Le Vivane e il čan: ma cosa centra con Reitia?

Reitia con la chiave o il falcetto – disco bronzeo – Montebelluna

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La Fiaba fassana raccolta da Hugo de Rossi fra il 1904 e il 1910, dal titolo Le Vivane e il čan, pare fornire un’ ottima indicazione interpretativa del disco di Montebelluna relativo al culto della dea Reitia, la dea dei Veneti. In rete, cercando appunto informazioni sulla dea, ho trovato un interessante lavoro relativo alle trasformazioni e ai lupi, dal titolo APPROSSIMAZIONI AL LUPO MANNARO MEDIEVALE di Carlo Donà, a cui a sua volta mi rimandava un altro sito che avevo visitato e trovato ricchissimo di note intressantissime per la mia ricerca. Ho riportato questo, perché ciò che mi sembra particolarmente interessante è il legame che propone e unisce storie che sembrano vivere agli antipodi tra loro ed hanno invece chiavi, come quelle di Reitia di cui cercavo a mia volta la chiave di comprensione, che consentono il passaggio da un luogo ad un altro, senza che ne possiamo preventivamente immaginare la relazione. Ecco il pezzo, dunque, in cui le immagini del disco bronzeo ritrovato a Montebelluna e riguardanti la dea dei Veneti, sembrano trovare una spiegazione plausibile ed esaustiva direttamente dalla narrazione popolare. [f.f.- aprile 2012]

Nella bellissima raccolta di fiabe fassane che Hugo de Rossi mise insieme fra il 1904 e il 1910 si trova un racconto particolarmente interessante, Le Vivane e il ˇcan (nota 34), in cui vediamo un pastore che scaccia una fata – una Vivana– affamata, e viene da questa maledetto. In conseguenza della maledizione il giovane si trova ad essere sempre «affamato come un lupo» e non trova pace, per quanto mangi. Per fortuna una vecchia sapiente gli spiega come fare per liberarsi dall’incantamento: egli ci riuscirà, ma non prima di essere divenuto «peloso come un uomo selvaggio» (Ombie e ˇcavei e barba te kresera, ke om dal bosc tu somearas). Dobbiamo considerare questo uomo peloso dotato di appetito lupino un uomo-lupo oppure no? Io credo di sì, tanto più che la Vivana, scagliando su di lui la maledizione, lo scaccia chiamandolo «lupo malvagio » (ˇzittene louva raskias): una espressione che, essendo inserita in una formula magica, non è certo casuale. Ho citato questo esempio, che io trovo particolarmente interessante, perché permette anche di allargare il discorso in varie direzioni. Per esempio ci mostra quanto la tradizione popolare – soprattutto, come in questo caso, quella di zone marginali – sia conservativa.

Credo che nessuno abbia notato che in questa fiaba abbiamo a che fare, in forme appena dissimulate, con una storia che ci viene riportata anche in un mito classico: il mito di Erisìttone, un tessalo che un giorno tenta di abbattere un bosco sacro a Demétra. Secondo la versione più antica, quella che Callimaco ci ha conservato nel suo sesto inno, la dea gli compare innanzi assumendo l’aspetto di una sacerdotessa – «tiene in mano corone e papavero e sulle spalle aveva la chiave» (v. 44)35 – e tenta di sedare Erisìttone («Figlio, che colpisci gli alberi sacri agli dèi, / figlio, fermati, figlio…», vv. 47-48), ma sperimentando la sua rabbiosa empietà lo maledice: lo chiama due volte «cane» (v. 63: kbon, kbon: il rovesciamento rispetto al tXknon… tXknon dei vv. 46-47 è palese) e «subito in lui scagliò una voracità dura e feroce, / bruciante e tenace: si logorava in grave malattia. Sciagurato, di quanto mangiava, di tanto lo prendeva desiderio di nuovo» (vv. 66 ss.).

Tanto per completare il quadro, non sarà inutile aggiungere che nel testo fassano la Vivana toglie la maledizione invocando Reza e le soe sozze ‘Rezza e le sue compagne’ (< SOCIAE): e in questa figura riconosciamo agevolmente la grande dea della civiltà venetica, quella Retia – usualmente identificata con Artemide Ortia – che nella sua più famosa raffigurazione, il cosiddetto disco di Montebelluna36, ci appare, guarda caso, in compagnia di un lupo, con una grande chiave in mano, e circondata da una corona di fiori. La presenza della chiave, tanto nel disco che nell’inno callimacheo, mi pare soprattutto di grande importanza. Quale possa essere il valore simbolico di questo oggetto si può dedurre già solo dal fatto che esso figura nello stemma papale; ma per restare nell’ambito che ci concerne, basterà rilevare che il picchio, secondo alcune leggende popolari, conosce una radice in grado di aprire tutte le serrature37, che la chiave, nel folklore, è tutt’ora considerata uno dei rimedi contro la licantropia38, e che il primo inno orfico, dedicato ad Ecate, signora della magia e delle metamorfosi, descrive la dea come «notturna amica dei cani» (v. 5), «simile a belva ruggente» (v. 6) e «signora che porta le chiavi di tutto l’universo» (v. 7)39.

Ed Ecate è naturalmente la triplice dea delle streghe, quelle streghe che, sin dalle origini stesse del Medioevo sono inestricabilmente connesse coi lupi mannari, che cavalcano ai lupi per recarsi al sabba, e hanno la facoltà di tramutarsi in lupo, come narrano, per esempio, Virgilio nell’ottava bucolica, la Saga dei Volsunghi o il Persiles y Sigismunda di Cervantes.

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Note al testo:

34. H. DE ROSSI DI S. GIULIANA, Fiabe e Leggende della Val di Fassa, ed. U. KINDL,
Vigo di Fassa, Istitut Cultural ladin «Majon di fasegn», 1984, pp. 154- 160.
35. Cito da CALLIMACO, Inni, Chioma di Berenice, a cura di V. GIGANTE LANZARA,
Milano, Garzanti, 1984, pp. 96-108.
36. Treviso, Museo civico. Sul disco v. per es. G. FOGOLARI – A.L. PROSDOCIMI, I Veneti antichi. Lingua e cultura, Padova, Studio Editoriale Programma, 1988, p. 177 ss.
37. Cf. G.L. BECCARIA, I nomi del mondo. Santi, demoni, folletti e le parole perdute, Torino, Einaudi, 1995, p. 229 n.
38. Cf. G. CHIARI, Il lupo mannaro, in AA. VV., Mal di Luna. Folli, indemoniati, lupi mannari. Malattie nervose e mentali nella tradizione popolare, Roma, Newton Compton, 1981, pp. 57-81, p. 59.
39. Cf. Inni Orfici, a cura di G. FAGGIN, Roma, Asram Vidya, 1991, pp. 24- 25.

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rilievo del disco di bronzo ritrovato a Montebelluna

RIFERIMENTI IN RETE:

http://www2.lingue.unibo.it/studi%20celtici/7-Don%C3%A0.pdf

http://www.centrostudilaruna.it/forum/viewtopic.php?t=644

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