GINA PANE: IL CORPO, IL SANGUE… E LA SINDONE. L’ARTE DEL DARE COSCIENZA AL CORPO E CORPO ALLA COSCIENZA- Gioacchino Toni e Gabi Scardi ne parlano

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Questo è il mio corpo che è sacrificato per
voi… Questo calice è la nuova alleanza nel
mio sangue, sparso per voi…
dal Vangelo secondo San Luca

Risulta difficile riassumere in poche righe il lavoro di un’artista come Gina Pane 1, soprattutto se si vogliono evitare semplificazioni riduttive di un percorso in realtà assai complesso. L’esposizione 2 tenutasi negli ultimi tempi a Reggio Emilia è stata l’occasione per confrontarsi nuovamente con un’opera di difficile collocazione all’interno del panorama artistico del secondo Novecento; Gina Pane, infatti, ha compiuto nel corso della sua vita, un percorso del tutto personale attraversando continuamente i confini di diverse tendenze artistiche senza mai accasarsi definitivamente. Si potrebbe parlare di Gina Pane come di un’instancabile border crosser alla costante ricerca di una modalità per dare finalmente coscienza al corpo e corpo alla coscienza.
Le interpretazioni dell’opera di Gina Pane sono molteplici, impossibile, ovviamente, qualsiasi approdo interpretativo definitivo, da parte nostra, in questa sede, limiteremo comunque il ragionamento soltanto ad alcuni aspetti ricostruendo un percorso che ci sembra particolarmente significativo. Nel viaggio che abbiamo scelto di compiere all’interno della variegata produzione dell’artista, partiamo da alcuni lavori eseguiti sul finire degli anni Sessanta; iniziamo con Dessin verrouillé (1968), opera che esprime l’idea di un’invisibile preziosità racchiusa all’interno di un involucro che ci sembra di poter interpretare come equivalente del corpo umano. Si tratta di un contenitore in acciaio chiuso ermeticamente che evidenzia le tracce delle saldature, una sorta di cruda nudità con le relative cicatrici che preservano un elemento che verrà alla luce, si darà a vedere, quando il tempo avrà corroso l’involucro, soltanto quando il corpo si aprirà davanti ai nostri occhi donandoci ciò che fino a quel momento era un segreto custodito gelosamente. Soltanto l’aprirsi dell’involucro, soltanto la ferita che il tempo provocherà o un’azione diretta violante questo contenitore, potrà dare alla luce quel disegno segreto che così potrà finalmente comunicare con noi. Restando all’interno di questo rimando tra contenitore e corpo, le ferite, l’usura, forse la stessa morte, sembrerebbe suggerirci l’artista, possono dar luogo alla comunicazione, alla trasmissione, alla condivisione del concetto, del pensiero nascosto. Nel caso del contenitore in metallo, Gina Pane procede a ritroso dotando la coscienza di un corpo. Si tratta di un corpo di difesa, che tutela l’intimità, ma anche di un corpo castrante, che impedisce una comunicazione immediata. Un’ambivalenza frustrante, così come nella vita, tra necessità di preservare e difendere l’intimità e necessità di comunicazione.
Degli stessi anni sono gli interventi sull’ambiente, la ricerca di osmosi con esso, la volontà di tutelarlo/tutelarsi. In opere come Pierres déplacées (1968), le pietre spostate dall’ombra al sole rappresentano un tentativo di correggere l’ambiente, di curarlo sin nei suoi più anonimi elementi. Siamo nell’utopico e fatidico Sessantotto ed il rimando ad un’equivalente sociale è immediato: dare finalmente, con un atto d’amore, un posto al sole a chi si trova a vivere nell’ombra. Dunque ci troviamo di fronte ad un atto di volontà, alla scelta di incidere sulla realtà; l’artista non si accontenta di una semplice preservazione dell’esistente – naturale o frutto dell’intervento umano che sia -, decide di incidere su di esso, ed infatti abbiamo opere di esplicita denuncia sociale e di presa di posizione politica contro la follia e la crudeltà militarista e capitalista che minacciano l’essere umano, come evidenziano le installazioni La pêche endeuillée (1968) 3 e Le riz n° 1 (1969) 4. Ci interessa, però, nell’economia di questo breve discorso, tornare alla
questione del corpo lacerato, dell’involucro profanato come sistema di comunicazione, proprio come il corpo è stato un mezzo di comunicazione privilegiato per molti santi cari all’iconografia della storia dell’arte occidentale. Come allora non pensare alla sua ultima installazione, La prière des pauvres et le corps des Saints (1989/90) 5, in cui la morte è semplicemente l’atto finale di una vita spesa per comunicare una speranza? La morte vista come “montaggio”, dunque significazione, della vita vissuta per alleviare il dolore dei corpi e delle coscienze. A ben guardare è allora possibile individuare un filo conduttore che lega opere come Dessin verrouillé (1968), gli interventi diretti sul corpo, come il celebre Azione Sentimentale (1973) 6, fino agli ultimi lavori come La chair ressuscitée (1988) 7 e La prière des pauvres et le corps des Saints (1989/90). Il filo conduttore sembra essere quello di una costante ricerca di comunicare, di liberare i concetti da un involucro materico opaco ed ermetico: il corpo.
