V.Ravagli- LE MOLTE FACCE DELLA DEA MADRE :Le streghe basche di Zugarramurdi di Maria Rosa Di Marco

cueva de Zugarramurdi – catedral de los “akelarres” (grotta di Zugarramurdi  – cattedrale delle “congreghe”)

 

.Nei Pirenei occidentali, a pochi chilometri dal confine con la Francia, e’ situato un paesino di neppure 230 anime: Zugarramurdi. Siamo nel nord della Navarra, immersi in un paesaggio dove la natura è rigogliosamente verde, generosa nei suoi colori e nelle sue sfumature. Il cielo è di un azzurro penetrante e i rovi di more offrono generosi il loro frutto succoso mentre nascondono mucche al pascolo su sconfinati prati.
Mi sto dirigendo verso il museo delle Bruchas , delle streghe. Mentre cammino incontro un negozietto pieno zeppo di oggetti per turisti; sopra c’è la stessa icona che rappresenta una strega che vola su di una scopa davanti la luna a palla. Sembra quasi un modo per sdrammatizzare il legame proveniente dal passato, che questo splendido paesino basco ha purtroppo avuto con l’ Inquisizione Spagnola. La storia ha voluto che  Zugarramurdi resti legata nella memoria al processo dell’Inquisizione, quando nel Medioevo, una trentina di persone del posto furono condannate a morte se non torturate a sangue. I motivi sono solo ipotizzabili. Forse l’isolamento del nord della Navarra favorì la conservazione di dottrine o di sette che adoravano il diavolo, l’impiego di rimedi naturali confusi con pratiche di stregoneria, lotte intestine fra fazioni di nobili o forse tutti questi motivi insieme…
A poca distanza dalle grotte dove  si svolgevano “akelarre” o i riti pagani a cui partecipavano streghe e stregoni, incontro il museo delle Bruchas, allestito presso l’antico ospedale del paesino, a dire il vero assai piccolo.
Subito all’ingresso, le operatrici del museo mentre mi fanno il biglietto,  mi dicono che tutte le spiegazioni sono in spagnolo, facilmente comprensibile da una italiana, ma con orgoglio mi dicono anche che c’è la traduzione rigorosamente nella loro lingua basca. Loro, popolo basco, della provincia di Navarra, in Euskal Herridia ( trad. paese basco) sono discendenti delle popolazioni Cro-Magnon sin dal paleolitico inferiore, e la lingua basca ( Euskarra) , mi dicono, si ritiene abbia origini pre –  indo/europee di cui si rintracciano similitudini solo nel linguaggio caucasico e berbero.
Certo, il senso di identità del popolo basco si avverte molto forte e procedo all’interno del museo con la speranza di trovare qualche elemento in comune con la mia storia, con la mia identità di donna.
Come tutto ebbe inizio: l’Inquisizione e la persecuzione.
Il percorso inizia con una presentazione  dei luoghi, del comprensorio di cui fa parte Zugarramurdi, per mostrare il mondo magico delle streghe e dei conciliaboli.. Vedrò poi un filmato sulla caccia alle streghe che racconta il processo dell’Inquisizione.
Scopro che tutto parte da una giovane ragazza, Maria Ximilegui, che giunta in paese, partecipò probabilmente ai conciliaboli ma in seguito si pentì e denunciò all’Inquisizione quanto succedeva nelle grotte, dando così inizio alla caccia alle streghe. Mi muovo in mezzo ai simulacri degli inquisitori, alle illustrazioni dell’epoca, tratte da antichi documenti che raffigurano le torture inferte affinché si estorcessero finalmente  confessioni che confermavano la natura diabolica di riti e professioni.. la Chiesa attraverso gli inquisitori e i loro testi, significativo in particolare il “Malleus maleficarum”, voleva dimostrare che la stregoneria esisteva e ne raccontavano la natura dimostrando che soprattutto le donne, a causa della loro innata debolezza e del loro intelletto inferiore, fossero per natura disposte a cedere alle tentazioni di Satana. Tant’è, sostenevano, che la parola femina (fe+minus) significasse fede minore. l’inquisizione accusava queste donne ritenute streghe, di essere in grado di volare durante i loro riti satanici ( sabba), di provocare tempeste e distruggere raccolti. Nel testo, ci si sofferma morbosamente sulla licenziosità dei rapporti sessuali fra streghe e demoni, viene raccontato il modo di fare le stregonerie ed il modo per renderle innocue. Nell’ultima parte del “malleus maleficarum”, proprio come un manuale pratico, vengono date istruzioni specifiche sulla cattura, il processo,la detenzione e l’eliminazione delle streghe. Largo spazio è dedicato all’illustrazione di tecniche di estorsione delle confessioni e alla pratica della tortura durante gli interrogatori: in particolare viene raccomandato l’uso del ferro infuocato per la rasatura dell’intero corpo delle accusate, al fine di trovare il famoso marchio del Diavolo, che ne avrebbe provato la colpevolezza.
Quale rispetto per il corpo delle persone? Dopo averlo torturato, arrogandosi il diritto di finirne la vita però in piazza, da monito e spettacolo insieme.

