BELTANE E CALENDIMAGGIO

“Mi accingo a cantare alla Terra, Madre universale dalle solide fondamenta, vecchia venerabile, che nutre quanto si trova sulla superficie di essa.[…] Da te procede la fecondità e la fertilità, o Sovrana, e da te proviene dare e togliere la vita agli uomini mortali. Beato colui al quale tu, benevola, rendi onori; questi ha tutto in abbondanza [… ]dea augusta, generosa divinità! Salve, Madre degli dei, sposa del Cielo stellato! Concedimi una vita felice come premio al mio canto! D’ora in poi mi ricorderò di te nei rimanenti canti”  Omero – Ode alla Madre Terra – vv. 1-3, 6-9, 17b-20

maya kokocinski-  gea

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Quando la natura prorompe in un tripudio di profumi e colori, nel fremito che spinge all’accoppiamento per far sì che tutto si rinnovi e ogni cosa sembra pulsare di nuova energia, gli antichi Celti celebravano Beltane. Nella notte tra il 30 aprile e l’1 maggio tutti i focolari venivano spenti e veniva acceso un gran falò (1). Per la catasta erano usati nove (2 ) tipi diversi di legno. Sotto alla catasta era scavata una camera sotterranea che comunicava con l’esterno tramite un’apertura a collo di bottiglia e nella quale prendevano posto gli iniziandi. La catasta veniva eretta con tre lati e dieci aperture di cui tre rivolte verso Nord. Il fuoco (3) veniva poi portato di casa in casa per assicurare le fertilità della terra nei mesi estivi, perché l’unione del dio e della dea, che avveniva appunto in questo periodo, doveva essere feconda. Per questo motivo la celebrazione assumeva un carattere ierogamico con i riti di fecondità delle dee vergini, che ripetevano sulla terra l’unione divina della dea. Credenza era inoltre che in questa notte, affinché la vita potesse nuovamente trionfare, gli spiriti dell’inverno dovessero essere ricacciati attraverso quella stessa porta che era stata aperta anche in occasione di Samhain. La celebrazione continuava il mattino successivo, quando un gruppo di Druidi si recava nella Selva Sacra per tagliare un albero, che ornato di nastri colorati, veniva poi collocato al centro del villaggio. Da questo rito deriva la tradizione del ‘palo di maggio’ e della simbolica danza attorno ad esso, che si riscontra tuttora soprattutto nell’Europa settentrionale, ma anche, con alcune varianti in Italia.
Beltane significa ‘fuoco di Bel’ dal nome di Belenus sposo di Belisana, dio della luce e pertanto del fuoco, della rinascita e della trasformazione. Il dio veniva adorato non solo in Gallia ma anche nel resto dell’Europa, come indica il poeta gallo-romano Ausonio di Bordeaux (VI sec d. c.) il quale afferma che ad Aquileia vi era un tempio dedicato. In varie città del Friuli sono state infatti scoperte delle epigrafi, tra cui 54 solo ad Aquileia, a Barbana, nella Laguna di Grado, a Concordia e a Zuglio in Carnia “Questo si diceva del resto all’inizio della guerra: che [gli aquileiesi] erano rimasti fedeli perché dentro la città c’erano molti che si occupavano dell’altare del sacrificio ed erano esperti di lettura del fegato, e annunciavano i sacri auspici; gli italiani infatti credono moltissimo in questo tipo di indagine. E diversi responsi dicevano che il dio protettore della terra prometteva la vittoria. Chiamano questo [dio] Beleno, e lo venerano grandemente; pretendendo che sia Apollo. Dicevano alcuni dei soldati di Massimino che la sua immagine era apparsa spesso nell’aria combattendo sopra la città”. (Erodiano 170-250 d.c.). Fonte: http://www.archeologhia.com/CIL/txt/Inschriften/cil05/insaqu-1.txt

Simbolismo dell’albero

Nell’antichità l’albero era considerato la manifestazione della divinità e del potere di rinnovamento del cosmo. Era visto come ciò che unisce il cielo e la terra, il mediatore tra le profondità ctonie e le altezze uranie.
Nell’iconografia cinese è Chien-mu (Legno diritto), che si trova al centro del mondo; nell’antico Egitto è Nehet, il sicomoro, “sui cui rami abitano gli dei”, come si legge nei Testi delle Piramidi; in America troviamo l’usanza Sioux di piantare un albero al centro dell’area riservata alla danza del Sole; In India l’albero viene raffigurato capovolto; nello sciamanesimo siberiano è la betulla mentre nella mitologia norrena, il frassino, Yggdrasill, pianta sacra a Odino, il mezzo (il nome significa “cavallo di Odino”) che conduce al mondo superiore.
“Io so che esiste un frassino chiamato Yggdrasill, un alto albero, bagnato di bianca brina; di là derivano le rugiade che cadono nelle valli, e sempre verde sta presso la fonte di Urdhr” (Poema Edda -Volüspa, 19).

Yggdrasill

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Nell’antica Roma le celebrazioni, che andavano dal 28 aprile al 6 maggio, erano tenute invece in onore della dea Flora, (da cui il nome Floralia), la Grande Madre nell’accezione di regina di tutte le piante, colei che avrebbe garantito buoni raccolti. “…Si cingono di serti intrecciati e la splendida mensa è tutta sparsa di rose. (La dea) vuol che godiamo il fior degli anni finché siam freschi e che sprezziamo le spine”. (Ovidio).

