N.19 Groundunderthirty – Veevera: Perché dei color dell’aere tutto riflette in suo specchio la terra

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Qualcosa è certamente passato, dicono che buon sangue non mente e anche me, che da bambina restavo nello studio della mamma per ore, qualcosa deve essere passato, dagli occhi, dai colori, dalle carte, dalle mille e più riviste e immagini che vedevo lavorare, nascere e crescere sotto i miei occhi. Questi che ho trovato, sono ancora una volta elementi avuti da lei, mia madre, che spesso lascia aperta la bacheca di studio del pc e…io ne approfitto. Il primo , è scritto nell’articolo che riporto senza manometterlo, è “un omaggio al paesaggio di Roma di inizio Settecento, quando era consuetudine dipingere le facciate degli edifici di un pallido colore celeste. L’effetto di fusione delle architetture con il cielo terso è sorprendente: la gravità degli edifici e la leggera impalpabilità dell’aria si fondono in un paesaggio di armonici contrasti.” Il progetto realizza materilamente una stanza e dentro vi ospita il cielo, attraverso una riflessione  racchiusa in un pozzo a pavimento costruito con materiale specchiante e racchiuso da pareti di lobelie. Così ” Lobelia è una stanza di cielo, o meglio un piccolo giardino color dell’aere. All’esterno è un recinto compatto e silenzioso, dentro uno spazio sorprendente e straniante: sopra di noi il cielo, attorno a noi pareti interamente ricoperte di piccoli fiori azzurri, sotto i nostri piedi di nuovo il cielo e i fiori che si con-fondono assieme a noi nel riflesso di uno specchio. E l’idea dello spazio che si fa stupore e sorpresa è di nuovo un omaggio alla Roma tra il tardo barocco e l’Arcadia, realizzata però con materiali semplici e quotidiani, cassette per contenere frutta e ortaggi che formano le pareti del giardino e fiori comuni. ”

Tutte le immagini riportate sono state scattate da OSA architettura e paesaggio .

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Lascio anche le fasi costruttive per dimostrare che si può fare, per la collettività, qualcosa che non ha prezzi straordinari ma in cui si aprono spazi che offrono alla vita in comune e al piacere di stare insieme, ascoltando musica, leggendo o ascoltando leggere storie, poesia,..un ambito che si gusta senza sperpero.
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Il nome del prossimo progetto che ho rubato dalla bacheca è  Winnipeg Skating Shelters, si tratta di alcune conchiglie , o ghiande concave, di legno curvato in cui trovare riparo durante l’inverno, per godere comunque di spazi all’aperto, questo è collocato sul ghiaccio, ma personalmente trovo che potrebbero esistere anche lungo una spiaggia che si affaccia sull’oceano o sul mare, oppure ai bordi di una foresta, o anche in piena campagna, dove, non visti, si possa godere, durante una passeggiata , di una breve sosta e della compagnia di tutti gli animali allo stato libero. Il gruppo che ha progettato questo involucro è Patkau Architects. Le fotografie in questa sessione sono state realizzate da James Dow.

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Il luogo in cui queste strutture sorgono si chiama Winnipeg, ed è una città di 600.000 abitanti, situata nella prateria canadese. E’ tra le città più fredde eccetto quelle della Siberia. L’inverno qui può durare anche sei mesi. Quindi  trovare il modo per godere lanche delle giornate invernali, imparare a sfruttare tutte le opportunità di luce e sole che offre l’inverno, ha un senso ed è uno degli scopi primari.

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Il fiume Red e Assiniboine si incontrano proprio nel centro della città, e in inverno, quando la neve ghiaccia, vengono create molte miglia di sentieri in cui praticare il pattinaggio. Purtroppo le temperature scendono anche fino a meno 30°o addirittura – 40°, e questo anche per  lunghi periodi di tempo. Inoltre c’è da ricordare che spesso i venti gelidi possono  trasformare i -30° in meno 50°, come effetto del loro soffiare, creando la necessità di trovare un rifugio e fornendo così, a coloro che si trovano sulle piste, un attimo di sosta e di riparo prima di proseguire. Pertanto, si è sviluppato un programma  sponsorizzato per sostenere la progettazione e la costruzione di rifugi temporanei situati lungo tali piste di pattinaggio. Penso al nostro paese, alle vie di montagna, sguarnite di tutto, ma anche alle spiagge, alle molte località che d’inverno restano spopolate e quasi morte, e che invece potrebbero essere meta di un turismo da parte degli amanti del silenzio.

