanca –
come il pilastro d’un cancello angusto
diga nel tempo all’irruente fuga
d’una folla rinchiusa.
Oh, le parole prigioniere
che battono, battono
furiosamente
alla porta dell’anima
e la porta dell’anima
che a palmo a palmo
spietatamente
si chiude!
Ed ogni giorno il varco si stringe
Ed ogni giorno l’assalto è più duro.
E l’ultimo giorno –
Io lo so –
l’ultimo giorno,
quando un’unica lama di luce
pioverà dall’estremo spiraglio
dentro la tenebra,
allora sarà l’urto tremendo,
l’urlo mortale
delle parole non nate
verso l’ultimo sogno di sole.
E poi,
dietro la porrta per sempre chiusa, sarà la notte intera, la frescura,
il silenzio.
E poi con le labbra serrate,
con gli occhi aperti
sull’arcano cielo dell’ombra,
sarà
– tu lo sai –
la pace.

.

.

Lady Lazarus – Silvia Plath. Da  Lady Lazaruse altre poesie.

Morire
è un’arte, come ogni altra cosa.

*

Chiromanzia d’inverno- Bartolo Cattafi

Prima di morte
Scompare ogni puntiglio
viene meno
il punto da ribattere
svanisce nell’aria
sprofonda nel terreno
e faggio pioppo tiglio
tutta l’erba è un fascio
un odoroso fieno.

*

 Stella variabile- Vittorio Sereni

Paura seconda
Niente ha di spavento
la voce che chiama me
proprio me
dalla strada sotto casa
in un’ora di notte:
è un breve risveglio di vento,
una pioggia fuggiasca.
Nel dire il mio nome non enumera
i miei torti, non mi rinfaccia il passato.
Con dolcezza (Vittorio,
Vittorio) mi disarma, arma
contro me stesso me.

*

Ho aperto una porta tra due giardini-Alberto Cappi, da Visitazioni, 2002

Verrai dal pioppo argentato
nell’esultanza del gesto
a brani a brezza a dato
di scioltezza verde verde
vedrai, il testo non si perde
la sostanza è dell’agguato

*

  Da  Songs of Spring- Quaderno di traduzioni, Franco Buffoni,-1999

Lui la vide, che era nel giardino
Lei lo vede, che era nel giardino

Una mattina di giugno in cui era troppo presto
Per svegliarmi ma troppo tardi per riprendere sonno,
Devo uscire nel verde che è colmo
Di ricordi, e mi seguono con lo sguardo.
Non si vedono, si fondono completamente
Al paesaggio, perfetti camaleonti.
Sono così vicini che li sento respirare
Benché il canto degli uccelli dia stupore.

Tomas Tranströmer

*

La giovinezza chiama la vecchiaia-Dylan Thomas, da Poesie inedite e altri scritti, a cura di A. Marianni

Anche tu hai visto il sole, un uccello di fuoco,
avanzare sulle nuvole nel cielo dorato,
hai conosciuto l’invidia dell’uomo e le sue fragili passioni,
hai amato e perduto.
Tu, che sei vecchio, hai amato e perduto come me
tutto quello che è bello ma nato per morire,
hai tracciato i tuoi segni nell’incalzante gelo.
E hai passeggiato di notte sulle colline,
ti sei scoperto il capo sotto il cielo vivo,
a mezzogiorno hai camminato nella luce,
assaporando la mia stessa gioia.
Ci separano anni, ma non conta: la govinezza
chiama la vecchiaia attraverso gli anni stanchi:
“Che hai trovato – le grida – che hai cercato?
“quello che tu hai trovato – risponde la vecchiaia lacrimando –
quello che tu hai cercato”.

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anke merzbach

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 Cinque poesie di Serenella Gatti

I

ci si prepara poco a poco
la vita ci aiuta
gli amici si ammalano
muoiono  prima uno
poi una lunga lista
ogni volta si resta più soli
si sta in silenzio
si riprende a vivere
un po’ più lontano
si è sempre più soli
ci si prepara poco a poco
prima troppo e poi troppo poco
si poltrisce a letto
i sogni opachi e densi
i pensieri pesanti sul collosi attende un sussulto
che faccia svegliare
alzare dal letto più in fretta
per riprendere a vivere
prima di prepararsi poco a poco
alla morte   forma estrema di pigrizia

*

II

etilista dei ricordi
a che serve ripensare
che nella vecchia casa vorrei ritornare
dove i nostri passi uniti
sono sostituiti da piedi stranieri
come potrei spiegare
camminare in stanze
che non sono più nostre
possibile non sia rimasto nulla
dei  nostri sogni impressi nei muri
dei nostri passi sotto i portici?
I morti ricominciano a camminare
le scritte riappaiono sulle colonne
ciò che muore rinasce
i  nostri semi sparsi nel vento

*

III

il mio corpo scricchiola
come una porta
che sta per chiudersi
immagine sfocata
impolverata dal tempo
inconciliabile
mai conciliata

*

IV

nelle orecchie il frastuono del mondo
il rumore di strade  eventi  parole
dentro  la nenia del mare
della risacca sulla sabbia
finché diverrà fragore
con alte onde e bianche spume
finché si placherà del tutto

*

V

più il tempo mi avvicina alla morte
più mi piace la vita
la primavera che avanza
mentre non ce ne accorgiamo
l’autunno che giunge impaziente
la neve che scende essenziale
la musica che sento
mentre cammino lenta
ancheggiando sugli stivali
come una barca in mare
come vorrei stasera
essere come allora in casa
con le sorelle e i genitori
dire pure ai morti
che quello è stato il tempo più bello
fino a mezzanotte
ognuno nelle sue occupazioni
divisi ma uniti  protetti dal fuori
e si era pronti alle sette
per iniziare un giorno nuovo

.

.

Vie e segni

CAMMINO NEL BUIO DELLE PAROLE

Mi specchio in mia madre:
sempre più bisognosa, sempre più lontana,
affidato il corpo alla nostra benevolenza.
Solo il viso illuminato da
improvvisi, impensabili, struggenti
sorrisi teneri.
Questo mi terrorizza:
le sue angosce, la sua dipendenza,
la sua fragilità tra un po’ anche mie?
Accendo la TV:
corpi giovani imbanditi, corpi maturi artefatti,
anziane velone vitali e grottesche.

.

