Arnold de Vos – Argilla e peccato: lettura di Narda Fattori

antonio nunziante

2011 05 27 2004 Il rumore del mare 80x60 O 3100.jpg - Casa d'aste: FarsettiData: 27/05/2011Lotto n. 148Il rumore del mare, 2004Olio su tela, cm. 80x60Stima EURO 2.300 / 3.300AGGIUDICAZIONE+24%= 3100 EURO

.

Arnold de Vos ci ha abituati ad una poesia raffinata e spudorata, algida e mai reticente, carnale e mai volgare; un coacervo di ossimori per dire di una poesia rara a trovarsi e di una voce autentica che sa contenere il dettato entro margini di assoluta pulizia formale e coerenza esperienziale.
Già dal titolo si esplicita il senso profondo che percorre l’opera : l’uomo fu creato con l’argilla, materia umile e di poco pregio, fragile e malleabile; il peccato , se peccato vogliamo, nacque non da mela o da serpente ma da questa origine terragna, duttile , che consente di intraprendere percorsi vari, a volte di perdersi e rompersi, a volte di incontrarsi e ricreare un’unità salta e vorace.
In queste poesie di de Vos la sessualità è il volto dell’incontro, un incontro intenso , doloroso a volte, ma sempre foriero di sensazioni di potenza e di fragilità insieme. E’ figlio del divino, parla la lingua della terra e della metafisica.
Riporto per intero una poesia che mi pare , nella sua essenza panica, la linea che traccia il suo percorso d’uomo e di poeta, che chiama a correità ( ma c’è colpevolezza? ) la natura e il suo creatore. “ Muoiono e risorgono/ le messi, in natura./ La falce taglia e raccoglie/ gli steli immolati/ al frutto nutriente/ e alla semenza/ che perpetua la specie. / Muoio e risorgo/ dopo ogni atto sia secondo /che contro natura. corpo e anima/ incuorati dalla semenza. / Finché la morte con la falce/ non miete lo stelo e i nutrimenti/ terrestri dell’anima.”
Tralascio di annotare i rimandi fallici , ma vorrei soffermarmi sulle parole che dicono di sacrificio: immolati- la falce- i nutrimenti terrestri dell’anima. C’è , nel poeta, un’istanza di sacralità risolta solo nelle meraviglie del creato e nell’incontro sessuato; resta muto il grido d’invocazione rivolto a un Dio assente e infinitamente lontano con il quale condividere gli incanti e le angosce, anzi “ l’ira di Dio li perseguita/ con gli incunaboli della morte” De Vos non ha cessato ancora di gridare di martirizzare la sua carne come è toccato al figlio di questa divinità generosa e restìa al perdono.
Così la vita come la poesia è resa inappetente dai tristia di amore e vita ( il corsivo non è mio) mentre il destino e percorrere ogni strategia, ogni possibilità , senza requie come “tarantolati”.
Esiste un altro aspetto della poesia di de Vos da tenere in considerazione: lo sguardo acuto sul sociale, che mai chiama a sé, ma che sussurra la dolenzìa dell’umanità, questo andare a caso sospinti da un destino cieco o , peggio, restare lontani, sedentari, senza attese, dimenticati.
Ma sono tante e tali le osservazioni che solleva il poeta che ciascuna poesia varrebbe un’analisi accurata, sia dal punti di vista linguistico, che contenutistico, che retorico.
Ho già detto di una poesia alta per lessico , alta anche per tematiche, sospesa fra cielo e terra, ma più strettamente avvinta alla terra, argilla che compone l’uomo, e l’ansia irrisolta di volo.

Narda Fattori

Hai sparso sangue sulla croce, chiodo
diventato una fissa
di quanti si sono votati al martirio
seguendo un esempio pili grande di loro.
Martirizzo la mia carnea non volerti mentre ti vuole
chiaro e tondo strumento di benessere
per essere un emblema di resurrezione,
ferita aperta a tutte le rimarginazioni
per l’appagamento raggiunto con te
nella carne oltre ogni terrena speranza

.

antonio nunziante

2011 05 02 2006 Le stanze di Antibes il sole 35x30 M NP.jpg - Casa d'Aste: CambiData: 02/05/2011Lotto 26 Le stanze di Antibes, Il Sole piastrella in ceramica, cm 35x30Stima: Euro 1.600 - 1.800 Aggiudicazione: NON PERVENUTA

.

Da Argilla e peccato, Arnold de Vos – CFR Edizioni

.

Precipitazione

Della palta ti é rimasta
la foglia d’acqua graziosamente dispiegata sul ventre,
bioccolo acquoreo fuori dal suo elemento.
M’entra nelle dita mentre la levo
dalla pelle bagnata, perfettamente aderente:
non come la mia mano, guanto
inconsutile che stuzzica
il taglia e cuci della creazione.

.