La Natura di Mari la granDiosa ( Mari jainkosa handia) , fra miti e riti

Dopo questa immersione fra roghi e veri e propri genocidi , di cui la Chiesa si è arrogata il diritto,  molto ben  rappresentata al primo piano del museo, salgo al secondo piano dove invece c’è la parte naturalistica del fenomeno prima descritto storicamente. Qui sono illustrati i miti, viene spiegata la società matriarcale e l’attività delle donne erboriste. Viene spiegato come le donne di un tempo utilizzavano la natura per guarire le malattie. Penso, come se già sapessero che le medicine di sintesi sarebbero state distruttive per molti versi e non sempre efficaci. E ancora mi dico che l’Inquisizione non è riuscita a spegnere l’amore per la natura che le donne hanno continuato a professare nonostante tutto,  esempio ne è la naturopatia oggi considerata ormai come una scienza e non come frutto della stregoneria.
Sento brividi di piacere quando leggo che anche la religione pagana basca aveva una forte componente femminile.  La dea più importante attorno alla quale si sviluppa tutta la mitologia basca,  è  MARI la GRAN DIOSA. una delle più antiche dee ctonie di sesso femminile. Mari e tutte le altre divinità si trovano sulla terra o nel sottosuolo. Il cielo è considerato solo un corridoio vuoto attraverso cui viaggiare. Alcuni degli aspetti di Mari ricordano quelli delle divinità magico-preistoriche che governavano la vita, la morte e la rinascita delle persone, degli oggetti e dei fenomeni naturali. Mari è rappresentata in forme diverse: come donna, come animale (avvoltoio), e via dicendo. Sugaar o Maju, invece, compagno di Mari, assume sempre la forma di uomo o di serpente-dragone e vive nel cielo o dicono, nel mare. La leggenda dice che quando la coppia si congiunge carnalmente, produce pioggia e grandine a grandissime quantità.
Creature simili alle streghe, chiamate sorginak, sono i loro servitori. Spesso hanno caratteristiche che li accomunano alle sacerdotesse pagane.
A Mari vengono attribuite doti come profetessa e come oracolo; non a caso, gli adepti, seguendo il rito prestabilito, la chiamavano tre volte sostando davanti alle grotte per poi interrogarla. Lei compariva all’ingresso delle sue abitazioni, le cui pareti sono decorate di oro e oggetti preziosi, che se trafugati perdono il loro valore e si tramutano in carbone.
Tra i suoi compiti fondamentali, vi è quello di presiedere la stesura delle leggi e di controllarne il rispetto. Inoltre governa tutti i fenomeni meteorologici, che scatena, talvolta, per punire i suoi sudditi. Tra i suoi appellativi, quello ricorrente è “Signora”. Ed è associata con la luna.
I luoghi dove, abitualmente, si manifesta sono le vicinanze delle grotte, tra le principali, quelle di Anboto. La dea è considerata la regina degli inferi, che comunicano con il mondo tramite grotte e anche pozzi. Attraverso essi fuoriescono, talvolta, i morti e proprio per questo motivo, i fedeli ponevano davanti agli ingressi offerte e cibo.
Apprendo questi aspetti della Gran Diosa Mari e non posso fare a meno di pensare che mi piace, che quasi mi identifico e mi sento come lei, volitiva, potente poiché intervengo sulla realtà con la dignità ed il coraggio che una donna, che è anche madre,  deve avere. Mi piace immaginare che i conciliaboli delle streghe fossero simili alle uscite con le mie amiche, quando si diffonde un’aria di scanzonata allegria e la mente si fa finalmente più leggera.
Leggo  i suoi comandamenti: “los madamientos de Mari: no mentiràs, no robaràs, no te jactaràs por soberbia; cumpliràs la palabras dada, respectaràs al otro; asistiràs a los demas” . Penso “ ma non sarà che gli inquisitori volevano cancellare ogni traccia di pensiero pre/cristiano per far credere che queste cose le avevano dette per primi gli apostoli ( uomini) col vangelo?”… sarà sarà!

