INCONTRI – Oggi ospitiamo: Lucia Gazzino e BABEL. OMS, FEMINIS E CANTONÎRS

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Cuant che dutis lis lenghis a si
misclicin fevelant tal nio cjâf,
nome in chê volte o cjati la mê
identitât ugnule.

Quando tutte le lingue
parlano assieme nella mia mente,
solo allora trovo la mia
identità singola

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matilde solignoI remember so well

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I

FUORI- FÛR

MADDALENA

Ti vedo Maddalena
fra le Maddalene
cercare un balsamo
per addolcire il sangue
perso di Gesù.
Il tuo corpo è il vero Cristo
marcito nelle mani della notte
quando il cuore degli uomini
si dimentica di battere.

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MADALENE- Ti viôt Madelene/ fra lis Madalenis/ cirî un balsim/ par dulcî il sanc/ pierdût di Jesus./ Il to cuarp al è il vêr Crist/ laît intens mans de gnot/ cuant che il cûr dai oms/ si smentee di bati.

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matilde solignoraggiungere la Distanza

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Un temporale sveste i gelsi
le foglie chiacchierano scricchiolando
si nascondono
sotto la porta
e attendono, attendono,
attendono…

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Un burlaç al discrote i morârs/ lis fueis a cjacarin cricant/ lis fueis a si platin/ sot de puarte/ a spietin, a spietin,/ e aspietin

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matilde solignoraggiungere la Distanza

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II

DENTRO- DENTRI

Non cambierà
ti saluterò ogni mattina
ti darò la buona notte.
Ovunque sarai
ovunque sarò
non saremo amanti
non saremo fratelli
E forse neppure amici.
ma senza parole saprai
che nel soffio di vento
altrove
fra dieci anni o cent’anni
un pensiero il più tenero
sarà per te.

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Nol cambiarà/ ti saludarai ogni buinore/ ta darai la buine gnot/ in cualsisei lûc tu tu sarâs/in ciasisei lûc o sarai/ nô no sarim amants/ nô no sarim fradis/ nancje amiis./ Ma cence peraulis tu savarâs/ che intune bave di aiar/ intun altri lûc/ tra dîs o cent agns/ un pinsîr, il plui dolç/ al sarà par te.

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matilde solignoraggiungere la Distanza

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Tenue la vita
un segno di matita
un punto sbiadito
una folata di vento leggera
transitare per caso, per caso andarsene via.

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Lizere la vite/ un sghiribiç di matite/ un pont di colôr smamît/ une bave di aiar lizere/ par câs passà, par câss lâ vie.

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matilde solignoraggiungere la Distanza

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III

ALTROVE- ATOR

I poeti sono solo ombre
le poesie fantasmi
in notte senza stelle
in notti senza luna
cercano
di assomigliare a luna e stelle
bruciando nel vento
che non brucia.

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I poetis a son dome olmis/ lis poesiis spirits/ in gnots cence stelis/ in gnots cence lune,/ volint jessi/ lune e stelis,/ a brusin intal aiar/ che nol bruse.

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matilde solignoraggiungere la Distanza

Ostaggi di un tempo in transito
costretti a scegliere tra la morte
e l’invisibile confine della non vita
senza nome, snza anagrafe
senza terra
costretti ad inventarsi
un nemico
per riempire i cimiteri
di trofei e onori
e trovare l’identità
in documenti rubati ai morti.

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Presonîrs di un timp di passaç/ scugnî sielzi fra la muart/ e il confin invisibil de no-vite/ cence non, cence amagrafe/ cence tiere/ scugnî inventâsi/ un nemî/ par cjatâ la identitât/ in documents robâts ai muarts.

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matilde solignoI remember so well

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Si scrive per non perdere il vizio
di credere di avere qualcosa da dire
e non si dice mai la verità
com’è:
<<ti voglio, ti aspetto, ti desidero,
ti odio, ti lascio>> tutto è lo stesso.
Si nasconde l’amore
sotto le coltri cercando
di far passare questo tempo
che lentamente
si sgoccia nel lavello
della vita.