Da quel disegno celato che, per rilevarsi, attende soltanto il deteriorarsi della struttura metallica che lo imprigiona, al corpo infranto con lamette, vetro o fuoco, quasi a liberare ciò che non riesce a trasmettere nella sua integrità, fino ad arrivare a quelle opere in cui del corpo, degli involucri, non resta più nulla se non la trasparenza del vetro, un’impronta, un alone, un’eco, una testimonianza, in tutte queste opere, pur nella loro diversità, abbiamo un disperato tentativo di raggiungere e comunicare, finalmente, quel concetto, quella coscienza, quell’anima che vive oltre la pelle iconica delle cose, nella consapevolezza che soltanto arrivando a dare coscienza al corpo è possibile riuscire a dare corpo alla coscienza.8 Quel corpo recante i segni delle lacerazioni che essa stessa si era volontariamente procurata, una volta dissoltosi, putrefattosi, lascia un alone vivo sulle opere dell’artista, in particolare su quelle lastre verticali – La chair ressuscitée (1988) – che non possono non rimandare alla Sindone venerata dai cristiani, perché come essa, queste lastre recano i segni della sofferenza, di una sofferenza esplicitata nelle ferite e nelle lacerazioni del corpo, una sofferenza colta nella realtà e riportata sul proprio corpo, volutamente, così come il dio dei cristiani scende sulla terra per partecipare alla sofferenza dell’umanità ed offrire, con il proprio corpo ed il proprio sangue, un messaggio di speranza, di redenzione, di un futuro liberato dalle sofferenze. Il percorso di Gina Pane è un percorso lucidamente e dolorosamente laico, privo di adagiamenti e certezze assolute, consapevolmente e volontariamente altruista nelle sue gesta generose di offerta del proprio sangue e della propria carne per dare, nel suo piccolo, ma grandiosamente, un messaggio di speranza. La resurrezione della carne, di una carne finalmente consapevole, finalmente integra ed al riparo da ogni sofferenza, una carne non più vissuta come impedimento o come semplice mezzo di comunicazione, ma una carne anch’essa direttamente comunicante. In un mondo in cui è sempre più difficile mantenere o rivendicare dignità umana, Gina Pane, con la sua arte, la sua sindone, ci ha lasciato un’eco di una coscienza viva, ostinatamente viva ed indomita, nel perseguire una salvezza che deve abbracciare anche il corpo, oltre che la mente. Un’opera che segnala la volontà da parte dell’artista di con-dividere l’esistenza con gli altri esseri umani, alla ricerca di una salvezza da quell’incomunicabilità che porta alla negazione di sé, una salvezza che l’individuo può trovare solo nel con-dividere con gli altri. Certo, occorre un atto di fede, un essere disposti ad ascoltare, a confrontarsi con un linguaggio, quello dell’arte, frustrante nel suo donchisciottesco puntare al cielo senza mediazioni, contro il perpetuarsi dell’annullamento dell’essere umano deprivato della sua dignità, un disperato quanto ostinato e generoso attacco contro quella logica utilitaristica individualista che sfocia in quella che continuiamo, perlomeno da queste latitudini, altrettanto ostinatamente, a chiamare, al di là delle mode, alienazione dell’individuo perpetuata dallo sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Le deuil ne fait que commencer. Nous chimères aussi.
Note-
1 Gina Pane, di origine italiana, ha lavorato soprattutto in Francia ove ha fondato nel 1978 un atelier di
performance presso il MNAM – Centre Georges Pompidou di Parigi. Muore nel marzo del 1990.
2 Gina Pane. Opere 1968-1990, Reggio Emilia, Chiostri di San Domenico, 30 ottobre 1998 – 17 gennaio
1999. La mostra è stata realizzata dal Comune di Reggio Emilia con la collaborazione di Anne Marchand.
Catalogo della mostra edito da Charta, Milano.
3 L’opera, che occupa una cinquantina di metri quadri di superficie, prende spunto da un episodio accaduto
nel marzo del 1954 in cui ventitré pescatori giapponesi morirono a causa di un esperimento nucleare
americano nel Pacifico.
4 Qui l’artista espone una distesa di riso inframmezzata da oggetti minacciosi a denuncia della povertà
imposta a milioni di esseri umani dalla crudeltà capitalista.
5 Si tratta di nove loculi trasparenti dedicati a san Sebastiano, san Francesco e san Lorenzo, che, nella
trasparenza data dalla dissoluzione dei corpi, dalla morte, liberano, comunicano, il concetto, l’essenza
del loro messaggio, di quel messaggio veicolato in vita anche grazie al linguaggio dei loro corpi. Il corpo,
dunque, come elemento ambivalente da liberare e da cui liberarsi al fine di comunicare.
6 Performance dalla evidente simbologia sessuale in cui l’artista, vestita completamente in bianco, alternava
un mazzo di rose rosse ed uno di rose bianche mentre si conficcava le spine in un braccio e si
procurava tagli con una lametta facendo sgorgare gocce di sangue.
7 Si tratta di lastre metalliche verticali recanti diafane impronte scheletriche. L’installazione verticale delle
lastre contribuisce a trasmettere l’idea di resurrezione della carne, di sconfitta della morte e del dolore.
8 Tornano alla mente affermazioni di artisti come Franko B («Questo è il mio corpo: io lo apro e lo voglio
portare fuori») e Stelarc («Sono stufo di pesare sessantacinque chili. Sono stufo di questa cospirazione
gravitazionale, voglio staccare il mio corpo da questo pianeta. I miei emisferi vogliono liberarsi, ma questa
gravità mi frena»).