O
anziane che allegramente consumano
pasta adesiva per dentiera,
pannoloni assorbi odori,
preparati multivitaminici,
yogourth alla vitamina D,
creme anti-age.
La vecchiaia per essere accettata deve essere dissimulata
come la ruga che fa del mio viso la mia memoria;
o deve essere“combattuta”per “sconfiggere il tempo che passa”e
“apprendere l’arte di restare giovane”;
arte che,tuttavia, bisogna praticare fin da giovane….
dicono.
Allora è mia la colpa
e mi ammalo di vecchiaia:
non mi sono preparata abbastanza,
non ho combattuto abbastanza,
non ho consumato abbastanza….
Così navigo tra il terrore e la colpa.

i*

Poesie  di Graziella Poluzzi

LE POESIE DI NERINA DE PROFUNDIS

O mio diletto, dorme la luce
nel lucernaio, dormono i pesci
nel mare blu, dormono
i vermi nel sottosuolo, dormono
i bachi coi ‘bacherozzi’,
gelano i germi sui ‘maritozzi’,
dormono i ghiri nelle lor tane,
dormon le salme sotto alle frane.

O mio diletto, già che sei stanco,
è giunta l’ora: beviamo insieme
la camomilla alla passiflora
e dormirai un bel sonno anche tu.

*

Il tempo e l’età

Serenità dell’anziano: il giusto equilibrio tra l’angoscia di vivere e l’angoscia di morire.
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Una certa età in cui bisogna saper perdere, ma il peggio è che c’è sempre qualche rompiscatole che te lo vuol ricordare.
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La postsessantenne. Si comincia con la fase meno-pausale e si prosegue di meno in meno finché si arriva al precimiteriale.
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L’età in cui, mentre cerchi il foglietto e la biro per gli appunti, ti sei già dimenticata quello che ti dovevi ricordare.
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La scienza sta cercando di allungare la vita, non ci resta che provare ad allargarla.
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Viale del tramonto: si porta a passeggio un’età di passaggio.
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Jogging: marciare per non marcire.
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……………Dal grigio al nero.
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Anche un tema gelido come l’eutanasia, può infiammare i cuori di chi è vivo e vegeto; di chi “vegeta” non si sa.
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E se per caso venisse tremenda l’Apocalisse, vorrei una cosa con ardore, che prima passasse dal mio nemico peggiore.
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L’importante è battere le mani, siamo arrivati ad applaudire persino le bare. Ma che scompaiano di scena al più presto!
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Nella vita bisogna essere pronti a tutto: anche a morire.
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Mors tua, vita mea. Decessi e battesimi camminano spesso a braccetto, di pari passo.
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La vita è dura e piena di insidie: bisogna pur stancarsi di percorrerla, per morire rassegnati.
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Il suicidio è l’ultima opzione e senza ritorno: perché precludere altre possibili? Nel gioco dell’oca c’è anche l’imprevisto
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Perché suicidarsi? Se da vivi non siamo felici, non lo saremo certo da morti, per cui l’importante è ‘resistere, per ri-esistere’.
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La vita è appesa ad un filo, che sul finale si trasforma in una miccia incendiaria.
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Il compleanno del centenario: ad anno in più donato, non si guarda in bocca
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Di sesso, oggi se ne parla senza problemi. E’ rimasto un solo tabù: la Morte.

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anke merzbach

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La lampada-  Paola Elia Cimatti

Lasciavi una lampada accesa
le mattine buone, quando presto presto
ti alzavi e andavi a fare colazione
nel bar ancora vuoto.
Al risveglio la luce mi annunciava
la  gentilezza  del giorno
arrivata fin sopra il cuscino

Mi diceva che per un giorno ancora
le gambe ti portavano
e una pasta con la crema  ancora calda
il saluto del giornalaio
e l’azienda trasporti comunali
il passo indifferente dei vicini.
Tutto aiutava a fare il gran lavoro

Avrei voluto dirti
di come quella luce mi animava.
di non spegnerla – mai –
Ma “luce accesa” ti portava l’eco
di un rimprovero,  spreco di corrente
udivi solo quelle due parole
e scattavi in difesa.

Adesso ti si è allargata la mente.
Hai l’orecchio finissimo e ascolti
battiti di ali e quella pulsazione
che fanno le parole nella gola
prima di articolarsi.
Adesso rimane accesa
la luce dei giorni buoni.
E possiamo vederla – all’orizzonte
fra le costellazioni.

*

Salutate il primo fra tutti i maggi – Anna Lombardo

è il mio amore che non può più tornare
e qui io sola a fare esercizi di allontanamento,
una raccolta di sale da strofinare
sulle ferite aperte al sole e al vento

cercare di sedare quel tormento
di andare a rovistare tra i restanti
atti di soliloqui mattutini
e sapere che è quanto di ignorato
scritto invece chiaro
dentro alle nostre pieghe destinali

quando è il cielo a ricoprire tutto il giro
ruotando a suo diletto
l’ebbrezza della gioia vitale
che si ritira ora nel dolore
quasi un budino che traballa
al soffio di sospiri amorosi

tutto gelato il calore dentro il petto
inciso e già incistato il lutto
che si incupisce sotto il sole cieco
nel bordo di un sorriso di facciata
contro cui si scaglia soffocato in gola
l’amore che non trova più riparo

io guardo e ascolto quell’alfabeto che da dentro
le lettere liscia con dente di serpente
Ah! sapessi altro alfabeto, amore
parlerei ancora assieme alla tua sponda.
Ma ecco: davanti alla morte tutto quel
“ridicolo” ridicolamente Avvampa!
“Salutate il primo fra tutti i maggi”
il mio amore dorme già lontano
al petto un tocco di gelsomino
e noi a guardare le bandiere
un grido rosso di rabbia e di dolore
stretto al collo e io un nodo al cuore

Venezia, 1 Maggio 2012

**

Poesie tratte da Corporea, il corpo nella poesia femminile contemporanea di lingua inglese, a cura di Loredana Magazzeni, Fiorenza Mormile, Brenda Porster, Anna Maria Robustelli. Lettura di Loredana Magazzeni

Il giorno del bucato della poetessa che invecchiaMargaret Atwood, traduzione di Loredana Magazzeni

Sollevo il viso ed esco, evitando la luce,
tenendomi lontano dalla curva dove la strada infuocata tocca il cielo.
Qualunque cosa esista al centro della terra mi
prenderà prima o poi. Prima. Di quanto io pensi.
Quel nucleo di luce concentrato
e chiuso, denso come una stella, come specchi
liquefatti. Rosso scuro e pesante. Trancio dal
macellaio. Già mi trascina giù, già
divento più bassa, in modo infinitesimo.
Le ossa delle gambe si ispessiscono – è l’inizio-
si contraggono, come muscoli.
Dopo arriva la fragilità, un vento secco che mi soffia
nel corpo,
sferzandomi da dentro, come se fossi
un fossile, le parti molli mangiate fino all’osso.
Presto diventerò di calcio. Comincia dal cuore.