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Provate a pensare a questi piccoli gruppi, a questa specie di branco, quasi animali con il loro guscio liscio, che sfidano il vento, là dove si vorrebbe restare a guardare il cielo, o il mare, o la neve, anche solo per qualche attimo, nelle stagioni che solitamente stiamo rinchiusi, o anche con il sole. Non trovate che sarebbe davvero bello?

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Qualche dato relativo alla costruzione. Ogni rifugio è formato da un sottile compensato flessibile, a cui viene data una struttura configurata con il carattere territoriale,  la curvatura / deformazione, infatti, è atta a sopportare gli agenti atmosferici di quella precisa area in cui si colloca. Ogni pezzo è fatto di 2 strati di compensato dello spessore di 3/16th di pollice,  flessibile, e tagliato in moduli che vengono poi collegati ad una armatura in legno costituito da una base triangolare e dalla “colonna vertebrale”, a cuneo fino alla chiusa del colmo. La cresta visibile  è la linea capace di sopportare  i carichi e le sollecitazioni dovuti alla neve. Sono stati effettuati esperimenti per trovare le possibili fessurazioni e tagli, o aperture del materiale sotto carico, fino a che si è trovata la forma che qui si vede come risultante di questo studio sui processi di sollecitazione e stress conseguente. Per quanto mi rigurda non posso che dire che quasi quasi ci farei casa! …Ovviamente con qualche confort in più! Voi cosa ne pensate?

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Non vi sembrano poetiche e vive queste  strutture? E se pensate che si muovono, dolcemente nel vento, producendo scricchiolii e dondolandosi avanti e indietro a varie frequenze, e che galleggiano precariamente sulla superficie del fiume ghiacciato, scrollandosi di dosso la neve che potrebbe aderire alla superficie, non potete fare a meno di pensarle proprio come animali, come creature viventi. La loro natura fragile ci rende consapevoli che anche una piccola protezione è moltissimo e che alla ferocia del clima, che non consente di esporsi, si può opporre qualcosa che fa della fragilità il suo punto di forza.

E adesso, solo con poche note, alcune immagini di cui vi lascio il link: sono le case che vorrei abitare e che vi dono in visione, non costa nulla guardare, solo un attimo di attenzione. Io ci sono stata, ovviamente  in sogno ma…che differenza c’è? La casa, qualcuno mi ha insegnato,  non è fuori ma dentro di noi, luogo che la ospita e ospita ogni altro. Buon viaggio a tutti. Veevera

QUI COMINCIA IL SOGNO

Long Studio- Joe Batt’s Arm, Fogo Island Saunders Architecture– foto di Bent René Synnevåg

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.La prossima è una costruzione più  piccola ma la bellezza intorno è rapinante…Dite voi se non ci andreste ad abitare subito!
Squish Studio- Tilting, Fogo Island, Newfoundland Saunders Architecture foto di Bent René Synnevåg

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Ancora qualche foto per mozzare il fiato a chi ancora non si è deciso.

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AHHHHHHHHHHHHHHHHHH!!! Che spettacolo! Sto già pensando a trasferirmi. E voi? V.

RIFERIMENTI IN RETE:

http://europaconcorsi.com/projects/199015-Winnipeg-Skating-Shelters

http://europaconcorsi.com/projects/197812-Squish-Studio

http://europaconcorsi.com/projects/197797-Long-Studio

http://europaconcorsi.com/projects/172482-LOBELIA-COLOR-DELL-AERE-

3 Comments

  1. come non lasciarsi condurre per questo lungo “luogo-sogno”
    casa viva tra dentro e fuori, fusi insieme, legati come le immagini che tu Veevera hai portato in modo sensibile, come gesto che in parte viene da lontano e che si proietta in nuove stanze di “celeste” meraviglia
    un caro saluto e aspetto sempre di leggerti….

    elina

  2. Grazie a entrambi.
    @ Elina: anche io a mia volta mi lascio rapire da chi tu sai, succede da quando ero piccola , praticamente erano le mie storie, le mie favole, quei disegni che vedevo formarsi e ora non è diverso,anzi amo molto di più questa disciplina perché ora tocco quanto sta dietro la ricerca e lo studio.ciao v.

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