” Gina Pane: è per amore vostro” – Gabi Scardi

La mostra che il MART dedica all’artista francese nota per le potenti azioni degli anni Settanta consente di guardare al suo lavoro in prospettiva: dalle opere plastiche degli esordi alle azioni e alle sculture degli ultimi anni.

Le mostre personali possono costituire occasioni preziose di approfondimento. È il caso della retrospettiva che il MART di Rovereto dedica a Gina Pane, artista nota per le potenti azioni degli anni Settanta. Ricostruendo il suo percorso dalle opere plastiche degli esordi alle azioni, alle sculture degli ultimi anni, la mostra consente infatti di guardare al suo lavoro in prospettiva. Rileviamo così l’estrema attenzione che l’artista dedica agli elementi linguistici dell’opera, che si tratti dei dipinti geometrici e delle installazioni, le Structures affirmées, della prima fase, oggi raramente visibili; delle testimonianze fotografiche attraverso le quali le sue azioni saranno “messe in mostra”; o delle forme meticolosamente rifinite degli ultimi anni. Per Gina Pane l’efficacia comunicativa è una preoccupazione costante, anche se mai mai improntata a strategie seduttive. Ma, soprattutto, dalla mostra risultano amplificati l’afflato spirituale e l’interesse per il tema del sacro che hanno animato Gina Pane attraversando tutto il suo percorso artistico.