Lavo moltissimo. Lavo tutto.
Se solo potessi fare tutto pulito, prima di morire.

Per vedere Dio, mi hanno detto, non si va
nella foresta o in città; non si va sul prato,
in riva al mare, a meno che non sia freddo.
Si va nel deserto.
Si pensa alla sabbia.

*

Ciononostante, Alicia Ostriker, traduzione di Anna Maria Robustelli

La borsa dei libri sulle spalle. Sono fuori casa.
L’inverno volge a primavera
come sempre e compro vestiti.
Un anno dopo, si arriva al punto che
quando dicono Come ti senti,
con quello sguardo ansioso sulla faccia,
e io comincio a raccontare l’ultima
sulla mia vita amorosa o su quella dei miei figli,
o sulle mie vacanze o sul blocco dello scrittore–
ci metto davvero un po’ di tempo
a capire quello che hanno in mente—
Sto bene, dico, sto alla grande, sono pulita.
La borsa dei libri sulle spalle. Devo correre.lated

.

.

Avvertimento, Jenny Joseph,traduzione di Loredana Magazzeni

Quando sarò vecchia mi vestirò di viola
con un cappello rosso che non si abbina e che non mi dona.
Sperpererò la pensione in brandy, guanti estivi
e sandali in satin, dicendo che non me ne restano per comprare il burro.
Mi siederò sul marciapiede quando sarò stanca
sgraffignerò campioncini nei negozi e suonerò ai campanelli
farò rotolare il mio bastone sulle ringhiere dei palazzi
mi truccherò per riscattare la sobrietà degli anni verdi.
Uscirò in ciabatte nella pioggia
raccoglierò fiori nei giardini altrui
e imparerò a sputare.

Si potrà indossare orribili camicie ed ingrassare
mangiare tre chili di salsicce in una volta
o solo pane e sottaceti per una settimana
ammassare penne, matite, sottobicchieri e cianfrusaglie nelle scatole.

Purtroppo ora ci tocca vestirci per mantenerci asciutte
e pagare l’affitto e non bestemmiare per strada
e dare il buon esempio per i figli.
Avere amici a cena e leggere i giornali.

Ma non posso impratichirmi già un po’ ora?
Così chi mi conosce non rimarrà scioccato
quando improvvisamente invecchierò, e vestirò di viola

 *

Poesie di  Leila Falà

 Le labbra delle poete

Le poete non si rifanno le labbra.
Le poete hanno solchi sul collo
sulle mani, sul volto.
Le poete sono vecchie.
Ditele anziane, se preferite,
ma sono vecchie.
Le poete così vecchie sono bellissime.
Hanno occhi che meravigliano
hanno occhi che ridono di dritto e di sbieco.
Le poete hanno rughe bellissime
fonde come parole
come pensieri che mi nutrono
come ironie che mi ridono.
Le poete non si rifanno le labbra
non si rifanno le tette.
Le poete mi rifanno gli occhi e il vocabolario,
mi rinfrescano, solleticano, alleviano,
mi sollevano dal peso dovere
della bellezza di plastica che mi attanaglia.
Le poete, alla faccia della vecchiaia,
alla faccia della poesia, persino,
sono utili!

Almeno a me.

(Spigone, agosto 2010)

 *

Dice (1)

Neanche va dal medico.
Dice che non vuole saper niente
Dice che se scopre di avere un tumore non vuole curarsi
Che ne ha visto anche troppo di Ospedale
Dice che non ci vuole tornare più, mai
E lo so perché .
C’ero anche io quando
il fratellino, diciotto anni, era in fin di vita
C’ero nei mesi che gli passò a fianco
E c’ero quando
quasi salvò la vita del suo amico
che cadde e per un mese e mezzo e più dormì e dormì
e lui a fianco
(in ospedale stette tutto il tempo
senza più sapere di famiglia, né lavoro)
Dice che non vuole controllarsi
Dice che non vorrebbe curarsi
Dice però che se io ho un neo devo farmelo vedere
Dice che la medicina va presa per benino
E allora lo ricatto
Ci vado solo se ci vai anche tu
Dice che non ci va
Allora dico che uno si deve curare anche per gli altri
Dico chi ti vuole bene ha diritto che tu stia bene
Dico che gli altri hanno un diritto su di te. Di averti.
Finchè si può. Se si può. Poi si va.
Ma sono solo bisticci di una coppia.
Sono solo bisticci di una coppia?
E a voi come va?

Dice (2)

Dice che tanto non ha senso vivere così
Dice che a novant’anni e passare il tempo a fare nulla
Dice che riposarsi quasi mezz’ora per dieci minuti di attività
A fare nulla per gli altri e tutto per sé…
Che passare il tempo a preparare, mangiare, andare in bagno,
prendere pillole e goccine. Dormire. Punto e basta.
Lo dice con forza. Con ironia.
Guardare la TV, che si sente solo con la cuffia
Dice che non ha senso e forse si vergogna.
Come fosse vergogna essere vecchi?
Ha senso per me, madre,
la tua compagnia mi fa piacere.
E non solo a consolare i miei sensi di colpa.
Vedere che ti tieni dietro e in faccia a tutto
fai tutto ciò che devi.
Che combatti la depressione dell’età anziana
Madre è tanto per me.
Madre, il tuo fragile fare quotidiano
è un insegnamento per me.
Non lasciarmi, ancora. Insegnami ancora un po’.

*

Genoma

Qualcuno tiene il segno col dito sulla riga
Legge le istruzioni necessarie
mappa il genoma,
sputa deduzioni arbitrarie
convinto di prolungare il termine,
spostare il confine materiale
la finitezza corporale
di confondere fine e principio
accarezza l’idea di ottenersi immortale
E se l’uomo non morisse?
E’ buono, nel tempo, l’uomo?
Avere qui oggi Cesare, Napoleone, Attila?
e Carlo Magno e Hitler. Insieme.
Avremmo mai bambini se fossimo immortali?
I nostri avi deterrebbero il potere.
Saremmo schiavi o liberi?
Evoluti o obnubilati?
Ho le risposte, ma non voglio pensarle.
Potremmo scrivere? dire la nostra? amare?
Sconcertante sarebbe
tutta questa cattiveria senza più fine.

.

anke merzbach

.

