LOREDANA MAGAZZENI- Minutaglia Navile

 michiel schrijver

 
.
Il fervore non s’inventa,
che batte sotto la quotidiana indifferenza.
Questa gioia di dire l’allegria della terra
accarezza orgogliosa le parole
come un mercante le sue mercanzie.
I verbi che mi infila in bocca sono foglie,
aghi di pino, arbusti, sempreverdi.
Le parole della mia terra sono alberi,
che ho cresciuto e poi dimenticato.
Dove dureranno, se non nella mia anima
terraquea? Qui le lascio a infoltire
ascoltando il respiro delle cose.
 *
Vorrei vestire la libertà indifferente
con cui le ragazze indossano gonne
corte, jeans, tute o magliette scollate.
Il mio corpo nel tempo ha cucito
una corazza di schemi, di gesti ostacolati.
L’andare senza incontrare sguardo
è l’unica lieve libertà
di un corpo che indossa solo il suo durare.
Questa nuova certezza ha bruciato
i panni stinti della memoria.
*
eternità del cestino da bucato
che riempie il giorno di panni neri
che vuota il giorno di panni bianchi
nel giorno da svuotare del bucato colorato
nel giorno da riempire del bucato immacolato
che riempie il vuoto dei giorni pieni
che vuota il pieno delle ore vuote
anno dopo anno dopo anno
per l’identità del desiderio
per la dignità dei corpi amati
mai separabili da sé mai separati
mai intollerabili per sé mai tollerati
questa è l’eternità e l’essenza del cestino
la tolleranza lui me l’ha insegnata
come un maestro memorabile.
*
Un paio di mocassini bianchi sfruttati
non sono la poesia. Lei, la poesia
è andata a passeggio con sandali indiani,
è andata a teatro su scarpine di strass
ne tiene da parte una intera dozzina
perché è feticista, ama i tacchi a spillo
le scarpe firmate. Nei mocassini bassi e usurati
che porto tutti i giorni
la poesia non si lascia condurre.
Mi aspetta a casa, quando apro la porta
e con un calcio mi disfo del mondo
poggiando i piedi su ciabatte che sanno
a memoria l’impronta dei miei passi
e sempre ripetono la stessa canzone:
bentornata nella tua lingua.
*
Nel suo divenire il corpo è sconosciuto a se stesso.
La pelle come sabbia forma anfratti e cavità.
Recidi da mani e piedi capaci di fiorire
pezzetti di unghie che diventano rocce.
Oltre le scorie resta il meccanismo luminoso
dei vasi linfatici e dei vasi circolanti.
Pulsante corteccia resinosa per un cuore
che muove le fila della sua inesausta stagione.
*
Stare in silenzio fa la differenza
imparare dal vino e dal pane
come da una religione del corpo
che ne fa la materia dello spirito.
Questo fa la differenza, ed io
sono trasparente, se agisco
sulla forma del sentire:
dentro il sentire, dentro il patire
carne e parole.
*
Guarda come giorno dopo giorno
si accrescono le concrezioni degli anni
e divengono forma, mutamento.
Così come divengono parola
logo e carne abbracciati.
Sono traccia di ciò che chiamo vita,
una danza sonora di momenti,
nello spazio dell’andare e del tornare.
*
Crescono i cespugli delle sopracciglia
mentre il colore della pelle si ritira
verso un suo passato remoto.
Ecco lei guarda ciò che in quel momento
non è ancora perduto ed è perduto per sempre.
Le dita stringono l’ascia sottile
dello sguardo. L’onda della fronte
si curva alla corrente del giorno.
*
I capelli si sono fatti trasparenti.
Persone e cose mi hanno navigato.
Tutto ciò che ho incontrato dentro gli anni
come un cibo speciale mi ha nutrito.
Divenuta quel cibo io sono ora
le presenze che mi hanno attraversato.
Dopo lunga deriva ora qui approdano
resti e brandelli di un veliero incostante.
I capelli si sono fatti trasparenti.
Come una scia di luna dentro l’acqua.
*
Tu conosci il dolore, hai arti come uccello.
Prensili e fini, ti lavora il tempo.
Impasta me con quello che più amo.
Le ore trascorse ci assegnano
ciascuna un silenzio. Piccole gioie
s’affrettano a soccorrerci.
Scacciano i cani neri.
Anche la grazia morde la fatica.
La leggiadria prevale sull’orrore.
 **

Relativamente all’autrice

Loredana Magazzeni
Si occupa di poesia e traduzione. Ha pubblicato le raccolte La miracolosa ferita, (Premio Pozzi, Archivi del ‘900, Milano, 2001), Canto alle madri e altri canti (Premio Elsa Buiese, DARS, Udine, 2005). Ha scritto articoli sulla scrittura femminile, il movimento femminile bolognese, la poeta Patrizia Vicinelli, la poesia femminile indiana in Atlante dei movimenti culturali dell’Emilia-Romagna 1968-2007, Bologna, Clueb, 2007, Per una fenomenologia del tradurre, Quaderni del Dipartimento di Studi linguistici sulla testualità e la traduzione dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, Officina Edizioni, Roma, 2009. È presente con poesie, articoli e traduzioni in varie riviste (Poesia, Il Segnale, Tratti, Tracce, Le Voci della Luna, Leggendaria, Leggere Donna). Ha curato, assieme ad Andrea Sirotti, l’antologia Gatti come angeli. L’eros nella poesia femminile di lingua inglese (Medusa, 2006) e con Fiorenza Mormile, Brenda Poster e Anna Maria Robustelli Corporea. Il corpo nella poesia femminile contemporanea di lingua inglese (Le Voci della Luna, Sasso Marconi, 2009). Con quest’ultimo libro ha partecipato al festival PoEtiche, Romapoesia 2010. Sono in uscita Dentro la scrittura, interviste a dieci poete italiane, CFR 2012 e le raccolte di poesia Fragilità del bene, Smasher edizioni, finalista al premio Montano 2011, con prefazione di Maria Luisa Vezzali e postfazione di Giorgio Bonacini, Volevo essere Jeanne Hébuterne, prefazione di Gabriella Musetti, postfazione Marina Giovannelli, Le Voci della Luna Poesia 2012. Fa parte del Gruppo ’98 di Poesia e collabora con la Libreria delle Donne di Bologna.

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