Nata a Biarritz, Pane trascorre l’infanzia e l’adolescenza in Italia; lascia il paese nel 1961 per studiare all’Accademia di Belle Arti di Parigi. Dopo aver concepito una serie di opere in studio, nel 1968 sente il bisogno di abbandonare luoghi e percorsi deputati e di uscire nella natura, intesa come luogo di memoria e come generatore di forza poetica; il corpo è, già in quella fase, centrale nella sua pratica artistica. Inginocchiata su un prato, le mani coperte di terra, o mentre sposta pietre da una zona in ombra a una di sole, o quando si aggrappa alla roccia aderendovi con tutta se stessa, l’intento fusionale è evidente: le azioni che Gina Pane realizza esprimono il desiderio di ristabilire una relazione primaria con la fonte primigenia di ogni energia.

In apertura: Gina Pane, Action Transfert, 19 aprile 1973. Constatazione dell’azione realizzata allo Space 640, Saint-Jeannet 15 pannelli di fotografie a colori e seppia, 1 pannello di appunti e disegni preparatori a inchiostro e pennarello su pezzi di carta ritagliati e incollati su carta (particolare). Photo Françoise Masson. Collezione Musée d’art moderne de la Ville de Paris. Qui sopra: Gina Pane, Action Discours mou et mat , 28 giugno 1975. Constatazione dell’azione realizzata alla Galleria De Appel di Amsterdam. Insieme di 6 pannelli comprendenti ciascuno 1 disegno a pennarello e 4 fotografie a colori (particolare). Photo Françoise Masson. Collezione 49 Nord 6 Est, Frac Lorraine
 In apertura: Gina Pane, Action Transfert, 19 aprile 1973. Constatazione dell’azione realizzata allo Space 640, Saint-Jeannet 15 pannelli di fotografie a colori e seppia, 1 pannello di appunti e disegni preparatori a inchiostro e pennarello su pezzi di carta ritagliati e incollati su carta (particolare). Photo Françoise Masson. Collezione Musée d’art moderne de la Ville de Paris. Qui sopra: Gina Pane, Action Discours mou et mat , 28 giugno 1975. Constatazione dell’azione realizzata alla Galleria De Appel di Amsterdam. Insieme di 6 pannelli comprendenti ciascuno 1 disegno a pennarello e 4 fotografie a colori (particolare). Photo Françoise Masson. Collezione 49 Nord 6 Est, Frac Lorraine

A distanza di poco tempo, Pane realizzerà le prime azioni in pubblico: performance essenziali, a lungo maturate, nelle quali agisce direttamente sul proprio corpo, sottoponendolo a prove di resistenza e a ferite leggere. Gli interventi sono rigorosamente impostati nello svolgimento, curati in ogni dettaglio, testimoniati attraverso i “constats photographiques”, constatazioni fotografiche, concepiti come storyboard ed elaborati con cura da perfezionista. Sin dalla prima azione, Escalade non anésthésiée, Pane introduce l’elemento della prova, della resistenza e della sofferenza scalando, con sforzo e con dolore, una struttura metallica appuntita appositamente realizzata; nei testi che accompagnano l’opera esprime impegno politico e sociale; un impegno che nasce dal desiderio di “rompere la segregazione delle coscienze individuali” e che comporta una necessità di consapevolezza e di elaborazione che può passare proprio attraverso l’azione sul corpo.