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Si scrîf  par no pierdi il vizi/ di crodi di ve alc ce dî/ e a no si disin mai lis veretâts/ come a che a son:/ <<ti vuei, ti spieti, ti brami/ ti odei, ti lassi>> al è dut un./ Si tapone l’amôr/ sot di une coltre cirint/ di passâ chest timp/ che a planc a planc/ si sgote tal seglâr/ de vite.

***

Avevo scritto un paio di anni fa:

scrivo perché  non perdo il vizio
di dire le cose
che mi scrivono dentro.
Scrivo per trovare  una traccia
per la  paura di non trovare la fessura  il precipizio
il taglio nella carne dove s’incuneano
i pensieri    i sensi   dentro
la  mente   dentro    l’inchiostro nel buio della memoria
Scrivo su di me e in questo foglio
deposito di  bianco sopra quel muro
corpo delle idee  banco  che mi si forma addosso.
E ci  gioco mi uso mi taglio mi arrendo
mi arrabbio mi curvo e mi perdo
dentro questo filo di nero dove non vedo      dove la penna
ha la chiave di qualcosa che resta sempre oscuro.
E non mento
non mento perdo il pudore l’odore il sesso
perdo la lingua mentre la mano mi scrive mi scorre mi guarda  ed entro.
Per un attimo si ferma  il tempo. Scrivo sull’involucro del silenzio
dentro i miei passi         finchè si perdono    lontano      nei tuoi

(fernanda ferraresso- 27 ottobre 2010- fernirosso.wordpress.com)

A quanto pare girano le stesse sensazioni anche ad età diverse, anche in nature e in linguaggi che maturano in altre geografie.
Nelle tre sezioni in cui Babèl è architettato, cioè attraverso: Fûr, Dentri e Ator (Fuori, Dentro e Altrove), parla la vita, la si tocca nelle persone che ricorda, nelle emozioni che sono vive, che fanno vivere ancora. Ci sono uomini donne e storie di malgoverno, di mancate relazioni umane, di critica alla ragion di stato poiché l’unico stato degno di attenzione è quello dell’essere umano. Per questo, per questa attenzione il libro è nostro ospite e non ci sono prefazioni o presentazioni che aprano le porte. O il libro parla, e parla con i suoi testi  oppure è  solo camminamenti di rumore. Anch’io smetto di parlare, la sequenza scelta, mi pare dica da sè la sostanza intera, la terra di cui è composto lo sguardo e il cuore dell’autrice, superando l’identità che sembrerebbe uscire dal dialetto che usa. L’identificarsi con l’altro, di qualunque estrazione sociale e di qualunque provenienza sia, apre il tempo in ogni sua direzione, la dice lunga su cosa significhi ESSERE, superando ogni barriera di lingua, di spazio e di tempo.

fernanda ferraresso

Lucia Gazzino , BABEL- oms, feminis e cantonîrs- Edizioni La Vita Felice

RIFERIMENTI IN RETE: http://www.lavitafelice.it/news-recensioni-novita-poesia-lucia-gazzino-babel-oms-feminis-e-cantonars-198.html

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4 Comments

  1. Ho letto molti testi, qui,in questo bellissimo blog.E’ da questa mattina che giro per queste pubblicazioni, tutte meravigliose, e qui mi sono fernata come ascoltando una voce che mi chiama da dentro. Trovo la poesia della signora Gazzino onesta,sincera e ricca di quella luce che viene dalle cose che maturano con lentezza dentro di sè. Grazie per questa poesia che anch’io posso fare mia,anche per via della lingua.Tanti auguri per tutto.Bianca

  2. “Si scrive per non perdere il vizio
    di credere di avere qualcosa da dire
    e non si dice mai la verità
    com’è:
    tutto è lo stesso.
    Si nasconde l’amore…”

    Quanto è vero, come è vero quanto è scritto nei versi di apertura, quando tutte le lingue si mescolano allora sento la mia. Grazie.

  3. Mi unisco a chi ha presentato queste poesie, ringraziando per una scelta che avvicina anche i lettori che, solitamente anch’io non lo nego, si allontanano dai testi di poesia credendoli solo cose fuori dal tempo.Qui il tempo c’è, eccome se c’è.

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