Poesie di Anna Zoli

 I

(quasi una dichiarazione di intenti)

 è certo che morirò
ma nell’aria
nell’acqua
nella roccia
resterà indelebile
un mio segno
un guizzo rapido di luce
in più

 *

 II

( primi segnali di invecchiamento)

 Di giorno in giorno
rincorro un’immagine – la mia
negli occhi dei passanti
e mi accorgo stupita che
sono diventata trasparente

scruto lo sguardo degli
uomini perplesso
lo stesso che si rivolge ai fiori
appassiti a metà

Non so se
far rivivere ancora
lo splendore riflesso
per amore o
lasciarli seccare
vivere
finalmente liberi
la loro età

*

III

Da oggi in poi
datemi pur
per morta
in questa primavera
la neve è sciolta
insistenti le gemme
sottendono la scorza
e crisalidi esangui
si dischiudono al sole

in questo brulicare
della vita
non ci sto
sotto la coltre bianca
c’è più pace
lasciatemi così
senza parole

*

IV

Invecchiare non porta gran vantaggio

pensa la vecchia sbirciandosi allo specchio

tutto cambia colore – lo scuro diventa
chiaro – il chiaro diventa scuro
giorno per giorno puntello crolli
cresce la pelle – cala la memoria
la mente si attorciglia nel dettaglio
le sinapsi fasulle tirano tranelli

un po’ macchietta –  un po’ sibilla
ama ballare liscio e cha cha cha
va ancora spesso in giro in bicicletta
un giorno che le batte forte il cuore
e sente un’aria nuova sulla pelle
mette un cappello viola
fa una smorfia allo specchio
e… se ne va    

 *

Epitaffio semiserio

LE PIACEVA RIDERE                     HA DOVUTO PIANGERE

VOLEVA UNA VITA PIENA           NE HA AVUTO DUE A META’

VIVEVA NEL CONFLITTO  FRA RAGIONE ED AFFETTO

MA AMAVA L’ARMONIA

COME ESSERE INTERA?

            SOLUZIONE RIMANDATA AD ALTRA VITA

                                OLTRE L’ETERNITA’

.

.

CAMMINO NEL BUIO DELLE PAROLE – Vilde Mailli

Mi specchio in mia madre:
sempre più bisognosa, sempre più lontana,
affidato il corpo alla nostra benevolenza.
Solo il viso illuminato da
improvvisi, impensabili, struggenti
sorrisi teneri.
Questo mi terrorizza:
le sue angosce, la sua dipendenza,
la sua fragilità tra un po’ anche mie?

Accendo la TV:
corpi giovani imbanditi, corpi maturi artefatti,
anziane velone vitali e grottesche.
O anziane che allegramente consumano:
pasta adesiva per dentiera,
pannoloni assorbi odori,
preparati multivitaminici,
yogourth alla vitamina D,
creme anti-age.

La vecchiaia per essere accettata deve essere dissimulata
come la ruga che fa del mio viso la mia memoria;
o deve essere“combattuta”per “sconfiggere il tempo che passa”e
“apprendere l’arte di restare giovane”;
arte che,tuttavia, bisogna praticare fin da giovane….
dicono.

Allora è mia la colpa
se mi ammalo di vecchiaia:
non mi sono preparata abbastanza,
non ho combattuto abbastanza,
non ho consumato abbastanza….

Così navigo tra il terrore e la colpa.

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.Eleni Karaindrou – Elegia dello  sradicamento

 

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NOTA CONCLUSIVA DI ANNA MARIA FARABBI

Riflettere a distanza di tempo sul significato complessivo dell’evento che noi tutti abbiamo creato il 5 maggio, a Sasso Marconi,  mi porta interiormente la figura dell’imbuto dentro cui moltissime esperienze, energie, testimonianze, relazioni fluiscono insieme in una concentrazione liquida, benefica, nutriente.
Credo che un’esperienza come questa testimoni la bellezza significativa di una coniugazione tra energie femminili, ciascuna proveniente da esperienze e percorsi diversi, ma tutte miranti ad un unico crogiuolo di crescita e incontro. E’ un frutto rarissimo e prezioso, per la cui realizzazione dobbiamo assoluta riconoscenza, oltre a tutte le creature che hanno partecipato, a Vittoria Ravagli per la realizzazione a Sasso Marconi e Fernanda Ferraresso per la sua proiezione in Carte Sensibili.
Il mio intervento, così come stabilito con Vittoria Ravagli, ha funzionato da chiave di apertura a ciò che sarebbe stato poi un tappeto di voci in successione. L’ho studiato con molta cura, affinché potesse essere conciso, limpido e suggestivo, almeno nell’intenzionalità. Ho scelto di parlare a braccio, proprio per essere più calda e coinvolgente possibile. Per questo, trovo ora difficoltà a rendere in scrittura il mio fiato.
Non propongo qui né un riassunto, né la scaletta secca su cui mi sono orientata, perché creerei un lavoro diverso e comunque mai della stessa qualità dell’evento orale, inoltre ridurrei i significati ad una semplificazione eccessiva e inutile.
Nell’essenzialità, la mia volontà è stata quella di agire contro le fondamenta cariate della nostra cultura maschile occidentale che immobilizzano la morte, la malattia, la vecchiaia, in una tragicità passiva e sterile. Ho sostenuto il mio colloquio attraverso indicazioni bibliografiche, approfondimenti lessicali entrando nelle accezioni delle parole, anche offrendo una piccola, potente, grammatica figurativa. Ho narrato episodi vissuti e occhielli della mia ricerca artistica e spirituale.

Ho salutato e saluto ora con l’augurio di un tempo più lungo, più lento, in cui condividere semi e orti.
Ringrazio ancora per la tessitura Vittoria Ravagli e Fernanda Ferraresso.

Anna Maria Farabbi

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anke merzbach

   

RELATIVAMENTE AI GRUPPI PRESENTI A CA’ VECCHIA
5-6 maggio 2012

Donne di poesia – Modena
Gruppo Marija Gimbutas – Sasso Marconi
Gruppo ’98 Poesia – Bologna
Donne degli horti – Mantova
Gruppo 7 – donne per la pace – Mantova

 