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Brian Greaney

.Tu puoi iniziare

“Le Streghe Basche usano ungere candele d’amore con olio di betulla. La betulla guarisce la pelle e molti malanni.
Secondo la Tradizione, il dono di un ramoscello di betulla alla persona amata era considerato segno di incoraggiamento.
Significava : Tu puoi iniziare…”
Ad un certo punto vedo che è riprodotta la possibile dimora basca… “Il popolo basco è legato infatti al culto della casa, etxe, che non è solo il luogo fisico di origine ma tempio e cimitero, simbolo e centro comune dei vivi e dei morti di una famiglia. L’”etxekandere” o signora della casa è la principale officiante del culto domestico ed adempie ad alcuni atti cultuali inerenti alla frequentazioni con i defunti e all’ammaestramento dei vivi.
Queste tradizioni attestano il grande rispetto che i baschi hanno per il ruolo femminile, al punto che ai tempi dei fueros la scelta dell’erede cadeva sul primogenito/a, uomo o donna che fosse, contrariamente al diritto feudale che assegnava questa prerogativa solo ai maschi.
Prima dell’avvento del Cristianesimo la casa servì da sepoltura familiare. Tra le credenze che rientrano nel cerimoniale religioso vi è quella che afferma che non si può girare attorno alla casa tre volte. La casa basca era considerata inviolabile al punto che godeva del diritto di asilo, e inalienabile in quanto doveva essere trasmessa integra e indivisibile all’interno della famiglia.
Soggetti del culto domestico sono le anime dei morti, che rivestono una particolare importanza nella cultura basca. Secondo una credenza diffusa, essi appaiono sotto forma di lampi, di luci o di colpi di vento, talvolta come ombre. Di notte spesso tornano al loro etxe attraverso dei cammini sotterranei”
Apprendendo tutte queste cose mi immagino quanto, agli inquisitori della Chiesa, a quell’epoca desse fastidio questo immenso e puro potere femminile basato su principi di felicità e comunione attraverso l’uso delle proprietà naturali, basato sui ritmi domestici e del tutto matriarcali professando valori completamente contrari e controproducenti rispetto al potere  maschile degli inquisitori, della Chiesa e della società dell’epoca ma non solo dell’epoca. So anche però che gli inquisitori spagnoli ( allora si chiamavano così, oggi si chiamano con nomi meno riconoscibili)  non sono riusciti a spegnere quella fiamma dei conciliaboli, quello spirito tutto al femminile, o meglio l’aspetto nascosto della luna che potrei considerare quasi come una forma di “rivolta” di allora come di oggi…e le idee di rivolta non moriranno mai!.
Alla fine di questo percorso viene da chiedersi:  Esistono le streghe?  E subito risponde il detto popolare  “Non si può dire che esistano, non si può dire che non esistano” .