Gina Pane, Table de lecture (terre – ciel), 1969. Dieci fotografie a colori fissate su legno. Collezione Anne Marchand, in deposito al Frac des Pays de la Loire, Carquefou, Francia
Gina Pane, Table de lecture (terre – ciel), 1969. Dieci fotografie a colori fissate su legno. Collezione Anne Marchand, in deposito al Frac des Pays de la Loire, Carquefou, Francia

Nel 1973, rivolgendosi a un pubblico esclusivamente femminile, l’artista realizza Azione sentimentale, presso la Galleria Diaframma di Milano: dopo una serie di movimenti di valenza rituale, si infila nel braccio sinistro le spine di una rosa, quindi pratica sul palmo della mano un’incisione che simula la forma della rosa stessa. Come altri suoi interventi, Azione sentimentale è tesa a far emergere la fragilità e al tempo stesso l’energia vitale, lo spirito preso nella materia del corpo; ma anche ad esprimere l’urgenza di uscire da un’immagine del corpo e dell’individuo forgiata dalla società, per riappropriarsene: un processo che l’artista vive in pubblico nella propria carne e nelle proprie viscere, e che assume il senso di una rinascita. La ferita – scrive l’artista – è “un segno dello stato di estrema fragilità del corpo, un segno del dolore, un segno che evidenzia la situazione esterna di aggressione, di violenza cui siamo esposti”.

“Sin dalla prima azione, Pane introduce l’elemento della prova, della resistenza e della sofferenza scalando, con sforzo e con dolore, una struttura metallica appuntita appositamente realizzata”
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Gina Pane, Situation idéale: terre – artiste – ciel, 1969. Fotografia a colori fissata su legno dipinto. Photo Anne Marchand<br /><br /><br /><br /><br /><br />Collezione Frac des Pays de la Loire, Carquefou, Francia
Gina Pane, Situation idéale: terre – artiste – ciel, 1969. Fotografia a colori fissata su legno dipinto. Photo Anne Marchand Collezione Frac des Pays de la Loire, Carquefou, Francia

Titolo della mostra del MART è È per amore vostro: l’altro; ma il passo completo suona: “se io apro il mio corpo affinché voi possiate guardarci dentro il vostro sangue, è per amore vostro: l’altro (…). Ecco perché tengo alla VOSTRA presenza durante le mie azioni”. L’amore come apertura di sé, come offerta, come riconoscimento e come smascheramento dunque, e l’artista come tramite possibile tra l’io e “l’altro”; già nel 1969 Gina Pane con il suo Situation Idéale: Terre – artiste – ciel si era presentata in piedi, con lo sguardo diritto davanti a sé, perpendicolare alla linea dell’orizzonte, offrendosi come tramite tra dimensione materiale e spirituale, tra registro terrestre e celeste.

Gina Pane, Le Martyre de Saint Laurent n° 2 – Partition pour posture feu, posture ciel, 1985-1986. Vetro, legno, rame e ferro. Collezione LaM/Lille Métropole, musée d’art moderne, d’art contemporain et d’art brut, Villeneuve-d’Ascq, Francia
Gina Pane, Le Martyre de Saint Laurent n° 2 – Partition pour posture feu, posture ciel, 1985-1986. Vetro, legno, rame e ferro. Collezione LaM/Lille Métropole, musée d’art moderne, d’art contemporain et d’art brut, Villeneuve-d’Ascq, Francia

Più avanti, Gina Pane abbandonerà le azioni sul corpo e, con le Partitions, metterà in scena soprattutto composizioni di elementi sparsi che il visitatore deve saper integrare nello sguardo. Per approdare infine, nell’ultimo periodo, a opere scultoree che, ispirandosi all’iconografia storico artistica, rappresentano sinteticamente i corpi di santi e martiri attraverso l’uso di materiali fortemente simbolici: vetro, rame, ferro. Disincarnato, ma pur sempre presente, il corpo resta elemento centrale, e mentre la spinta verso il sacro si fa esplicita, l’impressione è che ora alcune domande da sempre sottese al suo lavoro concretamente si materializzino. Se le azioni legate all’uso diretto del corpo restano senz’altro le più potenti, poterle leggere all’interno di un percorso articolato e complesso e alla luce degli sviluppi successivi le illumina di significati ulteriori e le arricchisce ampiamente.