DONNE DI POESIA- Modena

A chi ne osservi dall’esterno l’operato per così dire ‘ufficiale’, e cioè l’attenzione e la promozione nei confronti del fatto complesso della poesia insieme alla produzione di testi poetici, il gruppo Donne di Poesia appare simile a molti altri gruppi che ugualmente possono essere detti ‘di poesia’. Ma ‘dentro’, nel suo strutturarsi interno, come ciascuna delle  donne che lo compongono è pronta a spiegare, esso è anche altra cosa.
La filosofa francese Luce Irigaray ha scritto che ” la differenza sessuale rappresenta uno dei problemi o il problema che la nostra epoca ha da pensare”.
In ideale confronto con le voci più vive della cultura femminile internazionale, le Donne di Poesia hanno deciso di coniugare la comune passione per la qualità estetica della scrittura con la imprescindibile ricerca di una nuova misura filosofica ed etica dell’esistere femminile. Il lavoro delle Donne di Poesia comprende perciò anche un impegno continuativo e consustanziale al fare poesia, di riflessione comune, di interrogazione e di confronto sui temi più importanti introdotti nel dibattito culturale contemporaneo dal porsi storico del nuovo Soggetto-donna. Il territorio così delineato  -da una parte la regione da esplorare di una realtà che è stata per lungo tempo muta o impensata, e che grazie alle donne non lo è più; dall’altra la regione delle in-finite possibilità della parola poetica di mutarsi per farsi voce adeguata di quel ‘nuovo a dirsi’-  è il luogo in cui le Donne di Poesia radicano il loro significato e provano la loro qualità intellettuale.
L’impegno che è richiesto dallo stare nel gruppo Donne di Poesia conduce ad una frequentazione assidua e questa genera legami di rispetto e di solidarietà, un’etica di gruppo che, in armonia con i presupposti della ricerca  -ogni differenza è ricchezza da non perdere, anzi da riconoscere e da valorizzare-,  garantisce e protegge la libertà di pensiero, di scrittura, di stile di vita delle singole. Essendo inoltre il gruppo luogo dell’avventura intellettuale e della scoperta di un nuovo ordine possibile, logica conseguenza è che esso sia anche il luogo di un sicuro guadagno di vera conoscenza di sè e della propria originale diversità.
Così che, felicemente, nessuna delle appartenenti al gruppo Donne di Poesia è maestra alle altre ma ciascuna è per le altre stimolo importante e referente autorevole.
Il Gruppo si è costituito nel 1987, come Gruppo  Poesia  della Casa  delle  donne di Modena.
Lavorando intorno al tema “donna e poesia” ha organizzato incontri pubblici con poete, critiche, linguiste.
Ha pubblicato nel 1989 un libro collettivo di liriche, Vi son frecce, Il lavoro editoriale.
Ha tenuto reading di poesia e narrativa in varie città d’Italia.
Ha allestito le performance di poesia: Voci della differenza, 1992; Appassionate, 1994; Omaggio a Emily Dickinson, 1998-9;  ha allestito i lavori teatrali I gatti non vanno in Paradiso, 1993; Un nodo di passioni, 2000; Se potessi volare, 2001. Con la partecipazione della pittrice Andreina Bertelli ha organizzato una mostra di immagini e poesia nel 1998, presso la Libreria Feltrinelli di Modena. Ha organizzato nel 1996 il laboratorio Le terre della poesia.
Ha collaborato  con la Biblioteca Delfini di Modena alla realizzazione di due cicli di conferenze su temi di genere: Il corpo sapiente delle donne, 1998  e  Mettere al mondo, 1999.
Ha organizzato in collaborazione con il Centro Documentazione Donna diverse presentazioni di poete e scrittrici, un seminario di scrittura e riflessione poetica (Poeta: femminile singolare, 2003), il ciclo di conferenze Il femminile nella storia dell’Occidente, 2005-6, nel cui ambito, in collaborazione con Arcoscenico, ha presentato lo spettacolo teatrale Streghe. Con il nuovo nome di Donne di poesia, il gruppo ha partecipato al Poesiafestival ’06 dell’Unione Terre di Castelli, organizzando, con la collaborazione artistica di Nicoletta Moncalieri, l’evento Buffet di poesia alla stazione delle donne, che ha visto la presenza delle poete Anna Maria Farabbi, Antonella Anedda, Anna Cascella. Ha poi partecipato al Poesiafestival ’07, con la performance I tanti luoghi di dio, in cui sono stati proposti testi delle poete e figurazioni artistiche di Andreina Bertelli, Nicoletta Moncalieri, Silvia Guberti, Giovanna Gentilini. Con quest’ultime tre artiste ha partecipato al Festivalfilosofia di Modena del 2008 sulla ‘fantasia’ con la performance ‘La fantasia d’amore delle donne’.

Fanno parte del gruppo: Maria Luisa Bompani, Giovanna Gentilini, Vilde Mailli, Milena Nicolini,  Mara Paltrinieri,  Maria Chiara Papazzoni, Rossana Roberti, Lisabetta Serra.

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anke merzbach

   

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Il Gruppo Marija Gimbutas  di Sasso Marconi

Il Gruppo Marija Gimbutas è nato spontaneamente l’otto marzo del 2008, dopo la lettura fatta in modo corale, da dieci donne, di un pezzo di scrittura e poesia di Ambar Past, una delle nostre “muse ispiratrici”.  Era il giorno in cui l’Amministrazione intestava la piazzetta fuori dalla Sala Giorgi a Marija Gimbutas, l’archeologa lituana che ha interpretato i tanti reperti da lei trovati raccontando di una civiltà paritaria e pacifica vissuta sino al neolitico in particolare in Europa. Dal suo messaggio il motivo del nostro nome.

Le “nostre” giornate, che si ripetono ogni anno, sono in particolare l’8 marzo  e il 25 novembre ( contro la violenza sulle donne),  poi altre, lasciate alla fantasia e agli eventi.

Facciamo incontri di “piccolo teatro” partendo dalla lettura/racconto  di libri  o di figure di donne particolarmente interessanti per noi  (Zdena Berger, Barbara Garlaschelli, Lussu ed altre). Organizziamo convegni, spettacoli, incontri culturali o di approfondimento su temi legati alle donne, ai diritti civili, ai ragazzi, ai problemi  della società;   scriviamo, presentiamo libri, facciamo conoscere talenti, persone che vivono tra noi e che hanno qualità  preziose e insospettabili.  Tra gli spettacoli più belli, con Cristina Nuvoli come attrice stupenda, ricordiamo “La signora delle vigne” di Ritsos e  “Magnificat” di Alda Merini, con la sensibile regia  di Laura Falqui.  La musica e la poesia  quasi sempre ci accompagnano.

Nel 2008, in una sera di fine giugno, ricordammo nella nostra piazzetta, con i suoi amici, Paola Febbraro, morta da pochi giorni. Leggemmo per lei (con lei). Fu “un rito laico” importante, che fece sentire “giusto” questo nostro percorso.

La nascita del nostro Gruppo è stata facilitata dalla già Assessora alle Pari Opportunità  Sandra Federici – una di noi – che ha sempre condiviso, nei cinque anni del suo mandato, le iniziative proposte; nell’aprile 2010, ha dato vita allo “scaffale delle donne”. In quell’occasione nella biblioteca – luogo bellissimo di Sasso – arricchita di tanti testi nuovi sulle donne artiste, filosofe e letterate, presentammo le opere di  due tra noi: Cristina Lolli, ed il suo lavoro stupendo fatto con tarsie in legno “Passione artistica” sull’arte delle donne, e la bella  biografia scritta da Federica Trenti, da poco pubblicata, su Joyce Lussu . Quello forse è stato il giorno più importante per noi. Mentre scorreva il programma, arrivò l’anfora dell’UDI, portata dalle donne della Staffetta nazionale che passavano dal nostro paese e con noi raccontavano di storie tremende subite da donne: fu un momento di grande vicinanza e condivisione, che noi dedicammo a Lucy, una giovane donna straniera che lavorava in un negozio del nostro paese, e che era stata uccisa poco tempo prima, l’8 marzo, dal suo compagno italiano.             Concentrammo in una semplice e bella giornata il senso del nostro lavoro, la volontà di essere gruppo ma aperte a tutta la società, ai problemi comuni.

