ZINGONIA ZINGONE: IL SOFFIO DEL DESTINO – Recensione e riflessioni di Lucia Guidorizzi

lucia guidorizzi- equilibristi

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Spirito: in ebraico Ruach, in greco Pneuma, in latino Spiritus, in arabo Ruh, in cinese Ch’i, questi sono solo alcuni dei nomi con cui viene designato quel soffio di energia vitale e creatrice che attraversa la terra e gli uomini, e che si manifesta quando il Destino decide di compiere la sua opera. Quando comincia a spirare, questo vento, a volte impetuoso, altre leggero ed impercettibile, bisogna cominciare ad andare, poichè è più forte di ogni volontà. Ci si ritrova come equilibristi sospesi sul filo della precarietà, a danzare la vertigine dell’ignoto.
L’intenso e luminoso libro bilingue di Zingonia Zingone, L’equilibrista dell’oblio, Equilibrista del olvido, 2011 è una testimonianza lucida e sofferta di come l’esistenza venga trasformata quando giunge questa chiamata ineludibile. Il sapere che ne deriva non è una lezione imparata sui libri, ma esperienza che attraversa i sensi e il cuore e che offre con umiltà e coraggio la sua testimonianza attraverso la scritturaC’è in queste pagine Qualcuno che vuole dire qualcosa trascendendo ogni percorso tracciato e prevedibile. Ci sono in serbo altri equilibri, più profondi ed imperscrutabili che rivendicano il loro diritto a manifestarsi e che sono spesso in contrasto con i progetti di una realizzazione apparentemente auspicabile.
Il libro, in versione italiana e spagnola, rivela nel suo duplice linguaggio una doppia natura: da una parte la lingua italiana, lingua materna e paterna che rivela l’appartenenza dell’autrice alle proprie radici, scorre serenamente fluida, “Passare la soglia della porta / senza sapere se sei entrato/ o stai uscendo/ né dove ti porta l’ingresso/ che conosci bene senza averlo mai visto.” (Allucinazione) dall’altra lo spagnolo, la lingua dei mistici, di Santa Teresa d’Avila, di San Giovanni della Croce, è la lingua dell’estasi per eccellenza, la lingua della terra dove Zingonia Zingone è cresciuta. ” Amame, te digo amame/ en el nocturno abrazo del silencio,/ Amame/ y calla como hace el amor/ tu que eres eso, / aun cuando callas.” ( No me importa lo que digan).