Gina Pane, La Pêche endeuillée, 1968. Teli bianchi, 180 elementi in legno dipinto di nero, corda tinta di nero, 1 testo murale. Collezione Frac des Pays de la Loire, Carquefou, Francia
 Gina Pane, La Pêche endeuillée, 1968. Teli bianchi, 180 elementi in legno dipinto di nero, corda tinta di nero, 1 testo murale. Collezione Frac des Pays de la Loire, Carquefou, Francia
Gina Pane, Action Transfert, 19 aprile 1973. Constatazione dell’azione realizzata allo Space 640, Saint-Jeannet<br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br />15 pannelli di fotografie a colori e seppia, 1 pannello di appunti e disegni<br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br />preparatori a inchiostro e pennarello su pezzi di carta ritagliati e incollati su carta (particolare). Photo Françoise Masson. Collezione Musée d’art moderne de la Ville de Paris, Francia
Gina Pane, Action Transfert, 19 aprile 1973. Constatazione dell’azione realizzata allo Space 640, Saint-Jeannet 15 pannelli di fotografie a colori e seppia, 1 pannello di appunti e disegni preparatori a inchiostro e pennarello su pezzi di carta ritagliati e incollati su carta (particolare). Photo Françoise Masson. Collezione Musée d’art moderne de la Ville de Paris, Francia
Gina Pane, Action Psyché (Essai), 24 gennaio 1974<br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br />Constatazione dell’azione realizzata alla Galerie Stadler, Parigi<br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br />Una scatola contenente elementi legati all’azione (particolare). Photo Françoise Masson. Collezione privata, Parigi, Francia
 Gina Pane, Action Psyché (Essai), 24 gennaio 1974 Constatazione dell’azione realizzata alla Galerie Stadler, Parigi Una scatola contenente elementi legati all’azione (particolare). Photo Françoise Masson. Collezione privata, Parigi, Francia
Gina Pane, Action mélancolique 2 x 2 x 2, 8 ottobre 1974. Constatazione dell’azione realizzata allo Studio Morra, Napoli. Photo Françoise Masson. Collezione privata, Parigi, Francia
Gina Pane, Action mélancolique 2 x 2 x 2, 8 ottobre 1974. Constatazione dell’azione realizzata allo Studio Morra, Napoli. Photo Françoise Masson. Collezione privata, Parigi, Francia

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Camillo Ravasi scrisse di lei nella rivista Il contemporaneo componendo  un ritratto dell’artista che è diretto e senza ombre. Eccone  i passaggi sostanziali.

Cos’è il corpo per Gina Pane?
«È il nucleo irriducibile dell’essere umano, la sua parte più fragile. È sempre stata tale, sotto tutti i sistemi sociali, in qualsiasi momento della storia. È la ferita è la memoria del corpo; essa memorizza la sua fragilità, il suo dolore, dunque la sua esistenza “reale”. È una difesa contro l’oggetto e contro la protesi mentale».

Perché l’attenzione al corpo dei santi?
«Ciò che mi interessa nel corpo del Santo è la sua capacità di svuotarsi, per poi riempirsi, il suo “non funzionamento” rispetto a una realtà di consumo. È il rapporto tra la fragilità di quella carne – il santo è là, ed è un corpo, un uomo – e la forza immateriale che lo abita. Soprattutto mi interessa il cammino, la strada da compiere per arrivare a questo. Mi interessa capire come San Francesco ha potuto essere quello che è stato. Non mi interessa certo fare dell’agiografia. Io colloco questo lavoro dei santi nella società attuale, nella nostra vita di ogni giorno».

Che cos’è l’avanguardia?
«Giotto e Cristo»

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RIFERIMENTI IN RETE:

http://robedachiodi.associazionetestori.it/tag/riccardo-venturi/

Video della mostra al Mart di Rovereto Gina Pane (1939 – 1990). E’ per amore vostro: l’altro-dal 17 marzo all’8 luglio 2012

http://www.undo.net/it/videofocus/1333295108

http://www.undo.net/it/mostra/135147

http://www.domusweb.it/it/art/gina-pane-e-per-amore-vostro/

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