Hanno partecipato attivamente a Tempiquieti: Vittoria Ravagli, Sandra Federici, Cinzia Castelluccio, Cristina Lolli. Fanno parte del gruppo anche Marinella Borruso, Federica Trenti, Cristina Nuvoli, Gea Rigato, Alice Raffaelli; a volte partecipano  anche Anna Ravagli e  Roberta Serenari.  


anke merzbach

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Gruppo ’98  

IL GRUPPO ’98 Poesia, costituito attualmente da 12 donne è un gruppo di lettrici/autrici che si incontra mensilmente presso la Libreria delle Donne di Bologna per far ricerca sulla creatività femminile e per valorizzare la parola poetica delle donne come pratica politica . Organizza incontri con poete con letture e riflessioni sulla specificità del fare poesia delle donne.

All’inizio “… avevamo bisogno di conoscerci di ascoltarci, di legittimarci. Così il primo passo è stato un passo di cura: accudire le parole delle altre leggendole con pazienza, con grazia, fotocopiando e recensendo a vicenda, una volta al mese, nel modo che ognuna sentiva più consono, i testi preparati e offerti all’ascolto”  Questa prima fase è culminata con la pubblicazione autoprodotta della piccola antologia “Lo Sguardo delle Altre ” che riassume nel titolo un’indicazione di metodo.   In una seconda fase (1999-2002) il gruppo ha posato “lo sguardo” sulle ospiti esterne fra cui Niva Lorenzini , le poetesse Mariella Bettarini, Gabriella Maleti, Lisabetta Serra, Milena Nicolini, Rosaria Lo Russo, Anna Maria Farabbi, Mariangela Bacega , Manuela Pasquini e molte altre. I materiali raccolti durante la prima parte di questi incontri (interviste, recensioni, colloqui con le autrici, scambi poetici) costituiscono una ulteriore pubblicazione con lo stesso titolo.

Il “Progetto Patchwork” rappresenta, se vogliamo, una terza fase in cui il gruppo si è aperto verso l’universo delle donne che scrivono poesia con un questionario diretto alla vasta rete di donne in relazione col gruppo, culminato in un incontro seminariale nel marzo 2004 che ha visto una vasta partecipazione nazionale e non solo con interventi teorici, letture poetiche e performances.   I materiali raccolti hanno costituito gli Atti del “ Progetto Patchwork ”, presentato a Bologna al Centro delle Donne il 28 ottobre 2006.

Nel 2006 ha pubblicato la prima antologia “ Parole che Premono ” con i tipi di Gazebo (Firenze) curata da Mariella Bettarini e Gabriella Maleti.

– Per le iniziative “attorno all’8 marzo 2006 ” ha presentato “Agguati Poetici”, lettura teatrale (frutto di un laboratorio interno), presso il Centro sociale Scipione dal Ferro, Bologna.

Nel 2007- ha partecipato in settembre alla Festa Nazionale dell’Unità con “autobus 13” , un progetto contro la molestia alle donne sugli autobus.

– Performances al Festival della poesia di Modena con la partecipazione dell’attrice Marinella Manicardi.

2008 -“Cuore pe(n)sante delle donne” incontro di gruppi (il Gruppo ’98 Poesia e Scritti nel cassetto di Armonie) presso la Biblioteca Ginzburg –Bo;

-“Corpo offeso” contro la violenza alle donne a Sasso Marconi;

-Ha organizzato “Parole accoglienti – Poesia delle donne migranti” presso la Biblioteca Casa di Khaula –Bo;

– Progetto “Anonima Scrittura” dell’Associazione Artemisia, Arte e Salute presso il Carcere Dozza, sez. femminile;

– Progetto “Luci e Ombre” presso l’Istituto Cavazza per non vedenti – Bo, con la partecipazione della poeta Anna Maria Farabbi;

-“Giornata internazionale contro la violenza alle donne” organizzata dall’associazione culturale Le Voci della Luna – Sasso Marconi, Bo;

2009 – 8 marzo – Inaugurazione nuova palazzina del CDD (Centro Documentazione Donne) con la partecipazione dell’attrice Marinella Manicardi ;

-“Batik in Biblioteca” 2 incontri presso il CDD con svariati ospiti ed esposizione di manufatti;

Attualmente fanno parte del gruppo:  Paola Cimatti,  Grazia Depalo,  Leila Falà, Zara Finzi,  Serenella Gatti, Loredana Magazzeni, Stefania Magri, Graziella Poluzzi, Paola Tosi, Alessandra Vignoli, Vannia Virgili, Anna Zoli.

All’incontro di Ca’ Vecchia, a Sasso Marconi, hanno letto:  Paola Cimatti, Leila Falà, Serenella Gatti, Loredana Magazzeni, Graziella Poluzzi, Vannia Virgili, Anna Zoli.

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anke merzbach

.DONNE DEGLI HORTI-Mantova

 

Ancora la semina è lontana. Si vedono
terreni inzuppati di pioggia e stelle di marzo.
Nella formula di pensieri infecondi
si configura l’universo seguendo l’esempio
della luce, che non sfiora la neve.

Sotto la neve ci sarà anche polvere
e, non disfatto, il futuro nutrimento
della polvere. Il vento che si leva!
Altri aratri dirompono l’oscurità.
Le giornate tendono a farsi più lunghe.

Nelle lunghe giornate, non richieste,
veniamo seminate entro quei solchi storti
e diritti, e si eclissano le stelle. Nei campi
prosperiamo o ci corrompiamo a caso,
docili alla pioggia, e infine anche alla luce.

Ingeborg Bachmann, Stelle di marzo

La poesia di Bachmann nella strofa finale si appoggia al noi, la parola che travolge quando vogliamo raccontare qualcosa delle donne degli Horti.