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L’avventura umana di Zingonia Zingone si apre nei suoi versi a qualcosa di più grande della mera esistenza individuale, si disvela al soffio dello Spirito che trasforma e trascende. Eppure, in questi versi pieni di valenze simboliche che attraversano le tre sezioni del libro Il lavoro del destino/ La labor del hado, Non saremo mai formiche/ Nunca seremos hormigas e La città invisibile/ La ciudad invisible, non c’è mai una parola superflua che sconfini in vuota astrazione o degeneri in vaghe speculazioni spiritualistiche, ma ogni verso aderisce all’esperienza con un linguaggio semplice, affilato e nitido come una spada, chiaro e limpido come l’evidenza.
Quella che Jung chiamava la legge di sincronicità insegna che nella vita è inutile affannarsi per perseguire i propri scopi, che in questo modo non facciamo altro che attirare su di noi sofferenza infinita, mentre a chi non cerca, tutte le cose verranno incontro spontaneamente. Ciò di cui abbiamo veramente bisogno, non occorre ricercarlo, basta solo permettere al Destino di fare il suo lavoro. “Perchè non sai/ lasciare le redini/ fidarti un po’/ respirare le onde del destino?/ Permetti al plancton/ di illuminare timido/ una vita segreta.” (La paglia nell’occhio del fratello) E’ la danza di Shiva, che con la grazia luminosa dell’impermanenza, distrugge e ricrea in continuazione, mutando gli ostacoli e le maledizioni in energia creativa. Questo movimento inarrestabile è il filo conduttore che attraversa la scrittura di Zingonia Zingone caratterizzato da un’alchemica risorsa che riesce a trasformare le cadute e le ferite in fiamma luminosa. L’accettazione di abitare anche nell’incompiutezza del momento, nell’equilibrio precario che comporta ogni sfida, nello stare in ciò che c’è e al tempo stesso manca, permette di coltivare la solitudine in un’esercizio quotidiano ed impercettibile di ascesi. “In un testo sacro leggo/ che un angelo/ custodisce questo torpore/ rivestito d’insonnia.” (Coltivazione ascetica). In un altra poesia si libra alta l’invocazione alla Madonna affinchè permetta di riuscire a sdipanare la matassa intricata degli eventi, auspicando che il filo aggrovigliato dell’esistenza torni ad essere in grado di condurci fuori dal labirinto dei desideri e delle passioni che ci tengono incatenati.”Inginocchiarsi di fronte alla Vergine Santissima/ che prende dalla pietosa/ mano di un angelo/ la fune ingarbugliata delle nostre azioni,/ pulendo il sudiciume/ sciogliendo i nodi/ incammina/ la funicella verde liscia/ verso suo Figlio, suo Padre.” (Madonna che scioglie i nodi).
Questo stesso filo che c’incatena è però anche quello che ci tiene legati agli altri, poichè solo nell’accettazione del legame e del vincolo si può diventare veramente liberi. Questo filo che scioglie e lega conduce oltre, permette di oltrepassare ogni soglia, in un doppio movimento in cui uscire è entrare ed entrare è uscire. Seguire questo filo significa accettare di essere pervasi dal Mistero.
Così, spesso la progettualità occulta del Destino si mette in contrasto con gli schemi e i programmi che sono stati tracciati per noi. “Tutti vogliono dettare/ le regole della mia vita/ ignorando/ che non mi appartiene/ non sono io/ l’artefice di questa magia incoerente.”…”Qualcuno mi spinge a rompere gli schemi/ a camminare nella verità/ con la forza dei martiri/ il distacco dei folli” ( De profundis).
C’è nell’autrice la consapevolezza che non siamo noi a parlare, ma siamo parlati e che l’unica forma di onestà verso se stessi e verso gli altri sia appunto il lasciarsi condurre da queste parole.
Spesso questo viaggio implica un esercizio di sottrazione, grazie al quale s’impara ad esercitare il distacco da ogni forma di attaccamento. Solo in una progressiva liberazione dalle zavorre che intralciano le vite di ognuno si potrà giungere a quello spazio innocente che è semplice presenza dell’esserci. In un altro testo c’è una lucida analisi di come i luoghi edenici dell’utopia si trasformino inevitabilmente in inferni distopici poichè “sottile è l’ironia della vendetta” (Senza titolo). Non esiste alcun luogo ideale che venga risparmiato dal degrado entropico.
Ma il soffio dello Spirito, che pervade tutti i testi, è particolarmente presente in “Lamento”, una vera e propria invocazione allo Spirito Santo perchè venga concesso il dono del silenzio. Davanti all’inevitabilità dell’abisso, allo scacco continuo che comporta la difficoltà di controllare le proprie emozioni, davanti al continuo confondere un amore con un altro amore, non si può fare altro che continuare a dire “cammino per le strade come tutti cercando”. Forse è questa la speranza, abbandonare ogni presa per andare lì dove si è chiamati, pur sapendo che il nostro sacrificio sarà sempre parziale ed incompleto poichè “non saremo mai formiche/ moltitudine assorta/ nell’ascesi del bene comune.” Questo coraggio nella ricerca di un equilibrio che non è stasi ma continuo movimento, induce alla solitudine di un viaggio che porta verso un Inizio che è anche Ritorno .C’è in Zingonia Zingone la ricerca della parte divina presente in ogni creatura, di quella particella di luce che agogna ad unirsi alla sua fonte originaria, attraverso un processo che deriva dall’intelligenza del cuore. Forse questa ricerca, questa attesa durano tutta la vita. Forse è L’Attesa stessa , la Vita.                      

“Forse non arriverai mai
forse l’amore

è proprio questo:

orizzonte luminoso

distante e irraggiungibile”


(Attesa prolungata)

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LUCIA GUIDORIZZI

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Zingonia Zingone, L’equilibrista dell’oblio / Equilibrista del olvido, Raffaelli Editore, Rimini, 2011

2 Comments

  1. Scrivo, purtroppo in ritardo e me ne scuso. Questo libro, per affinità elettiva, lo compero subito. Un abbraccio potente a chi l’ha scritto, a chi l’ha commentato con sapienza e alla Ferni che l’ha ospitato.
    Fiammetta Giugni

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