Nel 238 a.C. vennero instaurati per la prima volta in suo onore i Ludi Florales, per debellare la carestia che flagellava la città, giochi sottolineati dalla licenziosità e dallo scherzo, come descrive Ovidio nei suoi Fasti, libro V, (versi 332 e seguenti), ma anche dai Ludi scaenici, che si tenevano davanti al tempio della dea, rappresentazioni teatrali in cui le attrici si denudavano il corpo, a sottolineare il legame tra la sessualità umana e la fertilità vegetale e la loro interrelazione, in una commistione del sacro con il profano. Il rito conclusivo delle Floralia consisteva nello spargimento di semi come offerta propiziatoria. Il mese di maggio a Roma era consacrato, oltre che a Flora, anche ad altre dee, che esprimevano le varie sfaccettature della Natura: Maia, dea della fecondità e del risveglio della natura in primavera, (secondo Macrobio, la terra, “così denominata per la sua magnitudine”, dalla cui etimologia, derivante dalla radice magh-, crescere, si deve il nome di maggio, Maius); Feronia, dea della fertilità, protettrice dei boschi e delle messi e Bona Dea, antica divinità laziale, che Lattanzio afferma essere una moglie di Fauno (Divinae institutiones I,22).
Un’altra figura della tradizione celtica legata a Beltane è quella dell’Uomo Verde , uno degli sposi della Dea madre, il cui compito è di far sì che la terra, da cui egli stesso trae vigore, sia rigogliosa. Ha il volto coperto di foglie e rampicanti. Per questa sua caratteristica e per la sua potente virilità, il giovane viene assimilato al dio della foresta Cernumnos. La figura di questa divinità si riscontra tuttora nel folklore di molte nazioni europee, legata a rituali per l’abbondanza dei raccolti. Figure simili, simboleggiate da sculture di teste umane coperte di foglie, si riscontrano oltre che nei capitelli delle chiese europee, anche in India, Nepal, Borneo e Asia Minore, ad indicare un collegamento tra le varie culture.

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Uomo Verde, cattedrale di Vendôme

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1 Gli scavi archeologici di Uisnech in Irlanda hanno portato alla luce spessi strati di cenere, che indicano come su questa collina venisse acceso a scopo rituale un grande falò. (James MacKillop, “Uisnech.” A Dictionary of Celtic Mythology. 2004
2 Betulla, quercia, sorbo, salice, biancospino, nocciolo, melo, vite, abete.
3 Il rituale dell’accensione di fuochi in occasione di Beltane, veniva osservato anche Italia, dagli Etruschi e dai Celtoliguri, nella cui regione la tradizione è sopravvissuta fino ai giorni nostri.

Fonti: James G. Frazer, Il ramo d’oro. Studio sulla magia e la religione, Bollati Boringhieri, 1990 /www.speculumdeorum.net Chadwick, Nora (1970) The Celts. London, Penguin Danaher, Kevin (1972) The Year in Ireland. Dublin Mike Harding A Little Book of The Green Man Wikipedia (inglese e italiana)

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Riferimenti in rete:

http://www.mahamudra-pd.org/MMagazine0412.pdf

http://bifrost.it/GERMANI/2.Cosmogonia/06-Yggdrasill.html

3 Comments

  1. Bellissimo post!
    Aggiungo alcune chiose all’importanza della festa di Beltaìne tipicamente celebrata in Irlanda. Nel “Libro delle conquiste d’Irlanda”, (Lebor Gabàla Eren) tutte le grandi invasioni mitiche dell’isola avvengono sempre a Beltaìne, compresa quella dei Tuath Dè Danaan (poi considerati esseri divini) e l’ultima, quella dei Milesi, i figli di Milé, da cui gli attuali irlandesi si dice derivino.
    La data, una delle quattro che dividono in quattro parti il calendario celtico, è legata alla rinascita, all’inizio.
    E’ una festa dunque della purificazione e tra i riti più importanti era quello della purificazione del bestiame, che veniva fatto passare attraverso i falò rituali.
    Nel mondo celtico il fuoco non è il quarto elemento, (il quarto è l’etere) ma quell’elemento necessario alla trasformazione, alla permutazione. Da qui il nome della festa, legato al dio del fuoco.
    Beltaìne segna in Irlanda l’inizio dell’estate e ricordo ancora la sorpresa quando, un 1 Maggio, mentre vivevo in Irlanda, in una bella giornata di sole, la gente diceva: what a beautiful Summer day!

    1. Grazie Francesca per aver ampliato le note. Una nota l’aggiungo per me che in Migratorie ho scritto:

      “fuoco che mi cammini dentro

      dai piedi alla testa popolami delle tue fiamme
      libera le erbe dentro me e le spighe nei solchi della terra
      in un solo movimento segna le pareti della vita.
      Ho bisogno di sentire che mi bruci
      tu: semenza di cielo e terra
      legno che arde dentro la vena dei miei rami
      gesto che dispone il mio crescere.
      Tu crepiti dentro la mia piccola cella il buio e lo splendore
      di ogni stella i tuberi di primavera il serpeggiare dei pensieri
      i lari e il volto di chi si è fatto più distante.
      Sognami fuoco e fa che anche io ti insegua
      rosso su rosso ai piedi del cammino mentre si fa cenere
      tutta la vita.”

      …che ci sia qualcosa di celtico oltre che di veneto?In fondo sono passati da queste parti e…resta sempre qualche strascico! Ciao, buona giornata.f

      1. “La fiamma è bella!” diceva Mila di Codro, che si vestiva di verde. E i tuoi bei versi mi ricordano proprio lei.
        Se ci pensi, è dal fuoco che tutto deriva. Vedi Eraclito.
        Allora Fernanda cara, una bellissima giornata all’insegna della trasformazione, dell’arsione di tutto ciò che ingombra, che blocca, che inquina, per una vita rinnovata.
        Visualizziamo due robusti falò druidici attraverso i quali passare, per riemergere nuove, come l’Araba Fenice.
        Come l’Araba Fenice, che ci sia ciascun lo dice, dove sia ognun lo sa. (Nel proprio cuore)

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