Doretta Baccarini, Mara Boschini, Clelia Degli Esposti, Vanna Gallini, Raffaella Molinari, Nives Panza, Patrizia Panzetta, Nella Roveri, EnricaSgariboldi, Monica Zaccaria, Milena Furini  e tutte le altre amiche che da molti anni si incontrano per leggere, riflettere, raccontare, si sono date questo nome, alla latina, un po’ pomposamente, per mettere all’erta sulla valenza plurima del senso: non solo l’orto della terra in cui tutte noi siamo abituate a mettere le mani (qualcuna lo chiama giardino, qualcuna campagna…), ma un luogo che accoglie, che fa stare bene insieme perché apre alle storie.
Abitiamo in paesi piccoli, di confine, segnati dal fiume e pieni di nebbia, ma abbiamo case grandi, con le porte che si aprono sulla terra intorno.
Nei primissimi anni ’90 è cominciata la nostra storia, con gli scambi di letture e di esperienze, le frequentazioni e gli incontri. Il lavoro nella scuola, e il desiderio di scioglierlo dalle briglie dei formalismi, ci ha viste frequentemente intorno a un tavolo a pensare e studiare, a inventare modalità di relazione sempre più vicine a quell’universo di corrispondenze e affinità che si stava costruendo tra noi.
La comunità filosofica di Diotima e il pensiero della differenza che da lì si delineava hanno fornito scoperte alla nostra ricerca e hanno dato parole e pratiche alla nostra vita.
Qualcuna è entrata subito nell’Ordine della Sororità, fondato da Ivana Ceresa a Mantova nel 1998, ispirato proprio alla differenza femminile, altre sono entrate in questi anni, continuando a frequentare anche gli incontri degli Horti.
Parliamo con altre donne che hanno interesse per i temi che ci stanno a cuore e, con cadenza quasi annuale, ci ritroviamo a dialogare su politica, mistica, autorità femminile.
Per comunicare queste informazioni abbiamo usato la parola noi, consapevoli che può costituire un alibi, che permette di nascondere il singolo punto di vista dietro ad un interesse o a un progetto collettivo. Non essere responsabili in prima persona, ma responsabili per partecipazione, dà forza apparente e può generare debolezza.
Quando si presenta all’esterno un noi, ed è una sola che sta parlando, le interlocutrici non possono fare a meno di intendere che ciò che viene detto rappresenta anche il pensiero, la scelta delle altre, di quelle che dal noi sono indicate. Nella società femminile che va costituendosi però la relazione tra donne si pratica in rapporti che non sono regolati da parità e da reciprocità, sono anzi rapporti dispari, di amore e di affidamento, a volte conflittuali, segnati dalla valenza duale per essere veri. Qui solamente si attua la mediazione che, sfuggendo all’alternativa io/noi, riporta alla necessità della relazione io/tu che è misura di realtà.

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anke merzbach

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Gruppo 7 – donne per la pace – Mantova

GRUPPO 7 – DONNE PER LA PACE

 

Il Gruppo 7 – Donne per la pace è un’associazione culturale nata negli anni ‘70 con la denominazione Gruppo 7, al cui interno si ritrovavano donne interessate alle tematiche femministe e a iniziative culturali.

Un primo raggruppamento, il Collettivo di via Calvi, aveva lavorato – a partire dagli anni ’70 – su due piani: un piano pubblico come il Collettivo radio, che proponeva recensioni di film, presentazioni di libri, dibattiti in diretta su temi politico-sociali e sulle problematiche della quotidianità femminile; un piano privato come il Gruppo del lunedì che sentiva l’esigenza, anche in relazione agli interventi a Radio Mantova, di un ‘luogo’ di elaborazione (una casa) dove affrontare insieme letture e discussioni.

Nel 1985, un desiderio di visibilità  – che potesse anche consentire da parte delle Istituzioni un aiuto economico alle iniziative che si venivano proponendo – aveva indotto la maggioranza delle componenti del Gruppo del lunedì a costituirsi in modo ufficiale come Gruppo 7 (decisivo nella denominazione era stato – accanto al numero iniziale delle partecipanti – il valore simbolico del numero). Vale la pena ricordare di questo le mostre del marzo, dal 1985 al 1994 alla Casa del Mantegna, di cui rimane traccia nella pubblicazione della Casa stessa,  “ Il cerchio e il quadrato”, del 2004.

Nel 1989, con il cambiamento in atto nel PCI, donne di diverse appartenenze politiche e sindacali, dell’area della sinistra e della sinistra cattolica, avevano sentito la necessità di un confronto reciproco, nel momento in cui venivano loro meno i referenti tradizionali. In questo contesto si costituì un gruppo allargato, che prese il nome di Polimesta (Politica, Memoria, Storia) al cui coordinamento fu chiamata Paola Di Cori: si voleva recuperare una memoria femminile attraverso la rivisitazione dei singoli percorsi, sia dal punto di vista storico-politico che autocoscienziale. A Polimesta aderì, per il tempo della sua sopravvivenza (un anno) anche il Gruppo 7.

Lo sconvolgimento politico e morale prodotto nel 1991 dalla guerra del Golfo determinò il cambiamento: donne provenienti da tradizioni diverse, quella del femminismo degli anni Settanta (rappresentata appunto dal Gruppo 7),  quella della sinistra storica (legata all’impegno nei partiti e nelle associazioni femminili) e quella di donne con percorsi di formazione politica strettamente individuali, si erano incontrate a manifestare contro la guerra, solidali con le Donne in nero italiane ed europee, nei sit-in serali organizzati nel centro cittadino.

Da questa esperienza comune era poi nata la decisione di unirsi in una associazione che esprimesse le nuove esigenze di attività politica ‘esterna’ e insieme continuasse l’attività più tradizionalmente culturale del vecchio gruppo femminista: nasce pertanto – nel 1992 – la nuova associazione, con statuto proprio, che assume la denominazione attuale Gruppo 7 – Donne per la pace.

Dal 1992 prenderanno vita iniziative legate sia all’analisi del rapporto donne-guerra, sia ai temi della soggettività femminile. Per quanto riguarda il rapporto donne-guerra vale la pena ricordare il Campo della pace organizzato nel 1992 con ragazze palestinesi, israeliane ed italiane, e nel 1996 il convegno internazionale su Differenze, identità, conflitti: la Jugoslavia, la sua disgregazione, l’Europa, convegno i cui atti sono successivamente sfociati nel libro curato da Maria Bacchi e Melita Richter Le guerre cominciano a primavera ( Rubbettino 2003).

Per quanto concerne i temi della soggettività femminile va ricordato il convegno del 1994 su “Il gioco del silenzio e della parola nell’esperienza di  relazione delle donne” con Emma Baeri e Lea Meandri, gli incontri su “Donne, politica e cittadinanza” del 1996 con Tina Anselmi e Rossana Rossanda e le numerose presentazioni di libri degli “Incontri con le autrici”.