Living theatre

Qui sulla pagina
il teatro del mondo
diventa parterre, cioè sala
a cielo aperto
sopra il loggione
delle voci di protesta.
Agente un Dio che non si vede
riconoscibile dalle facce degli attori
che leggono il testo
del Testamento
davanti a una sala attonita:
Che l’autore sia un Dio morto ?
dalla voce viva
stormente dal megafono
del golfo mistico
si direbbe che orchestri bene
il gioco delle parti di tutti
i nati dopo. L’ira di Dio li perseguita
con gl’incunaboli della morte.

.

La pittura parla

La  pittura non parla ?  Parla: “Sono la tua natura perfetta:
se vuoi, seguimi.” Gli angeli hanno modi ambigui,
musicano e sciorinano il sedere
che sfora la cappella male illuminata

da un angolo del quadro accosto alla parete
laterale, acciocché non lo si scorga dalla navata centrale
tra la foresta di colonne. Bisbigliano,
interpreti della parola di Dio trasmessa all’uomo

con le moine, facendosi vento con le ali
una bianca una nera, sbandierate senza volare
per diradare l’odore di vernice che sale le nari

tese ad annusare carne. Gli angeli, le più
carnali negazioni della carne: placebo
alle impellenze della natura impenitente

.

Euterpe della mana morta

Sulla tua mappa non vi sono macchie bianche,
incognita resta la terra dell’anima: quanti viaggi
d’esplorazione, quanti ritorni carichi di santeria
ma nessuna informazione sulla sua formatura,
sull’alesatura per le penne dell’ anima.
Ti scomodo per sentirtele dentro,
ottenendo risposta dalla tua unica ala
che non mane a di lievitare tra vita e morte,
cavolo palmizio irriguo di vita, Euterpe della mano morta.

.

antonio nunziante

2011 06 19 2006 Latelier dei sogni 35x30 M 2760.jpg - Meeting ArtDomenica 19 Giugno 2011Asta 726  Domenica 19 Giugno 2011 ore 13:00 Lotto 1139 L'atelier dei sogni, 2006maiolica cm. 35x30Stima € 4.000/4.500 Base d’Asta € 1.000 AGGIUDICAZIONE+20%= 2.760

.

o Absalom
Not thi
s troublous
W
ringing of hands, this dark
C
eiling without a star. (Sylvia Plath)

Ragazzo, la fiamma della tua bellezza
può essere incendiaria se porta al suicidio
chi l’ha negli occhi e vorrebbe morire
con questa visione solerte, che sovverte
la giustizia divina che propende verso i valori dello spinto.
Ma quale neqUlz1a, esporre gli occhi alla bellezza pervasiva
del mondo facendo leva sul nostro senso di colpa
e rinfacciarcela come fosse vetriolo o acido muriatico,
0 munanco
che sì, fanno parte anche loro dell’inghippo del creato !
Messo davanti al vulnus della tua bellezza
per la mia sensibilità anomala ma comunque innata,
c’ è solo da restare una statua di sale: posso solo
abbacinare la mia anima dannata per non abbruciare la tua
agli occhi del mondo dalle fedine pulite
emesse da un Dio stellicida imputabile di stillicidio.

.

Tombeau

Vivo tra tre betulle che non stanno bene in salute
in una casetta della Bassa Valsugana
che ha conosciuto tempi migliori
all’era dell’autarchia quando come piccolo podere
con l’orto e il suo campo di grano e i gelsi di cui ne resta solo uno
bastava a se. Situata sul ciglio del bosco,
vi passava la frontiera come dice una scritta sulla facciata,
e ha trovato dope molto il suo abitante borderline
che ci vive la sua passione per la poesia. Altro che autarchia.
Innamorato delle betulle, teme per il proprio tetto
ad ogni tempesta, ma non le abbatte.
Sono le sue grazie malaticce, lo stato dell’arte del suo talento.
Come loro a termine, si affida al cipiglio del vecchio gelso
arrugginito al cancello, che tiene lontana la gente.
Ossia qualche zingaro di passo che sorge dalla boscaglia
dalle parti del Brenta, e si affaccia all’eremo
disossato dal chiaro di luna che rinsangua
la scorza delle betulle all’occhio sovraeccitato del poeta:
visione che gli si presenta a volo d’uccello:
incubo espressione di qualche bisogno preciso,
avrebbe ricordato Théophile Gautier.

.

Cuius regio eius religio

Sei la facoltà per mezzo della quale vedo
la nua facoltà di vedere, che viene meno
quando il coinquilino della mente e assente.
Sella facoltà per mezzo della quale sento
la mia facoltà di parlare, quando il cuore
trabocca della sostanza pensante
e la parola dal golfo mistico della poesia
sale al cuore della pagina.

**

.

Argilla e peccato, Arnold de Vos

CFR Edizioni 2011, Collana “I Fortini”

1 Comment

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.