Maria Rosa Di Marco

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BIOGRAFIA DI RIFERIMENTO:

Da internet: sito arcadia93.org

Agartha, la sorgente originaria – Carlo Barbera – Ed. Pendragon

“Malleus Maleficarum”, manuale scritto nel 1486 dagli inquisitori Jacob Sprenger e Heinrich Institor Kramer,

RELATIVAMENTE ALL’AUTRICE

Maria Rosa di Marco  vive e lavora a Bologna. Pedagogista.Educatrice Professionale da 25 anni su minori, handicap e sostegno alla genitorialità, formatrice “Gordon” , specializzata in interventi  di aiuto alla crescita nella fascia d’età compresa tra la nascita ed i tre anni con riferimento alla pratica psicomotoria del Prof. B. Aucouturier e alla psicologia Sociale di E. Pichon-Rivière.
Socia fondatrice dell’associazione “Annassim”,  donne native e migranti  delle due sponde del Mediterraneo, ne coordina  le  attività rivolte allo scambio dei saperi femminili,   ed è referente pedagogista per le attività socio/educative e formative.
Coltiva da tempo interesse per la differenza di genere sopratutto nell’ambito del welfare e dei servizi alla persona. Svolge attività politica e sindacale nel settore del privato sociale.
Interessata alla sperimentazione linguistica in letteratura, dopo aver pubblicato un  primo testo di racconti giovanili  – ed.  Flaccovio  Palermo –  ha continuato la frequentazione di scrittori di avanguardia,    contribuendo al dibattito  all’interno del gruppo,  con proprie riflessioni  su “ avanguardia e donne nella scrittura letteraria”.Ha partecipato come autrice e lettrice  al convegno del gruppo 93 a  R.Emilia organizzato da Renato Barilli 1993 e  interventi di reading di poesia nei campi

Flegrei organizzati da Terra del fuoco  – Napoli  e a Poeti contro la mafia –  Roma ….

Suoi scritti si trovano  in

Bettini, Di Marco,Terza Ondata – Il Nuovo Movimento della Scrittura in Italia 1988

Nelle    Riviste:

– Per approssimazione – Palermo//  Il bollettario Reggio Emilia //Ecole  Milano //ECO Torino.

– Periodico semestrale dell’Associazione Nazionale Educatori Professionali “EP” n.7

– “Gli adolescenti ed il tempo libero”: risultati di un’indagine sul tempo libero pubblicati nel volume degli atti del convegno “Voglia di crescere” curati dal Professor A. Errani dell’Università di Bologna, Facoltà di Scienze della Formazione

– Quadrimestrale di scrittura e critica “Bollettario” diretto da Edoardo Sanguineti , anno VII, con un breve saggio sulla differenza di genere nella scrittura “ il mio modo di produrre contraddizione”.

Affascinata, fin dai tempi del Liceo,  dalla lettura del Malleus Maleficarum ( martello delle streghe ) ha  approfondito le conoscenze su Le streghe e la loro persecuzione.
Attualmente  è impegnata, in azioni e  riflessione  teorica:
Sulle comuni origini – di etnia e genere –  con riferimento alle donne migranti e alla cultura della DEA  nei paesi bagnati dal Mediterraneo;
Sul pericolo  di un aumento delle situazioni di fragilità sociale, isolamento e solitudine, dovuti alla quasi distruzione del welfare.

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Riferimento in rete: http://www.gaiak.net/edukiak/edukiak3.php?indice=emakume&kapitulua=295

1 Comment

  1. non ho parole adatte per descrivere la mia emozione nel leggere questo meraviglioso articolo che mi ha dato un input in più .Grazie

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