Nel percorso tra riflessioni sul rapporto donne-guerra e ricerche sulla soggettività femminile, si inserisce una nuova esigenza: l’analisi del rapporto memoria-storia, che coinvolge fortemente il Gruppo (sia attraverso il riordino e la catalogazione del proprio archivio interno, sia attraverso l’incontro con le ex deportate del campo di Ravensbruck: “Le donne di Ravensbruck”, nel 1999), che sfocia nel convegno organizzato nel 2000 “La memoria e l’archivio – per una storia della presenza femminile a Mantova in età contemporanea” in collaborazione con l’Archivio di Stato di Mantova. Continuando su questo filone d’indagine, il Gruppo ha sostenuto (con l’Istituto Mantovano di Storia Contemporanea, la Provincia di Mantova, l’Archivio di Stato, l’Archivio Comunale di Mantova e l’ANPI) il progetto di raccolta delle testimonianze di donne mantovane protagoniste di momenti importanti della storia sociale e politica, locale e nazionale, tra gli anni Trenta e gli anni Sessanta; così come ha sostenuto la successiva pubblicazione e presentazione nel 2006, del libro che ne è derivato “Mi sono messa di nome Jurika – Donne mantovane tra resistenza e politica, 1943/1945”, a cura di Maria Bacchi, Costanza Bertolotti, Sara Cazzoli, Tania Righi e Maria Zuccati.

Va anche ricordata la presentazione del libro di Maria Bacchi Cercando Luisa. Storie di bambini in guerra 1938-1945.

Nel 2009 il Gruppo ha organizzato, con le Donne degli orti (associazione femminile del Basso Mantovano) e in collaborazione con Comune e Archivio di Stato di Mantova, il convegno Di tutte loro e di mia madre, incentrato sul problema della trasmissione, sul rapporto madri-figlie.

Negli ultimi anni il gruppo si è soprattutto impegnato in iniziative di solidarietà: un pozzo e un mulino nel villaggio IBI del Mali, il progetto Lamponi di pace in Bosnia, il sostegno all’ospedale di Bukavu nel Congo (per l’assistenza, in particolare, alle donne stuprate), e l’aiuto alla scuola materna di Paripueria in Brasile (aiuto ai bambini di strada con famiglie disagiate: alcoolismo, prostituzione, povertà assoluta).

Nel 2010, sempre attraverso i Mercatini della solidarietà organizzati in dicembre, è stata l’appoggio al progetto per Haiti La città dei mestieri, della Fondazione milanese “Francesca Rava” , che a Mantova vede come suo collaboratore Marco Randon.

Nel 2011 alla Casa di Rigoletto, dal  5 marzo al 3 aprile (con il contributo della Provincia di Mantova, dello SPI CGIL e dell’Agenzia di Mantova della Fondiaria SAI), è stata organizzata  la mostra di Lorenza Mazzetti,  – diario di una bambina sotto il fascismo.  Si trattadi dipinti a tecnica mista ma soprattutto ad acquerello, di varie misure, che ritraggono familiari e ambienti del passato dell’autrice: sono pagine autobiografiche, di diario, dipinte e scritte, che ripercorrono la storia dall’esito tragico della famiglia Einstein, raccontata con la leggerezza di un racconto d’infanzia. L’iniziativa, inserita in quelle ‘perduranti’ del Giorno della Memoria proprio per la realtà storica che rievoca, è stata preceduta il 20 gennaio  dalla duplice proiezione – per le scuole e per il pubblico – del film “Il cielo cade”, tratto dal romanzo omonimo di Lorenza Mazzetti (vincitore del Premio Viareggio 1962, dodicesima edizione Sellerio 2009), che dell’infanzia dell’autrice negli anni 1944-45, è narrazione sottesa alla mostra stessa: che ci è parsa scelta opportuna anche nell’occasione dell’8 Marzo.

Sempre nel 2011 il gruppo ha partecipto  il 9 aprile alla tavola rotonda del convegno organizzato dal GRUPPO DONNE VIA GRIOLI  – POLITICHE DONNA  tra desiderio e spiritualità ..e nell’ascolto delle domande di oggi per guardare oltre. Desiderio della politica e/o politica del desiderio? C’entra la spiritualità con la politica? L’attenzione alla spiritualità in questo tempo è un gesto politico? Quale politica: per le donne, sulle donne, nelle donne, con le donne o delle donne? Quali nuovi fili tra donne? Quali parole, esperienze, linguaggi diversi?- Relazione  a cura di Maria Teresa Rabitti su “Donne e politica”

Nel 2012 il gruppo ha partecipato al convegno  di Sasso Marconi 5 e 6 Maggio,“ Le donne si incontrano e discutono dell’invecchiare e del morire; relazione di Annarosa Baratta “ Sull’invecchiare , ma non sul morire” e di Maria Teresa Rabitti “ ….inseguire il mondo perché?
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UN RINGRAZIAMENTO A TUTTE COLORO CHE HANNO PARTECIPATO
E RESO POSSIBILE QUESTO GRANDE RICCO INCONTRO

Donne degli horti  –  Mantova

Gruppo 7 – donne per la pace –  Mantova

Donne di poesia – Modena

Gruppo Marija Gimbutas – Sasso Marconi

Gruppo ’98 Poesia – Bologna

 Un ringraziamento inoltre va a tutte le Associazioni di donne che hanno aderito all’iniziativa:

Anassim –  Bologna                

Armonie – Bologna                 

Casa delle donne per non subire violenza – Bologna

Intrecci   – rete di associazioni di donne migranti e di donne native e straniere nella Regione Emilia Romagna

Tavola delle donne sulla violenza e sulla sicurezza nella città – Bologna

UDI – Bologna

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NOTA- La raccolta di tutti i post relativi all’incontro è rintracciabile al link di seguito indicato

 https://cartesensibili.wordpress.com/tempiquieti-vittoria-ravagli/incontro-cavecchia-2012-dellinvecchiare-e-della-morte/


         



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5 pensieri su “TEMPIQUIETI- V.Ravagli: ”Dell’invecchiare e della morte”. A Ca’ Vecchia le donne s’incontrano parlano si raccontano e …: Tutte le poesie dell’incontro e sintesi. [Quinta parte]

  1. Sono senza parole dalla ricchezza profusa in questa quinta parte. Salvato tutto c’è molto a cui fare riferimento per i giorni scuri,quelli più duri inosmma e io mi muovo in quelle parti. Grazie a tutte. Bianca

  2. Grazie a Vittoria per questa parte e soprattutto a Fernanda per questo blog. La ricchezza dei contenuti, la bellezza delle immagini sempre accostate con intelligenza ai testi. Questo sito sta diventando per noi un magazzino di risorse a cui attingere per curare e rendere più viva la nostra anima…

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